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Iiac: il futuro della formazione è già presente

Ibrida, continua, corale: parole che identificano il futuro della formazione non solo nel campo delle associazioni e delle company academy, ma dell’intero sistema in cui si muoveranno le società avanzate. Parole che necessitano di essere spiegate.
L’innovazione nella didattica di Iiac mira ad allargare la possibilità di erogazione della formazione nel campo dell’analisi sensoriale del caffè, fondamentale per la crescita del settore, portandola su un nuovo piano modale che tiene conto delle mutate caratteristiche degli allievi, della necessità di renderla più accessibile geograficamente ed economicamente, ma senza rinunciare alla scientificità che da sempre la distingue. Anzi, tutta l’operazione è volta a creare una formazione continua incentivata dagli stessi allievi e dalla possibilità di espressione delle loro esigenze. Una scuola che stimola a imparare, un ambito in cui trova sviluppo la ricerca.

Per saperne di più, è possibile leggere l’intero servizio su L’Assaggio 80 in distribuzione a dicembre. Per ricevere gratuitamente il numero in pdf potete iscrivervi tramite il seguente link.

Tasting Coffee: ciò che non avreste mai pensato dell’assaggio del caffè

Non fatevi cattive idee, ma rendetevi conto che il professor Liberman non è uno dei nostri, vale a dire che non è un arido tecnico come chi sta scrivendo. Oggi professore emerito dell’Università dell’Oregon, è un umanista esperto in etnometodologia, comunicazione interculturale, relazioni razziali e fenomenologia sociale che ha vissuto un paio d’anni tra gli aborigeni dell’Australia e quattro anni in monasteri tibetani. Non contate quindi di trovare sul suo libro nozioni di sensomica, grafici dell’analisi delle corrispondenze e roba simile, ma apprezzate la sottile disamina che corre lungo i suoi discorsi per trattare dell’oggettività della scienza sensoriale del caffè. Per essere più esaustivi riprendiamo i titoli dei 14 capitoli che compongono quest’opera unica nel suo genere:

Parte I: La storia della fornitura del caffè
Una breve storia del caffè
La catena di produzione del caffè

Parte II: L’oggettività e le sue fatiche
Basi storiche ed epistemologiche dell’oggettività
Entrare in contatto con l’oggetto
La natura dinamica del caffè

Parte III: La degustazione e le sue fatiche
Pratiche comuni di degustazione
Sulle Fincas e con gli esportatori: raccolta, lavorazione, miscelazione
Una tavolozza per il palato: utilizzare i descrittori del gusto per trovare il sapore
Degustazione professionale
Degustazione per Eccellenza
Importatori, torrefattori, miti e marketer
Alcune pratiche scoperte dei bevitori di caffè laici (con Giolo Fele)

Parte IV: La scienza e le sue fatiche
Scienza e pratiche oggettive
Una critica scientifica delle pratiche scientifiche

Appendice: Esempi di programmi di degustazione

Autori: Kenneth Liberman
Editore: SUNY Press
Lingua: inglese
Formato: 15,5 x 23,5 cm
Pagine: 502

Fare formazione sul caffè in Sud Italia. Lo sguardo dei soci Inei per Mixer

Come fare formazione sul caffè in Sud Italia? Lo ha chiesto Mixer a Fausta Colosimo, Managing Director di Cesare Trucillo Spa, socio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Al cuore della diffusione della cultura del caffè devono  esserci le aziende. Queste saranno le promotrici della trasformazione.

 
Per leggere l’intervista pubblicata sul numero di marzo 2017 di Mixer clicca qui.
 

Il costruttivismo e i nuovi percorsi formativi Iiac

Nell’ultimo quarto di secolo le aule, tanto quelle delle università, quanto quelle della formazione professionale, sono cambiate radicalmente. Il docente ha un nuovo “padrone”, un allievo molto diverso da quello della generazione precedente: più pigro, meno portato al ragionamento, più sensibile ai disturbi ambientali, fortemente ludico, meno diligente, ma più emulativo. Come se non bastasse le nuove aule presentano una minore omogeneità rispetto a un tempo. 

Lo racconterà Luigi Odello Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè l’8 aprile durante Espresso Italiano verso nuove conquiste, sotto il segno della qualità, il workshop organizzato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano e dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

Nel mondo del caffè l’offerta formativa si è dilatata a dismisura, tanto che oggi difficilmente s’incontra una torrefazione, anche piccola, che non tenga corsi sul caffè e sulla caffetteria. È un fenomeno molto interessante perché sensibilizza gli operatori del settore offrendo i primi rudimenti in materia, ma per larga parte è gestito da persone che sanno poco di formazione e quindi soggiacciono alle richieste degli allievi: meno espresso e più magia, meno studio e più attestati.
 
