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Gli aromi del caffè, parte 3

Terza parte (prima e seconda) dell’articolo in cui abbiamo parlato dei composti che sono presenti nel bouquet del caffè. In ordine alfabetico.

IDROCARBURI
Possono essere metaboliti primari della pianta oppure formarsi dai lipidi, sia con la tostatura, sia successivamente per ossidazione o, ancora, essere ceduti al caffè da trattamenti con carburanti ai sacchi di iuta usati per il trasporto. Le loro caratteristiche sensoriali sono quindi molto poco omogenee perché nella classe si va dal floreale dato dai terpeni al sentore di petrolio. Una scarsa quantità di lipidi nel caffè verde riduce la loro presenza nel tostato.

LATTONI
Si formano in gran parte durante tostature medie, dall’ossidazione termica degli acidi grassi insaturi. I γ-lattoni saturi hanno un odore di frutta fresca (albicocche, pesche e noci di cocco) che può spingersi fi no al burro e si trovano nei chicchi di caffè verde. I γ-lattoni α, β insaturi partecipano all’intensità del tostato e danno note di spezie. Si trovano solo nel caffè tostato.

MERCAPTANI
Di oltre cento composti solforati presenti nel caffè, questa categoria ha sicuramente un’importanza primaria in quanto il furfurilmercaptano è una delle molecole più caratterizzanti.
A concentrazioni di 10-500 ppt dà una piacevole nota di caffè appena tostato, mentre da 1.000 a 10.000 ppb conferisce odore di vecchio. È maggiormente presente nei Robusta.

OSSAZOLI
Composti derivanti dalla tostatura attraverso una reazione trimolecolare. Danno un contributo all’aroma del caffè sul versante della frutta secca (noce) e su quello meno pregiato del vegetale (erba).

PIRAZINE
Nel caffè sono state rilevate oltre 90 pirazine differenti. Già presenti nel caffè verde, durante la tostatura si formano per reazione tra zuccheri e amminoacidi. A seconda della pirazina e della sua concentrazione avremo odori che vanno dal floreale (alchilpirazine fi no a 500 ppm), mandorla bruciata, noce, legno, terra, vegetale.

PIRIDINE
Nel caffè se ne riscontrano una quindicina di esemplari che si formano durante la tostatura per reazioni tra zuccheri e amminoacidi o per degradazione della trigonellina. Hanno un odore che è stato via via descritto come pungente, solvente, pesce.

PIRROLI
Ne sono stati rilevati oltre 70 nell’aroma del caffè e si originano dall’interazione di zuccheri e amminoacidi durante la tostatura. Gli alchilpirroli hanno un odore che ricorda il petrolio, ma a basse concentrazioni si fa suadente, mentre gli acilpirroli sono più attraenti ma quando la presenza si fa elevata sanno di fumo e di medicinale.
I primi sono più presenti nella Robusta, mentre l’Arabica ha maggiore contenuto in N-furfurilpirroli. Anche il tempo di stoccaggio del caffè fa aumentare la presenza di questi ultimi.
Temperature di 200-210°C favoriscono la formazione di alchilpirroli, mentre a 220°C viene frenata.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

La tostatura e lo sviluppo degli aromi

Alcuni composti in realtà sono già presenti nel caffè verde, tanto che esso evidenzia un aroma proprio che è capace di comunicare ai mastri tostatori informazioni interessanti sulla qualità del prodotto che andrà a originare e sulle modalità di cottura per ottenere il risultato migliore.
Per semplicità didattica abbiamo preferito riunire tutte le famiglie che hanno una partecipazione al bouquet del caffè, e non solo al bouquet. Vediamole, in ordine alfabetico.

