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Il presidente e A.D. dell’azienda torinese Costadoro, e della rete di eccellenza exclusive brands Torino, Giulio Trombetta, compare nella prestigiosa classifica dei “100 top manager 2023” stilata dalla rivista Forbes Italia

Riprendiamo volentieri la notizia di Costadoro.

Giulio Trombetta, Presidente e A.D. di Costadoro S.p.A. – l’azienda torinese produttrice di caffè di alta gamma che rappresenta oggi una realtà industriale presente in oltre 40 Paesi – è apparso sull’ultimo numero di Forbes Italia all’interno dell’articolo dedicato ai Top 100 Manager 2023.

Forbes Italia è l’edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. Il n°72, attualmente in edicola, propone l’annuale lista dei 100 Top Manager 2023, nella quale compare anche il Presidente di Costadoro S.p.A. Giulio Trombetta. Una selezione di manager che, come dice la rivista: “Hanno fondato società di successo, sono al timone di multinazionali e hanno alle spalle carriere internazionali e, con una leadership innovativa, digitale e attenta alla sostenibilità, stanno guidando le loro aziende verso le nuove sfide del futuro”.

A tal proposito Costadoro è la terza azienda in Italia specializzata nel settore del caffè ad avere ottenuto la Certificazione B Corporation, la quale riconosce le imprese che operano rispettando i più alti standard di performance sociale e ambientale.

Giulio Trombetta dichiara a questo proposito: “Ovviamente sono molto lusingato e orgoglioso di questo prestigioso riconoscimento che però non cambierà assolutamente il mio modo di essere e di pensare. La curiosità e il desiderio di crescere, anche imparando dagli altri, sono la leva per potersi sempre migliorare. Dedico questo riconoscimento al mio grande papà al cui fianco ho avuto la fortuna di lavorare per oltre 30 anni e dal quale ho imparato le qualità vere che deve avere un bravo imprenditore: ambizione, abnegazione, determinazione sempre nel rispetto delle cose e delle persone”.

Espresso italiano: il fenomeno dei Flagship Store è sempre più dilagante nel settore. Non solo “brand”, ma luoghi di formazione e comunicazione

Sono definiti i “bar del futuro”. Quello dei flagship store, i negozi di bandiera per tradurla all’italiana, sta diventando un fenomeno in crescita in Italia. Sempre più locali, spesso bar, che riportano il marchio della torrefazione, ma non solo, stanno nascendo anche nel nostro Paese. L’Istituto Espresso Italiano, attraverso alcuni dei suoi soci, ha cercato di capire questa attitudine. Stile, motivi, finalità, modalità di gestione: sono gli elementi che con i protagonisti del settore IEI ha voluto mettere insieme per la prima volta per capire se effettivamente il futuro dell’espresso italiano passa anche da questo tipo di attività. «Il coinvolgimento del consumatore è fondamentale per far fare un salto di qualità all’espresso italiano e i locali innovativi sono in grado di attirare, coinvolgere e fidelizzare meglio il consumatore – spiega Luigi Morello, presidente dell’Istituto Espresso Italiano – i soci IEI sono sempre molto attenti alla formazione e alla promozione della cultura del caffè espresso e non è un caso che molti soci siano stati dei precursori nel creare nuovi format».

Il consumatore finale: l’obiettivo da centrare attraverso le esperienze degli store di nuova generazione. Dall’indagine IEI emerge che sempre di più le aziende che sono impegnate nella filiera dell’espresso italiano cercano il contatto diretto con il consumatore finale, che cambia, diventa più attento ed è sempre più pronto ad ascoltare quello che un prodotto ha da dire. Ecco perché alcune aziende, in maniera pionieristica, già oltre 30 anni fa si sono impegnate nella gestione di un locale che va oltre il marchio del prodotto, ma condensa in sé tanti aspetti. Dalla cultura del caffè, a come nasce una miscela fino ad arrivare alle tecniche per averlo al meglio in tazzina. Oggi avere un locale che può attirare da fuori per le sue caratteristiche, rispondere dentro alle esigenze del fruitore e allo stesso tempo diventare uno strumento di comunicazione è sempre più fondamentale per le aziende IEI. Da un lato perché ormai il bar nel senso tradizionale sta diventando un locale sempre meno frequentato, dall’altro perchè il consumatore di oggi e domani vuole di più.

