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Scott Rao alla Mumac Academy: “Cerco la dolcezza nel caffè”

 di Carlo Odello (Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

carlo-odello(1)La vita professionale di Scott Rao si muove tra due estremi: l’underdevelopment e il baked. Due punti critici nella tostatura del caffè che per Rao, e naturalmente per chiunque faccia della qualità la sua missione, suonano come campane a morto. In piena antitesi al leopardiano “il naufragar m’è dolce in questo mare”, e al di là di ogni romantiscimo, l’esperto canadese ha ben chiaro come in tostatura il timone debba essere tenuto saldamente in mano e manovrato con sapienza. Altrimenti il rischio è quello di avere in tazza caffè ancora vegetali, fastidiosamente acidi e astringenti (i cosiddetti underdeveloped) oppure al contrario caffè piatti e scarsamente aromatici (i baked).

Molta della recente lezione di Rao si è sviluppata intorno a questi due concetti, con l’obiettivo dichiarato di ottenere la tazza perfetta, da lui indicata come quella in cui viene esaltata la dolcezza (non ben definita dall’esperto canadese, ma che possiamo immaginare come piena fragranza aromatica). La cifra stilistica di Scott Rao è senza dubbio l’estrema chiarezza e un’indiscutibile onestà intellettuale, già riscontrata nella lettura dei suoi libri. Una lunga esperienza in tostatura, messa al servizio di diverse aziende nel mondo, gli ha fornito molte certezze. Ma Rao non esita a qualificare alcuni suoi punti di vista come intuizioni, in questo senso ponendosi al di fuori di ogni cieco e improduttivo assolutismo.

Il merito di avere portato il professionista canadese in Italia, che oltre che la lezione dedicata alla tostatura ne ha tenuta anche una sul brewing, è di Mumac Academy che si è avvalsa della collaborazione di Ditta Artigianale. Mumac Academy conferma così nuovamente la sua vocazione a essere istituzione al servizio della cultura tecnica e non solo. Una casa comune per i professionisti che trova nella mano del suo direttore Luigi Morello una guida sicura e nel suo staff, a cominciare da Filippo Mazzoni, esecutori precisi e attenti a quelle che sono oggi le esigenze di maggiore formazione del comparto italiano del caffè.

Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy
Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy

Manuel Diaz: il 40% degli Arabica presenta già segni di Robusta, parliamone a Milano il 26 febbraio

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451

 
A Let’s Talk Robusta di dicembre 2013 scorso Ken Davids, figura storica dell’industria specialty nordamericana, aveva osservato come il dogma del 100% Arabica fosse uno dei pochi punti passati indenni nella lunga storia dello specialty coffee. Gli faceva eco Manuel Diaz, illustrando un dato che ha tolto il sonno a più di uno: ben il 40% degli Arabica già presenterebbe tracce più o meno evidenti di patrimonio genetico del Robusta. Una tendenza verso l’ibridazione e la perdita di purezza che può essere letta in molti modi.
 
Manuel Diaz, presidente della Conferenza Internazionale degli Arabica Naturali, consulente Specialty Coffee Association of America (Scaa) e Coffee Quality Institute (Cqi), sarà in Italia per la prima volta il 26 febbraio, su invito di Iiac e Inei, a spiegare in un corso cosa sta succedendo nei paesi di produzione, quali sono le sfide che questi stanno affrontando e che quindi influenzeranno la qualità del nostro espresso in tazza.
 
Tante le domande sul tavolo, a cui Manuel Diaz potrà dare una risposta, in base alla sua lunga esperienza professionale e alla possibilità che ha di tastare il polso della situazione ogni giorno. Domande che riguardano la produzione: dove sono le nuove piantagioni, con quali varietà? Quali i nuovi sistemi di coltivazione? E quali sono le aree dove il caffè sta scomparendo? Quali sono le aree critiche per gli approvvigionamenti? Ma anche quesiti in merito al futuro dell’Arabica: è destinata ad aumentare o a diminuire? E sul Robusta ci sono novità? Più in generale come sta cambiando lavorazione dei naturali e dei lavati? E che futuro hanno i semilavati?
 
