Caffè River: con il solare risparmierà 10 tonnellate di petrolio l’anno

18 Settembre 2008

Caffè River di Arezzo sta ultimando uno tra i più grandi impianti fotovoltaici installati su un tetto in Italia. La solar farm sarà terminata tra un mese e ricoprirà una superficie di 1000 metri quadrati di tetto con 175 pannelli fotovoltaici che genereranno energia elettrica per più di 37 kWp. La realizzazione, durata tre mesi, porterà Caffè River a coprire il 90% del suo fabbisogno energetico, con una produzione annua di circa 42.000 kWh. Molto interessanti i risultati della solar farm in termini di tutela dell’ambiente. Ogni anno sarà infatti evitata l’emissione di più di 31 tonnellate di anidride carbonica e di circa 69 kg di biossido di azoto. L’impianto produrrà in un anno la stessa quantità di energia che sarebbe ricavabile da più di 10 tonnellate di petrolio. Successivamente all’installazione dei pannelli verrà costruita una scala che condurrà direttamente sul tetto. Questo andrà così a integrare il percorso didattico già esistente all’interno di Caffè River, costituendo la parte finale della visita all’azienda.


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Miscela o monorigini per il caffè? Parla Caffè River

12 Settembre 2008

Continuano ad arrivare commenti alla redazione di Coffee Taster sulla recente ricerca pilota svolta dal Centro Studi Assaggiatori in collaborazione con l’Università di Padova. La ricerca ha indagato le preferenze dei consumatori tra monorigini e miscela (qui è disponibile una sintesi).  Oggi diamo la parola a Marco Dalla Ragione della torrefazione Caffè River di Arezzo.

L’oggetto della ricerca è veramente interessante. Mi chiedo se il campione sia rappresentativo, essendo composto per due terzi da laureati e diplomati. Sarebbe inoltre interessante conoscere la distribuzione per fasce d’età. Relativamente all’interesse per i monorigine, ci dispiace rilevare come questo sia ancora limitatissimo, almeno nella nostra area. L’esperienza è stata tentata tempo addietro con l’installazione in alcuni esercizi di un macinadosatore aggiuntivo, per offrire al consumatore la possibilità di richiedere un caffè espresso monorigine, con una scelta che variava su base mensile tra Repubblica Dominicana, Guatemala, Costa Rica ed altri Arabica. Un certo interesse iniziale, dettato principalmente dalla curiosità, effettivamente si riscontrava, ma a spese della miscela standard, il cui utilizzo veniva "cannibalizzato" da un prodotto che era vissuto come alternativo al consumo ordinario. Nello spazio di poco tempo, mesi se non settimane, l’interesse per il monorigine tendeva drasticamente ad affievolirsi senza che si fosse creata una nicchia di consumo addizionale a quella ordinaria. Ad ogni modo, caveat emptor, il mio commento soffre di almeno tre problemi. Il primo è la rappresentatività del campione: gli esercizi selezionati non rappresentavano la distribuzione della generalità degli esercizi (e questo rende il risultato ancora più deprimente…). Il secondo è la generalizzazione del risultato: ci sono senz’altro dei locali nei quali la reazione ai monorigine è diversa, anche se sono quei pochissimi locali di taglio particolare che ospitano consumatori più evoluti e raffinati. In terzo luogo l’obsolescenza: la nostra esperienza risale a oltre due anni fa e il mercato potrebbe essere mutato anche se, almeno superficialmente, non sembra esserlo.

Chi desidera commentare a sua volta, può farlo scrivendo a news@coffeetasters.org, cliccando qui o con il modulo in fondo all’articolo.

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Arriva la Nuova Tazzina dell’Assaggiatore: esalta i buoni caffè, punisce i cattivi

