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Torrefattori traditori

di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Luigi_Odello

Il quando e il dove ve li diremo poi, ma cinque di noi hanno fatto un’analisi sensoriale dei caffè al bar per una televisione straniera. Non siamo certamente nuovi in questo genere di missioni: le abbiamo fatte in Italia per Altroconsumo sui bar storici di Milano e Roma come in Giappone per la più importante rivista del settore della Gdo (in Giappone non manca quasi mai la possibilità di prendersi un caffè al supermercato).

Non agiamo mai come giudici monocratici, siamo sempre in gruppo, in genere di almeno cinque assaggiatori qualificati, anche per avere il supporto della statistica per la validazione dei dati, come vuole la buona prassi per i test di analisi sensoriale. Bene, nel tour di cui vi sto parlando sono emerse diverse cose, ma in questa nota vorremmo focalizzarci su una in particolare: miscele di diverso livello di qualità esitate sul mercato da uno stesso torrefattore.

Per chi vive con attenzione il mondo del caffè, quando arriva una tazzina con una marca si genera immediatamente un’attesa. Questa può ovviamente essere delusa dal barista che lavorando male può alterare il livello di piacere che è in grado di offrire, ma la delusione più cocente è proprio quando la miscela è così differente da non sembrare figlia dello stesso padre. Un vero tradimento.

Nel tour abbiamo rilevato che sotto la stessa marca convivono miscele che vanno dal pessimo al discreto. Ora ci domandiamo: com’è possibile che un torrefattore sia così miope da non capire il danno che ricava dal cedimento che ha avuto mettendo sul mercato una miscela pessima quando ne ha altre discrete se non eccellenti? In primo luogo confonde ulteriormente il consumatore in un mondo già confuso: il caffè non comunica, se lo fa lo fa male (prendiamo per esempio la generalizzazione tra l’Arabica e la Robusta).

Se viene a mancare anche la garanzia della marca, a cosa ci possiamo aggrappare per fare una scelta di qualità?

Innovazione nell’espresso italiano: sette idee per pensarci seriamente

Il Forum Scientifico sul Caffè, a Brescia il 13 marzo prossimo, riporta l’attenzione sui temi reali dai quali dipenderà il futuro dell’amata tazzina di caffè. Iscrizione gratuita on-line.

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), che da più di vent’anni si dedica all’assaggio dell’espresso italiano collaborando attivamente alla sua tutela con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano, organizza un nuovo Forum Scientifico sul Caffè per discutere del futuro dell’espresso italiano in modo concreto e scientifico.

Sette idee per pensarci seriamente: questo il filo conduttore degli interventi degli esperti chiamati sul podio a indicare la via per il successo dell’amata tazzina di caffè. Relazioni che spazieranno dai temi più antropologici del tipico, passando per le innovazioni tecniche che rendono possibile una valutazione più precisa della qualità sino a nuove idee di marketing per coinvolgere il consumatore nella difesa di questo patrimonio italiano.

Il meeting sarà ospitato il 13 marzo dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, polo di ricerca che ha condotto nell’ultimo anno analisi innovative sul caffè in collaborazione con Iiac e il Centro Studi Assaggiatori. "Ma al di là delle ultime ricerche ad altissimo tasso di innovazione, il convegno darà moltissima attenzione al lato del cliente del bar – sottolinea Luigi Odello, presidente Iiac – Avremo quindi dati estremamente interessanti sulla percezione del caffè da parte dei consumatori e, prima volta al mondo, un’app smartphone per valutare i bar stessi e i loro caffè, Coffee Shop Lovers, che sarà presentata proprio quel giorno".

Potere quindi al consumatore, quindi. "Dare al cliente strumenti come una semplice eppure potente app per valutare e condividere ciò che beve al bar sarà un ulteriore stimolo a fare meglio per tutti gli operatori del settore", ha aggiunto Luigi Zecchini, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano.

Come iscriversi

Scarica il programma.

L’iscrizione è gratuita. Le iscrizioni verranno accettate fino al raggiungimento dei posti disponibili. Per motivi di sicurezza e organizzativi, l’iscrizione è obbligatoria tramite il modulo, da compilarsi a cura di ogni singolo partecipante entro il 7 marzo 2014, a http://goo.gl/2VM3Z3.

