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Espresso Italiano Champion, i migliori baristi si sfiano il 24 e 25 giugno a Conegliano Veneto (TV) nella sede di Dersut

Sono 12 i baristi che si sfidano nelle varie tecniche previste dalla competizione per diventare il miglior barista in Italia del concorso promosso dall’Istituto Espresso Italiano (IEI)

Sono 12 i finalisti che il 24 e 25 giugno si sfidano a suon di tazzine di caffè e cappuccino per la finalissima dell’Espresso Italiano Champion, il concorso promosso dall’Istituto Espresso Italiano che ogni anno premia il miglior professionista alla macchina. Le selezioni intermedie che si sono svolte tra maggio e giugno in diverse aziende socie di IEI hanno infatti decretato i vincitori di tappa che avranno accesso diretto alla fase finale in programma a Conegliano Veneto (Tv) presso la sede di Dersut. “L’Espresso Italiano Champion rappresenta per tutti i partecipanti, e in particolare per i finalisti, la possibilità di vivere un’esperienza sia professionale che umana, fatta di confronto tra colleghi con esperienze spesso internazionali, oltre a una forte crescita personale e professionale – spiega il Presidente dell’Istituto Espresso Italiano (IEI), Alessandro Borea – di solito, chi intraprende questo percorso tende a proseguire questa attività fondamentale per raccontare il caffè al consumatore finale, con maggiore entusiasmo, grazie alla formazione ricevuta e al confronto con gli esperti della giuria”.

Un premio alla professionalità e all’arte italiana dell’espresso e del cappuccino. I dodici finalisti sono giudicati da una giuria composta da giudici tecnici, sensoriali e marketing. Questi ultimi valuteranno la capacità dei concorrenti di comunicare e valorizzare il prodotto, i giudici tecnici la capacità di lavorare in modo professionale e quelli sensoriali valuteranno gli espressi e i cappuccini prodotti alla cieca, cioè senza sapere chi li preparerà, con il metodo IIAC – International Institute of Coffee Tasters.

Promuovere e difendere l’autenticità dell’Espresso Italiano Certificato e valorizzare la professionalità dei baristi sono due obiettivi che ci stanno particolarmente a cuore perché fondano il rito del caffè e ne custodiscono l’identità, fatta di gesti, passione e competenza” queste le parole di Lara e Giulia Caballini di Sassoferrato – rispettivamente AD e Marketing Manager Dersut Caffè che si dicono liete di ospitare un contest che premia la qualità nel mondo del caffè.

Espresso italiano: il fenomeno dei Flagship Store è sempre più dilagante nel settore. Non solo “brand”, ma luoghi di formazione e comunicazione

Sono definiti i “bar del futuro”. Quello dei flagship store, i negozi di bandiera per tradurla all’italiana, sta diventando un fenomeno in crescita in Italia. Sempre più locali, spesso bar, che riportano il marchio della torrefazione, ma non solo, stanno nascendo anche nel nostro Paese. L’Istituto Espresso Italiano, attraverso alcuni dei suoi soci, ha cercato di capire questa attitudine. Stile, motivi, finalità, modalità di gestione: sono gli elementi che con i protagonisti del settore IEI ha voluto mettere insieme per la prima volta per capire se effettivamente il futuro dell’espresso italiano passa anche da questo tipo di attività. «Il coinvolgimento del consumatore è fondamentale per far fare un salto di qualità all’espresso italiano e i locali innovativi sono in grado di attirare, coinvolgere e fidelizzare meglio il consumatore – spiega Luigi Morello, presidente dell’Istituto Espresso Italiano – i soci IEI sono sempre molto attenti alla formazione e alla promozione della cultura del caffè espresso e non è un caso che molti soci siano stati dei precursori nel creare nuovi format».

Il consumatore finale: l’obiettivo da centrare attraverso le esperienze degli store di nuova generazione. Dall’indagine IEI emerge che sempre di più le aziende che sono impegnate nella filiera dell’espresso italiano cercano il contatto diretto con il consumatore finale, che cambia, diventa più attento ed è sempre più pronto ad ascoltare quello che un prodotto ha da dire. Ecco perché alcune aziende, in maniera pionieristica, già oltre 30 anni fa si sono impegnate nella gestione di un locale che va oltre il marchio del prodotto, ma condensa in sé tanti aspetti. Dalla cultura del caffè, a come nasce una miscela fino ad arrivare alle tecniche per averlo al meglio in tazzina. Oggi avere un locale che può attirare da fuori per le sue caratteristiche, rispondere dentro alle esigenze del fruitore e allo stesso tempo diventare uno strumento di comunicazione è sempre più fondamentale per le aziende IEI. Da un lato perché ormai il bar nel senso tradizionale sta diventando un locale sempre meno frequentato, dall’altro perchè il consumatore di oggi e domani vuole di più.