Le risposte al corso "Il futuro del caffè: minacce e opportuntà", patrocinato Iiac e Inei, che si terrà presso Coffeeteque by Vibiemme a Cinisello Balsamo (MI) il 26 febbraio.  Per maggior informazioni: Michela Beltrami, michela.beltrami@assaggiatori.com, +39 030 397308.

Festa della mamma: laboratorio creativo per bambini al Mumac

Domenica 11 maggio il MUMAC organizza a Binasco un laboratorio creativo per bambini dai 5 agli 8 anni dal tema "un regalo per la mamma!" che li terrà impegnati dalle 14.30. Le mamme e i papà saranno intanto coinvolti in un corso dedicato al caffè, per scoprirne caratteristiche e curiosità e imparare a degustarlo.

Per informazioni, costi e prenotazioni:
http://mumac.it/porte-aperte-al-mumac-per-mamme-coffee-lovers/

Il MUMAC, museo della macchina del caffè, con sede a pochi chilometri dal centro di Milano, è stato realizzato dal Gruppo Cimbali per celebrare i suoi 100 anni di attività. Il museo contiene la collezione più ricca e completa a livello internazionale di macchine per caffè espresso professionali.

05 Festa della Mamma al MUMAC

Appunti di viaggio di un “Coffeelover”

Riceviamo da Paolo Scimone, Espresso Italiano Trainer Iiac e docente per l’Italian Barista School, questo appassionato resoconto di viaggio. Più volte vi abbiamo narrato su Coffee Taster i nuovi mercati, un po’ con gli occhi del venditore e un po’ con quelli dell’antropologo. Siamo lieti che a farlo ora sia un professionista del bar che conosciamo ormai bene per la sua competenza e la sua grande capacità di trasmetterla.

Carissimi Coffeelovers,
ho un’irrefrenabile voglia di raccontarvi il mio ultimo viaggio. Circa un mese fa ho avuto il piacere di essere contattato da una torrefazione del Nord Italia per tenere un corso a tutto tondo sul mondo del caffè. La destinazione geografica mi entusiasmava, però allo stesso tempo aveva fatto sorgere in me delle perplessità riguardo la comprensione della materia da parte del popolo autoctono, ma soprattutto riguardo il mio ambientamento durante il corso.

Non c’è cosa peggiore di un luogo comune. Vi dico subito che la formazione è andata benissimo. Gli argomenti trattati hanno spaziato dalla pianta del caffè al risultato in tazza, passando per preparazioni tipiche italiane quali espresso, cappuccino e altre ancora. Il corso è durato sei giorni, metà dei partecipanti erano baristi consolidati da sette anni di esperienza dietro al banco, l’altra metà erano pressoché neofiti.

Vi posso assicurare di non aver mai, e ripeto mai, visto in vita mia persone così motivate, umili e attente al lavoro che stavano facendo. La sete di conoscenza che leggevo nei loro occhi era incredibile. Capitava, per vari motivi, che dovessero restare nel training center fino a tarda sera a vedere e provare altri prodotti. Non li ho mai sentiti lamentarsi per gli orari.

Ogni giorno, quando terminavo il corso, loro si fermavano a oltranza a provare e riprovare quello che avevamo visto insieme. Il risultato? Commovente: ho visto fare dei cappuccini spettacolari e degli espressi estratti in maniera impeccabile.

Passiamo all’ospitalità ricevuta: impareggiabile. Mi trattavano come un re e a volte con molto imbarazzo da parte mia. Il cibo assaggiato nei dieci giorni è stato talmente buono da non farmi rimpiangere, in nessun momento, la nostra amata cucina.

Girando per la città ogni tanto lo sguardo veniva spazzato via da "spremute di futuro" allo stato puro. Questa nazione sta crescendo velocissimamente. Appena ti sei reso conto di quanto sia avanzata… eccola già più avanti. Ho la presunzione di credere che questo sia un luogo pieno di risorse per molte aziende in cerca di nuovi mercati. In poche parole: offre opportunità, almeno tante quante sono i suoi chilometri quadrati di estensione e i suoi abitanti. Certo, inutile negare la propensione da parte della popolazione a bere il tè, ma vi assicuro che il consumo di caffè sta crescendo vertiginosamente.

Appena rientrato in Italia, il primo sentimento che mi ha pervaso pervade è la voglia di tornarci.. Forse ho dimenticato di dirvi dove sono stato: a Guangzhou, Cina meridionale.

Paolo "Coffeelover" Scimone

Eletto il nuovo consiglio Iiac. E presto arriveranno il barometro del caffè e un nuovo corso sugli aromi

Il nuovo consiglio d’amministrazione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè ha eletto il suo presidente. Sarà Luigi Odello, professore di Analisi sensoriale in diversi atenei italiani ed esteri e già segretario generale dell’Istituto, a guidare gli assaggiatori di caffè per i prossimi tre anni. Un triennio che si apre con il lancio di una nuova ricerca sulla qualità del caffè al bar. Nei prossimi mesi infatti i soci dell’Istituto, armati di schedine in formato portatile, visiteranno migliaia di bar, ne assaggeranno il caffè e invieranno le loro schede di analisi all’Istituto che provvederà all’elaborazione dei dati.

"Un vero e proprio barometro sulla qualità del caffè – ha commentato Luigi Odello, presidente dell’Istituto – Infatti l’Istituto renderà pubblici i risultati della ricerca con regolarità. Un lavoro che coinvolgerà un gran numero di bar italiani, ma non solo: non dobbiamo dimenticarci che degli oltre 7.000 assaggiatori dell’Istituto ben un decimo sono all’estero".

Ma le novità non si fermano qui: arriverà presto infatti anche un nuovo corso completamente dedicato agli aromi del caffè. "Una giornata completamente dedicata allo studio degli odori del caffè – ha spiegato Odello – Un corso che si avvarrà di una nuova collezione di aromi che abbiamo messo a punto negli ultimi due anni".

Oltre al presidente Luigi Odello, siedono nel consiglio dell’Istituto anche: Fausto Devoto (vicepresidente), Marcos Saña (vicepresidente), Stefano Abbo, Roberto Sala, Manuela Violoni, Gian Paolo Braceschi, Gian Luigi Sora, Giuseppe Battista, Pasquale Madeddu, Carlo Odello, Yumiko Momoi, Darcy Kai Sun, Lorenzo Quaranta, Dmitriy Emshanov, Lino Stoppani, Roberto Zironi. I sindaci sono: Alberto Cobianchi, Giuseppe Principe, Assunta Percuoco, Pierluigi Bosso, Fabio Verona. I probiviri sono: Cristina Dore, Vittorio Ventura, Erik Berglund, Angelo Greggio, Walter Pocobello. L’attività di segreteria è coordinata da Michela Beltrami.

Nuovi moduli avanzati per Master Professional in Analisi Sensoriale e Scienza del Caffè

Si terranno a Brescia dal 6 all’8 giugno 2011 i moduli avanzati del Master Professional in Analisi Sensoriale e Scienza del Caffè. 

Il Master Professional in Analisi Sensoriale e Scienza del Caffè ha per obiettivo fornire, attraverso l’analisi sensoriale, dei criteri e degli strumenti di applicazione pratica per orientare la produzione, lungo tutta la filiera,verso l’ottenimento di un prodotto che dà massimo piacere al consumatore.

Vengono spiegati e illustrati con esercitazioni pratiche gli strumenti per riconoscere attraverso i sensi pregi e difetti in tazza, i modi per ottenere il massimo potenziale sensoriale nell’estrazione al bar, i test di analisi sensoriale per controllare qualità e stabilità del risultato nella produzione, e infine i dati di analisi sensoriale e i relativi test per scegliere rapidamente e con sicurezza scientifica il caffè verde, le modalità di tostatura e di miscelazione. Il tutto nell’ottica di ottenere in tazza il risultato più gradito al consumatore.
Maggiori informazioni: scarica la locandina.