L’Espresso Italiano Day: una giornata per il caffè che amiamo

di Luigi Zecchini

Presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano 

L’Espresso Italiano Day è giunto alla sua quarta edizione. Quando lanciammo questa giornata, decidemmo che l’avremmo tenuta il secondo venerdì di aprile. Non perché questo sia legato a qualche forma di scaramanzia, ma soltanto perché ci piaceva l’idea di un giorno dedicato al nostro espresso italiano che cadesse in primavera, quando le giornate tornano a farsi più lunghe e si riaccende il piacere del caffè al bar cullati dai primi caldi primaverili.

Quest’anno quindi Espresso Italiano Day cade venerdì 12 aprile. Se dovessi riassumere cosa fa di questo giorno un giorno speciale non avrei problemi a definirlo come l’unico ufficialmente consacrato al nostro amato caffè (tant’è che Espresso Italian Day inizia a essere organizzato anche fuori dall’Italia). Mancava nel calendario una data infatti in cui davvero potessimo richiamare l’attenzione su quel gesto così quotidiano che è gustare una tazzina di espresso. Un gesto consumato milioni di volte al giorno, miliardi in un anno, spesso tuttavia senza la necessaria attenzione a quello che ci viene offerto.

Espresso Italiano Day ha una duplice valenza. Innanzitutto, coinvolge direttamente il grande pubblico per fornirgli informazioni su cos’è la qualità nell’espresso e in particolare cos’è l’Espresso Italiano Certificato. Ciò con lo scopo di offrire un modello di qualità, lo strumento ideale per operare delle scelte personali e consapevoli. Il secondo obiettivo è valorizzare la professionalità degli uomini e delle donne dietro al bancone, dando maggiore risalto al lavoro quotidiano dei baristi e delle bariste e permettendo loro di sottolineare il valore delle proprie scelte orientate alla qualità e al miglior servizio.

Espresso Italiano Day è quindi senza dubbio la manifestazione più importante organizzata dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano. E’ davvero la giornata che compatta l’intera filiera del bar : i torrefattori, i costruttori di attrezzature e i baristi , ponendo in connessione diretta questa filiera con il cliente che tutti i giorni varca la soglia del bar e ordina il caffè.

Il tema di Espresso Italiano Day 2013 è l’Italia dei Caffè. Una complessità affascinante che permette di bere caffè diversi man mano che si percorre la penisola. Siamo perciò davvero lieti di potere mettere a disposizione del grande pubblico questa sorta di atlante del caffè in Italia che speriamo gli permetterà di orientarsi meglio nel panorama nazionale consentendogli di poter trovare con maggiore facilita’ quei bar che propongono una miscela di espresso italiano certificato e che hanno scelto di aderire all’Espresso Italiano Day proprio per valorizzare questa loro scelta.

Siamo convinti che un pubblico più informato e più esigente non potrà che permettere al mercato di crescere in qualità. Un pubblico attento premierà infatti i caffè migliori e i bar che li servono e sarà un giudice inappellabile nei confronti di chi dovesse dimenticarsi di ciò che più conta nella tazza: la qualità .

Dove va il caffè?

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Non c’è convegno in cui non si parli di qualità, ma pochi pensano a definirla, quasi nessuno a misurarla. Così tutti possono dire di fare qualità, ma tale affermazione perde sostanzialmente di valore per quelli che la vogliono fare e per quelli che la fanno veramente. Ecco perché noi cerchiamo di non perdere occasione per misurare la qualità nel modo più realistico: con test sui consumatori e operatori del settore.

Quest’anno durante Coffee Experience, seguendo il metodo Stratus Tasting ormai consolidato in decine di manifestazioni che hanno totalizzato oltre 150.000 test, abbiamo realizzato ben 8.309 valutazioni effettuate da 1.758 persone. Non è solo stata una grande operazione promozionale per le 31 miscele presenti, ma un momento importante per scoprire cosa sta cambiando nel mondo del consumo del caffè.

Tra le cose che emergono da un report di 33 pagine fitto di elaborazioni statistiche possiamo rilevare il sensibile aumento dei giovani che si avvicinano al caffè (+4%), cresce la fiducia nelle certificazioni (+1,2%), cresce la notorietà del marchio Inei (che ha superato il 41%) e dello Iiac (che fa un passo avanti del 3%) nonché il consumo dell’espresso casa (cialde e capsule). Su questo punto, che dimostra una crescita progressiva sui tre anni di Coffee Experience, ci sarebbe da fare una grande riflessione: tra le altre motivazioni, non è che ci sia una delusione del caffè del bar?

