Migliorare il coffee business in Italia, ma fuori dai circuiti chiusi

 di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Questa domenica torna Io Bevo Espresso, la giornata in cui alcune aziende del caffè sparse in Italia aprono le porte alla gente comune e offrono visite guidate e seminari di assaggio. E’ un evento organizzato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano e vi dico subito che non è per nulla facile organizzare una giornata così.

Per un’azienda significa infatti stare aperta di domenica, gestire quindi i propri dipendenti impegnati nell’evento, animare la giornata stessa e naturalmente promuoverla sul territorio. Per questo c’è da essere davvero grati ai torrefattori e ai costruttori di macchine che hanno aderito all’open day.

Io Bevo Espresso fa il paio con Espresso Italiano Day, la manifestazione di primavera che vede invece coinvolti circa 3.000 bar che cercano per un giorno di focalizzare l’attenzione del cliente sul caffè. E’ un altro tentativo di collaborare con l’intera filiera e con l’aiuto dei baristi arrivare ai clienti finali.

Da molte parti sento voci vantarsi di stare lavorando per il bene del coffee business italiano. Non pochi raccontano della loro missione per fare progredire il settore, ma in verità la maggior parte di loro lavorano in circuiti chiusi dove le facce sono sempre le stesse.

L’Istituto Nazionale Espresso Italiano ha scelto di lavorare con i baristi, sul territorio, rifuggendo dal concetto di gruppo chiuso. Crediamo che solo se riusciremo a coinvolgere maggiormente chi lavora dietro al bancone potremo cambiare in meglio l’intero settore.

Non è facile perché la filiera è lunga e a ogni passaggio il segnale perde un po’ di potenza. L’importante è che non si interrompa mai per essere certi di raggiungere, poco alla volta, quelle migliaia di uomini e donne che ogni giorno alzano la serranda nelle strade e nelle piazze italiane.