Un’idea di marketing per i cattivi caffè

8 settembre 2011

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

 Vorremmo dare un’idea di marketing a quanti stanno vendendo caffè con palesi note di terra, legno marcio, fenico, medicinale, odore di tappo, paglia e simili. In questo momento pare che questi caffè stiano avanzando a macchia d’olio sul mercato, non tanto perché richiesti dal consumatore, quanto sotto la spinta di ridurre l’incremento che c’è stato nei prezzi del verde, un aumento che ha colpito molto di più le qualità pregiate rispetto a quelle di basso profilo.

Insomma, ci dispiace molto sapere che i soliti torrefattori, che fanno qualità elevate, possano farsi belli e avanzare richieste di aumenti di prezzo al barista, accampando serie e documentate politiche di acquisti costosi, per lasciare quanti puntano solo sul prezzo in una specie di ghetto che deve difendersi dicendo: “tanto il consumatore non capisce nulla di caffè, quindi vai tranquillo che non perdi clienti”. Riteniamo che anche le aziende che non perseguono un obiettivo di qualità possano vantare quarti di nobiltà e giustificare le loro scelte non solo in funzione del “te lo do a un buon prezzo”.

Avete presente i whisky iodati, quelli che sanno di fenolo e di farmacia? Pare che abbiano avuto origine da una avaria durante il processo produttivo. Ai consumatori non piacevano, ma quelli del marketing hanno trovato un’ottima spiegazione: siccome i magazzini di invecchiamento sono per lo più poco distanti dal mare hanno cominciato a dire che prendevano il sentore iodato tipico marino. Un altro esempio eclatante l’avevamo nei vini della Rioja: per un’infezione delle botti da parte di un lievito brettanomyces in loro era presente la nota classificata come cavallo sudato o bretty che, a lungo andare, era stata considerata tipica e come tale veniva venduta. E, per finire, nei primi anni Ottanta un grappaiolo si trovò con una partita di grappa che sapeva di muffa, un difetto praticamente impossibile da eliminare, non si riesce neppure con la distillazione. La mise in commercio con il nome di Muffita.

Ora, per il caffè si è cominciato a parlare di accento vietnamita. Non ce ne voglia il Vietnam, nostro fornitore sempre più importante, se ci permettiamo di citare questa chiacchiera, perché di caffè con tricloroanisolo e geosmina ne stiamo ricevendo da molte parti del mondo. Però potrebbe essere un’idea del marketing quella di dare dignità di origine o attraverso il naming a questi caffè in circolazione. Per esempio si potrebbero presentare sul mercato prodotti chiamati corteccia umida, sottobosco, caffè della cantina (umida), terra dopo la pioggia e via discorrendo. Insomma, se questi prodotti trovano così buona accoglienza sul nostro mercato, perché non dare loro dignità conferendo all’operazione la dovuta trasparenza nei confronti del consumatore?

 

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Stati Uniti: consumatori convinti del monodose

29 agosto 2011

 Una recente ricerca condotta dalla National Coffee Association americana nel campo dei trend nazionali di consumo di caffè ha indagato le attitudini e i comportamenti dei consumatori rispetto al caffè in cialde. Lo studio ha svelato un’inversione di marcia dal 2005 a oggi nell’accettazione e adozione dei consumatori per questa tipologia di prodotto.

In sostanza, la percezione che i consumatori hanno dei sistemi monodose sta diventando migliore. I consumatori che valutano questi sistemi eccellenti o molto buoni sono infatti passati dal 26% registrato nel 2007 al 45%.

I risultati della ricerca mostrano inoltre come la conoscenza dei sistemi monodose è cresciuta dal 55% registrato nel 2007 al 73% nel 2011. I possessori di una macchina per monodose sono ora il 7% dei consumatori, rispetto all’1% del 2005. Il numero di coloro che hanno comprato una macchina monodose negli ultimi sei mese è inoltre cresciuto del 35% quest’anno rispetto al 29% del 2007.

 

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Espresso Italiano in Cina: nuovo libro e nuovi corsi

19 luglio 2011

Espresso Italiano Tasting- Cinese

Continua l’azione di divulgazione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè in Cina. E’ stato infatti appena dato alle stampe Espresso Italiano Tasting, il manuale dell’Istituto, ora disponibile quindi anche in cinese.

E dal 26 al 31 luglio a Guangzhou nuovi corsi di patente e seminari sull’assaggio dell’Espresso Italiano. Per la prima volta anche il corso Espresso Italiano Specialist. Tutti i corsi saranno tenuti da Carlo Odello, consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

Per ogni informazione contattare carlo.odello@assaggiatori.com.