ACIDI
Sono già molto presenti nel caffè verde, ma se ne formano anche durante la tostatura per degradazione dei carboidrati. Quelli alifatici sono in grado di contribuire al bouquet del caffè fino a una lunghezza della catena carboniosa di 16 atomi.
Il loro contributo diretto all’aroma non è più di tanto rilevante, ma possono generare esteri che sono molto più odorosi e, comunque, hanno un’importante azione indiretta sul bouquet, sia sotto il profilo chimico – in quanto a pH acido si preserva tutta una classe di costituenti – sia sotto quello prettamente sensoriale dovuto alla sinestesia.
Un discorso a parte riguarda invece gli acidi clorogenici che, con la loro degradazione, formano una consistente pattuglia di fenoli aromatici da sorvegliare attentamente, perché oltre una certa soglia assumono tonalità negative.

ALCOLI
Derivano dagli zuccheri e dai lipidi, ma fatta eccezione per quelli terpenici come il linalolo, non offrono un grande impatto sensoriale. Quelli a catena corta e lineare, come il metanolo e l’etanolo, hanno comunque la possibilità di esterificare.

ALDEIDI
Già presenti nel caffè verde, durante la tostatura crescono in modo esponenziale sia numericamente, sia quantitativamente, sia per degradazione degli amminoacidi, sia per l’ossida da C3 a C13, si fanno via via più odorose e la loro soglia di percezione si abbassa ancora passando da quelle sature a quelle insature. Queste ultime sono proprie del caffè verde, ma quando si ritrovano nel tostato deprimono il valore edonico della bevanda (sanno di vecchio e di sudore). In linea generale le aldeidi sono foriere di note che vanno dai fiori alla frutta fresca fino alla vaniglia (la vanillina è un’aldeide).

AMMINE
Tre ammine – putrescina, spermina e spermidina – si trovano già nel caffè verde, ma vengono distrutte dalla tostatura, tranne la putrescina nel caso si tratti di cotture blande. Nel corso del processo invece se ne formano altre per reazione di gruppi aldeidici e chetonici con l’ammoniaca o l’evoluzione di altre, sempre per reazione con i citati gruppi.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Scott Rao alla Mumac Academy: “Cerco la dolcezza nel caffè”

 di Carlo Odello (Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

carlo-odello(1)La vita professionale di Scott Rao si muove tra due estremi: l’underdevelopment e il baked. Due punti critici nella tostatura del caffè che per Rao, e naturalmente per chiunque faccia della qualità la sua missione, suonano come campane a morto. In piena antitesi al leopardiano “il naufragar m’è dolce in questo mare”, e al di là di ogni romantiscimo, l’esperto canadese ha ben chiaro come in tostatura il timone debba essere tenuto saldamente in mano e manovrato con sapienza. Altrimenti il rischio è quello di avere in tazza caffè ancora vegetali, fastidiosamente acidi e astringenti (i cosiddetti underdeveloped) oppure al contrario caffè piatti e scarsamente aromatici (i baked).

Molta della recente lezione di Rao si è sviluppata intorno a questi due concetti, con l’obiettivo dichiarato di ottenere la tazza perfetta, da lui indicata come quella in cui viene esaltata la dolcezza (non ben definita dall’esperto canadese, ma che possiamo immaginare come piena fragranza aromatica). La cifra stilistica di Scott Rao è senza dubbio l’estrema chiarezza e un’indiscutibile onestà intellettuale, già riscontrata nella lettura dei suoi libri. Una lunga esperienza in tostatura, messa al servizio di diverse aziende nel mondo, gli ha fornito molte certezze. Ma Rao non esita a qualificare alcuni suoi punti di vista come intuizioni, in questo senso ponendosi al di fuori di ogni cieco e improduttivo assolutismo.

Il merito di avere portato il professionista canadese in Italia, che oltre che la lezione dedicata alla tostatura ne ha tenuta anche una sul brewing, è di Mumac Academy che si è avvalsa della collaborazione di Ditta Artigianale. Mumac Academy conferma così nuovamente la sua vocazione a essere istituzione al servizio della cultura tecnica e non solo. Una casa comune per i professionisti che trova nella mano del suo direttore Luigi Morello una guida sicura e nel suo staff, a cominciare da Filippo Mazzoni, esecutori precisi e attenti a quelle che sono oggi le esigenze di maggiore formazione del comparto italiano del caffè.

Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy
Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy

Due meccanismi sensoriali che possono salvare il vostro volo

di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

carlo-odello(1)Cosa succede se il vostro vicino su un volo a lungo raggio puzza? Mi è capitato recentemente: il signore vicino a me aveva un forte odore di sudore. Probabilmente lui non era cosciente, ma me ne sono accorto dal primo momento che si è seduto. E ho fatto sette ore e mezzo di volo con lui e le sue molecole aromatiche che di tanto in tanto attaccavano il mio naso.

E’ stata una dura sfida, ma per fortuna avevo dalla mia parte due meccanismi sensoriali che hanno parzialmente risolto il problema:

  • adattamento: dopo qualche secondo il nostro naso tende ad adattarsi agli odori. E’ un meccanismo selettivo, ciò significa che il nostro olfatto non si spegne, ma semplicemente smette di rilevare le molecole aromatiche di cui è già cosciente. Non è ancora chiaro come funzioni esattamente questo meccanismo: potrebbe riguardare maggiormente la mucosa olfattiva o essere più legato all’elaborazione del segnale che avviene a livello cerebrale. Ad ogni modo l’adattamento può essere interrotto se ci spostiamo dalla sorgente dell’odore e vi ritorniamo successivamente. Questo meccanismo naturalmente mi ha dato del sollievo;
  •  distorsione: il cervello elabora le sensazioni olfattive e l’output è normalmente un’emozione positiva o negativa seguita da un’attribuzione di significato che può concretizzarsi in un’azione (come la fuga in caso di fuoco) o nell’identificazione di un’etichetta semantica (dare un nome all’odore). Ad ogni modo possiamo provare a modificare l’output: entro un certo limite possiamo cambiare l’informazione sensoriale che ci arriva dal mondo esterno. Pensate per esempio al gorgonzola il cui odore è descritto come puzza di piedi da molti stranieri (ma anche da alcuni italiani). Eppure, se gli spiegate che il gorgonzola è una pietra miliare della nostra cultura casearia italiana e gli fate vedere come abbinarlo con un grande vino, questa nuova informazione li aiuterà a rimodulare la loro esperienza sensoriale. Ciò non vuol dire che mi sono convinto che il mio vicino sul volo avesse un buon odore. Ho solo ricordato a me stesso che il suo cattivo odore non era comunque un segnale di pericolo e mi sono rilassato (l’emozione negativa è stata quindi rimpiazzata da una più neutrale).

Volare con un vicino che puzza non ha conseguenze catastrofiche sulla vostra vita ma è molto fastidioso. I due meccanismi sensoriali appena descritti mi hanno confortato e alla fine il volo si è svolto tranquillamente. Ad ogni modo spero che un giorno ai controlli di sicurezza installeranno dei gascromatografi. Il punto sarà poi stabilire qual è la soglia per la quale non ci si può imbarcare. Le donne per esempio sono molto più sensibili all’odore del sudore: probabilmente l’ipotetica soglia che vieta l’imbarco sarebbe comunque troppo alta per la maggior parte di loro.

Scusate per lo scherzo, ma volevamo parlarvi di chimica del caffè

di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Carlo Odello

Come molti lettori hanno notato, anche noi ci siamo permessi ieri di onorare la gloriosa giornata dell’1 aprile dedicata agli scherzi. Vi abbiamo quindi riferito di come gli acidi influiscano sugli aromi del caffè (ne potete leggere qui). Ora, si è trattato di un gioco, sebbene alcuni dei personaggi che citiamo esistano davvero e si siano fatti promotori di alcune teorie bizzarre di cui parliamo nel pezzo.

Va da sè che la chimica del caffè è complessa, il suo studio laborioso. Ma è avvincente: capire l’espresso da un punto di vista chimico significa andare al cuore del prodotto. Cercare le correlazioni sensoriali significa andare al cuore dell’uomo: la chimica del caffè e solide nozioni di psicofisiologia ci permettono di cogliere i dettagli della tazzina di espresso.

