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61,1% di aumento dazio anti-dumping su porcellana e ceramica da tavola dalla Cina

Con documento del 26.11.2025, che trovate in allegato (vedasi pagine 27 e 29), la Commissione Europea ha deciso, su richiesta dell’associazione Europei dell’industria ceramica CERAME-UNIE, di aumentare il dazio anti-dumping sulla porcellana e ceramica da tavola di produzione cinese dal 17,9% (peraltro in precedenza riconfermato fino al 2030 con regolamento del 07.10. 2025) al 79,% a partire dal 19 marzo 2026, con un’aumento del 61,1% che porterebbe il dazio totale applicato al 91,0% (12,0% dazio base + 79,0% dazio anti-dumping).

Secondo quanto dichiarato dalla Commissione Europea le importazioni Cinesi con 285.513 tonnellate nel 2023, ultimo anno con dati disponibili, hanno coperto una quota di mercato del 58,1% su un totale di 491.264 tonnellate consumate nell’anno.

Le stesse importazioni di prodotti cinesi, secondo quanto dichiarato dalla Commissione Europea, rappresentano oggi l’opzione più economica sul mercato rispetto all’industria Europea o a possibili alternative estere.

In considerazione della limitata quota di capacità produttiva inutilizzata oggi esistente in Europa e dell’inesistenza di nuove possibile alternative di dimensioni sufficienti a sostituire la quota d’importazione Cinese, è del tutto evidente che tale aumento di dazi comporterà un immediato significativo aumento dei prezzi di tutte le produzioni presenti sul mercato, incluse le produzioni Europee, oltre alla cessazione definitiva dell’attività da parte degli importatori meno strutturati e/o specializzati.

Gli effetti di una simile decisione si sono già verificati nel 2012-13, al momento dell’introduzione degli attuali dazi anti-dumping del 17,9%:

  • importazioni dalla Cina scesa da 486.170 tonnellate del 2011 a 339.011 tonnellate del 2014
  • consumi totali (produzione Europea + importazioni totali) scese da 727.411 tonnellate del 2011 a 598.829 tonnellate del 2014

Questa ingiustificata decisione del 26.11.2025, che avrebbe un impatto economico sull’intero settore Europeo superiore a euro 360 MILIONI in maggiori dazi, interamente ricaricati sui prezzi finali dei prodotti, così come l’intero provvedimento d’indagine avviato lo scorso 19.12.2024, sta passando nel silenzio più assoluto, all’insaputa di consumatori, utilizzatori, importatori e torrefattori clienti finali: questo è assolutamente inaccettabile!

Qualora lo desideriate e riteniate opportuno, vi invitiamo a manifestare la vostra opposizione presso la Commissione Europea, inviando i vostri commenti all’indirizzo qui di seguito indicato. Segnalo che la data ultima per l’invio di commenti è l’8 dicembre 2025.

TRADE-R831-TABLEWARE-INTERIM@ec.europa.eu

Carlo Barbi

Carlo Barbi (Club House): Un consumatore più consapevole può apprezzare il lavoro dietro una tazza di caffè ben fatta

Proseguono le interviste IIAC, nate con l’obiettivo di comprendere le dinamiche strategiche che guidano le aziende del settore del caffè. Oggi intervistiamo Carlo Barbi, amministratore delegato di Club House, azienda italiana specializzata nella produzione di tazzine e altri articoli in porcellana di alta qualità.

Da circa 25 anni collabora con il mondo del caffè, e da ormai 15 anni sono focalizzati sulla produzione di tazze per l’industria del caffè, che ad oggi ammontano a circa 8 milioni di pezzi prodotti all’anno, di cui oltre la metà è esportata all’estero.

Come percepisce la vostra azienda lo stato attuale del mercato del caffè?

La situazione è complessa, soprattutto a causa dell’aumento dei costi. Noi abbiamo affrontato una situazione simile circa quattro anni fa, prima con l’aumento dei costi di produzione, poi con l’esplosione dei costi di logistica e a seguire con l’aumento dei costi energetici. È dunque facile comprendere il periodo difficile che sta passando l’industria del caffè. Noi esportiamo oltre la metà della nostra produzione e vediamo chiaramente come il contesto estero sia più reattivo. All’estero, il caffè raramente si paga meno di due euro, mentre in Italia resta ancora su livelli ben più bassi. Per quello che possiamo vedere dal nostro punto di osservazione, è possibile che questo possa dipendere da una struttura di mercato diversa: fuori dall’Italia il settore è più concentrato, con pochi player ma grandi; in Italia è molto frammentato e fortemente competitivo.

