Iiac Partner: Moak

9 Marzo 2022

Nasce in una terra dal carattere forte – la Sicilia – ispirandosi all’armonia, come recita il suo manifesto ormai noto in tutto il mondo, come il suo marchio geniale in cui la “M” si trasforma nell’aroma del caffè che si leva dalla tazzina con un segno grafico di perfetto equilibrio.
Moak nasce nel 1967 a Modica, come piccolo laboratorio a conduzione familiare. L’eccellenza dei prodotti e la visione del fondatore Giovanni Spadola – trasferita ai figli Alessandro e Annalisa, oggi alla guida dell’azienda – hanno permesso all’azienda di essere presente in oltre 50 paesi.
Un successo che si è fatto strada grazie all’attenzione per i dettagli, ma anche alla propensione alla cultura di cui l’azienda si è resa promotrice: nel 2000 nasce il progetto “Moak Cultura” inaugurato con il concorso Caffè Letterario Moak cui è seguito il concorso Fuori Fuoco, che hanno visto il connubio tra artisti emergenti e personaggi illustri della cultura, in particolar modo nel campo della letteratura e fotografia artistica. Due progetti fortemente voluti per poter apprezzare il Caffè Moak in contesti ed esperienze di socialità ed integrazione socio-storico-culturale: elemento di aggregazione e di identità collettiva dove il “food” e il “taste” sono anche memoria e rito, scambio culturale e patrimonio di significati ottenuti grazie ad un prodotto di qualità abbinato all’evoluzione innovativa.

Leggi anche:

Colazione al bar: l’effetto Covid frena il rito tutto italiano

1 Marzo 2022

“Un caffè e una brioche, grazie”. Comincia così prima ancora di buongiorno la mattina degli italiani al bar. O almeno prima del Covid. Per molti è un rito, gli stranieri la gradiscono quando sono in Italia, è comunque da sempre un simbolo di socialità. La colazione al bar potrebbe essere un marchio di per sé e purtroppo, soprattutto nei due anni della pandemia, è una pratica che ha perso affezionati e che fa fatica a tornare ai numeri normali. In particolare, stando ai dati che FIPE ha divulgato a fine gennaio, la colazione al bar perderebbe in Italia circa 3 milioni di euro di fatturato al giorno.

Il dato è naturalmente legato alle restrizioni da Covid-19, ma secondo l’Istituto Espresso Italiano (IEI) queste potrebbero non essere l’unica causa della perdita di consumazioni nell’orario di colazione. IEI ha infatti promosso un confronto interno al settore tra aziende e professionisti (torrefattori, produttori di attrezzature, baristi e formatori) al fine di capire come, anche per via del Covid-19, sia cambiato questo rito. «Il calo delle colazioni è oggettivamente un fenomeno che preoccupa in quanto colpisce uno dei centri di profitto più rilevante per i baristi – commenta Carlo Odello, direttore generale dell’Istituto Espresso Italiano (IEI) – Dal nostro confronto interno, dove abbiamo sondato la visione di decine di professionisti, è emerso che è davvero necessario investire sulla qualità del prodotto e del servizio, in particolare rendendo quest’ultimo ancora più flessibile per riconquistare almeno una parte di clientela».

Covid-19, prezzo della tazzina od offerta da migliorare, ecco i motivi del calo della colazione al bar
Per la maggior parte dei professionisti che hanno partecipato al dibattito organizzato da IEI è un dato di fatto che le colazioni al bar siano calate negli ultimi due anni. Paura di frequentare locali affollati, smart working, green pass obbligatorio, abitudine ormai di fare la colazione a casa (con magari l’acquisto di macchine per caffè di vario livello durante il lockdown) e per alcuni anche un turismo più mordi e fuggi, sarebbero le principali cause dell’allontanamento degli italiani dal banco del bar. Non sarebbe dunque il prezzo della tazzina del caffè a tenere lontano l’italiano dal bar. Il costo medio, attualmente, oscilla tra 1,10 e 1,30 euro a tazzina di espresso. Eppure, secondo quanto emerso dal dibattito interno, il cliente spesso nemmeno si chiede, nel rito della colazione, quanto costi un caffè o un cappuccino nel totale del conto finale. E anzi, proprio migliorando la qualità del prodotto finale in tazzina, pur con un lieve rincaro (tra i 10 e i 20 centesimi a tazza), si potrebbero vedere più italiani tornare a fare colazione al bar.