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International Coffee Tasting 2010, i vincitori: Caffè Fantino

5 luglio 2011

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Stati Uniti: consumo caffè al 58%

29 giugno 2011

Il consumo di caffè negli Stati Uniti cresce forte e costante: è quanto rivela la ricerca annuale sui trend di consumo nazionale di caffè effettuata dalla National Coffee Association, con delle tendenze che suggeriscono una crescita solida per il futuro. Nel 2011 si è alzato il numero dei giovanissimi che bevono caffè: il consumo medio dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è balzato dal 31% al 40%, mentre per i consumatori tra i 25 e 39 anni è cresciuto dal 44% al 54%. Più del 75% degli adulti negli Stati Uniti beve caffè di cui il 58% dichiara di berlo quotidianamente.

Il report di quest’anno rivela anche che circa il 25% di coloro che bevono caffè afferma di aver consumato entro il giorno prima almeno un caffè di qualità. Complessivamente il consumo del caffè di qualità rimane saldo al 37%, dunque in linea con l’anno precedente. Questi livelli dimostrano come sia costante la forza di questo segmento all’interno della categoria.

Tra gli adulti intervistati, la maggioranza ha dichiarato di aver cominciato a consumare caffè da adolescente. Il 54% dei consumatori afferma infatti di aver iniziato a bere caffè tra i 13 e i 19 anni, mentre il 22% tra i 20 e i 24 anni. La reputazione del caffè monodose si dimostra in netto miglioramento. Infatti coloro che considerano il monodose un prodotto di qualità sono oggi il 45% rispetto al 26% registrato nel 2007.

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Macchine per caffè: 75% all’estero, boom in Estremo Oriente

23 giugno 2011

Andamento positivo per il mercato delle macchine per caffè che fa registrare un +16,4% di vendite

Secondo i dati diffusi da Anima – Ucimac il mercato delle macchine per caffè cresce nel 2010 rispetto al 2009 (+16,4% di macchine vendute, per un totale di quasi 112.000 pezzi). E tre macchine su quattro vanno all’estero. Continua quindi la diffusione dell’espresso nel mondo, con i produttori italiani di macchine per caffè leader incontrastati nei cinque continenti.

Proprio dall’elaborazione dei dati effettuata dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano si ricavano le linee di sviluppo dell’espresso nel mondo. Se da una parte c’è la conferma dell’Europa come principale sbocco del mercato (55% delle macchine vendute all’estero nel 2010), è anche vero che rispetto al 2009 questo mercato circa il 6% sia in volume che in valore rispetto alle vendite mondiali. Le macchine per caffè si sono quindi spostate, in particolare verso l’Estremo Oriente (Cina, Giappone, Corea e paesi della regione) che nel 2010 hanno guadagnato circa il 5% tanto in volume che in valore nelle vendite rispetto al 2009. L’Estremo Oriente ha segnato un +86% in volume e un +81% in valore rispetto alle sue stesse vendite dell’anno precedente, mentre il resto dell’Asia ha segnato +73% in volume e +75% in valore. Bene anche il Nord America, con Stati Uniti e Canada con una fetta di acquisti macchine nel 2010 in volume dell’8% e in valore del 7,5%, in crescita rispetto al 2009 del 50% in volume e del 40% in valore.

"L’espresso ormai da anni ha raggiunto una notorietà e un apprezzamento globali – ha commentato i dati Gianluigi Sora, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – La stragrande maggioranza della nostre macchine per caffè è destinata all’estero e lo sarà sempre di più, basti considerare la crescita tumultuosa di Asia e Nord America".

"L’espresso italiano è in questo mercato globale un modo specifico di bere l’espresso – ha continuato Sora – Da parte dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano la tutela è quindi duplice. Continuare a migliorare la qualità del prodotto sul mercato italiano e nel contempo divulgare all’estero una maggiore cultura del nostro espresso a supporto dei nostri torrefattori che stanno impegnando sempre maggiori risorse nell’esportazione".

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Nuovo Punto di Formazione Permanente: Caffè River

20 giugno 2011

Un nuovo Punto di Formazione Permanente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, a conferma delle sempre crescenti richieste di formazione e informazione nel settore, ha aperto da poco i suoi battenti: è quello di Caffè River ad Arezzo. Caffè River, torrefazione e fornitore di servizi di formazione e assistenza per il bar, ha infatti inaugurato recentemente il training centre Iiac numero 30.
Il centro di formazione e ricerca sul caffè sarà gestito e coordinato da Kira Peruzzi, assaggiatrice Iiac. All’interno di questo nuovo centro, per gli appassionati sarà possibile anche visitare il museo storico di oggetti riguardanti il caffè come macinini d’epoca, tostacaffè, caffettiere e macchine d’antiquariato.
I Punti di Formazione Permanente (PFP) dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè nascono con l’intento di promuovere la cultura del caffè e sono dotati di attrezzature per la preparazione e il servizio della bevanda. L’abilitazione è concessa a seguito della verifica della conformità a quanto prescritto dal manuale assicurazione qualità dello Iiac che prevede anche un locale idoneo e attrezzato per l’assaggio e personale qualificato per la conduzione del Punto di Formazione Permanente.

