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International Coffee Tasting 2025 celebra il caffè: assegnate 21 Gold Medal

Si è chiusa con l’assegnazione delle Gold Medal la diciassettesima edizione di International Coffee Tasting, il concorso internazionale del caffè organizzato da IIAC – International Institute of Coffee Tasters, tenutasi presso la Factory Food Designer di Autogrill a Rozzano (MI).

Sono state assegnate le Gold Medal di International Coffee Tasting 2025, il concorso internazionale del caffè organizzato da IIAC – International Institute of Coffee Tasters, al termine di tre giornate di valutazione sensoriale di prodotti di diverse categorie e da diversi paesi. Queste le aziende premiate: Altromercato, Beanpulse Coffee Roasters, Caffè Cagliari, Caffè Morandini, Camcaffè, De Quiet, Dersut Caffè, Il Griso, Lavazza, May House, Prinzberg, Torrefazione Caffè Gran Salvador, Torrefazione Caffè Avana, Torrefazione Comense Ticino Caffex, Torrefazione Goriziana.

International Coffee Tasting si conferma come un banco di prova neutrale e completamente indipendente: anche in questa edizione annoveriamo tra le aziende premiate sia multinazionali sia realtà molto locali – ha commentato Carlo Odello, presidente IIAC – International Institute of Coffee Tasters – Il nostro metodo di valutazione completamente alla cieca, con calibrazione dei giudici sensoriali e validazione statistica dei risultati ci permette di concentrarci solamente sul risultato in tazza, che è poi alla fine ciò che interessa davvero al consumatore”.

Ogni azienda partecipante riceverà il profilo sensoriale del prodotto in concorso e ICT Benchmarks, il nuovo strumento che permetterà alle aziende di comparare le caratteristiche sensoriali dei propri prodotti con quelle delle Gold Medal e di altri prodotti appartenenti alla categoria. Inoltre, i migliori prodotti premiati con la Gold Medal saranno nuovamente in concorso per l’assegnazione delle Platinum Medal.

Sponsor tecnico del concorso quest’anno è stato Eureka, che ha fornito i macinadosatori utilizzati durante le tre giornate – Atom W 75, dotati di sistema di peso brevettato Instant Grind Weighing Technology – insieme a numerosi gadget offerti agli assaggiatori.

Tutte le Gold Medal di International Coffee Tasting 2025 sono disponibili a: www.internationalcoffeetasting.com

Save the date: International Coffee Tasting 2025, dal 18 al 20 novembre, i giudici sensoriali si riuniscono per decretare i caffè migliori

La diciassettesima edizione di International Coffee Tasting, il concorso internazionale del caffè, torna con numerose novità e tre giornate di valutazione sensoriale per premiare i caffè migliori.

L’edizione 2025 di International Coffee Tasting, il concorso internazionale del caffè organizzato da IIAC – International Institute of Coffee Tasters, vedrà dal 18 al 20 novembre i giudici sensoriali occupati in tre giornate di assaggi, svolti rigorosamente alla cieca, applicando rigide regole di analisi sensoriale, e i dati da loro forniti verranno validati statisticamente per decretare i caffè migliori.

Numerose novità per ICT. L’obiettivo di International Coffee Tasting è sempre stato sostenere i prodotti vincitori attraverso il riconoscimento della Gold Medal, oggi il sostegno si estende a chiunque partecipi al concorso, con l’obiettivo di permettere ad aziende e prodotti uno sviluppo e un miglioramento continuo. Grazie a ICT Benchmarks, strumento che confronta le caratteristiche sensoriali dei prodotti in concorso, condividendo la media dei descrittori della categoria del prodotto, insieme a quella dei prodotti vincitori, le aziende sono in grado di comprendere i propri punti di forza e debolezza.

Non solo novità nel supporto dato ai partecipanti, ma sono aumentate anche le categorie di prodotti ammessi al concorso: caffè solubili, concentrati e bevande ready-to-drink entrano in concorso. Introdurre nuovi prodotti rispecchia la volontà di IIAC di accogliere la continua evoluzione del mondo del caffè e scommettere sulle nuove categorie che faranno parte del futuro della filiera.

Lo sponsor tecnico del concorso quest’anno sarà Eureka. I macinadosatori utilizzati durante le tre giornate saranno infatti gli Atom W 75, dotati di sistema di peso brevettato Instant Grind Weighing Technology.

Krešo Marin (Atlantic Grupa): Il mercato nella ex Jugoslavia è in piena evoluzione

Proseguono le interviste ad esperti del settore del caffè, per comprendere l’andamento del mercato ed esplorare i modelli di business in risposta alle sfide che questo nuovo contesto ha messo in campo.
Oggi intervistiamo Krešo Marin, responsabile per lo sviluppo e la ricerca nel settore del caffè bar di Atlantic Grupa. L’azienda è una realtà attiva in tutta la ex Jugoslavia e con una significativa esportazione e distribuzione in paesi come Austria, Germania, Svizzera e molti altri. Atlantic Grupa opera in diversi settori oltre a quello del caffè, come quelli della bevande, degli snack e del cioccolato.

Qual è la posizione dell’azienda nel contesto in cui operate?
La nostra azienda è una realtà molto solida e influente, soprattutto grazie alla diversificazione e alla specializzazione che abbiamo nel settore del caffè, in particolare nella ricerca e nello sviluppo. Il nostro marchio di caffè viene venduto principalmente in Slovenia e Croazia, ma operiamo anche in paesi dell’ex Jugoslavia e attualmente abbiamo cinque torrefazioni: una in Slovenia, una in Bosnia, una in Macedonia, e due in Serbia.

Qual è la vostra strategia di espansione?
Naturalmente desideriamo consolidare la nostra posizione nella regione. In particolare, ci concentriamo sul caffè turco per il canale retail e sull’espresso per il settore Ho.Re.Ca. Abbiamo rafforzato la nostra presenza nel mondo dell’espresso attraverso acquisizioni di torrefazioni e distributori locali.

Ci descrivi come vedete la situazione del mercato del caffè?
Ci troviamo di fronte a un aumento record dei costi della materia prima e a ritardi nelle consegne, l’impegno è quello di non trasferire interamente questi costi ai consumatori, nonostante un adeguamento dei prezzi sia risultato inevitabile. Questo aumento dei prezzi si è visto sia nei supermercati che nei bar; tuttavia, rispetto all’Italia il prezzo minimo di un espresso nella nostra regione è più alto, arriviamo anche a due euro.

I consumatori ne hanno risentito?
Ad oggi il consumo nei bar non è diminuito in modo evidente. Il caffè è ancora percepito come una bevanda accessibile.

Andrea Terzi
Michela Scaglia

International Coffee Tasting 2025 scommette sui prodotti del futuro

International Coffee Tasting 2025, il concorso tra caffè di IIAC – International Institute of Coffee Tasters, porta in gara anche caffè solubili, concentrati e bevande ready-to-drink

L’edizione 2025 di International Coffee Tasting porta con sé un’importante novità: la possibilità di iscrizione per caffè solubili, concentrati e bevande ready-to-drink. La scommessa di IIAC – International Institute of Coffee Tasters è quella di rispecchiare la continua evoluzione del mondo del caffè e accogliere le categorie che si stanno facendo largo in questo settore.

Secondo un report di Mordor Intelligence, il mercato del caffè istantaneo conta di raggiungere i 49 miliardi di dollari entro il 2030: nell’area Asia-Pacifico già rappresenta una quota di mercato rilevante (42% nell’anno 2024), in India invece rappresenta il 65% del consumo totale, mentre in Sud America sta vivendo una crescita sempre più rapida, con il Brasile che da produttore sta diventando un importante mercato di consumo. In particolare, il caffè solubile, sempre secondo Mordor Intelligence, raggiungerà una quota di mercato pari a 4 miliardi di dollari entro il 2030. La facilità di consumo è una linea guida chiave per comprendere la crescita di queste categorie di prodotto.

Già nel 2024 abbiamo introdotto il caffè solubile, quello concentrato e le bevande ready-to-drink nelle categorie dell’edizione cinese del nostro concorso, poiché è proprio in Asia che questi prodotti si stanno affermando con sempre maggiore forza – ha affermato Carlo Odello, presidente di IIAC – Da quest’anno abbiamo aperto l’accesso anche ai prodotti pensati per il mercato italiano e per quello europeo, entusiasti di allargare il campo di azione del concorso che organizziamo da quasi vent’anni”.

Naturalmente anche per le nuove categorie di prodotto varranno le regole del concorso più esigente sul mercato: massima trasparenza del metodo di valutazione più completa, applicazione di rigide regole di analisi sensoriale e una stretta validazione statistica dei dati forniti da giudici sensoriali, che operano sempre alla cieca.

International Coffee Tasting 2025 si terrà dal 18 al 20 novembre 2025, il regolamento e la domanda d’iscrizione sono disponibili a www.internationalcoffeetasting.com

IIAC – International Institute of Coffee Tasters lancia il nuovo sito e celebra l’analisi sensoriale del caffè

IIAC – International Institute of Coffee Tasters rinnova il sito web per dare risalto alle scienze sensoriali. Continua intanto la preparazione di International Coffee Tasting 2025, il concorso internazionale del caffè che si terrà a novembre

È online a www.iiac.coffee il nuovo sito di IIAC – International Institute of Coffee Tasters, rinnovato nel design e nei contenuti. Tutto ruota intorno all’analisi sensoriale del caffè, con l’idea di offrire una panoramica intuitiva e pragmatica su come affinare le proprie competenze sensoriali nell’assaggio del caffè.

Il nuovo sito è un ulteriore passo nel nostro percorso di comunicazione in cui raccontiamo la complessità di un’associazione che ha più di 30 anni e in cui si sono formate sensorialmente almeno due generazioni di professionisti italiani – ha dichiarato Carlo Odello, presidente IIAC – Nei prossimi mesi continueremo ad arricchirlo di contenuti, in particolare vogliamo raccontare le storie dei protagonisti della nostra comunità, sperando possano essere di ispirazione”.

Intanto IIAC guarda anche al suo appuntamento principale, International Coffee Tasting 2025, il concorso internazionale del caffè che si terrà a fine novembre. Iscrizioni aperte sino al 18 ottobre: da quest’anno tutti i partecipanti non solo riceveranno il profilo sensoriale dei propri prodotti ma anche un confronto con il mercato.

Mariafiore Maggiordomo (Jolly Caffè): è importante parlare, confrontarsi e informare per un cambiamento di prospettiva

Prosegue il nostro ciclo di interviste dedicate al settore del caffè: l’obiettivo è comprendere le strategie che guidano le aziende, come affrontano le sfide, trasformando i cambiamenti in opportunità. Abbiamo parlato con Mariafiore Maggiordomo, amministratrice delegata di Jolly Caffè, per la quale si occupa anche di formazione.

Jolly Caffè è stata fondata nel 1953 da Dante Belardinelli, nonno di Mariafiore Maggiordomo, è stata la prima torrefazione italiana nella filiera della certificazione ad avere un’aula di formazione permanente, proponendo corsi annuali, accogliendo torrefattori, giornalisti e scuole alberghiere in azienda. Il padre di Mariafiore, Gerlando Maggiordomo, genero di Dante, è stato uno dei fondatori di IIAC – International Institute of Coffee Tasters.

Qual è la tua visione sul mercato del caffè oggi?

La situazione è complessa. A prescindere dall’aumento del prezzo del caffè, dovuto a speculazione, cambiamenti climatici e problemi di approvvigionamento, una delle sfide per i torrefattori, specialmente in Italia, è il prezzo della tazzina. Non c’è una reale differenza di prezzo tra una tazzina preparata con un caffè di alta qualità e una preparata con un caffè di qualità inferiore. Per offrire un prodotto di qualità è necessario anche offrire una miscela che sia sempre stabile, con un profilo organolettico coerente. Ma purtroppo questo lavoro non viene quasi mai riconosciuto. Si dovrebbe poter distinguere la qualità ovunque lo si beva: al supermercato, al bar o in una piccola torrefazione.

Quanto conta la formazione del consumatore?

È cruciale, ma estremamente difficile. Bisognerebbe cercare di far capire che il prezzo dovrebbe riflettere la qualità, ma manca una standardizzazione dell’educazione all’espresso. I consumatori si affidano al prezzo, perché ricevono informazioni contraddittorie. Questo rafforza l’idea che tutti i caffè siano uguali, mentre non è così. È un lavoro che deve essere affrontato attraverso una collaborazione tra più figure.

E riguardo al mercato estero? Quali differenze noti rispetto all’Italia?

In Europa c’è più disponibilità a pagare per la qualità, soprattutto in paesi come Germania, Inghilterra, Slovacchia, Austria. Anche all’estero però, con l’aumento dei prezzi, si fa fatica a far capire che la qualità ha un prezzo, proprio come accade per il vino o l’olio, anche per quest’ultimo infatti, la mancanza di formazione del consumatore porta a dinamiche simili a quelle relative al mondo del caffè. Questa mancanza di informazione sul prodotto porta inevitabilmente il consumatore medio a basarsi unicamente sul prezzo, scegliendo l’opzione più economica e abituandosi a essa.

Secondo te, come si può migliorare la percezione della qualità?

Serve un approccio pratico. Proporre degustazioni nei locali, come avviene per il vino, iniziando con qualcosa di semplice per incuriosire, e poi andare sempre più nel tecnico. Ma è difficile, perché baristi e clienti hanno altre priorità. È un processo lungo, ma necessario. Tuttavia, trovare ad oggi una soluzione immediata è improbabile, altrimenti l’avremmo già attuata e messa in campo, ma anche solo parlare di questi temi, confrontarsi e informare resta il primo passo per un cambiamento di prospettiva.

Andrea Terzi
Michela Scaglia

BRITA: il successo oggi richiede attenzione alla qualità e un apprendimento continuo

Continuano le interviste con esperti del settore caffè, con l’obiettivo di analizzare l’evoluzione del mercato e approfondire i modelli di business adottati per affrontare le sfide poste dal nuovo scenario. Abbiamo intervistato per BRITA ITALIA Enrico Metti, Sales Director Professional Filters, ed Elena Scordamaglia, Marketing Manager B2B e BRITA Water Sommelier.

BRITA è una multinazionale familiare arrivata alla terza generazione, con sede principale in Germania, vicino a Francoforte, che lavora su tre linee di business: la linea domestica, la linea professionale e la linea Water Dispenser.

Qual è la vostra visione nei confronti del mercato del caffè?

Il mercato sta vivendo un momento di forte tensione, sia nell’HoReCa che nella distribuzione automatica. L’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia ha creato difficoltà, ma anche opportunità per chi ha sempre puntato sulla qualità. Questo momento sta facendo emergere le aziende solide e ben gestite, che sanno gestire costi, flussi di cassa e politiche di prezzo. Ci aspettiamo un aumento dei prezzi al consumo, ma anche un cambio di approccio: chi offre qualità deve saperla raccontare, spostando la competizione dal finanziamento del punto vendita al riconoscimento del valore e della qualità del prodotto offerto.

Notate differenze tra l’Italia e il resto d’Europa su questo tema?

Sì, nel Nord Europa c’è più propensione a investire per un espresso di qualità, con prezzi anche di due o tre euro. In Italia il prezzo resta basso, intorno a un euro e trenta centesimi, e il caffè è spesso visto come un rito veloce, e questo limita la capacità di una narrazione efficace del prodotto. Serve più cultura, ma anche più strumenti per i baristi per raccontare e proporre miscele diverse. Tuttavia, è difficile chiedere a un barista di fare tutto da solo, le abitudini di consumo e le modalità di fruizione non hanno favorito la costruzione di una narrazione adeguata a giustificare il prodotto finale in tazza e, di conseguenza, eventuali oscillazioni di prezzo.

Quanto conta la formazione e il ruolo dell’acqua nella preparazione del caffè?

La formazione è fondamentale, il successo in questo settore oggi richiede attenzione alla qualità e un apprendimento continuo, promuovendo la cultura del caffè e di tutto ciò che lo circonda. Il mercato non è solo in crisi, è in evoluzione, e differenziarsi oggi vuol dire puntare sulla qualità e sull’apprendimento continuo. BRITA ha iniziato nel 2020 a proporre un percorso formativo multilivello sull’acqua, che parte dalle basi per arrivare all’influenza dell’acqua sul caffè in termini aromatici, gustativi e di mouthfeel. L’acqua è l’ingrediente principale del caffè, rappresenta oltre il 90% della bevanda. Bisogna capire cosa serve bilanciare e cosa rimuovere per ottenere un espresso eccellente.

Come si potrebbe narrare il caffè?

Partendo dal presupposto che la cultura del caffè e dell’acqua in Italia è ancora carente, molti non sanno nemmeno che esistono sistemi di filtrazione specifici per migliorare l’acqua nel caffè. La narrazione del prodotto dovrebbe partire dai fornitori e dai produttori, attraverso la formazione di baristi capaci di descrivere il prodotto offerto e di proporre diverse miscele. In questo contesto, i media potrebbero svolgere un ruolo cruciale nell’educazione del consumatore: popolari trasmissioni hanno a volte mostrato il lato meno piacevole del caffè, come bar non all’altezza o preparazioni non ottimali, ma questo è valso a stimolare un dialogo costruttivo all’interno della filiera, che auspichiamo valga a promuovere l’educazione e migliorare la cultura del caffè. Anche i momenti più critici possono essere visti come un’occasione per valorizzare e far conoscere meglio al consumatore da cosa nasce il grande piacere che può emanare da una piccola tazzina di caffè.