Torneranno gli italiani al rito della colazione al bar? E se sì come fare per attrarli nuovamente?
Sono le risposte che IEI ha chiesto ai professionisti del settore per capire meglio come fare per invogliare anche la nuova generazione di consumatori, quelli meno abituati al rito di “ti offro un caffè” a praticare ancora la colazione al bar. «Sicuramente la questione Covid-19 ha influito molto sulla presenza, tuttavia riteniamo che il nostro format al momento sia corretto così come è impostato – spiega Daniela Giordani, titolare di un bar in provincia di Ravenna – Noi abbiamo continuato a dare disponibilità per le consegne a domicilio che facciamo a orari concordati con i clienti per lavorare sia con persone che non possono uscire oppure con lavoratori che non possono spostarsi dal luogo di lavoro». «Il consumatore finale deve essere invogliato ad entrare nel locale, a prescindere dal Covid, per cui senza stravolgere format o menù, ritengo che una luminosità e pulizia del bar siano la base minima per attirare i consumatori – dice Renato Bossi, consulente canale HoReCa – Inoltre c’è bisogno da parte dei nostri imprenditori di puntare sulla qualità delle miscele, della pasticceria, dell’accoglienza stessa». Quindi se il prezzo può anzi crescere al migliorare del servizio, maggiore propensione ad un’offerta professionale di qualità. «I locali potrebbero strutturare dei “pacchetti” con varie soluzioni di colazioni (che comprendano una bevanda con proposte dolci o salate in accompagnamento) tra cui il cliente può scegliere, oppure si potrebbero studiare abbonamenti e promozioni di fidelizzazione dei clienti e iniziative premianti – suggerisce Elisabetta Milani, marketing manager di Caffè Milani – Potrebbe essere utile perfezionare e ampliare l’offerta di caffetteria da asporto in modo da andare incontro alle esigenze di chi preferisce consumare la propria colazione all’aperto».

Leggi anche:

Iiac Partner: Filicori Zecchini

23 Febbraio 2022

C’è chi le cose le racconta e chi le fa. Poi magari sa anche raccontarle bene, come Filicori Zecchini, oggi riferimento in Italia e all’estero per un espresso italiano che sa dare piacere perché moderno nella sua autenticità.
Aldo Filicori e Luigi Zecchini nel lontano 1919 avviarono una bottega nel centro di Bologna per la vendita di caffè. Ci misero dentro tutto il loro amore per le cose buone e di qualità, cercarono le migliori materie prime e partendo dal chicco verde studiarono il segreto per una tostatura perfetta. 
Se la tradizione è tanta, l’innovazione è di casa: basti pensare al cold brew, uno dei modi più gentili per estrarre il meglio dai caffè di qualità, prodotto con un’infusione di 12 ore in acqua fredda, offerto al consumatore in comodi bag in box da tre litri, ma anche nella comoda confezione da 200 millilitri.
Filicori Zecchini è una delle prime torrefazioni italiane ad aver scommesso e investito sulla formazione dei propri clienti dando vita, nel 2001, al Laboratorio dell’Espresso che oggi vanta oltre 1.200 allievi all’anno, per i corsi dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè che vengono regolarmente tenuti, ma anche per quanto riguarda le tecniche di estrazione e le regole di servizio, fino a giungere alla gestione di una caffetteria di successo.
Aderente all’Istituto Espresso Italiano dal 2004, Luigi Zecchini ne fu presidente e tuttora è consigliere di amministrazione.

Leggi anche:

Iiac lancia un nuovo corso per diventare assaggiatori di caffè il 9 marzo 2022

15 Febbraio 2022
coffee experience

L’offerta formativa, seppure in ripresa, rimane ancora limitata rispetto al periodo pre-Covid. Per venire incontro a chi desidera comunque formarsi e non è riuscito ad accedere ai corsi già in calendario, Iiac propone una data ulteriore per il suo corso di Patente per assaggiatore di caffè.