Lo Iiac, primo in Italia tra le organizzazioni aperte, si è mosso quasi controcorrente rispetto a tali logiche, diventando sempre più scientifico, tecnologico, professionale e coerente (sempre e solo analisi sensoriale). Si è sempre più focalizzato sull’espresso italiano portandolo nel mondo, ha completato i percorsi formativi attraverso il Master in analisi sensoriale e scienza del caffè e si è prodigato nella formazione continua degli associati anche attraverso concorsi quali International Coffee Tasting, Espresso Italiano Champion, Best Coffee Taster.
 
Tutto questo si è rivelato premiante, tanto che con la chiusura dell’esercizio 2015 il totalizzatore degli allievi ha superato quota 10.000 facendo registrare la presenza dell’Istituto in 40 paesi del mondo. Abbiamo fatto un’ampia di divulgazione all’estero e oggi siamo presenti con quattro sedi in altrettanti paesi asiatici: Giappone, Corea, Taiwan, Cina. E possiamo contare su quasi 200 Espresso Italiano Trainer sparsi in una quindicina di paesi del mondo.
 
​​Proprio per continuare sulla via del successo tenendo conto del cambio radicale dell’ambiente, Iiac ha iniziato una revisione dei percorsi formativi partendo dalla base, dal corso di patente. Abbracciando sempre più il costruttivismo, metodo davvero difficile per i docenti che non sono più solamente i depositari della conoscenza, ma diventano dei veri facilitatori formativi (è stato cambiato l’assetto del corso) sono stati realizzati nuovi supporti didattici e presto vedrà la luce anche il nuovo libro di testo.
 
Il workshop si svolgerà a Milano presso Nctm Studio Legale Associato, in via Agnello 12, il giorno 8 aprile 2016 alle ore 9:00.
Per motivi organizzativi e di sicurezza è necessaria la preregistrazione al link http://goo.gl/forms/z6K5gsSoLn da eseguirsi entro il 25 marzo 2016.
 

Iiac arriva in Bulgaria con il suo corso di patente

 La formazione Iiac arriva in Bulgaria grazie a Baristo University. La scuola voluta da Enco Vending, azienda di rilievo nel settore del caffè in Bulgaria e importatore di Rancilio, ha infatti voluto inaugurare la propria aula di formazione con il corso Espresso Italiano Tasting che si è tenuto a Sofia il 16 febbraio scorso.

L’analisi sensoriale dell’espresso italiano quindi al centro della scena della capitale bulgara. “La Bulgaria è un paese amante dell’espresso, che viene bevuto in un modo molto simile al nostro – ha raccontato Carlo Odello, consigliere e docente dello Iiac – In questo senso si prediligono miscele con tostature piene, caratterizzate dalle note del tostato e del pane, sicuramente più vicine alla tradizione del caffè alla turca così forte in Bulgaria”.

 

In tutta Italia il concorso che premia il miglior assaggiatore di caffè del 2015

È ripartito Best Coffee Taster, il campionato dedicato a tutti coloro che vogliono sfidarsi a suon di tazzine di espresso e dimostrare la propria capacità nell’assaggio. Si sono già svolte le due prime gare, una a Roma, ospitata da Torrefazione Paranà e una a Treviso, ospitata dal gruppo Wega Cma. In entrambe hanno vinto due donne e la classifica provvisoria, aggiornata dopo ogni tappa del campionato, è guidata proprio da una di loro, Barbara dal Pos.

La gara è semplice: è chiesto ai concorrenti di assaggiare quattro caffè utilizzando una scheda. Un programma calcola poi il punteggio per ogni concorrente e stila la classifica. Un assaggio complesso in cui si entra nel dettaglio di ogni espresso e in cui il concorrente deve brillare per coerenza, capacità di cogliere i dettagli di ogni singolo caffè e capacità di lavorare in gruppo.

“È quindi non solo una gara, ma soprattutto un momento di crescita personale – ha commentato Luigi Odello, presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) – Spesso si pensa che gli assaggiatori più bravi siano super-dotati ma in verità sono persone con grande esperienza alle spalle, profonda passione e curiosità per il caffè e ottima padronanza dello strumento di lavoro: la scheda di assaggio”.