Cresce anche la tendenza a non usare lo zucchero (+3% rispetto al 2009). Forse anche per questo c’è una maggiore attenzione al profilo sensoriale, premiando caffè privi di aromi negativi, setosi al palato (e quindi che non manifestano la minima astringenza), magari un pochino più tostati di quelli classici del Nord e un po’ meno rispetto a quelli del Sud.

Una buona notizia c’è anche per tutti i torrefattori e gli operatori del settore che hanno impegnato risorse per la formazione e per rendere il loro stabilimento accogliente: quasi il 30% dei partecipanti a Coffee Experience ha dichiarato che vorrebbe visitare torrefazioni, incontrare produttori e frequentare corsi di assaggio. Questo conferma anche che l’Istituto Nazionale Espresso Italiano sta andando nella giusta direzione con le decine di corsi che organizzano i suoi aderenti e con manifestazioni come "Io bevo espresso" che si svolgerà anche quest’anno a novembre.

Ricerca sul caffè: consumatore più esperto, ora cerca la marca e beve il caffè con meno zucchero

Coffee Experience 2010, il più grande banco di assaggio al mondo, ha emesso i suoi verdetti. E lo ha fatto forte degli oltre 8.000 assaggi (+17% sull’edizione del 2009) svolti a Verona dall’8 al 12 aprile nell’ambito di Agrifood Club, il salone ospitato all’interno di Vinitaly. Migliaia i visitatori da quasi quaranta paesi che hanno visitato il banco di assaggio e passato al vaglio 35 caffè italiani, nell’ambito dell’evento organizzato dal Centro Studi Assaggiatori con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano e dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

Dall’elaborazione dei dati raccolti emerge una tendenza interessante: rispetto al 2009 sono infatti cresciuti i consumatori che affermano di guardare l’insegna dei bar e che cercano una marca conosciuta (3% nel 2009, 4,6% nel 2010). "Si tratta di persone che sfuggono alla semplificazione del ‘100% Arabica’ – ha affermato a tal proposito Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di Analisi sensoriale in università italiane e straniere – Il mondo dei clienti sta  iniziando a concentrarsi sulle specifiche qualità sensoriali e sul brand: la gente comincia a scegliere  il bar in cui entrare in base al caffè servito". Aumenta infatti il numero dei consumatori che affermano di scegliere il caffè in base al proprio gusto (35,2% nel 2009, 37,4% nel 2010). "Si tratta di variazioni percentuali minime che evidenziano un trend che potrebbe avere un forte impatto sul mercato – ha osservato Odello – C’è da considerare che ogni giorno in Italia sono servite circa 70 milioni di tazzine di espresso".

Cambia anche l’atteggiamento nei confronti dello zucchero. Dalla ricerca emerge infatti che sono in aumento le persone che consumano il caffè senza zuccherarlo (30% nel 2009, 32,4% nel 2010), ma anche quelle che lo desiderano macchiato (16,6% nel 2009, 18% nel 2010). "Sono due tendenze che si conciliano, ma da approfondire – ha commentato a tale proposito Odello – I cultori dell’amaro sono tali perché scelgono bene il caffè e quelli del macchiato perché normalmente bevono caffè di qualità minore e lo macchiano nel tentativo di migliorarlo? Potrebbe anche essere che si ricorra al latte semplicemente per evitare l’apporto calorico dello zucchero".

Canada: cliente protesta per il caffè, allontanato a vita dal bar

Ha protestato tre volte perché il caffè gli sembrava bruciato. E per tutta risposta è stato allontanato a vita dal bar. Questa la disavventura di Jimmy Craig in un punto vendita della catena canadese Tim Hortons.

I media canadesi riportano che Craig si era lamentato perché il caffè gli sembrava una brodaglia bruciata. Aveva prima parlato con il responsabile del locale, poi con il titolare. Che, in virtù di una legge locale, gli ha consegnato una lettera con cui lo ha diffidato a rimettere piede nel bar. "Non è questo il modo di trattare la gente", avrebbe commentato il titolare del locale.

(Carlo Odello)

 

Due Americhe, due Italie

di Carlo Odello *

Consumer Reports, che negli Stati Uniti si occupa dal 1936 di test di prodotti destinati al consumo di massa, ha appena testato 37 differenti miscele di caffè di grandi marche presenti sul mercato americano. Nella loro comunicazione si legge:

“Nessuno dei 37 caffè, decaffeinati e no, testati dagli esperti di Consumer Reports ha raggiunto un giudizio di Eccellente o Molto Buono”.