Il corso è stato calendariato il prossimo 9 marzo presso Hub Coffee Lab a Desenzano. “Abbiamo ricevuto diverse richieste di professionisti interessati a formarsi sul tema dell’analisi sensoriale, purtroppo le date organizzate dalle aziende partner non sono sempre disponibili, le aule hanno ancora capienza ridotta – ha spiegato Luigi Odello, presidente Iiac – Per questo ci siamo attivati anche noi direttamente, sperando così di supportare la ripresa della formazione per il settore del caffè, elemento ancora più rilevante alla luce dei rapidi cambiamenti che il mercato sta affrontando”.

Per ogni informazione sul corso è possibile contattare l’organizzazione (info@goodsenses.it, tel. 030 381558). Per verificare le date delle aziende partner e per verificare la disponibilità si può fare riferimento a www.assaggiatoricaffe.org.

Leggi anche:

Caffè Moak annuncia l’inizio di un prestigioso accordo di partnership commerciale con Caffè Circi

10 Febbraio 2022

Riprendiamo volentieri il comunicato stampa di Caffè Moak Spa.

Prosegue lo sviluppo di Caffè Moak, premium brand internazionale nel settore della torrefazione e distribuzione del caffè con sede a Modica in Sicilia, che ha annunciato una partnership tutta italiana con Caffè Circi per un’offerta sempre più ampia e di qualità rivolta alla clientela italiana e internazionale.
Caffè Circi è un’azienda che ha celebrato i suoi 90 anni di attività nella storica sede di Roma, dove è nata e dove la sua storia si fonde con la Città Eterna nella quale ha continuato ad evolversi per regalare sempre nuove emozioni agli appassionati di miscele di alta qualità.
La partnership delle due aziende, le cui famiglie vantano un legame di amicizia e stima di lunga data, simbolo del Made in Italy e radicate nel territorio, si connota su dei requisiti di comuni e reciproche competenze, esperienze, condivisioni di idee e conoscenze che consentono di guardare al futuro con fiducia e determinazione.
Con l’obiettivo di valorizzare e tutelare il prodotto che rappresenta la vera italianità in tutto il mondo, garantendo progetti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, la partnership punta a rafforzare e ad accelerare il piano di crescita nazionale ed internazionale delle due aziende, lo sviluppo del business export e le sfide per il posizionamento e mantenimento dei prodotti nel segmento premium.

“Ho sempre creduto nelle alleanze, nella solidarietà e nella cooperazione: in un momento storico come quello che stiamo vivendo diventano indispensabili per garantire una prospettiva di miglioramento e crescita. Sono particolarmente lieto di poter annunciare la partnership con lo storico Caffè Circi con il quale condividiamo gli stessi principi e sono convinto che insieme potremo conquistare altre fasce di mercato e rafforzare anche localmente il posizionamento dei nostri marchi.”
Alessandro Spadola (CEO Caffè Moak)

“Con la famiglia Spadola siamo legati da una storica amicizia e condivisione di alti valori. Abbiamo sempre ammirato Moak, costantemente gestita in modo coerente e consapevole che l’ha portata a raggiungere in pochi anni dei traguardi importanti anche a livello internazionale. Mio fratello Michele ed io siamo entusiasti dell’occasione di poter contribuire a sviluppare nuove opportunità di crescita commerciale per entrambe le famiglie, contraddistinte dai valori che appartengono a una tradizione radicata e ricca di storia e che celebrano l’eccellenza italiana.”
Massimo Circi (Responsabile Commerciale Caffè Circi)

Moak Caffè e Caffè Circi per la prima volta insieme al Sigep che si terrà a Rimini dal 12 al 16 marzo – Padiglione A1 – Stand 093.

Leggi anche:

International Coffee Tasting: ecco le Platinum Medal 2022 assegnate ai migliori caffè in gara

9 Febbraio 2022

International Coffee Tasting, il concorso tra caffè organizzato dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), inaugura l’anno con l’assegnazione delle Platinum Medal ai migliori caffè emersi durante le selezioni svolte nel 2021. Premiate quindi con la Platinum Medal 2022 le aziende Vidiz & Kessler, Golden Field, Hangzhou Kenko & Ting Foods e Tsit Wing Coffee Company.