Per maggiori informazioni:
Caffè River Training Centre
Via Martiri di Civitella, 3
52100 – Arezzo – Italia
Tel. +39 0575 403545
Fax +39 0575 299865
crtc.it@cafferiver.com

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Dove va il caffè?

14 giugno 2011

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Non c’è convegno in cui non si parli di qualità, ma pochi pensano a definirla, quasi nessuno a misurarla. Così tutti possono dire di fare qualità, ma tale affermazione perde sostanzialmente di valore per quelli che la vogliono fare e per quelli che la fanno veramente. Ecco perché noi cerchiamo di non perdere occasione per misurare la qualità nel modo più realistico: con test sui consumatori e operatori del settore.

Quest’anno durante Coffee Experience, seguendo il metodo Stratus Tasting ormai consolidato in decine di manifestazioni che hanno totalizzato oltre 150.000 test, abbiamo realizzato ben 8.309 valutazioni effettuate da 1.758 persone. Non è solo stata una grande operazione promozionale per le 31 miscele presenti, ma un momento importante per scoprire cosa sta cambiando nel mondo del consumo del caffè.

Tra le cose che emergono da un report di 33 pagine fitto di elaborazioni statistiche possiamo rilevare il sensibile aumento dei giovani che si avvicinano al caffè (+4%), cresce la fiducia nelle certificazioni (+1,2%), cresce la notorietà del marchio Inei (che ha superato il 41%) e dello Iiac (che fa un passo avanti del 3%) nonché il consumo dell’espresso casa (cialde e capsule). Su questo punto, che dimostra una crescita progressiva sui tre anni di Coffee Experience, ci sarebbe da fare una grande riflessione: tra le altre motivazioni, non è che ci sia una delusione del caffè del bar?

Cresce anche la tendenza a non usare lo zucchero (+3% rispetto al 2009). Forse anche per questo c’è una maggiore attenzione al profilo sensoriale, premiando caffè privi di aromi negativi, setosi al palato (e quindi che non manifestano la minima astringenza), magari un pochino più tostati di quelli classici del Nord e un po’ meno rispetto a quelli del Sud.

Una buona notizia c’è anche per tutti i torrefattori e gli operatori del settore che hanno impegnato risorse per la formazione e per rendere il loro stabilimento accogliente: quasi il 30% dei partecipanti a Coffee Experience ha dichiarato che vorrebbe visitare torrefazioni, incontrare produttori e frequentare corsi di assaggio. Questo conferma anche che l’Istituto Nazionale Espresso Italiano sta andando nella giusta direzione con le decine di corsi che organizzano i suoi aderenti e con manifestazioni come "Io bevo espresso" che si svolgerà anche quest’anno a novembre.

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Liguria: Fiore Papaleo è Espresso Italiano Champion

26 maggio 2011

Fiore Papaleo

Fiore Papaleo, classe 1969, titolare del “Inside” Caffetteria Wine Bar di Imperia è il nuovo Espresso Italiano Champion per la Liguria.
Si è infatti aggiudicato il titolo con la vittoria della gara regionale svoltasi mercoledì 25 maggio presso l’Istituto Alberghiero “Giancardi – Galilei – Aicardi” di Alassio (SV), in collaborazione con la torrefazione La Genovese e l’Istituto Nazionale Espresso Italiano.
Ha battuto gli altri concorrenti – tutti professionisti del settore, Espresso Italiano Specialist o soci Aibes – preparando quattro espresso e quattro cappuccini confezionati secondo le regole Inei, che sono stati valutati da una giuria tecnica e una giuria sensoriale. Fiore Papaleo parteciperà dunque alla finale nazionale nel mese di novembre, gareggiando con gli Espresso Italiano Champion delle altre regioni.

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Il ritorno della miscela: per soldi o per amore?

23 maggio 2011

di Carlo Odello *

La miscela sembra riprendere quota anche in alcuni paesi in cui per molti anni l’espresso è stato inteso come monorigine. Riceviamo infatti dagli Stati Uniti segnali di interesse per il blend. Lo stesso dicasi per il Giappone.

Questo il dato di fatto, che si presta comunque a una duplice interpretazione. Alcuni gioiscono: questa riscoperta della miscela è un chiaro segno della ricerca di maggiore complessità aromatica, così dicono.

Altri invece, forse più maligni, la vedono sotto un’altra luce: le tanto selezionate monorigini, soprattutto alcuni lavati centroamericani, sono diventate carissime da proporre in purezza. Leggi: il margine è drasticamente calato rispetto al passato.

Fatto sta, che per soldi o per amore, la miscela sembra riprendere piede. Non male per l’espresso italiano, che da sempre coltiva il blend.

 * Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

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