Andrea Terzi
Michela Scaglia

ICT 2025, sono aperte le candidature come giudice sensoriale!

Sono aperte le candidature per partecipare come assaggiatori a International Coffee Tasting 2025!

L’edizione di International Coffe Tasting 2025, il concorso dedicato al caffè di IIAC – International Institute of Coffee Tasters, si terrà nelle giornate di martedì 18, mercoledì 19 e giovedì 20 novembre presso la Factory Food Designers di Autogrill a Rozzano (MI). Si richiede un impegno almeno giornaliero.

ICT 2025 sarà l’occasione perfetta per assaggiare e valutare un’ampia varietà di prodotti provenienti da tutto il mondo, dalle miscele alle singole origini per espresso, capsule, cialde e ready-to-drink.

Non mancheranno momenti di confronto con altri assaggiatori e condivisione di esperienze: è l’opportunità ideale per affinare e mettere alla prova le proprie capacità.

Vi aspettiamo!

Per inviare la vostra candidatura:

Email: andrea.terzi@goodsenses.it
Telefono: 030 381558
WhatsApp: 375 848 5110

Manolo Marcandalli (Caffè Marcandalli): Bisogna valorizzare l’espresso italiano, raccontando il lavoro che c’è dietro ogni miscela

Le interviste IIAC proseguono, dando voce alle esperienze concrete di aziende che si trovano ad affrontare un mercato complesso e in continua evoluzione. Ogni intervista è un’occasione per scoprire approcci diversi. Oggi parliamo con Manolo Marcandalli, quality product manager di Marcandalli S.r.l., che per l’azienda si occupa in prima persona del mercato lombardo e del controllo qualità del prodotto finito.

Come vedi oggi il mercato del caffè in Italia e all’estero?

Il mercato è sotto pressione per vari motivi: cambiamenti climatici, eventi sociopolitici che incidono sui trasporti e l’aumento dei consumi in paesi come Cina e India. In Italia il problema è aggravato da una filiera sacrificata, dove il prezzo della tazzina è troppo basso e non riflette il reale valore del prodotto. Le torrefazioni si trovano davanti a un bivio fatto di costi elevati e prezzi al consumo contenuti, con uno scarso margine di manovra. A questo si aggiunge anche la prassi del comodato d’uso delle attrezzature per i baristi, che contribuisce a mantenere basso il prezzo della tazzina, creando un circolo vizioso.

Quali possono essere le soluzioni per affrontare questa situazione?

Serve un cambio di prospettiva: aumentare i prezzi e investire sulla qualità, educando il consumatore. È necessario un cambiamento culturale. Una proposta concreta potrebbe essere un aumento graduale e condiviso del prezzo della tazzina, per far capire ai consumatori che il caffè è un prodotto di valore, stando attenti a non scoraggiarne il consumo e al tempo stesso garantire la sostenibilità economica dei bar. Il paradosso è che i consumatori pagano senza problemi bevande come il ginseng a prezzi più elevati, ma sono restii ad accettare gli aumenti sul prezzo dell’espresso.

Cosa pensi invece dell’attuale situazione dei bar italiani?

Purtroppo, molti locali offrono un prodotto e un servizio che non sono di qualità. Serve più formazione per i baristi, che devono, oltre a saper preparare il caffè, anche saperlo raccontare e vendere. Aumentare i prezzi è importante e necessario, ma è altrettanto cruciale investire nella formazione e nell’informazione, sia per i baristi che per i consumatori stessi. Noi come azienda organizziamo eventi di Espresso Italiano Experience nei locali, che riscontrano sempre grande curiosità e interesse da parte dei clienti.

Come azienda, come cercate di comunicare a baristi e consumatori?

Lavoriamo con un approccio misto: presenza digitale e contatto diretto. Usiamo i social e il sito, ma puntiamo soprattutto sul passaparola e sulle relazioni umane. In Lombardia seguo io personalmente i clienti, mentre in altre regioni ci affidiamo a rivenditori formati. All’estero collaboriamo con distributori locali, anche se stiamo iniziando a interagire direttamente con i clienti finali. Non puntiamo a una crescita rapida e indiscriminata, ma preferiamo consolidare ogni nuovo cliente acquisito, trasmettendo un messaggio di qualità e affidabilità.

Perché privilegiate il contatto diretto?

Perché crea fiducia. Le visite nei locali, le degustazioni guidate e il supporto tecnico fanno la differenza. Comunicare la qualità di un caffè richiede un rapporto umano. Il digitale è utile per farsi conoscere, ma non basta per fidelizzare.

Come vedi il futuro del settore?

Bisogna sicuramente valorizzare l’espresso italiano, raccontando di più il lavoro che c’è dietro ogni miscela, dal coltivatore al torrefattore. Per esempio, durante il lockdown del 2020 ho creato una miscela con note di frutta secca e miele. Un’altra è nata dopo l’assaggio di caffè cinesi all’ICT, cercando di valorizzarne le caratteristiche eliminando i difetti. Raccontare queste storie aiuta anche a giustificare un prezzo più alto. Tutto ciò potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel diffondere la cultura del caffè e nel supportare le torrefazioni nella comunicazione del valore del loro lavoro.

Andrea Terzi
Michela Scaglia

Alessandro Borea (La Genovese): Serve creare una cultura condivisa del buon caffè

La serie di interviste IIAC è un’opportunità per scoprire come alcuni protagonisti del settore del caffè interpretano i segnali del mercato, e le leve che stanno azionando per costruire un futuro con maggiore consapevolezza nei consumatori.

Oggi parliamo con Alessandro Borea, amministratore della torrefazione La Genovese, azienda a conduzione familiare giunta alla terza generazione, per la quale si occupa anche di produzione e qualità. L’azienda opera principalmente in Liguria e Piemonte, ma esporta anche in diversi paesi europei ed extra-UE. Borea è inoltre presidente di Istituto Espresso Italiano (IEI).

Ci parli del core business della tua azienda?

La Genovese ha quasi novant’anni di storia. La nostra attività si concentra per il 90% sulla produzione di caffè in grani per il mercato professionale, con una piccola parte dedicata alle monoporzioni. Non produciamo confezioni per la grande distribuzione.

Qual è lo stato attuale del mercato del caffè in Italia?

Il mercato italiano, in particolare nel settore Ho.Re.Ca., è estremamente articolato. Riscontriamo una forte difficoltà nel far percepire il reale valore del caffè al consumatore, a causa di radicate dinamiche socioculturali. Questo ostacola una giusta valorizzazione del prodotto lungo tutta la filiera. Sebbene il caffè di qualità implichi costi crescenti e competenze specifiche, molti clienti continuano a considerarlo un bene a basso costo. Ne deriva un circolo vizioso che frena l’innovazione, svaluta la qualità e penalizza la redditività delle imprese.

Come vedi il mercato italiano rispetto a quello estero?

In Italia, il mercato tende spesso a valorizzare il caffè come semplice abitudine quotidiana, più che come prodotto da scoprire e comprendere. Questo rende difficile comunicare al cliente finale il reale valore legato alla qualità, all’origine e alla sostenibilità. Tuttavia, anche in Italia cresce una fascia di clientela più consapevole, attenta al gusto e alla filiera. All’estero, invece, è generalmente più semplice dialogare con operatori già orientati alla qualità, con maggiore apertura verso trasparenza, formazione e valore percepito.

Voi come state affrontando questo aumento?

Abbiamo intensificato gli sforzi di comunicazione verso i nostri clienti, puntando sulla trasparenza e sulla valorizzazione della qualità del prodotto. Più che focalizzarci solo sui costi, cerchiamo di spiegare cosa rende un caffè davvero buono: origine, lavorazione, filiera. Non parliamo solo di prezzo, ma raccontiamo storie di origine, impegno e passione, per aiutare i clienti a comprendere il valore reale del prodotto. Anche se incontriamo ancora qualche resistenza, notiamo che chi comprende il valore, è disposto a riconoscerlo e a condividerlo con i propri clienti.

Quali potrebbero essere le soluzioni a queste problematiche?

La soluzione principale risiede nella formazione e nella comunicazione efficace. È fondamentale che baristi e consumatori comprendano appieno cosa rende speciale un buon caffè, per creare una cultura autentica del prodotto. La formazione deve essere vista come un investimento strategico che valorizza la qualità e non come un semplice costo, così da trasformare la percezione del caffè e sostenere un mercato più consapevole e competitivo.

Andrea Terzi
Michela Scaglia