International Coffee Tasting premia i caffè migliori dal 2006. L’edizione del 2021 ha visto sfidarsi 327 caffè da 10 paesi. Realizzata con il supporto scientifico del Centro Studi Assaggiatori e di Good Senses, la competizione fonda il suo valore sulle valutazioni tecniche dei giudici dello Iiac che può contare una rete di più di 12.000 professionisti in oltre 40 paesi. I giudici operano completamente alla cieca nel quadro delle più severe norme di analisi sensoriale e sotto controllo statistico.

La gara finale si è svolta il 28 gennaio scorso presso Hub Coffee Lab.  “Ha vinto la complessità, la profondità. In un mondo che ricerca sempre più una caratterizzazione evidente e un’identità spiccata nei prodotti di qualità, non poteva essere altrimenti – ha commentato Luigi Odello, presidente Iiac – Le medaglie assegnate possono a ragione essere considerate un modello di qualità, proprio della nostra epoca, capace di andare oltre le culture nazionali”.

A sottolineare la severità del concorso anche Gian Paolo Braceschi, CEO di Good Senses e direttore del concorso: “Il regolamento prevede che possano competere per la Platinum Medal solo il 10% dei prodotti che hanno già vinto la Gold Medal. I candidati alla medaglia più importante sono quindi già in partenza di altissima qualità ma tra loro quest’anno solo in cinque sono riusciti ad aggiudicarsi la Platinum Medal”.

Confermato anche quest’anno un meccanismo particolarmente rigido per l’assegnazione delle Platinum Medal. “Non soltanto abbiamo il supporto di giudici sensoriali di grandissima esperienza che operano senza sapere minimamente cosa stanno valutando, ma ne controlliamo statisticamente la qualità del lavoro, cosa che nessun altro fa nel nostro settore. Inoltre, anche quest’anno abbiamo operato con un doppio assaggio di tutti i caffè in gara”, ha commentato Carlo Odello, presidente di Good Senses.

Questi gli specifici prodotti vincitori della Platinum Medal (in ordine alfabetico):

  • Golden Field (Shanghai) international Trading Co., Ltd, Golden Bean, Cina (Cat. E: Miscela Espresso)
  • Hangzhou Kenko & Ting Foods Co., Ltd, Au Nom Du Cafè, Cina (Cat. E: Miscela Espresso)
  • Hangzhou Kenko & Ting Foods Co., Ltd, Coffee Lover, Cina (Cat. E: Miscela Espresso)
  • Tsit Wing Coffee Company Limited, SOF Coffee Bean (RFA), Cina (Cat. E: Miscela Espresso)
  • Vidiz & Kessler S.r.l., Qubik Caffè Puro Arabica, Italia (Cat. E: Miscela Espresso)

Leggi anche:

Attenti da dove vengono i consigli

8 Febbraio 2022

Inran, il portale on-line dedicato a una visione olistica dello stare bene al femminile, si è cimentato in una post dal titolo Caffè: falsi miti e come conservarlo nel modo giusto, tra i buoni consigli che ha dato (qualcuno c’è) raccomanda di conservarlo a una temperature di 15-20°C e, assolutamente, di evitare il freezer e di ricorrere al frigorifero per poco tempo e solamente quando la temperatura è davvero tanto alta. A parte il fatto che vorremmo capire dove troviamo in una casa di oggi una temperatura costante di 15-20 gradi, vi possiamo assicurare che il modo migliore, mettendolo in un barattolo a chiusura ermetica che eviti la contaminazione aromatica di altri alimenti, è proprio il frigorifero. Sotto i 10°C i processi enzimatici sono praticamente inibiti e l’anidride carbonica, antiossidante naturale del caffè tostato, a freddo si disperde meno anche quando si apre il barattolo. Noi andiamo oltre e, quando possiamo, lo mettiamo nel congelatore, anche se in chicchi. Il congelamento incide infatti sulla macinatura in modo positivo.

Luigi Odello

Leggi anche:

Veicoli commerciali 100% elettrici: Impacting your senses, not your planet

1 Febbraio 2022

Riprendiamo volentieri il comunicato stampa di Costadoro Spa.

Costadoro, da sempre attenta alle problematiche sociali e ambientali ha deciso di sostituire progressivamente il proprio parco automezzi con veicoli commerciali a trazione 100% elettrica per impattare il meno possibile sull’ambiente.
Crediamo sia fondamentale dare ciascuno il proprio contributo per il miglioramento del pianeta e che il migliore insegnamento sia l’esempio.
Con questa operazione, Costadoro infatti auspica che anche altre aziende virtuose prendano spunto in maniera tale da ottenere un risultato collettivo concreto.

