Come si diventa professori

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e del Centro Studi Assaggiatori, segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Mi dicono che diventare professori alle scuole superiori sia davvero arduo, lungo e periglioso. Non da meno in università, dove ti aspetta il precariato, un ruolo da ricercatore, l’attesa di bandi, il superamento di commissioni complicate.

Anche l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè non la fa facile per i docenti: prima i corsi, poi le prove ai corsi, la sistematica valutazione da parte degli allievi per creare uno storico e di docenti che seguono l’operato del candidato. Un percorso che può andare avanti anni.

Da quanto ci risulta però almeno un percorso facile c’è: diventare professori di latte art. In questo ambito pare che valga l’autonomina. Un po’ come esiste l’autocertificazione, c’è la possibilità di dire che si è professori semplicemente vantando il titolo sulla base di un percorso autodidattico.

Ne stiamo scoprendo tanti, tutti orgogliosi del traguardo raggiunto, tutti fermamente convinti di essere insuperabili, ognuno con le proprie convinzioni.
E’ sicuramente una realtà che ci riempie il cuore di gioia per l’attivismo che dimostra, ma non è che con l’improvvisazione si possano fare danni?

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3 Commenti a “Come si diventa professori”

  1. paolo scrive:

    “ma non è che con l’improvvisazione si possano fare danni?”

    Dipende se si tratta di un punto di partenza secondo me non si fanno danni, nella situazione attuale dei bar credo che tutto quello che arriva sia una manna caduta dal cielo.

    Mi creda io che sono un perfetto imbranato a fare il cappuccino (non sono un barista!!) davanti a molti e molti baristi mi sento un campione del mondo di latte art.

    Secondo me si è sbagliato in quello che si è fatto fino ad oggi, e non quello che si sta facendo, a patto che venga fatto nel lecito e che non venga considerato un punto arrivo finale, ma deve essere considerato uno spunto per muovere passioni e interesse e per futuri approfondimenti e specializzazioni.

    Lei è sicuramente una persona colta in materia, se io la portassi fuori domani con me a parlare con l’ utente finale, in questo caso il barista, molti la prenderebbero per un ciarlatano se non addirittura per un pazzo mi creda.

  2. Luigi Odello scrive:

    Caro Paolo,
    ma lo sa che ci verrei davvero volentieri un giorno con lei a parlare con l’utente finale? Non è una provocazione, mi piacerebbe. Da quanto intuisco dal suo intervento lei fa il venditore di caffè e io un tempo ho fatto il suo lavoro, ma un po’ lo faccio ancora oggi. Credo sia il lavoro più bello del mondo, ma so anche quanto è duro.
    Spassionatamente: nel caso dei baristi credo che molti torrefattori italiani che fanno un caffè di qualità stiano commettendo un grande errore. Vede, un tempo uno stregone scoprì una donna che pregava una pietra. Capì che l’idolo poteva rappresentare una grande fortuna per lui e cominciò a fabbricarne. Ebbe una grande fortuna: la gente non seguiva più i filosofi, difficili e cervellottici, ma chi vendeva idoli. Così oggi chi spinge i baristi a sentirsi artisti mescolando ingredienti li allontana dalla ricerca della perfezione dell’espresso. Se questa è un’azienda che vende miscele fatte con caffè di basso costo strategicamente persegue una linea corretta, ma se fa miscele eccellenti sta facendo il suo danno.
    Prendiamo una giornata per uscire insieme? Le assicuro che starò sempre zitto, sarò la sua ombra.

  3. paolo scrive:

    Caro signor Luigi per me sarebbe un piacere ed un onore conoscerla e se un giorno capiterà di uscire insieme io vorrei che lei parlasse il più possibile!!! In questo momento sono un pò stufo di combattere contro i mulini a vento, questa crisi economica ha portato in tutti gli operatori del settore un pò di scoramento.
    Il suo discorso per metafora mi è più chiaro e probabilmente ha ragione lei.

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