 

Espresso italiano e Nord America: riapriamo la partita

di Carlo Odello *

Da Portland a Vancouver, passando per Seattle. Tre città, tre stati, due nazioni. Ma un unico grande amore per la qualità della vita e per il cibo raffinato. Un amore che si sviluppa in una scelta di ristoranti di altissimo livello, espressione di diverse gastronomie mondiali che in questa fascia si incontrano. Una passione che coinvolge anche il vino con la continua organizzazione di appuntamenti più o meno mondani che portano in queste città le migliori produzioni mondiali.

E un amore viscerale per il caffè. Un’attività fervente che si specchia in migliaia di locali: grandi catene e indipendenti. Sì, proprio così: gli indipendenti, gestiti da imprenditori che in totale autonomia finanziaria hanno deciso di fare del caffè il loro business. E in molti casi quasi una ragione di vita. Gente che ti accoglie nel locale con un orgoglio e un entusiasmo che ti lasciano stupito.

Baristi che non sono finiti dietro un bancone per caso, che hanno fatto una scelta precisa e si sono preparati. Gente pronta a tirare fuori qualche migliaio di dollari per imparare a fare un business plan per il proprio locale, per capire come gestirlo dal punto di vista finanziario, per sviluppare un marketing che gli dia una marcia in più rispetto all’agguerrita concorrenza. Baristi che trattano le attrezzature come oggetti di una liturgia: difficile trovare una macchina sporca, il metallo risplende sempre, le campane dei macinadosatori sono impeccabili, qui non è tutto grasso che cola, direbbe qualcuno.

Ed effettivamente non è davvero tutto grasso che cola. C’è qualcosa che ti lascia un po’ perplesso. Perché se è vero che per scagliare la freccia lontano bisogna tendere bene l’arco, è altrettanto vero che bisogna prendere bene la mira. Nella maggior parte dei locali si ha l’impressione che la ricerca dell’espresso perfetto sia sfociata in un’asta al rialzo. Una gara in cui vince chi riempie di più il filtro. Se non specificate che volete un espresso singolo ve ne arriverà quasi sempre uno doppio, anzi triplo, considerato che è estratto da ben 20 grammi di polvere. La sensazione, come ci confermano alcuni amici canadesi, è che si sia frainteso il concetto di espresso: va bene che deve essere potente ma diceva qualcuno che la potenza è nulla senza controllo. Certo che la maggior parte delle tazze se ne va in cappuccini, lattes, macchiati, mix vari con aggiunta di altrettanto vari sciroppi. Però chi ben comincia è già a metà dell’opera.

E allora ricominciamo, ci siamo detti all’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Insomma, ci siamo detti, vediamo se riusciamo a proporre il verbo dell’espresso italiano in un contesto così complicato. Per questo abbiamo colto al balzo l’invito di Caffè Umbria che da anni lavora nel settore solamente con lo standard italiano. Così con l’aiuto di Pasquale Madeddu, Emanuele Bizzarri e Jesse Sweeney sono nati i primi due corsi di patente di assaggiatore: per la prima volta siamo andati oltreoceano, più precisamente a Vancouver e a Portland.

L’impressione? All’inizio un po’ di difficoltà da parte degli allievi a capire esattamente lo standard italiano, ma alla fine del corso soddisfazione da parte loro per l’esperienza fatta. Gli è stato utile avere ascoltato la viva voce dell’Italia e avere finalmente preso le giuste misure di quello che è davvero un espresso italiano. Perché questo è il bello dell’America: è la terra delle opportunità. Basta saperle cogliere. La porta ora è aperta e qualche strana idea sull’espresso è stata sradicata, almeno nella mente dei nostri primi allievi.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè