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International Coffee Tasting Asia 2015: aperte le iscrizioni al concorso internazionale del caffè

Torna l’1 e il 2 dicembre International Coffee Tasting Asia 2015, l’unico concorso internazionale che per premiare i migliori caffè si affida esclusivamente alla moderna analisi sensoriale. L’edizione 2015 si terrà a Taiwan organizzata dalla sezione locale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) con il supporto tecnico e scientifico del Centro Studi Assaggiatori.

Nell’edizione del 2014 si sono sfidati 149 caffè da 15 paesi, valutati da 26 giudici internazionali. I giudici erano divisi in commissioni e controllati a loro volta da un software di analisi sensoriale che ne misurava l’efficacia. Gli assaggi dei caffè naturalmente erano condotti alla cieca per eliminare ogni possibile influenza sull’operato dei giudici.
 
“Un concorso tra caffè deve porsi come primo punto l’obiettività delle valutazioni – ha commentato Luigi Odello, presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) – Quindi non soltanto tutti gli assaggiatori impiegati a International Coffee Tasting Asia 2015 saranno naturalmente abilitati Iiac ma ne valuteremo con la consueta precisione la loro efficacia”.
 
Il concorso è organizzato con il supporto di Iiac Corea, Iiac Giappone e Iiac Taiwan che stanno già raccogliendo le iscrizioni da parte dei torrefattori asiatici. Le iscrizioni sono aperte a livello globale.
 
Il regolamento di International Coffee Tasting Asia 2015 e la domanda di iscrizione per i caffè sono disponibili a www.assaggiatoricaffe.org. Per maggiori informazioni: carlo.odello@assaggiatori.com.

Nuovi corsi sull’espresso italiano in a Guangzhou e Shanghai, lo Iiac continua la formazione in Cina

Guanghzou e Shanghai: saranno queste le prossime tappe dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac). In queste due città si terranno infatti a fine maggio i corsi di patente e i corsi Espresso Italiano Specialist con l’obiettivo di portare ai professionisti cinesi in aula una reale e solida competenza sensoriale sull’espresso italiano.
Continua quindi in Asia l’impegno dello Iiac, il quale si conferma come l’associazione italiana più attiva nella regione, un impegno in sinergia con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei). Per quanto riguarda questa parte del mondo, nel 2014 liac ha formato professionisti provenienti da Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan, Vietnam e Filippine. Quest’anno ha inoltre tenuto i primi corsi in Thailandia. Oggi un corso su due dello Iiac è svolto all’estero o per professionisti stranieri in visita in Italia.

I corsi di assaggio dell’espresso italiano sbarcano in Thailandia per la prima volta​

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè sarà ospite in Thailandia di Rancilio Group alla presentazione della nuova macchina per caffè Classe 11. Nuovi corsi a marzo anche in Giappone e patrocinio a Caffè Italia a Foodex Japan 2015
 
Si terranno a Bangkok, in occasione della presentazione di Classe 11, prodotto di punta della gamma Rancilio, i primi corsi di assaggio dell’espresso italiano dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) in Thailandia. Una due giorni di formazione che si alternerà tra seminari dedicati agli operatori del paese asiatico e il corso per conseguire la patente di assaggiatore di caffè.

“E’ una prima assoluta di cui siamo molto orgogliosi e per cui ringraziamo Rancilio – ha commentato Luigi Odello, presidente Iiac – Con la Thailandia si apre una porta su un paese interessante che si aggiunge a quelli in cui già operiamo in Asia: Giappone, Corea, Taiwan e Cina. Si tratta di un paese con un forte consumo di caffè dove l’espresso italiano può trovare un posizionamento nella fascia alta del mercato”.