Chiunque ambisca ad arrivare a una conoscenza più specifica e scientifica del tema è caldamente invitato a frequentare il 28 aprile prossimo il nostro corso Espresso Italiano Roasting dedicato proprio alla scienza della tostatura e all’arte della miscela. Di sicuro interesse anche i corsi dei giorni precedenti in cui parleremo di psicofisiologia, di monorigini e di test di analisi sensoriale. Qui trovate tutti i dettagli.

 

Eletto il nuovo consiglio Iiac. E presto arriveranno il barometro del caffè e un nuovo corso sugli aromi

Il nuovo consiglio d’amministrazione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè ha eletto il suo presidente. Sarà Luigi Odello, professore di Analisi sensoriale in diversi atenei italiani ed esteri e già segretario generale dell’Istituto, a guidare gli assaggiatori di caffè per i prossimi tre anni. Un triennio che si apre con il lancio di una nuova ricerca sulla qualità del caffè al bar. Nei prossimi mesi infatti i soci dell’Istituto, armati di schedine in formato portatile, visiteranno migliaia di bar, ne assaggeranno il caffè e invieranno le loro schede di analisi all’Istituto che provvederà all’elaborazione dei dati.

"Un vero e proprio barometro sulla qualità del caffè – ha commentato Luigi Odello, presidente dell’Istituto – Infatti l’Istituto renderà pubblici i risultati della ricerca con regolarità. Un lavoro che coinvolgerà un gran numero di bar italiani, ma non solo: non dobbiamo dimenticarci che degli oltre 7.000 assaggiatori dell’Istituto ben un decimo sono all’estero".

Ma le novità non si fermano qui: arriverà presto infatti anche un nuovo corso completamente dedicato agli aromi del caffè. "Una giornata completamente dedicata allo studio degli odori del caffè – ha spiegato Odello – Un corso che si avvarrà di una nuova collezione di aromi che abbiamo messo a punto negli ultimi due anni".

Oltre al presidente Luigi Odello, siedono nel consiglio dell’Istituto anche: Fausto Devoto (vicepresidente), Marcos Saña (vicepresidente), Stefano Abbo, Roberto Sala, Manuela Violoni, Gian Paolo Braceschi, Gian Luigi Sora, Giuseppe Battista, Pasquale Madeddu, Carlo Odello, Yumiko Momoi, Darcy Kai Sun, Lorenzo Quaranta, Dmitriy Emshanov, Lino Stoppani, Roberto Zironi. I sindaci sono: Alberto Cobianchi, Giuseppe Principe, Assunta Percuoco, Pierluigi Bosso, Fabio Verona. I probiviri sono: Cristina Dore, Vittorio Ventura, Erik Berglund, Angelo Greggio, Walter Pocobello. L’attività di segreteria è coordinata da Michela Beltrami.

Brasile: profumi a base di caffè

dal corrispondente Antonello Monardo *

Boticário lancia due fragranze ottenute dall’infusione di chicchi di Arabica: "Coffee Man" per lui e "Coffee Woman" per lei. La multinazionale brasiliana non è nuova all’ideazione di fragranze particolari. In passato ne aveva lanciata una ispirata al mondo del vino. Boticário conta circa 2.700 negozi in Brasile e all’estero è presente in 15 paesi, con 73 negozi e oltre 1.000 punti vendita.

Quali le caratteristiche organolettiche dei due profumi? Le note esalate da "Coffee Man" sono ispirate alla cultura indiana che usa il cardamomo per lasciare il sapore del caffè più elegante ed esotico, creando un contrasto con il corpo fresco, denso e cremoso. "Coffee Man" possiede note di caffè Bourbon giallo e accordi floreali. "Coffee Woman", a sua volta, ha una fragranza floreale orientale. Una combinazione di note citriche fresche e frutti vibranti. Il corpo è arricchito con odori floreali e femminili.

* Antonello Monardo vive dal 1992 a Brasília ed è delegato della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria. Torrefattore di caffé gourmet e speciali e vincitore della medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2008. Organizza e conduce corsi per baristi, partecipa a conferenze e eventi in istituzioni e università, divulgando la cultura del caffè di qualità.