Come si può affrontare questa situazione?

Credo sarebbe auspicabile che l’Italia si allineasse con il mercato estero anche in termini di prezzi di vendita. La materia prima viene acquistata sui mercati internazionali a prezzi comuni per tutti i paesi. Sul mercato nazionale si assiste però da molti anni ad una resistenza dei consumatori italiani ad accettare un aumento del prezzo del caffè, che è un atteggiamento comprensibile alla luce del valore culturale e sociale che il caffè riveste nel paese, ma che rende difficile per i produttori e i rivenditori sostenere i costi.

Questa situazione può portare a un’evoluzione della qualità dei caffè?

Assolutamente sì. Quando aumentano i prezzi, è più facile giustificarli offrendo un prodotto di qualità superiore. È una tendenza che noi seguiamo da anni: investiamo in linee a maggior valore aggiunto, come smalti colorati o soluzioni innovative; il mercato sembra premiare chi punta su estetica, qualità e originalità, e gli stessi torrefattori cercano partner che offrano esperienze complete e curate, dalla miscela al design del locale, fino alla formazione del barista. L’aumento dei prezzi in questo caso viene percepito come un investimento in un’esperienza di consumo più gratificante, innescando un circolo virtuoso in cui la maggiore disponibilità economica consente di elevare gli standard qualitativi dell’offerta.

Voi come vi posizionate in questo mercato?

In Italia siamo molto consolidati. Sono 25 anni che lavoriamo in questo settore, e abbiamo rapporti stabili e continuativi con la maggior parte dei nostri clienti, anche per via della personalizzazione dei prodotti e alla complessità esistente per lo sviluppo di nuovi prodotti. A livello internazionale, invece, il mercato è più dinamico. Nei Balcani, ad esempio, molte torrefazioni che vent’anni fa erano piccole oggi sono realtà in forte espansione e richiedono prodotti sofisticati. In Europa siamo conosciuti, ma altrove dobbiamo investire in comunicazione e presenza.

È importante far conoscere il vostro lavoro anche al consumatore finale?

Decisamente. I baristi conoscono il nostro marchio, ma spesso il cliente che beve il caffè non sa nulla della tazzina che tiene in mano. È per questo che partecipiamo a eventi e gare, per fare cultura. Solo un consumatore più consapevole può realmente apprezzare il lavoro che c’è dietro una tazza di caffè ben fatta.

Come si potrebbe coinvolgere di più il consumatore?

Credo in approcci semplici ma efficaci: degustazioni comparative, spiegazioni base su tostature e aromi, oppure assaggi guidati con la stessa miscela servita in tazze diverse. In questo modo si stimola la curiosità e si insegna, con leggerezza, a distinguere un buon caffè da uno mediocre. Il consumatore, anche senza essere esperto, può diventare più consapevole e premiare la qualità e potrebbe iniziare a riconoscere le diverse caratteristiche del caffè anche nella quotidianità, ad esempio al bar. Anche senza essere un esperto, il consumatore sarebbe più attento alla qualità del caffè che consuma.

Andrea Terzi
Michela Scaglia

Carlo Barbi proclamato “personaggio del caffè 2024″

Riprendiamo volentieri la notizia di Bazzara.

Il Bazzara Lounge di Venerdì 25 ottobre, organizzato in concomitanza della TriestespressoExpo, si è affermato negli anni come un’occasione unica per un momento di incontro e confronto informale fra professionisti ed appassionati del settore caffè nel panorama triestino e non solo, riscuotendo anche quest’anno grande successo. Un sentito ringraziamento a tutti i partner e amici che ci sono venuti a trovare in sede per un brindisi assieme!

