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Chi è Federico Vinella?

Non penso che lo conosciate, e non credo che sarò io a renderlo famoso.
Entro in un bar di Brescia alle sette del mattino, ordino una brioche, un bicchiere d’acqua e un espresso. Il barista mi illustra le brioche, mi dice anche che va a prenderle appena sfornate tutte le mattine, ma il segreto sta nel mantenerle calde e mi spiega come funziona la vetrinetta riscaldata. Poi mi chiede se desidero il bicchiere d’acqua a temperatura ambiente o fredda e, vista la mia indecisione (non sono preparato a certe domande quando entro in un bar) mi dice che è meglio il taglio tra le due e mi fa metà e metà. Quindi arriva il momento dell’espresso e mi parla delle qualità del suo caffè e di come si prepara bene un espresso. Mi pare che tergiversi un po’. Lo salva una signora che entra e chiede un caffè. Imbraccia il gruppo da due e lo prepara per entrambi. Mi sa che sapeva benissimo che avrebbe fatto fatica a fare il suo capolavoro con il gruppo da uno. Mi guarda un po’ stupito quando metto lo zucchero, ma non mi dice nulla, né io gli spiego il perché.
A quel punto però mi presento per scoprire da dove arriva un barista che fa così bene il proprio lavoro. E scopro una bella storia.
Ora però mi chiedo: se per esempio tutti gli assaggiatori di caffè andassero in caccia dei bravi baristi e li mettessero in evidenza, per esempio segnalandoli a Coffee Taster, non potremmo fare crescere il più bel movimento a tutela dell’espresso di qualità che sia mai esistito? Non siete stufi di sentire solo parlare di prezzi del caffè, di leggere quanti caffè si possono bere al massimo al giorno senza distinzione alcuna tra le diverse specie e i diversi metodi di preparazione? Non pensate che sia proprio il barista-narratore a trasformare il sorseggio dell’espresso in un’esperienza di valore?
Noi continueremo a vivere i grandi eventi (Espresso Italiano Champion, International Coffee Tasting e via discorrendo) come emblemi della nostra professione, ma sono le relazioni quotidiane che possono cambiare il mondo del bar e noi possiamo essere il lievito del cambiamento.
Ci proviamo? Fateci avere le esperienze che vivete al bar, quelle buone, quelle cattive lasciamole agli altri, a coloro che scrivono che il “caffè al bar fa schifo”.

Luigi Odello

Origini del caffè: Hawaii Kona

Il Kona nasce alle Hawaii, su terreni di origine lavica formatisi dall’attività dei vulcani Hualalai e Mauna Loa. Le piantagioni si trovano prevalentemente sul versante occidentale dell’isola, dove il clima è più secco e le precipitazioni sono limitate. Le temperature si mantengono intorno ai 25 °C con scarse oscillazioni stagionali, creando un ambiente stabile per la coltivazione dell’Arabica.

Le piante vengono messe a dimora in buche scavate direttamente nella roccia basaltica. Dopo la raccolta, le drupe sono lavorate con il metodo a umido: fermentano per 36–48 ore e vengono poi essiccate su supporti sopraelevati chiamati hoshidana, che favoriscono una disidratazione lenta e uniforme.

In tazza, il Kona offre un caffè franco e di grande freschezza. Il profilo aromatico è caratterizzato da sentori di erbe aromatiche, talvolta con una chiara nota di menta, accompagnati da caramello, malto e frutta secca. In alcune interpretazioni emergono anche accenti speziati, come il pepe. È un caffè pulito, preciso, che privilegia la chiarezza sensoriale e la bevibilità.

Luigi Odello
Contenuto redatto con supporto di IA

I Sommelier all’assaggio dell’espresso. Istituto Espresso Italiano e AIS Veneto con i professionisti del vino alla conoscenza della tazzina

Venerdì 10 luglio, presso la sede di Wega e Astoria, una giornata di formazione dedicata al direttivo dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS) Veneto

Avvicinare i sommelier del vino all’assaggio professionale dell’espresso italiano, creando un ponte tra due mondi accomunati dalla cultura sensoriale, dalla competenza tecnica e dalla ricerca della qualità. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’Istituto Espresso Italiano (IEI) insieme all’Associazione Italiana Sommelier (AIS) Veneto, che si è svolta venerdì 10 luglio presso la sede di Wega e Astoria a Susegana (TV).

