di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)
È Alan Wong, con un patrimonio di circa 800 milioni di euro, il cuoco più ricco del mondo, da quanto si legge in una classifica comparsa su Huffington Post. Ne seguono altri 20, nessuno di questi è in Italia. Non molto meglio il nostro Paese emerge dalla classifica dei primi 50 cuochi del mondo uscita lo scorso anno ad Aprile. Gli italiani occupano posizioni di coda. Qualcuno ha detto che è dovuto al forte attaccamento alla tradizione dei nostri chef che impedisce loro di essere creativi.
Eppure la cucina italiana è una delle migliori del mondo, se non la migliore.
Facciamo un parallelo con il settore della torrefazione, dove ultimamente si registrano delle new entry che si propongono come innovatori. Non hanno trascorso una vita vicino a una tostatrice, non possono vantare un patrimonio di esperienza, ma per loro questo è un dettaglio di secondaria importanza. La figura di un Alan Wong nel mondo dei torrefattori manca ancora, mentre nel mondo del vino qualcosa che gli somiglia c’è. Quindi c’è la possibilità di farsi strada diventando artisti del caffè. E può darsi che ci riescano, proponendo stranezze per acquisire visibilità. Noi glielo auguriamo, ma siamo sempre più convinti che le miscele italiane, quando si tratta di espresso, siano tra le migliori del mondo, o forse le migliori. E a renderle tali è proprio la tradizione, tramandata in modo silente, governata dalla passione e dal buon senso.