L’attività in Asia dello Iiac non si ferma con la Thailandia, ma prosegue a marzo con due corsi per assaggiatore di caffè a Osaka e a Tokyo. In Giappone lo Iiac è presente da dieci anni con Iiac Japan e conta su una rete di circa 600 assaggiatori. L’attività di divulgazione continuerà anche a Foodex Japan 2015, la più importante fiera food del paese dal 3 al 6 marzo, dove Iiac patrocina Caffè Italia, la sesta edizione del banco di assaggio dell’espresso italiano in terra giapponese.

Caffè italiano in Asia: buone potenzialità commerciali, ma con politiche differenziate

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) organizza tra fine agosto e metà settembre otto nuovi corsi di formazione sull’espresso italiano in Giappone, Corea e Cina. Un’occasione anche per riflettere sul futuro del nostro caffè in Asia.

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L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) continua nella sua opera di diffusione della cultura del caffè italiano in Asia. Tra fine agosto e metà settembre terrà infatti otto corsi di assaggio in Giappone, Corea e Cina. I corsi, alcuni di livello base e altri avanzato, saranno organizzati a Tokyo, Osaka, Seoul e Shanghai con la collaborazione dei partner locali.

“L’Asia è certamente l’area del mondo in cui il bere caffè si sta diffondendo con maggiore rapidità e in questa cultura c’è naturalmente spazio per l’espresso italiano – commenta Luigi Odello, presidente Iiac – Ci sono quindi potenzialità interessanti per il nostro prodotto, ma la chiave essenzialmente è nell’approcciare in modo differenziato i mercati”.

Strategie diverse quindi per mercati diversi. Il Giappone è probabilmente il paese più maturo per quanto riguarda la conoscenza del caffè italiano. Quello nipponico è in generale un mercato evoluto che ha dalla sua il grande amore dei giapponesi per il made in Italy. Ad ogni modo gli spazi liberi sono minori e per questo motivo è necessaria un forte investimento in promozione. Differente la situazione della Corea, dove il caffè ha vissuto un boom importante con una crescita impetuosa negli ultimi tre anni: un clima di grande euforia che va a maggior ragione va gestito con partner commerciali di provata affidabilità.

“Per quanto riguarda la Cina, c’è una certa confusione al riguardo – continua Odello – Da molti vista come la terra promessa, non si può considerarla nella sua totalità, ma per singole città”. E’ necessario davvero avere un partner di provata fiducia che voglia investire molto e costantemente nel prodotto. La Cina si qualifica in generale come un mercato nuovo e frenetico e quindi con un rischio più elevato.

Al di là dei paesi citati, c’è fermento per il caffè anche in altre aree dell’Asia. Basti pensare al Vietnam, in cui Iiac ha iniziato a operare recentemente, o all’Indonesia, alla Malesia e a Singapore, per non parlare di Hong Kong (e non solo). C’è però da considerare che in Asia il caffè, generalmente, parla ancora poco italiano. C’è infatti quello delle grandi catene sia globali che locali, che hanno una forza commerciale notevole, e quello della nicchia dei bar indipendenti, legati a tradizioni diverse, molti all’idea di specialty coffee anglosassone.

“C’è da considerare un’ulteriore insidia, più o meno presente nell’area, e si tratta dei caffè italiani di bassa qualità – conclude Odello – E’ un made in Italy di bassa fattura e di scarso livello che si ritrova in alcuni paesi e purtroppo non aiuta certo i prodotti italiani di alta qualità nella loro ricerca di spazi sul mercato”.

Caffè Italia torna in Giappone per promuovere la cultura dell’espresso italiano

Caffè Italia, il banco di assaggio dell’espresso italiano, torna in Giappone per la quinta volta. Grazie alla collaborazione con ICE e Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, sede giapponese, Caffè Italia sarà quindi presente dal 4 al 7 marzo a Foodex 2014, la più importante fiera agroalimentare giapponese.

Caffè Italia, che gode anche del patrocinio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, porterà quindi in fiera diversi torrefattori italiani. "Come ogni anno daremo la possibilità ai torrefattori non solo di fare assaggiare i propri caffè ai nostri visitatori, ma anche di essere fisicamente con noi – afferma Carlo Odello, organizzatore di Caffè Italia – Infatti ritengo utilissimo che i compratori giapponesi possano interloquire direttamente con i produttori italiani".

"I giapponesi amano i prodotti italiani e sono molto sensibili alla loro qualità – continua Odello – Ma il mercato è maturo ed entrarvi è difficile, perciò da quest’anno oltre che la presenza in fiera effettueremo azioni di marketing prima e dopo l’evento, inviando agli operatori in contatto con noi le presentazioni in giapponese delle aziende e dei loro prodotti".

L’edizione giapponese di Caffè Italia ospita normalmente otto prodotti. Per ogni informazione: carlo.odello@absis.ws, + 39 329 7941822.

Giappone: la GDO alla conquista del cliente con il caffè


di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Si parla di catene che hanno da seimila e diecimila punti vendita, quindi con decine di milioni di clienti al giorno. E, nei pressi della cassa, immancabilmente ecco il caffè. Un fenomeno in forte crescita, tanto da indurre l’importante rivista Esse, leader nel settore della cucina casalinga, a fare un test durante il quale mi sono aggregato come giudice, in compagnia del noto esperto giapponese Chihiro Yokoyama.


Molto diversa la filosofia da catena a catena, pur offrendo tutte caffè all’americana, quindi da 200 millilitri e oltre. Le più diffuse sono macchine che lavorano il caffè in grani, di cui una, europea, riesce a dare al prodotto un minimo di crema. Vuoi per questo, vuoi per la qualità del caffè impiegato, è anche risultato il migliore del test. Ma non manca una catena che usa le capsule e una che ha una serie di caffettiere su piastra con diverse monorigini, dando così modo al cliente di farsi la miscela direttamente in tazza. Non manca l’insegna che cerca di dare un certo rito di prestigio all’atto di consumo e ha una persona addetta al servizio, nonché bicchieri ecologici che evidenziano ricercatezza e facilità di trasporto.
 Da una catena all’altra varia anche molto il prezzo: da 0,70 a 1,20 euro circa.


L’espresso, realizzato con le superautomatiche, si affaccia comunque sulla scena, in attesa che la gente si convinca che se lavorato più corto il caffè, in tutti i casi privo di difetti, ne avrebbe molto da guadagnare.
E’ però importante sottolineare le leve che queste catene stanno utilizzando per distinguersi nell’offerta: il gioco (prepararsi la miscela da soli), l’origine, il servizio.

 

Spray al caffè

 di Luigi Odello
(Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Leggiamo che a Tokyo il ventunenne Ben Yu ha lanciato uno spray, a base di caffeina e di derivati della tirosina, che applicato alla pelle (con una ventina di trattamenti al giorno) dà la stessa carica energizzante del caffè. Non sappiamo se abbia aggiunto anche un po’ di metilfurano per dare un’idea dell’aroma, ma se anche fosse non troviamo che abbia fatto una genialata.

Noi siamo ancora tra quelli che dal caffè vogliono una cosa innanzitutto: il piacere. E questo ha ben poco a che fare con la dose di caffeina, bensì dipende dal complesso aromatico capace di stimolare la nostra mente, tanto che alcuni ricercatori hanno addotto il suo potere di dare la sveglia proprio a quel migliaio di molecole olfattivamente attive che contiene.

Più la caffeina è bassa e più caffè possiamo consumare, quindi più è elevata la quantità di piacere che possiamo ottenere dal caffè nel corso della giornata. Per questo siamo fautori di una legge che ponga l’obbligo di indicare la percentuale di caffeina sulle confezioni, per sapere quanto ne possiamo bere senza incorrere nelle censure del medico, visto che a una certa età il problema della pressione minima alta incombe.

