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Caffè a Londra: diverse abitudini ma alta qualità

di Paolo Scimone

(Espresso Italiano Trainer e Italian Barista Trainer)

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Il miglior modo per ambientarsi a Londra non è spostare un’ora indietro l’orologio, ma spostare avanti la mente. Alcuni baristi nostrani vedono quasi sempre con pessimismo il mercato italiano (me compreso), altri sono abituati a criticare, a prescindere, tutto ciò che viene dall’estero, difendendo a spada tratta il metodo italiano. In entrambi i casi si parla molte volte per sentito dire, riportando mezze verità o recitando i soliti luoghi comuni.

Dopotutto, come si fa a dire che una cosa è giusta ed una è sbagliata, quando si parla di arte? Qualcuno se la sente di dire che Degas dipingeva meglio di Monet? Non credo. Eppure sono entrambi maestri della scuola impressionista. Due mondi, due pensieri, due abitudini.

Noi il cappuccino che servono a Londra lo definiremmo “con poca crema”. Per loro, il nostro è invece dry. Altro esempio: la grammatura dell’espresso. Se in Italia si varia tra i 6,5 e i 9 grammi per 25 ml di bevanda, a Londra si usano invece 18-20 grammi (per due tazze da 25-30 ml). Vuoi un single shot? Ne faranno comunque due, buttando via il secondo. In entrambi i casi, chi sbaglia?

Visitando una ventina di coffee shop londinesi (alcuni dei quali anche micro-torrefazioni), ho trovato sempre baristi molto preparati, con una voglia di professionalità che forse invece manca a molti nostri connazionali. Posso dire che in Inghilterra il livello qualitativo medio di caffetterie e torrefazioni è molto alto, ma hanno anche altrettanta “fuffa”.

Basta quindi creare falsi miti, o falsi mostri! In Italia dobbiamo sì rimboccarci le maniche per non rimanere indietro, ma abbiamo anche noi bravissimi baristi e torrefazioni che stanno lavorando sulla qualità. Basta saperli scovare e riconoscere.

 

Regno Unito: cresce il mercato del bar nonostante la recessione, i consumatori cercano i bar indipendenti

Il nuovo rapporto di Allegra Strategies indica che nel Regno Unito il numero dei bar delle catene raggiungerà le 4.000 unità quest’anno, con un incremento quindi del 5% negli ultimi 12 mesi. Questo sebbene il paese sia in piena recessione economica: mentre molti settori dell’economia affrontano il peggior periodo degli ultimi 60 anni, i bar delle catene potrebbero registrare perfomance positive per il quindicesimo anno consecutivo.

Le interviste svolte nell’aprile scorso con più di 130 operatori del mondo del caffè britannico rivelano che ci sono state difficoltà negli ultimi sei mesi, ma le catene hanno resistito e si dimostrato ottimiste per il futuro. Circa due terzi degli operatori hanno rilevato una crescita delle vendite zero o comunque modesta, ma il settore rimane comunque in linea con l’obiettivo di raggiungere un fatturato di 2,26 miliardi di euro entro il 2012.

La ricerca di Allega Strategies rileva anche la tendenza crescente verso i bar indipendenti che servono propri caffè di qualità. Una tendenza quindi verso prodotti migliori per un’esperienza all’insegna del localismo. Le grandi catene di coffee shops infatti non riuscirebbero spesso a soddisfare appieno i bisogni dei consumatori più evoluti.

I risultati completi della ricerca saranno presentati durante l’Allegra’s UK Coffee Leader Summit al Waldorf Hotel di Londra il 19 maggio prossimo. Il summit sarà l’occasione di incontro per più di 250 dirigenti del settore del caffè britannico.

(Carlo Odello)