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Paolo Nadalet, neo-presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei): prioritario per il nostro caffè uscire dai confini

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451Paolo Nadalet, amministratore delegato del gruppo Cma Wega, aziende di macchine per caffè, è il nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Succede quindi a Luigi Zecchini alla guida dell’associazione che tutela la qualità dell’espresso italiano tramite la certificazione sensoriale e che conta 35 aziende associate (circa 700 milioni di euro di fattura aggregato).

Paolo Nadalet, 50 anni, sposato con due figli, laureato in economia, ha ricoperto posizioni da dirigente nel settore food e da 15 anni è nel coffee business. “Ringrazio il presidente uscente Luigi Zecchini che mi consegna un’associazione vitale e con voglia di lavorare sul lungo periodo – ha dichiarato Nadalet – Il mercato del caffè in Italia è in una fase di stagnazione e ciò rappresenta una minaccia per la nostra intera filiera. Questo impone a Inei di lavorare su due fronti: quello interno per presidiare il mercato italiano, aiutandolo a combattere la crisi senza perdere di vista la qualità, e quello esterno per portare all’estero il patrimonio del caffè made in Italy e il suo stile di vita”.

Sono stati inoltre nominati i due vicepresidenti dell’Inei, entrambi consiglieri di lungo corso: Renato Bossi (Europe Sales Director di Rancilio Group) e Barbara Chiassai (Responsabile Qualità Ambiente Sicurezza e Risorse Umane di Essse Caffè). Confermato Luigi Odello in veste di segretario generale.

Lo Iiac torna in Serbia con Espresso Italiano Experience

2014-06 IVAN ABRAMOLo Iiac torna in Serbia grazie a Ivan Abramo, Espresso Italiano Trainer che organizzerà a Kragujevac il 10 luglio 2014 il primo seminario Espresso Italiano Experience.

Nella cornice di quello che è stato premiato come il più bell’hotel dei Balcani, Ivan Abramo introdurrà i partecipanti, professionisti serbi dell’HoReCa, all’analisi sensoriale dell’espresso italiano.

Tutto ciò con il solito unico obiettivo di fornire loro gli strumenti per valutare e apprezzare i caffè italiani di qualità, discriminandoli da quelli che purtroppo di italiano hanno solo il nome.

Per maggiori informazioni è a disposizione la locandina.

La vincitrice di Espresso Italiano Champion a Taiwan: “Amo l’espresso italiano e grazie all’analisi sensoriale dello Iiac ora lo capisco bene”

È Fan Szu Ting, giovane barista di 25 anni, la vincitrice della tappa di Espresso Italiano Champion a Taiwan. La vincitrice racconta la sua passione per l’espresso italiano in questa intervista, che è anche un modo per capire come vivono la professione le nuove leve a Taiwan e, più in generale, in Asia. Un’area del mondo a cui piace l’espresso italiano, un’area dove lo Iiac continua a lavorare in collaborazione con Iiac Japan, Iiak Korea e, naturalmente, Iiac Taiwan (e non solo).

eic taiwan

Quando hai iniziato a lavorare come barista?
Ho cominciato quando ero all’università, lavoravo come barista al bar Amazing 63 a Taichung, il cui proprietario Tsai Hsien-Cheng era pazzo per il caffè: condivideva con me i suoi pensieri su questa bevanda e così piano piano mi sono innamorata del caffè anch’io. Quando mi sono laureata mi ha presentato al bar Caffè 5160, lì ho iniziato a conoscere sempre meglio il vero caffè italiano. Il signor Yen Jing Yuan mi ha insegnato tantissimo sul caffè e mi ha fatto conoscere lo Iiac: grazie all’approfondimento e alla formazione dell’Istituto sono in grado ora di lavorare con sicurezza a livello sensoriale, con l’obiettivo di diventare indipendente.

Cosa ti piace del tuo lavoro?
Come barista mi piace guardare i clienti che prendono il caffè che gli preparo: si vede dal loro volto se lavoro bene. Mi piace anche consigliarli sui diversi prodotti che abbiamo in vendita al bar. E poi mi impegno molto a promuovere la formazione sul caffè: la condivisione di quanto apprendo ai corsi è fondamentale per me, una sfida per confrontare quanto so e quanto ancora devo imparare per migliorarmi sul lavoro ogni giorno.

E del caffè italiano cosa ti piace?
È molto speciale perché ogni regione ha un suo profilo: mi affascina soprattutto la componente aromatica del prodotto. È un peccato che l’espresso in purezza ancora non sia apprezzato da molti fuori dall’Italia, ma lavoro tutti i giorni per farlo scoprire e per fare appassionare i clienti. È vero che la maggior parte dell’attività dei bar a Taiwan è basata sulle bevande in cui l’espresso è solo un ingrediente, e quindi lavoriamo moltissimo con il latte, ma la base deve sempre essere un espresso perfetto. Potremmo poi utilizzarlo in modi diversi e così facendo fare innamorare i nostri clienti della piccola tazzina.

Cosa ti ha dato la formazione dello Iiac?
Mi ha fornito la competenza sensoriale corretta per capire il prodotto. Oggi sono in grado di cogliere gli odori positivi e negativi di un espresso italiano e capirne quindi la reale qualità. In generale i corsi Iiac mi hanno aiutato a dare un caffè davvero migliore ai miei clienti.

(Testo raccolto da Carlo Odello con la traduzione di Raffaele Hsu).

