di Carlo Odello
Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè
“Se ai camerieri mettessero le stelline, sembrerebbero dei generali”, così sento commentare sarcasticamente un ragazzo che si trova a passare al Caffè Florian. Passante distratto che non ha colto probabilmente l’essenza di questo locale: mantenersi avvinghiato alla tradizione, anche nel suo servizio. I camerieri in divisa bianca e gilè, il direttore in completo scuro e cravatta, lo shop affidato alla sobria eleganza di una signora (giapponese). La cortesia come parola chiave sulla bocca di tutto lo staff (compresa l’addetta alle toilette).
Ciò che il ragazzo non coglie è il valore antropologico del contesto. E che da qual valore, unito ad altri di pari livello in giro per l’Italia, discende la fortuna del nostro paese che è ancora in grado di affascinare i turisti stranieri. E portare loro, e le loro carte di credito, in Italia in un periodo non facilissimo per noi.
Nei tavolini intorno a me, accarezzati da un sole che rende Piazza San Marco di una luminosità piacevole, siede infatti un’umanità varia. Si riconoscono tra loro i volti asiatici e, oltre all’inglese, si mischiano lingue dell’Europa orientale. E sono tutti qui proprio per prendere il caffè (e quant’altro) serviti da brillanti, e garbatissimi, camerieri in giacca bianca. Ciò che per quel ragazzo è old style, per questi turisti è good old fashioned: un stile piacevolmente tradizionale, che rispecchia quella che loro considerano debba essere l’ospitalità italiana.
Eleganza e cortesia: due qualità che fanno, insieme ovviamente ad altri fattori, la differenza tra il portare un caffè e il servire un caffè. E che fanno la differenza anche nella voglia dei turisti stranieri di tornare a rivisitare l’Italia (e a sostenere il nostro affaticato Pil).