E fin qua tutto a posto, sappiamo che sul mercato americano di massa gira un po’ di tutto, con una spiccata tendenza per la mediocrità (e pure noi, d’altronde, certo non ci facciamo mancare nulla in tal senso). Meno convincente l’affermazione che segue:

“Ad ogni modo, gli amanti del caffè ne possono trovare ancora qualche buona tazza. La Starbucks House Blend e la Green Mountain Signature Nantucket Blend Medium Roast sono in testa al gruppo delle 14 miscele non decaffeinate che hanno ottenuto un giudizio Buono da Consumer Reports. Rispettivamente Al 26% e al 23% , entrambe offrono una buona combinazione di gusto e prezzo. Tutte e due hanno un sapore terroso e legnoso, ma Starbucks è stato valutata come una tostatura più scura da moderatamente amara a molto amara, mentre Green Mountain ha un aroma verde e pulito” (ndr: corsivo mio).

In altre parole, ecco quanto emerge: Starbucks e Green Mountain sanno di terra e legno, ma sono in testa ai caffè testati. Il che ci potrebbe anche stare: potremmo pensare che, nella mediocrità del caffè di massa americano, le due miscele sono comunque le meno peggio. La sorpresa sta nel leggere che il giudizio dato da Consumer Reports è comunque positivo. In altre parole, due difetti imperdonabili come la terra e il legno, sono in fin dei conti tollerati.

E’ questa davvero un’America molto diversa da quella della Third Wave (o siamo già alla Fourth Wave?) e dello specialty coffee che, con qualche stortura, ricercano la qualità totale. E sicuramente distante anni luce dai quegli italiani che, esportando dall’Italia o producendo come figli dell’Italia negli Stati Uniti, continuano a proporre prodotti di alto livello.

Se però ci specchiamo negli Stati Uniti, come amiamo fare, scopriremo che in fin dei conti anche in Italia molti si danno da fare nella mediocrità. E si danno da fare molto attivamente, educando le masse, passatemi l’accezione un po’ retrò del termine, a caffè difettati e deludenti. Una volta tanto non siamo certo secondi agli Stati Uniti.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

Polonia: arriva il sogno americano di Starbucks

dalla corrispondente Elisabetta Wierzchowska *

L’8 aprile è stato inaugurato in una via principale di Varsavia il primo locale della catena Starbucks in Polonia e subito dopo, il 17 aprile, è stata la volta del secondo locale questa volta a Wroclaw, una città di 640.000 abitanti nella Polonia sud-occidentale. Da subito entrambi sono stati presi d’assalto dai giovani, sopratutto allievi delle scuole superiori, che vedono nell’immagine di Starbucks la realizzazione del loro American dream.

Come risulta chiaro dalle interviste i ragazzi considerano questa catena di Seattle un segno positivo della globalizzazione. Molti di loro si accalcano nel locale perché, dichiarano, hanno già conosciuto  Starbucks in viaggi all’estero in Spagna o in Gran Bretagna. L’immagine di tutti questi giovani in fila davanti ai locali sembra ricordare i tempi del comunismo quando nei negozi mancava tutto, anche dei beni di prima importanza. Oggi invece i ragazzi attendono pazientemente il loro turno per potersi accaparrare una tazza con il famoso logo Starbucks.

Molto interessante la valutazione dal  punto di vista sensoriale che i giovani danno dei prodotti di Starbucks messi a confronto con quelli di Coffee Heaven, la catena polacca numero uno nel paese che, lanciata nel 2000, conta oggi in tutto 86 locali localizzati sia in Polonia che in altri paesi dell’Europa Centrale.

I ragazzi intervistati dichiarano di preferire Starbucks rispetto a Coffee Heaven perché è “migliore, meno adulterato, più genuino, si sente più caffè nel caffè”. E’ inoltre molto apprezzato dai giovani il fatto di poter prendere il caffe in una tazza di porcellana e  non di carta, come succede in molti locali di Coffee Heaven, perché ciò fa sentire i consumatori più a loro agio, più a casa loro.

Un aspetto fondamentale da tener presente per capire la preferenza verso Starbucks da parte dei giovani riguarda la loro abitudine ad accompagnare il caffè con 30 o addirittura 40 cl di latte. Starbuks dà la possibilità di scegliersi il tipo di latte da aggiungere: a partire da quello scremato per finire con quello di soia. Questa offerta così ampia è valutata molto positivamente dei ragazzi che amano accompagnare la loro bevanda preferita oltre che col latte anche con lo sciroppo, sopratutto quello di caramello.