11 Settembre 2008

Va in pensione la Tazzina dell’Assaggiatore e prende il suo posto la Nuova Tazzina dell’Assaggiatore. Ci sono voluti due anni di sperimentazione all’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè per mettere a punto il nuovo modello della tazzina per la degustazione del caffè. Una sperimentazione che ha visto coinvolti anche il Centro Studi Assaggiatori e Forever come partner tecnici.
Più bianca e meno pesante rispetto alla precedente, la Nuova Tazzina dell’Assaggiatore  permetterà di valutare meglio la bevanda. "Come sta succedendo nel vino, dove i bicchieri si fanno sempre più leggeri per dare un maggiore senso di eleganza, la nuova tazzina pesa il 27% in meno - ha dichiarato Luigi Odello, segretario generale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza - Abbiamo aumentato anche il rapporto tra lo spazio vuoto in testa alla tazzina e la quantità di caffè: aiuterà a percepire meglio gli aromi della bevanda". E il nuovo colore, il super-white, permette una valutazione migliore dei riflessi della crema, un indicatore interessante della qualità. E’ stata poi mantenuta un’innovazione della tazzina precedente che aveva già  incontrato il favore del pubblico: il segno interno che indica la corretta quantità di caffè. "E’ un dettaglio importante che aiuta i baristi a lavorare meglio - ha continuato Odello - Mai più caffè troppo corti o troppo lunghi".
La Nuova Tazzina dell’Assaggiatore è quindi uno strumento di valutazione severo, che farà il suo debutto ufficiale in occasione del concorso internazionale "International Coffee Tasting 2008". A fine ottobre, presso la Camera di Commercio di Brescia, gli assaggiatori di caffè valuteranno più di 150 prodotti provenienti da tutto il mondo ed eleggeranno i migliori. Per la gioia degli appassionati di caffè la Nuova Tazzina dell’Assaggiatore sarà presto anche nei negozi, grazie alla distribuzione curata da Forever.

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Miscela o monorigini per il caffè? Parlano Illy e Vergnano

9 Settembre 2008

Interviene anche Illy con la sua Università del Caffè nel dibattito sui risultati della recente ricerca pilota svolta dal Centro Studi Assaggiatori in collaborazione con l’Università di Padova. La ricerca ha indagato le preferenze dei consumatori tra monorigini e miscela (qui è disponibile una sintesi).  Roberto Morelli, direttore dell’Università del Caffè, così commenta i risultati.

La ricerca evidenzia diversi elementi di grande interesse e coglie a mio avviso le tendenze sociali in atto: la crescente capacità dei consumatori – specie quelli culturalmente attenti, come nel campione considerato – di percepire qualità e differenze, la superiorità e la costanza qualitativa di una miscela di alto livello rispetto alle monorigini, la curiosità intellettuale che il caffè suscita ed esprime in ogni fascia della popolazione, prodotto sociale e ricco di contenuti e influssi culturali come pochi. E’ un buon segno per il caffè, per il caffè di qualità a maggior ragione, e ancor più in generale per lo stile di vita italiano nel mondo. Viviamo un’epoca in cui sempre più il consumatore si fa attento, selettivo, consapevole e difficile da conquistare. E la sua stessa “infedeltà”, giustamente sottolineata dalla ricerca, è una sfida per chi fa della qualità un faro, e attraverso essa ricerca proprio la fedeltà. Ma è anche una bella opportunità per chi fa formazione sul caffè e sull’eccellenza qualitativa, temi che già trovano un uditorio sempre più interessato e motivato. Anche sotto questo aspetto ritengo che le monorigini riscontreranno in futuro un interesse culturale, formativo e anche di curiosità, molto più che un’effettiva propensione al consumo.

Abbiamo raccolto anche il commento di Caffè Vergnano, per bocca di Francesca Panucci, responsabile del marketing e della comunicazione dell’azienda.

Senz’altro il consumatore è sempre più attento ed evoluto. Lo dimostra la capacità di scelta rispetto alle private label: quelle che si appoggiano a produttori di qualità sono in forte crescita, proprio perché il consumatore inizia a riconoscere la qualità al di là delle marche a cui si è sempre affidato. In questo periodo sono in sofferenza i prodotti “medi”, a vantaggio dei prodotti ad alto contenuto qualitativo e dei prodotti di primo prezzo. In merito alle monorigini, è difficile che la distribuzione, molto attenta alla redditività dello scaffale, possa permettersi di mantenere in assortimento prodotti che non raggiungano determinati volumi di vendita. Le monorigini rimarranno un prodotto di nicchia, ma che darà la possibilità di educare il consumatore e di far evolvere il mercato.

Altri commenti ci sono pervenuti qui. Chi desidera commentare a sua volta, può farlo scrivendo a news@coffeetasters.org, cliccando qui o con il modulo in fondo all’articolo.

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Miscela o monorigini per il caffè? La ricerca e i primi commenti dei torrefattori

8 Settembre 2008

di Carlo Odello

Miscela o monorigini nel futuro del caffè? Vale a dire: i consumatori percepiscono la differenza o un mercato di monorigini non potrà mai esistere? Un interrogativo interessante che coinvolge l’intera filiera, dalla produzione alla torrefazione e all’HoReCa. Una domanda alla quale ha cercato di dare una prima risposta scientifica una ricerca pilota svolta recentemente dal Centro Studi Assaggiatori in collaborazione con l’Università di Padova.