La filosofia del “prendere e restituire”
È partendo dalle piccole cose e dai propri atteggiamenti che si innesca il cambiamento. Questa è una battaglia che si deve e si può vincere solamente insieme, dando ognuno il proprio contributo. 
Rispettare la nostra “casa” è un atto dovuto per la nostra sopravvivenza, ma soprattutto nei confronti di coloro, i giovani, che dovranno abitare questo pianeta in futuro.
Il mare, la terra e l’aria in generale sono elementi fondamentali per noi e dobbiamo prendercene cura, restituendo, per quanto ci è possibile e per quanto ci compete, tutto ciò che ci hanno dato.
È la filosofia del paradigma estrattivo e rigenerativo: dobbiamo cercare di restituire all’ambiente almeno, o di più, di quello che abbiamo preso dallo stesso.

Ognuno di noi, impegnandosi, può fare la propria parte: cominciamo ora!
I veicoli commerciali fino ad ora acquistati da Costadoro sono due Toyota Proace Full Electric Medium 75 kWh che gireranno prevalentemente a Torino, perché riteniamo giusto partire ciascuno dal proprio territorio di riferimento.

Costadoro: Impacting your senses, not your planet.

Leggi anche:

L’espresso italiano cerca i suoi venditori

25 Gennaio 2022

Il mondo del caffè ha bisogno di forza lavoro, ma la forza lavoro qualificata non si trova. Una contraddizione che emerge da una indagine che l’Istituto Espresso Italiano (IEI), realtà che raccoglie alcune tra le più importanti aziende italiane della filiera dell’espresso, ha condotto su un campione di soci. In particolare, mancherebbero figure professionali per incrementare le vendite in Italia e all’estero. Un problema questo che si presentava fin da prima del Covid-19, ma che con la pandemia si è acuito e reso sempre più importante per le tante imprese italiane del settore. «Un problema annoso è il collegamento scuola-lavoro, cioè un percorso di studi che avvicini e sia propedeutico all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con una preparazione che dovrebbe coinvolgere gli istituti professionali così come le università  – commenta il dato Luigi Morello, presidente dell’Istituto Espresso Italiano (IEI) – il mondo dell’educazione e della formazione dovrebbe avere un filo diretto con tutti i settori e preparare gli studenti anche in funzione delle necessità di un mondo in veloce cambiamento, così come anche le aziende potrebbero essere più proattive in questo offrendo opportunità alle scuole/università per far conoscere e far partecipare i giovani attraverso attività e o progetti».

L’offerta non si incontra con la domanda.
In sintesi, dall’indagine condotta dall’Istituto Espresso Italiano (IEI) sui propri soci, emerge che il settore sta cercando soprattutto risorse umane per potenziare il mercato nazionale, ma anche con un occhio di sviluppo verso l’export. Le figure che sono ricercate quindi sono soprattutto legate al mondo delle vendite. In particolare, le aziende del settore si aspettano da questi soggetti un ottimo livello di problem solving legato all’autonomia dell’incarico e a una spiccata capacità relazionale che non perda d’occhio gli orientamenti agli obiettivi. I principali canali di ricerca di questi soggetti sono quello legato alle scuole e università e quello dei network professionali (come, ad esempio, Linkedin) sempre più utilizzati dai professionisti e considerati un ottimo punto di incontro tra domanda e offerta. Tuttavia, dall’indagine sul campione emerge una maggiore difficoltà da parte delle aziende nell’individuare risorse all’altezza degli incarichi, almeno rispetto a dieci anni fa, e questo sarebbe dovuto da un lato alla mancanza di domanda di lavoro (complice forse anche l’attuale periodo storico), dall’altro alla preparazione dei singoli candidati, poco idonea rispetto alla richiesta del mercato del lavoro del comparto. «Il mondo dell’Istituto Espresso Italiano (IEI) in particolare è fatto anche di molte PMI, che sono vicine al cambio generazionale e/o a una trasformazione obbligatoria per stare al passo con i tempi – conclude Morello – per attirare veri talenti anche nel nostro settore, che spesso è poco considerato, occorre offrire un percorso di carriera con tappe chiare e miglioramenti professionali certi sulla base di obiettivi raggiunti».