E l’espresso? Dichiarano di berlo soltanto quando c’e tanto bisogno di non addormentarsi, solo nei momenti speciali… Molto più volentieri prendono il caffè con il gelato e specialmente il caffè lungo, americano. Insomma ai giovani polacchi piace il caffè con tanto latte e sciroppo, un caffè lanciato da Coffee Heaven negli ultimi anni, ma che ora potrebbe risentire della concorrenza di Starbucks.

* Elisabetta Wierzchowska è biologa, grande appassionata dell’Italia e del suo stile di vita. Nel 1996 con il marito apre  un locale. Nel 2006 inizia a importare e a distribuire caffè italiano, con l’obiettivo di divulgare la cultura del nostro paese in Polonia. E’ inoltre assaggiatrice dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, Espresso Italiano Specialist e panel leader di analisi sensoriale.

Istituto Nazionale Espresso Italiano: rinnovato consiglio, Gianluigi Sora nuovo presidente


L’assemblea dei soci dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, riunitasi a Susegana (TV) il 26 marzo scorso, ha rinnovato il consiglio di amministrazione per il triennio 2009-2011. Il nuovo presidente è Gianluigi Sora (Wega), che sarà affiancato dai vicepresidenti Marco Paladini (Mokarico), presidente uscente, e Stefano Abbo (Costadoro). Nel consiglio siederanno: Barbara Chiassai (Essse Caffè),  Ambrogio Bernasconi (Milani), Renato Bossi (Rancilio Macchine per Caffè), Fausto Devoto (Torrefazione Saturno), Roberto Mazzochel (C.M.A.), Luigi Zecchini (G.I.Fi.Ze), Gerlando Maggiordomo (Jolly Caffè), Mauro Baroni (Torrefazione Caffè Krifi) e Luigi Odello, riconfermato segretario generale.
Gianluigi Sora, 52 anni, ricopre la carica di area manager in Wega, costruttore di macchine per caffè espresso, e opera  in questo settore dal 1976. E’ il quarto presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano dopo Gerlando Maggiordomo, Sergio Guarneri e Marco Paladini.
"Il numero delle aziende aderenti all’Istituto Nazionale Espresso Italiano è cresciuto del 25% nel triennio 2006-2008 – ha dichiarato Sora – La nostra strategia deve puntare ad allargare ulteriormente la base sociale per tutelare ancora con maggiore forza il caffè espresso e il cappuccino, simboli del made in Italy nel mondo. E dobbiamo puntare a coinvolgere maggiormente il pubblico: un consumatore che sa scegliere un caffè di qualità spinge l’intera filiera a produrre meglio ogni giorno".

Espresso Italiano Day 2009: fare cultura sul caffè

Il 17 aprile 2009 sarà Espresso Italiano Day: in più di 3.500 bar selezionati in tutta Italia, l’Istituto Nazionale Espresso Italiano darà in omaggio a chi prenderà il caffè una vademecum da tenere sempre con sè. "Nei bar italiani non è raro trovare degli espresso e dei cappuccini di bassa qualità – ha dichiarato Marco Paladini, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – Più il consumatore saprà riconoscere un buon caffè, più l’intera filiera, dalle torrefazioni ai baristi, saranno stimolati a fare meglio".
Entrando al bar a cosa si deve prestare attenzione in particolar modo? Innanzitutto alla pulizia delle attrezzature: la macchina e il macinino devono essere perfettamente in ordine. "Troppo spesso notiamo attrezzature sporche, le campane dei macinini presentano talvolta una patina giallastra di grasso ossidato, non stupiamoci se poi il caffè saprà di rancido", ha continuato Paladini. Si capisce se il bar lavora bene anche da altri dettagli: per esempio se il barista, quando prepara un espresso, svuota completamente il portafiltri dal caffè già usato: se non lo fa, e rimane quindi della polvere esausta nel portafiltri, l’espresso che scende nella tazzina saprà di cotto e bruciato. E a proposito di tazzina, questa deve essere calda. E’ sbagliato accatastare le tazzine sopra la macchina: vanno messe al massimo su due file. "Si tratta di dettagli apparentemente insignificanti, ma che ci danno la possibilità di valutare la professionalità del barista – ha chiarito Paladini – Ed eventualmente di decidere di cambiare bar".