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Il caffè del Canaletto ovvero il sogno di eliminare i bar peggiori

di Carlo Odello
Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come Canaletto, è stato un fantastico vedutista. Il suo tratto preciso e realistico ha contribuito a portare ulteriormente in giro l’immagine dell’affascinante Venezia. E lui ne ha tratto anche un certo guadagno. Insomma: pittore ma anche avveduto venditore delle sue tele, che tra l’altro spopolavano all’estero.

Non si può a mio avviso avvicinare il Canaletto al genio di Caravaggio o di Michelangelo. Questi ultimi due sono stati personaggi estremamente contraddittori, violenti talvolta, irascibili certamente (e Caravaggio pagò con la vita questo suo carattere così difficile). Il Canaletto aveva invece una visione reale della vita e il timone della stessa ben saldo in mano: faceva dei bei quadri per venderli, punto e basta. Ora, solo la storia ci dirà se tra i professionisti che popolano la scena del caffè italiano vi siano dei Caravaggio o dei Michelangelo (personalmente sono convinto di sì, ma non ho ancora trovato il modo di individuarli con certezza perché non ho mai considerato la fama di per sé l’unico indicatore della bravura, sic transit gloria mundi).

Io amo sinceramente Caravaggio, lo trovo eccitante e geniale nei suoi giochi di luce. E non posso certo non rimanere con il fiato sospeso di fronte alla complessità delle opere di Michelangelo. Eppure a me piacerebbe che nel caffè italiano ci fossero tanti Canaletto: baristi che offrano un espresso ben fatto, tutto l’anno, e sappiano farsi bene i loro conti. Immaginatevi un mercato dove la qualità media della tazzina è soddisfacente. Dove ci sono punte di eccellenza, i Caravaggio e i Michelangelo, ma in generale un mercato in cui entrando in un bar si ha la certezza quantomeno di prendere un caffè di buona qualità e ben realizzato. Non sarebbe questo già un bellissimo scenario? Sicuramente sì. È realizzabile? Con l’impegno dell’intera filiera sì.

Grandi cuochi e creatori di miscele

di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Luigi_OdelloÈ Alan Wong, con un patrimonio di circa 800 milioni di euro, il cuoco più ricco del mondo, da quanto si legge in una classifica comparsa su Huffington Post. Ne seguono altri 20, nessuno di questi è in Italia. Non molto meglio il nostro Paese emerge dalla classifica dei primi 50 cuochi del mondo uscita lo scorso anno ad Aprile. Gli italiani occupano posizioni di coda. Qualcuno ha detto che è dovuto al forte attaccamento alla tradizione dei nostri chef che impedisce loro di essere creativi.
Eppure la cucina italiana è una delle migliori del mondo, se non la migliore.

Facciamo un parallelo con il settore della torrefazione, dove ultimamente si registrano delle new entry che si propongono come innovatori. Non hanno trascorso una vita vicino a una tostatrice, non possono vantare un patrimonio di esperienza, ma per loro questo è un dettaglio di secondaria importanza. La figura di un Alan Wong nel mondo dei torrefattori manca ancora, mentre nel mondo del vino qualcosa che gli somiglia c’è. Quindi c’è la possibilità di farsi strada diventando artisti del caffè. E può darsi che ci riescano, proponendo stranezze per acquisire visibilità. Noi glielo auguriamo, ma siamo sempre più convinti che le miscele italiane, quando si tratta di espresso, siano tra le migliori del mondo, o forse le migliori. E a renderle tali è proprio la tradizione, tramandata in modo silente, governata dalla passione e dal buon senso.

Provinatore

 

Caffè: cambio di prospettiva artistica!

Molto spesso si parla dell’arte di fare caffè per definire come forma creativa di espressione estetica quell’attività umana che trasforma una bacca rossa in nero piacere racchiuso in una singola tazzina.

C’è chi invece, ribaltando questa prospettiva, ha portato il caffè nell’arte dandogli un valore ancora più profondo, usandolo come mezzo di espressione artistica. Il suo nome è Salua, una giovane pittrice che vive e lavora a Gaza, in quella striscia di terra dove non è facile vivere la quotidianità, tanto più cercando di alienare la difficile situazione storica e politica attraverso il lavoro dell’artista.

Gli embarghi economici, infatti, rendono difficile reperire anche attrezzi e colori: Salua, per continuare a esprimersi attraverso le sue opere ha deciso di dipingere usando come elemento cromatico il caffè.

Disegna quadri intensi ed espressivi sfruttando tutte le sfumature della sua unica tinta. Parola d’ordine, quindi, creatività. "La creatività – racconta Salua – è presente in tutte le donne di Gaza: come artista cerco di spiegare questa idea al pubblico, ed è anche la base e il fondamento dei miei lavori"