Ecco su YouTube il servizio sulla tappa taiwanese di Espresso Italiano Champion

Grandi cuochi e creatori di miscele

di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Luigi_OdelloÈ Alan Wong, con un patrimonio di circa 800 milioni di euro, il cuoco più ricco del mondo, da quanto si legge in una classifica comparsa su Huffington Post. Ne seguono altri 20, nessuno di questi è in Italia. Non molto meglio il nostro Paese emerge dalla classifica dei primi 50 cuochi del mondo uscita lo scorso anno ad Aprile. Gli italiani occupano posizioni di coda. Qualcuno ha detto che è dovuto al forte attaccamento alla tradizione dei nostri chef che impedisce loro di essere creativi.
Eppure la cucina italiana è una delle migliori del mondo, se non la migliore.

Facciamo un parallelo con il settore della torrefazione, dove ultimamente si registrano delle new entry che si propongono come innovatori. Non hanno trascorso una vita vicino a una tostatrice, non possono vantare un patrimonio di esperienza, ma per loro questo è un dettaglio di secondaria importanza. La figura di un Alan Wong nel mondo dei torrefattori manca ancora, mentre nel mondo del vino qualcosa che gli somiglia c’è. Quindi c’è la possibilità di farsi strada diventando artisti del caffè. E può darsi che ci riescano, proponendo stranezze per acquisire visibilità. Noi glielo auguriamo, ma siamo sempre più convinti che le miscele italiane, quando si tratta di espresso, siano tra le migliori del mondo, o forse le migliori. E a renderle tali è proprio la tradizione, tramandata in modo silente, governata dalla passione e dal buon senso.

Provinatore

 

Gli assaggiatori di caffè rafforzano la propria presenza in Asia con l’apertura delle sezioni in Corea e a Taiwan

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) apre le nuove sezioni coreane e taiwanesi che diffonderanno la cultura del caffè made in Italy. Si aggiungono alla sezione giapponese già attiva da sei anni.

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), che da più di vent’anni si dedica all’assaggio dell’espresso italiano collaborando attivamente alla sua tutela con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano, rafforza la sua presenza in Asia con l’apertura delle nuove sezioni in Corea e a Taiwan.

Negli ultimi due anni l’attività didattica e di divulgazione dell’Istituto in questi paesi ha conosciuto una crescita decisa supportata dai propri assaggiatori in loco. Oggi operano nell’area ben 38 Espresso Italiano Trainer, docenti che hanno il compito di diffondere la cultura dell’espresso italiano attraverso una costante attività formativa. A questi si affiancano i docenti italiani che regolarmente tengono a Seoul e a Taichung corsi di analisi sensoriale.

“La creazione delle sezioni in Corea e a Taiwan garantirà a questi due paesi una maggiore autonomia organizzativa e costituirà quindi un ulteriore passo in avanti nella nostra azione – ha commentato Luigi Odello, presidente dello Iiac – Queste due nuove sezioni vanno ad aggiungersi a quella giapponese di Tokyo, attiva ormai da sei anni, rafforzando così il network che solo in Asia comprende quasi 700 assaggiatori, molti dei quali sono ormai a un livello di formazione avanzata”.

IICT Asia

 

Non siamo capaci di copiare

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Un tempo ci si lamentava dei Giapponesi, dicendo che sapessero fare copie perfette migliorando addirittura l’originale (ora lo stesso si dice dei cinesi). Per contro gli Italiani sono noti per la loro creatività, tanto che non riescono neppure a fare copie perfette di quello che fanno usualmente. Di certo non sanno copiare.

La conferma l’abbiamo avuta, nel caso ce ne fosse bisogno, in un test svolto recentemente su caffè in cui un’azienda italiana ha cercato di emulare un produttore straniero con preparazioni particolari. Mediamente i risultati dell’azienda italiana sono stati inferiori a quelli del torrefattore estero.

La cosa fa riflettere. Quale sarà il nostro destino se invece di difendere l’Espresso Italiano facendolo sempre meglio ci mettiamo a rincorrere business dove gli altri vantano decine di anni di esperienza?

Nella realtà ci sono segnali forti che noi stiamo svilendo l’Espresso Italiano. Lungi da qualsiasi generalizzazione, ma nel momento in cui non difendiamo più la qualità della miscela – e per renderci conto di questo basta dare un’occhiata alle importazioni di caffè verde – noi mettiamo un’ipoteca sull’insuccesso. E quando le torrefazioni abdicano in favore di terzi la formulazione della miscela o comunque prendono scorciatoie produttive per risparmiare, o presto o tardi, gli effetti nefasti si renderanno evidenti.

Senza contare che la rinuncia alla qualità agisce sull’orgoglio, sulla sicurezza e quindi sull’efficacia dell’argomentazione quando si va a vendere. A questo non si pensa mai o comunque si pensa troppo poco. Il torrefattore che è convinto della sua qualità potrà infatti apparire supponente, ma trasferisce ai collaboratori la migliore arma mai messa a punto per controbattere alla richiesta di sconti e per motivarli nella ricerca di nuovi clienti.

La salvezza dell’Espresso Italiano sta nel farlo sempre meglio, nel garantire al consumatore un piacere unico fatto di percezione sensoriale amplificata dal sapere di consumare l’espressione autentica di un territorio.  E’ di questi giorni la notizia del notevole successo che sta avendo l’esportazione del vino, nonostante la crisi. Ma il vino il vino italiano ha fatto tesoro del tragico evento metanolo e da allora non ha più ceduto alla chimera dei guadagni facili in carenza di qualità. Non è che il caffè stia percorrendo la strada contraria? Dando un occhiata alle miscele che prendono la via dell’estero e alle probabilità che ha un turista di incappare in un espresso scadente il sospetto ci attanaglia.