“A partire dall’ospitalità: wifi, comodità, servizi possono essere un modo per “trattenere” il consumatore che quindi apprezzerà di più l’espresso non solo come bevanda di comodo da bere al volo, ma qualcosa da declinare in maniera diversa a seconda del momento della giornata. Dalla colazione, certo, ma anche come momento di lavoro degustando qualcosa di più “lungo”, fino alla sera quando il caffè può diventare ingrediente di cocktail”, spiega Matteo Borea, nuova generazione della torrefazione La Genovese, che ha aperto un flagship store, il CoffeeStorming ad Albenga. Tutto questo tuttavia deve passare per il messaggio di qualità, di brand e di eccellenza per il consumatore che ormai vive questi luoghi come esperienza. “Sicuramente la qualità e l’eccellenza nel servizio sono le basi, fondamentale è offrire un’esperienza al consumatore e “raccontare” in maniera semplice e coinvolgente il mondo del caffè in tutte le sue declinazioni. Offrire differenti possibilità di scelta, dalle mono origini alle diverse tecniche aiutano ulteriormente nel coinvolgere il cliente finale stesso”, racconta Corrado Corradino, responsabile vendite di Mokador.

Certo è anche un tramite per raccontare le diverse miscele e la possibilità quindi di cambiare anche il consumo di espresso at home. Non un limite dunque per le aziende, ma un modo per vendere anche più prodotto per il consumo domestico. “La nostra idea di dare vita a questo concept è nata proprio dall’esigenza di voler incontrare direttamente il consumatore finale per poter comunicare con lui spiegando il prodotto, e capire le sue impressioni ed esigenze. Per i nostri gestori e baristi tutti i giorni dietro al bancone sono una sfida e un’occasione in cui poter raccontare il caffè, illustrare la sua filiera e far percepire le differenze e le similitudini tra le varie origini” racconta Elisabetta Milani, dell’omonima azienda che ha aperto il primo “Caffè&Caffè” negli anni ’90 e che oggi in Italia ha ne ha sette. Il flagship store contribuisce sicuramente alla diffusione della Cultura del Caffè, “perché lo fa direttamente con propri adepti formati e preparati. Non esistono attività particolari, si va dalla cultura del prodotto alla formazione, dal semplice caffè espresso agli specialty in modalità brewing”, aggiunge il presidente di Costadoro, Giulio Trombetta che ha ideato per l’azienda il format Costadoro Social Coffee.

“Il flagship store deve essere anche un luogo senza tempi di fruizione. Attraverso la Bottega del caffè DERSUT abbiamo la possibilità di avere un contatto diretto col cliente finale, di capire le sue esigenze, di sapere cosa gli piace di più e cosa meno, di miglioraci e soprattutto di diventare il luogo fuori casa che ci fa sentire come a casa”. Questa è la visione di Giulia Caballini di Sassoferrato, marketing manager di Dersut Caffè che ha oltre 120 punti a marchio e di recente ha dato vita al restyling del progetto Botteghe 2.0. Infine il Flagship store rappresenta un importante sbocco professionali per figure preparate. Il settore infatti è in cerca di giovani soggetti non per forza altamente formati, ma aperti alla formazione. Curiosità, passione, voglia di comunicare sono infatti i requisiti richiesti dalle aziende IEI per il personale che dovrà poi accogliere i consumatori in quelli che si possono definire “i bar del futuro”.

Costadoro S.p.A. è la terza azienda in Italia specializzata nel settore del caffè a ottenere la certificazione B Corporation la quale riconosce le imprese che operano rispettando i più alti standard di performance sociale e ambientale

Riprendiamo volentieri il comunicato di Costadoro.

Costadoro è la terza azienda in Italia specializzata nel settore del caffè, dopo Illy e Nespresso, a ottenere l’ambita Certificazione B Corporation, assegnata alle società che si impegnano a osservare i più alti standard di performance sociale e ambientale, di trasparenza e responsabilità e che operano nel rispetto di tutti gli stakeholder coinvolti nel sistema: dai fornitori ai clienti, passando per i collaboratori, con particolare attenzione alle generazioni future.

Un’azienda per definirsi eccellente lo deve essere anche a livello sociale ed è per questo che Costadoro ha deciso di intraprendere questo percorso virtuoso. La Certificazione B Corporation rappresenta per l’Azienda anche una grande sfida, ovvero dimostrare che si può fare business rispettando società e ambiente: “creare valore rispettando i valori”. Questo risultato è merito di tutta l’Azienda poiché tutti i reparti e tutte le persone sono state coinvolte. L’etica e la sostenibilità sono da sempre state rispettate, ma oggi l’impegno è diverso e ci si misurerà di anno in anno per migliorare. Durante il percorso è stato fondamentale, oltre la competenza di tutti gli interessati e dei Responsabili del progetto, l’aiuto di Nativa Regenerative Innovation Company società di consulenza specializzata in questo settore. Il lavoro è stato tanto, e si è formalizzato anche attraverso l’ottenimento dello status di Società Benefit con la modifica dello Statuto sociale, avvenuto il 14 marzo scorso, dal Notaio Francesca Morotti Astore, dove è stato sancito ufficialmente che l’obiettivo di Costadoro S.p.A. non è solo economico ma anche sociale.

Essere sostenibili significa operare in maniera responsabile su tutta la filiera, partendo dai fornitori delle materie prime, passando per i propri dipendenti, sino ad arrivare ai clienti finali non dimenticando mai l’impatto su ambiente e società. Inoltre, particolare attenzione viene data verso il mondo dei giovani offrendo loro opportunità di lavoro gratificanti e soprattutto trasferendo loro quelli che sono i valori fondanti di Costadoro S.p.A.
“Un’azienda buona per fare un caffè sempre più buono” queste sono state le prime parole del CEO Giulio Trombetta “un grazie particolare a tutte le persone di Costadoro che hanno avuto il coraggio e l’intuizione di prendere questa direzione”.

Con la Certificazione B Corporation, verranno raggiunti altri mercati e si potranno ispirare molti altri imprenditori, portando eccellenza e valore italiano nel mondo: questo è motivo di grande orgoglio per il management e i collaboratori dell’Azienda di Torino, che non a caso appartiene alla rete Exclusive Brands Torino la quale riunisce il meglio delle aziende del territorio che hanno la stessa filosofia.

Giulio Trombetta nuovo Presidente di Exclusive Brands Torino

Il precedente Presidente Pininfarina e il nuovo Presidente Trombetta

EBT: Exclusive Brands Torino, la prima rete di aziende di alta gamma Made in Italy, ha eletto Presidente Giulio Trombetta (A.D. di Costadoro), al termine del mandato di Paolo Pininfarina.

Il Presidente Trombetta ha nominato Vicepresidenti Edoardo Cavagnino (Gelati Pepino 1884) e Alessandra Girardi (Vanni Occhiali).

La Rete, nata nel 2011 e promossa dall’Unione Industriali Torino, raccoglie oggi 24 imprese di diversi settori, che spaziano dal tessile, alla tecnologia, dalle strutture ricettive all’alta gioielleria, dall’enogastronomia all’estetica, alla moda.

L’obiettivo è creare sinergie per promuovere e valorizzare i brand su mercati esteri, individuando nuove strategie commerciali e opportunità, consolidando il successo internazionale attraverso la condivisione di esperienze.

“Sono onorato ed entusiasta per questo incarico, che assumo con grande senso di responsabilità. Ringrazio i colleghi che mi hanno scelto come loro rappresentante: oggi inizia una nuova avventura, all’insegna della massima collaborazione. Sono grato ai Past President Licia Mattioli e Paolo Pininfarina, che hanno svolto un lavoro eccellente e mi lasciano un’eredità importante, che accolgo con orgoglio e consapevolezza. In questo particolare momento congiunturale, la rete deve porsi obiettivi ambiziosi: l’eccellenza delle nostre aziende emerge non solo dai prodotti di ciascuno, ma anche dall’attenzione al territorio e alle persone. Con i miei Vicepresidenti e con il nuovo Organo Comune ci impegneremo per raggiungere nuovi mercati, coinvolgere i giovani, gli studenti e tutta la comunità. Lo faremo, anche grazie al valore aggiunto dato dallo stare insieme: imparare gli uni dagli altri, continuando a migliorare”. Commenta Giulio Trombetta: nuovo Presidente di Exclusive Brands Torino

Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriali Torino, ha dichiarato: “Faccio i miei migliori auguri a Giulio Trombetta per la nomina alla Presidenza di Exclusive Brands Torino, che rappresenta un’eccellenza nella promozione di prodotti e servizi torinesi a livello internazionale. Oggi il nostro obiettivo è porre le basi per una crescita solida e duratura: se vogliamo che questo accada, le imprese devono fare rete per accrescere la propria competitività sui mercati globali, attraverso progetti di partnership, con strategie e obiettivi comuni”.

Il nuovo Organo Comune di EBT – Exclusive Brands Torino, che passa da 5 a 7 membri, è composto da Luca Boffa (Gruppo Building), Edoardo Cavagnino (Gelati Pepino 1884), Alessandra Girardi (Vanni Occhiali), Roberto Pissimiglia (Edizioni Esav), Giulio Trombetta (Costadoro) e da Licia Mattioli (Mattioli), Presidente Onorario Fondatore, e Paolo Pininfarina (Pininfarina), Presidente Onorario Ambasciatore.

L’espresso italiano nel mondo guarda lontano

Chi la dura la vince… l’espresso italiano si afferma nel mondo con intelligenza e rispetto, vittorioso quando viene accompagnato con strategia e pazienza: lo spiega a Mixer Giulio Trombetta presidente di Costadoro, azienda socia dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei) e suo amministratore delegato insieme a Stefano Abbo.

Leggi qui l’articolo pubblicato sul numero di febbraio di Mixer.

L’intervista – La torrefazione va all’estero: apre Costadoro UK

Costadoro Spa, socio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei), apre una branch in Gran Bretagna: Costadoro UK Ltd. Il 5 aprile è stata inaugurata infatti a Rochester (a 40 km da Londra) la nuova attività estera della torrefazione torinese, che va ad aggiungersi alle filiali già consolidate di Monaco e Barcellona. 

L’esperienza dell’espresso italiano nel mondo viene raccontata da Giulio Trombetta, Amministratore Delegato dell’azienda, che insieme all’Amministratore Delegato Stefano Abbo e Michele Manzin (responsabile estero per la Gran Bretagna), ha dato vita a questo nuovo polo di diffusione della cultura e del gusto dell’espresso italiano.

 
Perché guardare all’estero oggi?
Una buona e sana impresa deve crescere nel tempo. Il mercato del caffè in Italia è saturo. Le torrefazioni di maggior successo hanno portata regionale e si trovano a giocare posizioni con altre pari più radicate nel loro territorio (anche attraverso il servizio di manutenzione delle macchine).
All’estero vi sono importanti opportunità e un grande fermento. Enorme è l’interesse verso il caffè di baristi e di consumatori; i torrefattori lavorano ad altissimi livelli di qualità e hanno una cura incredibile del prodotto. Quando ho visto la portata del fenomeno, me ne sono stupito.
 
Perché Londra?
Insieme a New York è oggi la città più importante del mondo per visibilità. Locali d’avanguardia funzionano 24 ore su 24, sette giorni su sette. I clienti e il pubblico sono abituati a spendere: un espresso costa 2 o 3 pound. È quindi possibile proporre la qualità e offrire a questi prezzi un ottimo caffè. Il caffè viene servito low, gustato e spiegato con calma. Baristi e torrefattori sono attivi e numerosi gli eventi, le fiere, le competizioni e i festival. Giovani motivati che si istruiscono e che credono nel loro mestiere,  investono e danno vita a nuove aziende che godono di una redditività elevata. Qui la qualità è apprezzata e pagata.
 