Caratteristiche che hanno portato Cristian Donato a conquistare il titolo di Best Coffee Taster nel 2014. Il suo segreto per assaggiare il caffè? “Io di solito mi riferisco al profilo sensoriale dell’Espresso Italiano Certificato stabilito dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano – ha risposto Donato – È il mio riferimento per capire se la miscela che sto assaggiando abbia il giusto equilibrio, la mia garanzia di dare la valutazione giusta”.

Le prossime gare si terranno da aprile a novembre a Bologna (quattro date), Alessandria, Varese, Modena, Sondrio, Torino, Firenze, Savona, Salerno. Le gare sono aperte a tutti: per i contatti degli organizzatori consultare www.assaggiatoricaffe.org

Manuel Diaz: il 40% degli Arabica presenta già segni di Robusta, parliamone a Milano il 26 febbraio

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451

 
A Let’s Talk Robusta di dicembre 2013 scorso Ken Davids, figura storica dell’industria specialty nordamericana, aveva osservato come il dogma del 100% Arabica fosse uno dei pochi punti passati indenni nella lunga storia dello specialty coffee. Gli faceva eco Manuel Diaz, illustrando un dato che ha tolto il sonno a più di uno: ben il 40% degli Arabica già presenterebbe tracce più o meno evidenti di patrimonio genetico del Robusta. Una tendenza verso l’ibridazione e la perdita di purezza che può essere letta in molti modi.
 
Manuel Diaz, presidente della Conferenza Internazionale degli Arabica Naturali, consulente Specialty Coffee Association of America (Scaa) e Coffee Quality Institute (Cqi), sarà in Italia per la prima volta il 26 febbraio, su invito di Iiac e Inei, a spiegare in un corso cosa sta succedendo nei paesi di produzione, quali sono le sfide che questi stanno affrontando e che quindi influenzeranno la qualità del nostro espresso in tazza.
 
Tante le domande sul tavolo, a cui Manuel Diaz potrà dare una risposta, in base alla sua lunga esperienza professionale e alla possibilità che ha di tastare il polso della situazione ogni giorno. Domande che riguardano la produzione: dove sono le nuove piantagioni, con quali varietà? Quali i nuovi sistemi di coltivazione? E quali sono le aree dove il caffè sta scomparendo? Quali sono le aree critiche per gli approvvigionamenti? Ma anche quesiti in merito al futuro dell’Arabica: è destinata ad aumentare o a diminuire? E sul Robusta ci sono novità? Più in generale come sta cambiando lavorazione dei naturali e dei lavati? E che futuro hanno i semilavati?
 
Le risposte al corso "Il futuro del caffè: minacce e opportuntà", patrocinato Iiac e Inei, che si terrà presso Coffeeteque by Vibiemme a Cinisello Balsamo (MI) il 26 febbraio.  Per maggior informazioni: Michela Beltrami, michela.beltrami@assaggiatori.com, +39 030 397308.

Il futuro del caffè: Manuel Diaz a Milano il 26 febbraio parla delle minacce e delle opportunità

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451

Nessuno può rispondere alle domande di più stringente attualità sul caffè se non chi davvero lavora tutto l’anno nelle piantagioni. Abbiamo chiesto a Manuel Diaz, presidente della Conferenza Internazionale degli Arabica Naturali, di venire a spiegarci cosa sta succedendo nei paesi di produzione, quali sono le sfide che questi stanno affrontando e che quindi influenzeranno la qualità del nostro espresso in tazza.
  
Tante le domande sul tavolo, a cui Manuel Diaz potrà dare una risposta, in base alla sua lunga esperienza professionale e alla possibilità che ha di tastare il polso della situazione ogni giorno. Domande che riguardano la produzione: dove sono le nuove piantagioni, con quali varietà? Quali i nuovi sistemi di coltivazione? E quali sono le aree dove il caffè sta scomparendo? Quali sono le aree critiche per gli approvvigionamenti? Ma anche quesiti in merito al futuro dell’Arabica: è destinata ad aumentare o a diminuire? E sul Robusta ci sono novità? Più in generale come sta cambiando lavorazione dei naturali e dei lavati? E che futuro hanno i semilavati?
 
Il corso si terrà presso Coffeeteque by Vibiemme a Cinisello Balsamo (MB) il 26 febbraio.  Per maggior informazioni: Michela Beltrami, michela.beltrami@assaggiatori.com, +39 030 397308.

Caffè italiano ed export: il punto di forza resta la sua regionalità

 Apre a Rimini la fiera della Specialty Coffee Association of Europe (Scae). Gli assaggiatori italiani invitati a spiegare come degustare il nostro caffè e le sue caratteristiche così legate al territorio 

 
Apre a Rimini martedì 10 giugno World of Coffee, la fiera della Specialty Coffee Association of Europe (Scae). Una cornice che porrà a confronto le diverse tradizioni del caffè, dall’espresso all’italiana a quello reinterpretato dalle nuove correnti nel mondo. In questo contesto l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) avrà il compito di spiegare in un seminario le modalità di assaggio del nostro caffè.
 
“Nel seminario che terremo il 10 giugno illustreremo a una platea di italiani e stranieri come noi italiani assaggiamo e valutiamo l’espresso al bar – ha dichiarato Luigi Odello, presidente Iiac e professore di analisi sensoriale in diverse università italiane e straniere – E’ lo stesso metodo adottato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano per la sua certificazione”.
 
L’espresso italiano è espressione di una cultura, da qui la fascinazione di molti stranieri per il nostro caffè e un asset importante per l’export. La relazione il caffè italiano e il suo territorio è fortissima: in alcuni casi si possono ritrovare nella cultura della tazzina i riflessi di quella del vino. “Basta pensare all’elevato livello di acidità del caffè in Piemonte: irrinunciabile per i palati abituati a Barbera e Barolo – ha continuato Odello – Oppure pensare al caffè siciliano che nei caratteri, nella cultura e nei rituali è quindi ancora oggi il caffè della grande civiltà del Mediterraneo”.
 
“Siamo soci Scae da lungo tempo e ci ha fatto piacere raccogliere l’invito della sede di Londra per spiegare il nostro lavoro – ha concluso Odello – A oggi più di 9.000 professionisti di oltre 40 paesi conoscono questa precisa tecnica di assaggio e siamo stati lieti di vedere che i posti disponibili per il seminario sono praticamente andati esauriti”.
 
La pubblicazione gratuita L’Italia dei Caffè, a cura dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, è disponibile a www.espressoitaliano.org.
 

Estate del caffè italiano in Asia: i cinesi a scuola dagli italiani per imparare ad assaggiare il caffè. Corsi anche in Corea e Vietnam

Cinesi sui banchi di scuola a luglio con i nuovi corsi dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac). In Asia estate del caffè italiano: da giugno ad agosto ben 13 corsi in Cina, Corea e Vietnam per circa un centinaio di allievi, tutti futuri assaggiatori del nostro espresso.
 
Ben 13 nuovi corsi per circa un centinaio di allievi sparsi tra Cina, Corea e Vietnam: questa l’estate che si prepara a vivere l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) in Asia. Si parte a giugno con i corsi di assaggio in Corea, si procede a luglio in Cina e Vietnam e si ritorna ad agosto nuovamente in Corea.
 
“Insegniamo in Asia da circa nove anni, nel 2005 abbiamo tenuto in Giappone i primi corsi di assaggio dell’espresso italiano – racconta Luigi Odello, presidente Iiac e professore di Analisi sensoriale in diverse università italiane e straniere – Nel tempo abbiamo esteso l’attività didattica a Corea, Taiwan, Cina e ora anche Vietnam e siamo in trattative con nuovi partner di altri paesi dell’area”.
 
I corsi in Cina in particolare rivestono un ruolo simbolico. Se da una parte è vero che questo paese rappresenta un mercato in potenza enorme, dall’altra l’espresso italiano è un prodotto di nicchia. Insegnare ai professionisti cinesi a sceglierlo e a prepararlo significa sostenere in questo senso sostenere l’intera industria del caffè di qualità in Italia.
 
“Al momento sono presenti in Cina moltissime scuole del caffè ma quasi tutte di stampo americano, quindi con altri modelli di caffè– continua Luigi Odello – In questo senso siamo stati i primi a portare in questo paese un’informazione indipendente e scientifica sul caffè italiano insieme all’Istituto Nazionale Espresso Italiano”.
 
Come si trovano i professionisti asiatici del caffè alle prese con il nostro espresso? “Nell’attività svolta in questi anni in Asia, che ci ha portato a fondare ben tre sedi distaccate in Giappone, Korea e Taiwan, abbiamo notato che gli asiatici sono ottimi assaggiatori perché hanno un’invidiabile capacità di cogliere i dettagli – commenta Odello – Gli asiatici hanno inoltre per carattere una notevole capacità di analisi che gli permette di confrontare le informazioni e smascherare chi prova a ingannarli: stiano attenti quindi i venditori di caffè cattivi”.