Per i giapponesi il caffè è sinonimo di pausa

di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Come ragionano coloro che muovono il mercato giapponese del caffè, vale a dire distributori, buyer, operatori dell’HoReCa? Ce lo racconta il Caffè Italia che abbiamo svolto a Tokyo a marzo scorso in occasione di Foodex, la più importante fiera del settore in Giappone. Giunto alla sua quarta edizione, grazie alla collaborazione con lo Iiac Japan e l’Ice, è stata l’occasione migliore per profilare il pubblico professionale presente.

Innanzitutto il caffè è legato in modo fortissimo al luogo di lavoro: il 62% dichiara di prenderlo infatti quando lavora. Dato tutto sommato confortante soprattutto per chi si occupa di monoporzionato, formato di facile uso nel contesto lavorativo e casalingo (anche se naturalmente in Giappone ci si confronta con il fortissimo e capillarissimo settore vending presente da anni nel paese).

La conferma che il caffè sia bevanda da lavoro viene anche dal significato che gli si attribuisce: solo per l’8% è un piacere per i sensi, per il 34% è utile invece a dare la carica e per il 39% è l’occasione per una pausa. Confortante come sempre anche la buona propensione alla formazione, con il 33% degli intervistati che dichiara che il modo migliore per saperne di più sul caffè sia frequentare corsi e degustazioni.

Ai giapponesi piace scuro

di Carlo Odello

Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè 

Dai dati in nostro possesso, ricavati da Caffè Italia, il banco di assaggio dell’espresso italiano, è sinora emerso che i giapponesi apprezzano le tostature scure (questo almeno per quanto riguarda il nostro espresso). Un dato senza interpretazione è sprecato, quindi negli ultimi tempi ho cercato di comprendere questa preferenza con l’aiuto dei colleghi assaggiatori dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè – Japan.
 
A detta loro la tostatura scura sarebbe sensorialmente più vicina a quanto i giapponesi sono mediamente abituati a bere, vale a dire il caffè in lattina. Per chi non conoscesse questo fenomeno, è utile ricordare che è tipicamente giapponese ed è rappresentato da tutti quei prodotti a base di caffè, venduti caldi o freddi, tramite distributori automatici (secondo alcuni si tratterebbe di un mercato di 12 miliardi di lattine l’anno nel solo Giappone).
 
Da quanto ho appreso i caffè utilizzati nella preparazione di queste bevande, che non raramente riportano la definizione di espresso o addirittura di cappuccino, sarebbe generalmente dei Robusta, spesso di non elevata qualità. Da qui la tostatura più scura tipica dei Robusta, con le relative note forti e caratteristiche che i giapponesi sembrano apprezzare anche in alcune tipologie di espresso italiano.

Caffè e latte: Starbucks fa marcia indietro

di Carlo Odello

Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

 Michelle Gass, presidente di Starbucks per i mercati Emea, ha dichiarato a Global Coffee Review di settembre/ottobre 2012 che nel Regno Unito il loro latte (nell’accezione americana della bevanda) per i consumatori era arrivato a sapere eccessivamente di… latte. Starbucks ha quindi lavorato per riportare la bevanda a un corretto bilanciamento del caffè con il latte.

 In un recente corso con allievi giapponesi, il cappuccino italiano, nella sua ricetta di 25 ml di espresso e di 125 ml di latte montato, è stato giudicato avere un’intensità olfattiva di latte troppo bassa. Questo probabilmente perché in Giappone nelle bevande a base di caffè il latte ha definitivamente preso il sopravvento, sull’onda della scuola americana dove più la bevanda è lunga, più è buona.

In definitiva: il mondo del caffè è stato annacquato negli ultimi anni dal latte e il caso giapponese di cui sopra testimonia di come ciò abbia modellato le tendenze sensoriali. Ma il caso di uno Starbucks che decide di fare un po’ di retromarcia ci fa ben sperare in una convivenza più bilanciata tra caffè e latte in futuro.

E, perché no, si potrebbe anche pensare di passare dalla Latte Art, che probabilmente ha ormai toccato punte di autoerotismo grafomane, a una ben più bilanciata, e complessa, Coffee Art.