Come portare una torrefazione italiana all’estero?
Abbiamo comprato una piccola torrefazione locale che già da anni opera nell’area. Procedere attraverso acquisizioni è impegnativo e oneroso sotto il profilo finanziario, ma è sicuramente il metodo più veloce ed efficace per aumentare velocemente le quote di mercato. Abbiamo una solida base di 200-300 clienti per sviluppare il nostro business nel territorio.  Per mantenerla il cambiamento deve essere graduale. A Londra per ora continuiamo a tostare secondo il vecchio stile, proponendo ai clienti anche le miscele italiane. Anche il management aziendale è garantito per almeno due anni.
 
Quali prerogative bisogna avere?
  • Visione lungimirante del business: ogni anno bisogna acquisire quote di mercato (perché è sintomatico perderne alcune) con innovazioni nel prodotto o acquisizione di nuove aree. Mai dire: “Va bene così”. Bisogna avere coraggio, fantasia, follia, sana consapevolezza di prendersi dei rischi e motivazione per affrontare difficoltà burocratiche.
  • Serenità finanziaria: non bisogna fare gli avventurieri, ma fare investimenti quando si sa di poterli affrontare. Questa situazione che si eredita grazie a una politica conservativa dell’azienda (dividi meno e investi di più) da parte delle generazioni precendenti.
  • Prodotto: col marchio torinese vendiamo lo stesso caffè in tutto il mondo, non ci adattiamo ai gusti locali. È una questione di educazione. Vendere una miscela buona e cara è un lavoro di evangelizzazione. Quando il consumatore straniero capisce che quello che sta gustando è buono “hai fatto bingo”, non lo perderai mai più e venderai a prezzi adeguati. Un po’ come è avvenuto per il sushi in Italia. C’è chi ha fatto conoscere il vero sushi, così ora abbiamo imparato ad apprezzarlo e siamo disposti a pagare per averlo. Non rivolgersi agli italiani all’estero, ma fare capire ai baristi locali la qualità del prodotto anche rispetto agli altri caffè italiani. Non scendere a compromessi qualitativi è un percorso più lento, ma è anche l’unico reale per il successo duraturo.
Qual è il ritorno in Italia delle operazioni svolte all’estero?
Per i baristi italiani il fatto di usare un caffè internazionale venduto nelle piazze più importanti del mondo è importante e aumenta il valore e il prestigio del bar agli occhi del consumatore. Quando scoprono che esportiamo quello stesso caffè in 40 paesi nelle città del mondo più importanti e che quasi la metà della nostra produzione va all’estero, restano ammaliati e capiscono che la nostra è una realtà strutturata.
 
Il futuro del caffè italiano nel mondo è espresso o Third Wave?
Gli italiani hanno una specialità: l’espresso miscelato e torrefatto all’italiana e bisogna farla valere. I nuovi metodi di estrazione sono un utile strumento per fare parlare di caffè anche in quei paesi in cui il consumo non è radicato; è un ponte per raggiungere i giovani e portarli a conoscere l’espresso italiano e le sue caratteristiche sensoriali. Il made in Italy è nel mondo un lusso e aiuta a posizionare i nostri prodotti subito a un livello superiore. Siamo stimati e siamo visti come poliedrici dirigenti. Per promuovere l’espresso italiano bisogna essere presenti nel mondo, fare conoscere le persone e fare assaggiare il prodotto durante fiere ed eventi.
 
Quale valore porta l’Inei a un prodotto e un’azienda italiana all’estero?
L’istituto Nazionale Espresso Italino (Inei) è percepito molto positivamente. È un ente super partes in grado di garantire, certificare e affiancare le aziende che lavorano in qualità e attuano un percorso ben preciso condiviso da tutta la filiera dell’espresso: il mantenimento di un profilo sensoriale riconosciuto e verificato, la garanzia di standard qualitativi di produzione, una formazione standardizzata e la diffusione dalla cultura dell’espresso.
 
In foto: Il team di Costadoro Italia a Londra per la firma dell’accordo: da sx seduti, il Franchising Manager Antonio Cesarano e Giulio Trombetta, Chairman; da sx in piedi, il General Director Stefano Abbo e Michele Manzin, Export Manager.