“A partire dall’ospitalità: wifi, comodità, servizi possono essere un modo per “trattenere” il consumatore che quindi apprezzerà di più l’espresso non solo come bevanda di comodo da bere al volo, ma qualcosa da declinare in maniera diversa a seconda del momento della giornata. Dalla colazione, certo, ma anche come momento di lavoro degustando qualcosa di più “lungo”, fino alla sera quando il caffè può diventare ingrediente di cocktail”, spiega Matteo Borea, nuova generazione della torrefazione La Genovese, che ha aperto un flagship store, il CoffeeStorming ad Albenga. Tutto questo tuttavia deve passare per il messaggio di qualità, di brand e di eccellenza per il consumatore che ormai vive questi luoghi come esperienza. “Sicuramente la qualità e l’eccellenza nel servizio sono le basi, fondamentale è offrire un’esperienza al consumatore e “raccontare” in maniera semplice e coinvolgente il mondo del caffè in tutte le sue declinazioni. Offrire differenti possibilità di scelta, dalle mono origini alle diverse tecniche aiutano ulteriormente nel coinvolgere il cliente finale stesso”, racconta Corrado Corradino, responsabile vendite di Mokador.

Certo è anche un tramite per raccontare le diverse miscele e la possibilità quindi di cambiare anche il consumo di espresso at home. Non un limite dunque per le aziende, ma un modo per vendere anche più prodotto per il consumo domestico. “La nostra idea di dare vita a questo concept è nata proprio dall’esigenza di voler incontrare direttamente il consumatore finale per poter comunicare con lui spiegando il prodotto, e capire le sue impressioni ed esigenze. Per i nostri gestori e baristi tutti i giorni dietro al bancone sono una sfida e un’occasione in cui poter raccontare il caffè, illustrare la sua filiera e far percepire le differenze e le similitudini tra le varie origini” racconta Elisabetta Milani, dell’omonima azienda che ha aperto il primo “Caffè&Caffè” negli anni ’90 e che oggi in Italia ha ne ha sette. Il flagship store contribuisce sicuramente alla diffusione della Cultura del Caffè, “perché lo fa direttamente con propri adepti formati e preparati. Non esistono attività particolari, si va dalla cultura del prodotto alla formazione, dal semplice caffè espresso agli specialty in modalità brewing”, aggiunge il presidente di Costadoro, Giulio Trombetta che ha ideato per l’azienda il format Costadoro Social Coffee.

“Il flagship store deve essere anche un luogo senza tempi di fruizione. Attraverso la Bottega del caffè DERSUT abbiamo la possibilità di avere un contatto diretto col cliente finale, di capire le sue esigenze, di sapere cosa gli piace di più e cosa meno, di miglioraci e soprattutto di diventare il luogo fuori casa che ci fa sentire come a casa”. Questa è la visione di Giulia Caballini di Sassoferrato, marketing manager di Dersut Caffè che ha oltre 120 punti a marchio e di recente ha dato vita al restyling del progetto Botteghe 2.0. Infine il Flagship store rappresenta un importante sbocco professionali per figure preparate. Il settore infatti è in cerca di giovani soggetti non per forza altamente formati, ma aperti alla formazione. Curiosità, passione, voglia di comunicare sono infatti i requisiti richiesti dalle aziende IEI per il personale che dovrà poi accogliere i consumatori in quelli che si possono definire “i bar del futuro”.

Social, Innovativo e di qualità: è il caffè del futuro visto dalla “Next Gen” della filiera per i consumatori “Z”

Qualche mese fa è stato in corsa per la candidatura all’Unesco. L’espresso italiano è un prodotto che non può prescindere da una certezza: rappresenta un emblema del “Made in Italy” nel mondo. Se da un lato sono sempre di più gli appassionati dell’espresso, dall’altro la domanda è come guardare ai consumatori del futuro e cosa fare per innovare la filiera. A saperlo, a quanto risulta da una indagine interna compiuta dall’Istituto Espresso Italiano (IEI) su una base dei propri soci, sarebbero soprattutto le nuove generazioni all’interno della filiera. «La next gen dell’espresso italiano, come mi piace definirla – dice Gian Paolo Braceschi, Direttore Generale dell’Istituto Espresso Italiano (IEI) – è una realtà e non da ora: l’innovazione di prodotto, senza prescindere dalla qualità, ma insieme anche la ricerca di nuovi consumatori e della loro sensibilizzazione e formazione sono gli strumenti che i giovani professionisti di questo settore stanno utilizzando per raccontare il prodotto in giro per il mondo».