I motivi di questa problematica secondo le aziende.
«Le aspettative dei candidati sono cambiate, non basta solo la leva economica per attrarre figure professionali di qualità, la reputazione dell’azienda è sempre di più una leva determinante per l’acquisizione delle risorse umane e talenti», spiega Fausta Colosimo, managing director di Trucillo. «Un’esigenza, quella di allargare il personale qualificato soprattutto nel mercato nazionale, in parte dovuta alla voglia delle aziende di andare “oltre confine” e di puntare a regioni nelle quali ancora sono meno presenti», aggiunge Pietro Manzini, sales manager Italia di Coind. «Lo studio, la preparazione, gli aggiornamenti sono fondamentali in qualsiasi settore ma il mondo invece è pieno di avventori travestiti da professionisti, quindi è importante che ci siano giovani che abbiano voglia di prepararsi», puntualizza Assunta Percuoco di Caffen. «La difficoltà maggiore consiste nell’attirare e scovare i candidati ideali in tempi rapidi e supportarli al meglio nel loro percorso di inserimento, per questo negli ultimi anni abbiamo scelto di puntare su giovani talenti a cui chiediamo passione e curiosità e a cui offriamo formazione continua», racconta Gaia Brunetti, responsabile risorse umane di Mokador. Se da un lato la forza giovane che arriva è scarsamente preparata, dall’altro ci sono aziende come Eureka che proprio sui giovani e la loro formazione scommettono da anni. «Se lo studio purtroppo rappresenta una lacuna nella preparazione professionale di certe figure, come quella della gestione delle vendite, occorre che le aziende comincino a investire in nuove leve e questo è quello che facciamo da anni», commenta il CEO di Eureka, Maurizio Fiorani. Stessa cosa che sta facendo la Club House: «Da sempre puntiamo sulla formazione delle professionalità in modo autonomo, selezionando giovani candidati privi di esperienza ma dall’elevato potenziale che vengono poi formati secondo le rispettive caratteristiche e necessità aziendali con strumenti quali tutoring e corsi di formazione» dice il suo CEO, Carlo Barbi. «Le competenze e il problem solving ovviamente sono caratteristiche fondamentali a seconda del ruolo che si sta cercando di coprire, ma soprattutto per noi è fondamentale trovare una persona con cui instaurare un rapporto di fiducia che possa durare a lungo nel tempo» è l’esperienza che racconta Alessandro Borea de La Genovese.

Leggi anche:

Approvata la candidatura Unesco del caffè espresso italiano

25 Gennaio 2022

In merito al recentissimo annuncio del Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio dell’approvazione, da parte del Mipaaf, della candidatura a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco del caffè espresso italiano, il Presidente del Consorzio Promozione Caffè, Michele Monzini, così commenta:

“Come Consorzio Promozione Caffè esprimiamo la nostra soddisfazione per questa importante conferma dell’eccellenza della nostra amata tazzina tricolore. Abbiamo seguito gli sviluppi della candidatura Unesco del caffè espresso che finalmente vede in questo importante momento di passaggio il riconoscimento dell’impegno, della passione e della professionalità degli operatori della nostra filiera. Si tratta di un risultato importante, il giusto riconoscimento di un prodotto capace di unire le molteplici ricchezze e le diverse tradizioni del nostro incredibilmente vario territorio in un unico rito, quello del caffè al bar: un rito di piacere, socialità, identificazione, che ci viene riconosciuto – e mi permetto di dire con orgoglio, copiato- in tutto il mondo. Non solo: ricordiamo il valore simbolico del caffè anche per l’economia italiana, in quanto fiore all’occhiello della qualità made in Italy, fortemente richiesta anche all’estero.
Oltre 800 torrefattori, più di 7.000 dipendenti, un fatturato di 3,6 miliardi di euro: un settore strategico per la nostra economia messo a dura prova dalla crisi pandemica, ma che vede in prima linea l’impegno appassionato di torrefattori, di costruttori di macchine da caffè professionali, di tutta l’industria collegata e della professionalità dei baristi per garantire al consumatore un prodotto italiano di ottima qualità in tutto lo stivale”.

Leggi anche: