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Napoli, il caffè racconta la città

È quello che accade a Napoli. La tradizione partenopea legata al rito della ‘na tazzulella ‘e caffè’ è nota in tutto il mondo. Un rito a cui nessuno rinuncia e che chiunque passi in città non può sottrarsi.
Molti sostengono che il caffè a Napoli sia buono ovunque, e questa è una legittima opinione, ma sicuramente è innegabile che sia un’esperienza dal carattere storico-culturale. Sono diversi, infatti, i bar che raccontano la città, da quelli più antichi e lussuosi a quelli altrettanto vecchi, ma dove si respira la tipica accoglienza napoletana.

Ecco che dal noto Caffè Gambrinus, frequentato dai papi , si va al Bar Cimmino nella zona Chiaia, dal Caffè Principe, quello dei politici, si passa al Bar Nilo, noto per il capello di Maradona conservato come una reliquia in una teca fuori dal bar.

E ce ne sono tanti altri che accompagnano tra le vie e i vicoli del centro e accolgono e raccontano con il costume del caffè l’anima della città.

 

Espresso italiano all’estero: la formazione ci salverà

di Carlo Odello *

Qualcuno crede ancora che solo per il fatto di essere italiani siamo titolati a parlare di caffè espresso con maggiore autorevolezza di altri. E’ un pensiero confortante in cui molti si cullano. Eppure non è la realtà, almeno su alcuni mercati tanto ambiti proprio da noi italiani.

Prendiamo il Giappone. Paese che adora l’Italia e i suoi prodotti: il cibo, il vino, la moda, la sua storia (perché anche la storia è un prodotto da vendere con un marketing adeguato, chissà che prima o poi qualcuno dei nostri politici se ne accorga). L’espresso italiano parte quindi in vantaggio rispetto ad altri prodotti. Eppure nessuno creda che essere italiani sia condizione sufficiente per vendere caffè nel paese del sol levante. I giapponesi sono compratori attenti: la selezione dei prodotti è accuratissima, lunga e macchinosa. Però una volta effettuata la selezione, la fedeltà è totale, a meno che il fornitore stesso non si dimostri inaffidabile.

Prendiamo gli Stati Uniti, che hanno ormai un mercato interno molto forte con migliaia di torrefattori. Lo specialty coffee e la cosiddetta Third Wave la fanno da padroni. E la West Coast, da Portland a Vancouver passando per la mitica Seattle, è una roccaforte dell’espresso made in USA (ma per fortuna non mancano le eccezioni come Caffè Umbria che ostinatamente e con successo continua a proporre la tradizione dell’espresso all’italiana). Diciamocelo francamente: agli americani l’espresso italiano interessa relativamente.

Qual è la via per approcciare tanto il mercato giapponese che quello americano? La formazione. I giapponesi vogliono certezze non mezze verità. Vogliono gli strumenti per valutare la qualità. Per questo apprezzano i corsi di assaggio dell’espresso italiano. Agli americani l’espresso va venduto: per questo sono importanti i momenti di formazione, per spiegare loro il senso dei nostri sette grammi per tazza, della nostra estrazione a 25 millilitri, la centralità della miscela e via dicendo.

Recentemente un mio allievo, un celebrity barista, mi ha detto in California: il corso di assaggio del caffè mi ha aperto gli occhi su come voi italiani intendete l’espresso. Dobbiamo aprirne ancora tanti di occhi. E solo la formazione è reale passaggio di cultura e di esperienza. Il resto, lasciatevelo dire da un uomo di comunicazione, è importante ma non ha la stessa potenza.

P.S. A proposito di formazione: dal 18 al 20 maggio a Brescia ci sono i corsi avanzati dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

Espresso Italiano Day 2009: fare cultura sul caffè

Il 17 aprile 2009 sarà Espresso Italiano Day: in più di 3.500 bar selezionati in tutta Italia, l’Istituto Nazionale Espresso Italiano darà in omaggio a chi prenderà il caffè una vademecum da tenere sempre con sè. "Nei bar italiani non è raro trovare degli espresso e dei cappuccini di bassa qualità – ha dichiarato Marco Paladini, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – Più il consumatore saprà riconoscere un buon caffè, più l’intera filiera, dalle torrefazioni ai baristi, saranno stimolati a fare meglio".
Entrando al bar a cosa si deve prestare attenzione in particolar modo? Innanzitutto alla pulizia delle attrezzature: la macchina e il macinino devono essere perfettamente in ordine. "Troppo spesso notiamo attrezzature sporche, le campane dei macinini presentano talvolta una patina giallastra di grasso ossidato, non stupiamoci se poi il caffè saprà di rancido", ha continuato Paladini. Si capisce se il bar lavora bene anche da altri dettagli: per esempio se il barista, quando prepara un espresso, svuota completamente il portafiltri dal caffè già usato: se non lo fa, e rimane quindi della polvere esausta nel portafiltri, l’espresso che scende nella tazzina saprà di cotto e bruciato. E a proposito di tazzina, questa deve essere calda. E’ sbagliato accatastare le tazzine sopra la macchina: vanno messe al massimo su due file. "Si tratta di dettagli apparentemente insignificanti, ma che ci danno la possibilità di valutare la professionalità del barista – ha chiarito Paladini – Ed eventualmente di decidere di cambiare bar".

Coffee Experience: nella più grande fiera del vino al mondo arriva il banco di assaggio del caffè

Dal 2 al 6 aprile all’interno di Vinitaly, la più importante fiera del vino al mondo, approda per la prima volta il banco di assaggio del caffè. Coffee Experience, questo il nome del banco di assaggio, sarà ospitato nell’area Agrifood Club e proporrà ai visitatori miscele e monorigini per espresso e per moka.

Coffee Experience sarà organizzato da Veronafiere in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori e godrà del patrocinio dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Una vetrina che darà grande visibilità al caffè in una manifestazione che vanta ogni anno oltre 150.000 visitatori, operatori soprattutto del canale Horeca, di cui 45.000 stranieri, e oltre 2.000 giornalisti accreditati.

A Coffee Experience i visitatori potranno assaggiare miscele e monorigini con una scheda d’assaggio specifica. Le schede saranno raccolte ed elaborate e ogni produttore riceverà successivamente il posizionamento del proprio prodotto. Un banco d’assaggio con un doppio scopo quindi: da una parte portare ancora maggiore visibilità al caffè e sostenere la divulgazione della cultura sul prodotto, dall’altra fornire alle aziende dati di ricerca per monitorare il proprio mercato.

Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione a “Coffee Experience”: tel. 030 397308, michela.beltrami@assaggiatori.com.