La visione dell’espresso nel mondo e quali le tendenze secondo i giovani del settore. “In tutto il mondo ci invidiano questa bevanda cercando in tutti i modi di carpire i segreti di questa invenzione – spiega Elisabetta Milani, tra le nuove leve di famiglia di Caffè Milani – l’espresso rappresenta a tutti gli effetti il nostro Paese e la nostra indole: è un prodotto che nasce grazie alla nostra fantasia italiana che si unisce alla nostra spiccata capita di creare il bello ed il buono”. “Secondo la nostra esperienza in Italia e nel mondo stanno prendendo piede le reinterpretazioni più svariate, già diffuse all’estero, con professionisti aggiornatissimi: specialty coffee, brewing, coffee in good spirits – dice Manuela Zarinella, event coordinator per Dalla Corte – si stanno facendo lentamente strada anche nell’ordinario italiano, i giovani consumatori si dimostrano più aperti alle novità e desiderosi di nuovi gusti ed abbinamenti”. Insomma, qualcosa come una combinazione di caffè e spirits, bevande a base latte (frullati, milk shake…) e caffè filtro alla modalità del tè, quindi avvicinare il consumatore di domani con esperienze sensoriali, nuovi visual e oggettistica legati all’espresso, per un maggiore coinvolgimento, potrebbero rappresentare ulteriori vie secondo l’indagine svolta dall’Istituto Espresso Italiano.

Il nuovo volto dell’espresso: più versatilità e uno story telling diverso. La visione delle nuove generazioni che lavorano all’interno della filiera dell’espresso italiano è diversa da quella del passato, ma allo stesso tempo parte da punti fermi imprescindibili: l’espresso deve essere di qualità, rispettare il suo carattere da prodotto principe del “Made in Italy”. Tuttavia, serve ricerca, innovazione e un linguaggio nuovo per avvicinarsi ai consumatori della ormai imminente “Gen Z”. “Oggi stiamo già vedendo un mondo in controtendenza, più attento a prodotti genuini, di qualità e soprattutto tra i giovani c’è un’attenzione al tema della sostenibilità molto forte – così Giulia Caballini, marketing manager della azienda di famiglia, la Dersut – di una cosa sono certa: la voglia di socializzare, di vedersi e di assaporare un caffè in un luogo che ci faccia sentire a proprio agio, sarà sempre un irrinunciabile momento per noi stessi, per rilassarci e staccare la mente”. L’importanza del racconto del caffè sarà alla base per i consumatori futuri. “La formazione deve portare informazione perché tanti non hanno minimamente idea di che cosa sia un espresso – puntualizza Andrea Corona, tech support Italia per Dalla Corte – far capire che il caffè è una pianta, di cui si lavora il frutto per ottenere il seme che viene spedito, tostato ed estratto secondo metodi diversi”. Perché no un espresso “a domicilio”. “Vedo una grande sfida nello spostamento dei consumi dal bar all’ufficio e a casa con tutti i prodotti monoporzionati, soprattutto se nel futuro prossimo non saremo capaci di professionalizzare il settore bar ancora di più”, sottolinea Ruggero Auteri, strategy manager per il settore Ho.Re.Ca. per Essse Caffè.

Esperienza caffè: le botteghe nella tesi di Giulia Caballini

Da qualche decennio ci si lamenta che l’espresso al bar è un atto di consumo disattento. Ormai lo si dà per scontato, tanto che molte volte è il caffè cattivo a vincere al bar, quello che costa poco o che viene veicolato mediante altre politiche commerciali.

La tesi recentemente discussa da Giulia Caballini di Sassoferrato per conquistare la laurea specialistica in marketing management alla Bocconi illumina il settore di nuova luce, mettendo in evidenza come il successo delle Botteghe del Caffè della Dersut scaturisca dalla puntuale intercettazione dei nuovi bisogni dei consumatori.
 
Encomiabile è il capitolo sul marketing esperienziale, ma ancora di maggiore utilità sono le due indagini (una qualitativa e una quantitativa) che mettono bene in evidenza come un format dotato di una forte identità e gestito con alta professionalità possa diventare premiante per l’Espresso Italiano e per i pubblici esercizi che lo somministrano. La tesi di fatto consegna la responsabilità ancora una volta nelle mani dei torrefattori e correla il successo dei pubblici esercizi alla capacità che hanno di fare vivere al consumatore un momento di assoluto godimento.