Il premio “Personaggio del Caffè 2024”
Il prestigioso titolo di “Personaggio del Caffè 2024”, assegnato da Bazzara come di consuetudine, quest’anno è andato a Carlo Barbi, CEO di Club House, azienda leader nella produzione di raffinate tazze in porcellana per caffè, celebrata per la sua attenzione all’artigianalità e all’eccellenza, soprattutto per aver unito arte, design e cultura sotto l’insegna della sua tazza Maniko. “Voglio ringraziarvi per averci dato fiducia fin dall’inizio; siete stati tra i primi a credere in noi quando abbiamo iniziato 20 anni fa”, ha dichiarato Carlo Barbi durante la sua premiazione.

I premiati delle passate edizioni: Andrea Lattuada di 9bar, Gianfranco Carubelli di Asachimici Pulycaff, Luigi Morello dell’Istituto Espresso Italiano, Maurizio Giuli di Nuova Simonelli, Luigi Odello dello IIAC, Antonio Rizzitano di ARC, Sergio Barbarisi di BWT Water+more e Massimiliano Fabian di Demus SpA.

Come la tazzina migliora il caffè?

Spesso si parla di “qualità del caffè in tazza”, ma conosciamo davvero questo oggetto? Abbiamo chiesto a Carlo Barbi, Amministratore Unico di Club House, come la tazzina possa portare qualità sensoriale al caffè che consumiamo.

Quanti tipi di tazzina esistono?
In base alla forma del corpo si classificano in tre grandi famiglie: conica, svasata e tondeggiante. A partire da queste si creano tutte le possibili varianti: da alta e stretta, a bassa e larga. Esistono alcuni vincoli strutturali sempre osservati dettati dalla resa sensoriale e dalla praticità di utilizzo al bar. Viene posta molta attenzione all’innovazione di un oggetto che ha mille anni di storia, la tecnologia è molto sviluppata.
 
Quali caratteristiche della tazzina incidono sulla resa sensoriale?
Il materiale, il colore, la forma interna della tazza, la capacità e gli spessori. Il fondo interno della tazza deve essere ovalizzato per rendere al meglio l’estrazione. La capacità consigliata è di circa 75 mL. Gli spessori vengono valutati tramite le prove di resa della miscela specifica. La porcellana mantiene il calore e il calo della temperatura è lento. La tazza, precedentemente scaldata, non raffredda eccessivamente il caffè durante l’erogazione e lo mantiene caldo più a lungo. Il colore bianco interno alla tazza di porcellana favorisce in fine l’apprezzamento sensoriale della crema.
 
Cosa chiede il barista?
I punti di criticità sono la resistenza all’urto e alle alte temperature e la praticità nell’utilizzo. Gli spessori devono essere adeguati e i bordi arrotondati per scongiurare eventuali sbeccature. Il manico deve avere un’attaccatura al corpo della tazza non ridotta, avere uno spessore consistente e consentire di impilare con comodità le tazze sulla macchina per espresso.
 
Come sceglie la sua tazzina un torrefattore?
Per prima cosa valuta la resa del caffè nella tazza con test di estrazione svolti su numerosi modelli diversi per capacità e dimensione. Si decide quindi quale forma massimizzi i caratteri sensoriali del proprio caffè. Vengono poi considerati i fattori estetici. Si cerca in fine di uniformare la linea a tutte le miscele proposte per gli specifici marchi.
 
Come diffondere la cultura della tazzina?
Insieme all’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) abbiamo sviluppato la Tazzina dell’Assaggiatore. Questa è per noi un’opera importante per fornire ai professionisti e al largo pubblico conoscenze adeguate sulla qualità della tazza e dei caffè che ospita.
 
 
 

 

Carlo Barbi di Club House racconta la tazzina dell’assaggiatore Iiac

La tazzina dell’assaggiatore dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, raccontata da Carlo Barbi, Amministratore Unico di Club House, azienda produttrice ufficiale della tazzina: "Materiali, colore, forme e design sono stati studiati in tutti i dettagli per massimizzare la resa in tazza e l’esperienza sensoriale dell’assaggio. Dopo quasi vent’anni di lavoro nell’ambito della torrefazione, essere arrivati a un livello che ci consente di essere accreditati come produttore unico è una grande soddisfazione".

Guarda il video qui.