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“FAEMA, Express your art” racconta il brand attraverso la fotografia

Dal 30 maggio al 30 ottobre 2016 presso Hangar 100 di MUMAC (Binasco – MI), avrà luogo la mostra fotografica temporanea “FAEMA, Express your art”. Si tratta di un lungo poetico racconto, fatto di emozione, arte, design per un approccio che va ben oltre la celebrazione di un brand.

Un racconto composto da immagini e iconografie firmate da Alfredo Bini, Amedeo Novelli, Beatrice Speranza, Francesco Di Maio, Giulio Di Meo, Matteo Valle, Maurizio Galimberti, Sam Harris, fotografi di fama internazionale che interpretano il brand e le forme delle sue macchine, con la direzione artistica di EyesOpen!Magazine, rivista trimestrale che si occupa esclusivamente di cultura fotografica. La mostra si inserisce nel circuito artistico di Photofestival, di cui Gruppo Cimbali è sponsor.

Il vernissage per l’inaugurazione si terrà il prossimo 30 maggio alle ore 18:00. La mostra seguirà gli orari di apertura di MUMAC secondo il seguente calendario:

·      30 maggio inaugurazione (su invito)

·      dal 31 maggio al 30 ottobre: da martedì a venerdì su prenotazione con orario 10:00/13:00 -14:30/17:00

 

Ingresso libero e gratuito la seconda e la quarta domenica del mese dalle 14:00 alle 17:30 (escluso festività e mesi di Luglio e Agosto).

Aperture straordinarie previste nel periodo: prima apertura straordinaria, sabato 9 luglio dalle 14.00 alle 17.30. Per le altre aperture consultare il sito http://mumac.it/

Per partecipare al vernissage dare conferma di partecipazione alla mail mumac@gruppocimbali.com.

 

Torrefattori traditori

di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Luigi_Odello

Il quando e il dove ve li diremo poi, ma cinque di noi hanno fatto un’analisi sensoriale dei caffè al bar per una televisione straniera. Non siamo certamente nuovi in questo genere di missioni: le abbiamo fatte in Italia per Altroconsumo sui bar storici di Milano e Roma come in Giappone per la più importante rivista del settore della Gdo (in Giappone non manca quasi mai la possibilità di prendersi un caffè al supermercato).

Non agiamo mai come giudici monocratici, siamo sempre in gruppo, in genere di almeno cinque assaggiatori qualificati, anche per avere il supporto della statistica per la validazione dei dati, come vuole la buona prassi per i test di analisi sensoriale. Bene, nel tour di cui vi sto parlando sono emerse diverse cose, ma in questa nota vorremmo focalizzarci su una in particolare: miscele di diverso livello di qualità esitate sul mercato da uno stesso torrefattore.

Per chi vive con attenzione il mondo del caffè, quando arriva una tazzina con una marca si genera immediatamente un’attesa. Questa può ovviamente essere delusa dal barista che lavorando male può alterare il livello di piacere che è in grado di offrire, ma la delusione più cocente è proprio quando la miscela è così differente da non sembrare figlia dello stesso padre. Un vero tradimento.

Nel tour abbiamo rilevato che sotto la stessa marca convivono miscele che vanno dal pessimo al discreto. Ora ci domandiamo: com’è possibile che un torrefattore sia così miope da non capire il danno che ricava dal cedimento che ha avuto mettendo sul mercato una miscela pessima quando ne ha altre discrete se non eccellenti? In primo luogo confonde ulteriormente il consumatore in un mondo già confuso: il caffè non comunica, se lo fa lo fa male (prendiamo per esempio la generalizzazione tra l’Arabica e la Robusta).

Se viene a mancare anche la garanzia della marca, a cosa ci possiamo aggrappare per fare una scelta di qualità?