Anche tu sei per l’Espresso Italiano?

Ho fatto un sondaggio molto semplice su LinkedIn. Ho chiesto: “In un mondo in cui gli appassionati di caffè sono in aumento e aumenta anche la proposta, tu quale tipo di caffè preferisci?”. Nelle risposte ho dato quattro opzioni: Espresso Italiano, filtro, moka e napoletana. Complessivamente il sondaggio ha avuto 6.165 visualizzazioni e 184 risposte che hanno decretato che il 61% preferisce l’Espresso Italiano, il 29% il moka, il 7% il filtro e il 3% la napoletana. Non ci sentiamo assolutamente di sostenere che questa piccola indagine abbia le carte in regola per estenderla a 60 milioni di italiani, ma una riflessione ci vuole.
Ben venga che si estenda la proposta di caffè ad altre preparazioni, perché significa generare interesse verso una bevanda tra le migliori create dall’uomo per ricevere piacere. Anzi, vorrei che a tali preparazioni, per noi innovative, fossero riservati tutti quei caffè fermentati molto (con l’intervento di apiculati e batteri dediti all’acido malico e non solo) e tostati poco che, sinceramente, in una estrazione severa come l’espresso sono davvero orripilanti. Ma, parimenti, vorrei che all’Espresso Italiano fossero riservate maggiori cure, non solo sotto il profilo tecnico, ma anche di narrazione. Sto infatti tenendo una statistica contando le volte in cui chiedo la marca (per me essenziale) al cameriere di un ristorante e su queste quante volte deve andare a vedere la confezione perché non lo sa: siamo oltre il 75%. Per ora. Mi sa che comincerò a farlo anche al bar, considerata la tendenza a occultare il nome del fornitore. Ai sommelier insegnano a impugnare la bottiglia del vino mettendo in mostra l’etichetta durante la mescita per comunicare l’autore del prodotto. Perché il torrefattore non ha pari dignità?

Luigi Odello

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