Sono stati 350 assaggi gli assaggi svolti nella città veneta, secondo la metodologia dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, per verificare se i consumatori percepiscono la differenza tra miscela e monorigini. Sul banco di prova una miscela di pura Arabica a sette componenti e quattro caffè di origine in purezza (San Domingo Barahona Toral AA, Etiopia Sidamo, Colombia Armenia Supremo e Haiti XXXXX). Il gruppo che ha eseguito il test era quasi equamente distribuito tra uomini e donne e nelle fasce di età dai 18 ai 64 anni, per i due terzi diplomato o laureato con posizione sociale di lavoratore in proprio (23%) impiegato (21%), studente (15%), pensionato (14%), operaio (11%), casalinga (8%) e varie altre. I consumatori-giudici hanno saputo discriminare la miscela rispetto alle monorigini in modo statisticamente significativo, preferendola alle monorigini. Hanno però dimostrato un notevole interesse verso i caffè “puri”.

L’indagine evidenzia una notevole evoluzione del consumatore di caffè, sempre più infedele e parallelamente attento al gusto, tanto da lasciare presumere un notevole successo in consumi innovativi: la carta del caffè al ristorante, nuove nicchie nel settore bar, la selezione delle tipologie in funzione del proprio piacere sensoriale e delle ore del giorno e persino nuovi riti in famiglia.

Fin qui la ricerca. Coffee Taster ha interpellato i torrefattori per un commento, chi è tutti i giorni sul mercato e può raccontare l’esperienza commerciale delle monorigini. Da oggi iniziamo a pubblicare le opinioni giunte in redazione. Il dibattito è intenso e, come i lettori potranno constatare anche nei prossimi giorni, le esperienze di mercato con i monorigine sono contrastanti.

Iniziamo la carrellata di opinioni con quella di Niels Migliorini, marketing manager di Moka Sir’s. Nei prossimi giorni altri commenti. Chi desidera commentare subito, può farlo scrivendo a news@coffeetasters.org, cliccando qui o con il modulo in fondo all’articolo.

Il contributo che posso apportare riguarda la nostra giovane esperienza con le monorigini in cialda per i ristoranti, offerte con un’apposita carta dei caffè che orienta il consumatore alla scelta del gusto. Ci si può fare un’idea dei prodotti visitando il nostro sito in questa parte del nostro sito.
Il ristorante viene dotato di cialda con la miscela classica e una selezione di tre Arabici (colombia Supremo, Etiopia Sidamo, e Brasile Santos Miscela) e un buon Robusta indiano (Kappi Royale) monorigine. Le vendite ci stanno indicando che tra i quattro prodotti il cliente propende per l’Etiopico, tuttavia, in comparazione con la miscela tradizionale, la percentuale di caffè monorigine consumata è veramente infima.
Bisogna tuttavia considerare che l’argomento è decisamente innovativo per il target di clienti. Inoltre i venditori non sono particolarmente stimolati a vendere i prodotti gourmet perché rappresentano, in termini di provvigioni, un fatturato basso. Ciononostante riteniamo che la strada sia corretta e concordo nel percepire una sempre crescente attenzione del consumatore verso i gusti “puri”. Certo è che questi gusti, che sono senz’altro speciali, vanno illustrati a dovere sia al ristoratore che al consumatore. Credo anche che arriveremo presto a proporre le monorigini anche ai bar, anche se non saprei al momento specificare se avverrà tramite caffè in grani o cialde/capsule. Stiamo già facendo alcuni esperimenti in tal senso con clienti all’estero.

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Starbucks chiude 600 locali negli Stati Uniti

3 Luglio 2008

Starbucks ha annunciato che chiuderà circa 600 bar negli Usa, con lo scopo di migliorare la redditività della società. Nel 2009 verranno aperti meno di 200 nuovi locali nel paese. La maggior parte delle chiusure avverrano entro la prima metà dell’anno prossimo. Le sedi da chiudere sono essenzialmente quelle che non hanno garantito un livello di profitti adeguati e che anche nel prossimo futuro non sarebbero state in grado di raggiungere questo traguardo.

(Viviana Zini)

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International Coffee Tasting 2008, edizione dei record

1 Luglio 2008

International Coffee Tasting 2008 sarà il concorso dei record. Sono infatti già più di 120 i caffè da tutto il mondo sinora iscritti alla competizione biennale organizzata dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Un aumento notevole dei caffè in gara rispetto alla prima edizione della manifestazione svoltasi nel 2006, quando per la prima volta decine di caffè erano stati sottoposti alle commissioni formate da giudici dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. «Un’iniziativa unica al mondo che già nel 2006 ha riscosso grande attenzione anche da parte dei media – ha sottolineato Odello – La missione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè è diffondere un metodo scientifico di assaggio del caffè. Premiare le eccellenze del settore significa valorizzare chi lavora con competenza per dare ai consumatori caffè veramente di qualità». Ora si sta lavorando alle commissioni d’assaggio che saranno composte da assaggiatori dell’Istituto italiani e stranieri. Appuntamento quindi al 30 e 31 ottobre quando si terrà il concorso internazionale a Brescia.

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Coffitalia 2008: tutto il mondo del caffè a portata di mano

1 Luglio 2008

di Carlo Odello

Coffitalia 2008, il nuovo annuario dedicato al caffè in Italia, appena edito da Beverfood, ricostruisce e aggiorna l’intero settore con riferimenti precisi e puntuali ai mercati e ai quadri competitivi, alle aziende e ai prodotti.
La prima sezione, dedicata ai mercati e ai prodotti, si apre con un servizio sul business internazionale del caffè, fornendo un quadro essenziale degli aspetti relativi alla produzione del verde, all’import-export, ai consumi, alle dinamiche dei prezzi e agli attori internazionali. Segue un profilo dettagliato del mercato italiano. In questa sezione inoltre anche servizi sulla geografia del caffè, sull’analisi sensoriale dell’espresso e sulle attrezzature, nonché una disamina del tema caffè e salute.
E’ però la sezione successiva, quella maggiormente di interesse. Dedicata ai torrefattori, eccoli divisi regione per regione: oltre 600 produttori italiani di caffè. Per la prima volta in Italia viene quindi presentata una panoramica ampia e capillare del mondo della torrefazione: l’85% del totale universo delle torrefazioni esistenti, pari al 98% del totale giro d’affari del settore. Per ogni azienda è riportata una dettagliata scheda informativa essenziale sulla sua struttura e sui suoi prodotti.
Anche ai fornitori specializzati è riservata una sezione che raccoglie circa 400 aziende: dai crudisti ai produttori di macchine per l’horeca e per il vending, dai fornitori di packaging a quelli di materiali per la vendita e somministrazione del caffè.
Al vending è inoltre riservata una sezione a sè con la presentazione di oltre 550 gestori di distributori automatici, anche in questo caso indicizzati per regione. Infine una sezione con la rassegna di tutti gli enti e le associazioni, nazionali e internazionali, del mondo del caffè, o collegati a esso, e delle testate specializzate.

Coffitalia 2008
Autore: AA.VV.
Formato: cm 21 x 22,8
Pagine: 456
Prezzo: € 100,00 versione cartacea / € 60,00 versione elettronica
ISBN: 88-88152-19-9

E’ possibile consultare on line la presentazione e gli indici analitici di Coffitalia 2008 a www.beverfood.com. Sempre sul sito i riferimenti per ordinarlo online o per telefono.

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Caffè d’estate: croce e delizia, anche per i turisti stranieri

30 Giugno 2008

di Roberto Sala

Barista. Il suo locale, il Mary’s Bar di Costa Masnaga, nel Nord Italia, fu fondato nel 1928 dai bisnonni. Cresce tra macchine, sacchi e tazzine. Quindici anni fa eccolo dietro al bancone. Dal 2001 è assaggiatore di caffè ed Espresso Italiano Specialist. Nel febbraio 2007 è eletto consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, primo barista a ricoprire questa carica.

L’estate in Italia porta un caldo, normalmente torrido, e qualche cambiamento nel modo di lavorare al bar. Se nelle ore della colazione i clienti continuano a seguire le loro abitudini, lo stesso non si può dire per il pomeriggio. Il caldo li spinge a cercare prodotti diversi dal puro espresso: il caffè è desiderato, ma in elaborazioni fresche come cocktail e gelati. E qui subito un’osservazione che mi sta molto a cuore: anche in queste preparazioni, sebbene il caffè si congiunga ad altri elementi e ne esca in qualche modo diverso, non si può prescindere comunque dalla sua qualità. Per me è un discorso di coerenza sensoriale e di marketing: i clienti sono abituati ad avere espresso e cappuccino senza note aromatiche negative, altrettanto devono trovare nelle preparazioni alternative e più estive.

Certo che anche in estate non mancano in Italia i pericoli per il caffè. L’umidità che attanaglia le lunghe giornate al Centro-Nord del paese è il primo nemico dei chicchi e aggredisce senza pietà il macinato. I cambiamenti repentini delle condizioni metereologiche, i non infrequenti temporali improvvisi, sono altrettanto dannosi, soprattutto sul macinato. E non è da sottovalutare l’impatto dell’aria condizionata che varia a seconda della planimetria del locale. Molte variabili ambientali quindi da tenere sotto controllo, da qui l’importanza di lavorare molto e con precisione sulla macinatura per lavorare un prodotto sempre fresco.

Una freschezza e una qualità che, dispiace dirlo, non sempre vengono proposte ai milioni di turisti stranieri che visitano l’Italia. Da cliente, in località di mare per esempio, troppo spesso mi è capitato di imbattermi in baristi distratti che lavorano male ottime miscele. Non mancano certo i colleghi di livello, ma chi lavora male danneggia la categoria e lascia un ricordo negativo al turista. La mancanza di attenzione al prodotto e la superficialità nella sua lavorazione si trasformano in un marketing al rovescio del caffè italiano, proprio in un periodo in cui i bar sono affollati da turisti stranieri che potrebbero essere i nostri primi testimonial quando tornano a casa.

Talvolta si cerca di nascondere la qualità mediocre del caffè con elaborazioni fantasiose, che però non reggono la prova del gusto. Alcuni miei clienti stranieri mi hanno raccontato di essere rimasti piacevolmente sopresi dall’avere trovato in giro dei bei cappuccini decorati. Un cuore tondo dipinto nella crema. Ma in bocca e al naso ecco la sorpresa: più che cappuccini sembravano caffèlatte. Ed eccoci, grazie proprio all’osservazione di questi turisti stranieri, nuovamente al concetto di cui sopra: i fondamentali sono importanti, prima di lanciarsi in preparazioni stravaganti e più o meno artistiche, meglio essere sicuri di saperli padroneggiare.

(Testo raccolto da Viviana Zini)

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Spagna: per la crescita del caffè necessari formazione e cultura

30 Giugno 2008

di Carlo Odello

Con Emilio Baqué Delás parliamo del mercato spagnolo del caffè. Baqué è uno dei più profondi conoscitori di questa realtà. Infatti, oltre a essere vicepresidente dell’Associazione Spagnola dei Torrefattori di Caffè, è amministratore delegato del Grupo Café Dromedario – Cafés La Brasileña (circa 24 milioni di euro di fatturato e 3000 tonnellate di caffè torrefatto l’anno). E’ inoltre presidente della Comercial de Materia Primas, il secondo importatore di caffè verde in Spagna, proprietà di 13 torrefattori del paese.

Ci descrive il mercato spagnolo del caffè?
In Spagna operano circa 250-300 torreffattori di caffè dei quali 130 sono riuniti nell’Associazione Spagnola dei Torreffattori di Caffè e nella Federazione Spagnola del Caffè. Nell’ultimo decennio il processo di concentrazione delle imprese ha subito un’accelerazione e proseguirà negli anni a venire. Il numero delle imprese caleranno significativamente per tanti motivi: la conduzione familiare di molte con i relativi problemi di successione, le crescenti difficoltà a livello operativo commerciale (macchine da caffè, finanziamenti ai pubblici esercizi e così via), la ricerca di volume da parte di alcune imprese, la mancanza di professionalità di altre.
Se vogliamo identificare i marchi più importanti dobbiamo distinguere tra quelli che operano nel mercato casa e nell’horeca e quelli che operano solamente nell’horeca. Il mercato casa è in mano a tre multinazionali – Nestlé, Kraft e Sara Lee – e ad alcuni marchi della grande distribuzione come Carrefour, Mercadona, Eroski e altri. Le multinazionali e la grande distribuzione detengono il 90% del mercato, poi ci sono una serie di torrefattori che operano a livello regionale, ma non più di una trentina. Questi torreffattori, insieme a molti altri, operano però anche sul mercato horeca dove nessuna marca raggiunge comunque una quota superiore al 10% sul mercato. Nell’horeca funziona infatti la marca regionale o locale.

Cosa ci dice dei consumatori?
Il consumatore spagnolo non ha una grande cultura di caffè. Non è comunque colpa sua: è il settore caffeicolo spagnolo in generale, dai torrefattori ai costruttori di macchine, che non hai mai avuto una cultura di prodotto. La spiegazione di questa mancanza di conoscenza è da ricercarsi nella storia del caffè nel nostro paese. Fino al 1977 vigeva un forte controllo nel commercio del caffè da parte dello Stato. Era quest’ultimo infatti che importava il caffè verde, fissava il prezzo di vendita ai torrefattori e il prezzo del tostato di cui esistevano solamente tre categorie: Superior, Corriente, Popular. Il criterio utilizzato dallo Stato aveva più a che fare con i volumi e il prezzo da praticare al consumo finale che con la qualità. Il torrefattore essenzialmente tostava ciò che riceveva dallo Stato e non aveva alcun accesso al meraviglioso mondo delle specie, delle origini e delle miscele.
Dopo la liberalizzazione alla fine degli anni Settanta il cambiamento è stato difficile e lento: i torrefattori hanno imparato a poco a poco grazie al cambio generazionale nelle imprese, alcuni di loro hanno iniziato a investire sulla formazione degli esercenti e dei consumatori più in generale, è apparso il fenomeno dei coffee shops.
Ancora oggi comunque molti consumatori considerano il caffè un semplice alimento e credono che tutto il caffè venga dalla Colombia sul dorso del mulo di Juan Valdés. Questi sono i consumatori del caffè con latte servito nel bicchiere di cristallo, sono quelli che difendono il torrefacto, il caffè tostato con l’aggiunta di zucchero, questi sono i consumatori ancora legati a vecchi luoghi comuni. Insomma, sono quelli del passato.
Ad ogni modo è sempre più presente il consumatore che sa e vuole scegliere, che cerca un’origine definita o una miscela di caffè a maggioranza Arabica, che abbandona il torrefacto per caffè tostati naturalmente, cioè semplicemente cotti senza aggiungere zucchero. E’ il consumatore del futuro. C’è però ancora molta strada da fare.

Parliamo dei baristi: qual è il loro livello di professionalità?
In Spagna c’è stata un’epoca in cui la persona con maggiore esperienza in un locale esercitava la funzione di barista. Era lui l’incaricato alla macchina del caffè, suo il compito di fare la manutenzione e di prestarle le cure necessarie. Ma tutto ciò ormai è storia di decenni fa. Negli anni della profonda crisi economica molti hanno cercato rifugio nell’horeca e il livello medio della professionalità del barista è sceso significativamente. Per fortuna il lavoro delle scuole alberghiere negli ultimi anni è riuscito a recuperare un po’ questo deficit. Il livello di professionalità migliora nella misura in cui i torrefattori collaborano con l’attività di formazione di queste scuole.
Il nuovo problema dell’horeca spagnolo è che oggi il paese gode di un livello di vita che mai aveva conosciuto e i lavoratori dell’horeca tendono a uscirne per andare in settori più confortevoli. Per questo è sempre maggiore la quota di lavoratori immigrati con scarsa formazione e un forte turn-over. E curiosamente questo succede in un momento in cui il Forum Cultural del Café, un’organizzazione senza fini di lucro nata per promuovere la cultura del caffè in Spagna, e i torrefattori associati stanno intensificando i campionati tra baristi, i corsi per questi ultimi e gli eventi loro dedicati. Da notare che gli ultimi due vincitori del campionato baristi organizzato dal Forum Cultural del Café sono uno di origine peruviana e l’altro marocchino: questo dimostra come lavorare sulla formazione dei baristi, sebbene difficile, dia risultati.

In conclusione: a suo avviso qual è il futuro del mercato in Spagna?
La Spagna è un paese che ha da fare ancora un lungo cammino per migliorare la sua tazzina di caffè. Questo è uno sforzo che il settore deve affrontare nei prossimi anni. Il consumo medio di caffè nel nostro paese è di 4 chili di verde per abitante l’anno e questo dato ci pone come fanalino di coda nel contesto europeo. Se continuiamo a lavorare sull’educazione del consumatore, se continuiamo a promuovere la cultura del barista nell’horeca, se continuiamo a prenderci cura dell’offerta del prodotto al consumatore – con più coffee shops, più negozi specializzati, una maggiore gamma di prodotto – se saremo costanti in questo lavoro e non cercheremo un beneficio a breve, potremo portare questo mercato a cifre più importanti. Questo è lo stimolo per chi fa il mio lavoro.

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