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Napoli, il caffè racconta la città

È quello che accade a Napoli. La tradizione partenopea legata al rito della ‘na tazzulella ‘e caffè’ è nota in tutto il mondo. Un rito a cui nessuno rinuncia e che chiunque passi in città non può sottrarsi.
Molti sostengono che il caffè a Napoli sia buono ovunque, e questa è una legittima opinione, ma sicuramente è innegabile che sia un’esperienza dal carattere storico-culturale. Sono diversi, infatti, i bar che raccontano la città, da quelli più antichi e lussuosi a quelli altrettanto vecchi, ma dove si respira la tipica accoglienza napoletana.

Ecco che dal noto Caffè Gambrinus, frequentato dai papi , si va al Bar Cimmino nella zona Chiaia, dal Caffè Principe, quello dei politici, si passa al Bar Nilo, noto per il capello di Maradona conservato come una reliquia in una teca fuori dal bar.

E ce ne sono tanti altri che accompagnano tra le vie e i vicoli del centro e accolgono e raccontano con il costume del caffè l’anima della città.

 

Caffè River per l’Uganda

Un altro progetto importante vede coinvolta l’azienda Caffè River per la promozione della cultura del caffè. Il giorno 7 settembre infatti, presso il Coffee O’Clock di Arezzo, interverrà Rashida Nakabuga, rappresentante di NUCAFE, l’associazione di coltivatori di caffè dell’Uganda.

Caffè River e NUCAFE sono partner nel progetto Omukwano, che significa “amicizia”. Hanno infatti come fine comune quello di sostenere l’emancipazione degli agricoltori con prezzi più alti, il supporto finanziario, garanzie e flessibilità; inoltre lavorano insieme allo scopo di ottenere un caffè di qualità molto più elevata rispetto agli standard consueti.

Durante l’incontro Rashida Nakabuga risponderà alle domande e alle curiosità dei presenti sul caffè Omukwano. L’evento avrà luogo al Coffee O’Clock, in Corso Italia 184, dalle ore 10,30 alle ore 12,30. L’ingresso è libero.

Per maggiori informazioni:
www.nucafe.orgwww.omukwano.com

Coffee O’Clock
Corso Italia, 184
52100 Arezzo
T. +39 0575 333067
info@coffeeoclock.com
coffeeoclock.com

 

Gli inglesi alla ricerca di caffè migliori

Come sta evolvendo il mercato del caffè nel Regno Unito? L’abbiamo chiesto a Simon Speed Andrews, responsabile della formazione per Miko Coffee.

Qual è la situazione del mercato del caffè nel Regno Unito?

Il mercato del caffè non ha una connotazione precisa, siamo sempre stati ispirati dalla cultura italiana, ma serviamo un prodotto molto più simile allo stile americano con influenze provenienti dall’Australia e dai Paesi Bassi. Il fenomeno Starbucks dell’inizio degli anni ’90 ha fatto capitolare la diffusione e l’espansione dei bar. Il problema è dovuto al fatto che noi beviamo bevande a base di caffè ma il caffè non è sempre stato il criterio principale per giudicare se un prodotto fosse buono o meno. A ogni modo la cultura adesso sta cambiando e i consumatori sono alla ricerca di caffè di buona qualità e l’elemento “espresso” sta diventando molto importante.

Qual è il livello generale di cultura dell’espresso nel Regno Unito?

La cultura dell’espresso di per sè non è visibile. Credo che in parte sia dovuto al fenomeno Starbucks, rafforzato dai professionisti australiani che lavorano nel settore del caffè, che ha spostato l’attenzione verso miscele di qualità tostate artigianalmente. L’attenzione è sì sull’espresso, ma purtroppo ancora più sulle monorigini Arabica 100% piuttosto che sulle buone miscele.

Qual è il futuro del mercato dell’espresso nel Regno Unito e cosa pensi che si potrebbe fare?

Il futuro dell’espresso è molto positivo, anche se per cambiare la cultura dobbiamo focalizzarci di più sull’espresso e formare non solo le aziende del settore ma anche il pubblico, tanto in termini di benefici che una miscela di qualità può dare che di come si prepara correttamente un espresso.
Sfortunatamente viene data ancora poca attenzione al caffè da parte dei bar o di chi lo serve. Una mancanza di conoscenza su come preparare un buon espresso ha portato a quello che possiamo solo descrivere nei casi migliori come un’esperienza mediocre, nei casi peggiori niente più che un povero assaggio privo di aromi.