“Questo momento di condivisione tra professionisti del vino e del caffè fa parte della nostra visione di connetterci ad altre reti altamente specializzate che possono supportarci nella divulgazione della cultura dell’espresso italiano di qualità – dichiara Carlo Odello, CEO di Istituto Espresso Italiano (IEI) – Il mondo del vino ha saputo creare una consapevolezza da parte del pubblico intorno al prodotto che spesso manca al caffè. Queste occasioni di incontro ci permettono soprattutto di comprendere meglio come funzionano mondi diversi dal nostro e ci danno spunti per il futuro”.

La giornata ha coinvolto il direttivo di AIS Veneto guidato dal presidente Gianpaolo Breda che ha affrontato il caffè attraverso assaggi guidati con il metodo di IIAC – International Institute of Coffee Tasters sotto la guida del prof. Luigi Odello. A seguire una full immersion nel mondo delle macchine per caffè guidata da Alberto Schiavon, Head of Sales di Ryoma, e da Cristina Da Frè, Brand & Communication Representative di Ryoma.

“L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra il mondo del vino e quello dell’espresso, uniti dalla cultura della qualità, della degustazione e della valorizzazione delle eccellenze italiane – ha spiegato Gianpaolo Breda, Presidente AIS Veneto – Per i sommelier, approfondire la conoscenza del caffè significa ampliare le competenze professionali con strumenti di analisi sensoriale e comunicazione affini a quelli del vino. L’auspicio è che questa esperienza sia il primo passo di una collaborazione stabile tra sommellerie e i professionisti del caffè, capace di generare nuove opportunità formative e diffondere una cultura della degustazione consapevole”.

Un ringraziamento sincero per la visita a IEI e AIS Veneto. “È stata una bella occasione per raccontare chi siamo: la produzione, il nostro modo di intendere l’innovazione, la cura che mettiamo ogni giorno nello sviluppo delle macchine per caffè espresso – così Alberto Schiavon, Head of Global Sales – Traditional di Wega e Astoria – il confronto tra realtà che condividono la stessa attenzione alla qualità porta sempre qualcosa di buono, per tutto il settore. Ci auguriamo che questo incontro sia solo il primo passo verso nuove collaborazioni, per continuare a promuovere insieme la cultura del caffè e il Made in Italy”.

Barista Sapiens

“Barista Sapiens”, scritto da Antonio Vincenzo Malvasi e Dario Ciarlantini, è un manuale completo dedicato all’espresso e al cappuccino, pensato per formare baristi consapevoli e preparati. Il libro si distingue per l’approccio tecnico ma accessibile, ricco di schede pratiche, fotografie, infografiche e consigli operativi che guidano il lettore attraverso tutte le fasi della preparazione, dalla macinatura alla latte art. Particolarmente interessante è l’attenzione rivolta all’assaggio come strumento quotidiano per valutare e correggere l’estrazione. Il libro cerca di fondere il sapere di scuole diverse e non sempre ci riesce, ma il linguaggio è chiaro, il tono coinvolgente e la struttura ben organizzata, rendendo il volume adatto sia a chi si avvicina al mestiere sia ai professionisti in cerca di aggiornamento. Sicuramente da apprezzare lo sforzo di un’iconografia esplicativa che aiuta non poco la memorizzazione dei concetti alleggerendoli di una parte che potrebbe risultare di gravosa comprensione.

Redatto con il contributo di AI

Autori: Antonio V. Malvasi, Dario Ciarlantini
Editore: Gribaudo
Formato: 15 x 19,5
Pagine: 419

Origini del caffè: Haitian Blue Pine Forest

L’Haitian Blue Pine Forest proviene dalla regione di Thiotte, nel sud-est dell’isola di Haiti, considerata la più vocata alla produzione di caffè di qualità. Il clima è caratterizzato da una temperatura media di circa 25 °C e da una stagione secca che va da novembre a maggio, seguita da quella delle piogge. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte svolgono un ruolo fondamentale nella formazione dei precursori aromatici.

Le piantagioni, costituite in larga parte dalla varietà Typica, si trovano su terreni argillosi e raggiungono altitudini fino a 1600 metri. Le drupe vengono lavorate con il metodo a umido e successivamente tostate con grande attenzione, per preservare l’equilibrio aromatico.

In tazza, l’Haitian Blue Pine Forest si caratterizza per un profilo morbido e avvolgente. Le note di pasticceria – caramello e biscotto in particolare – si intrecciano con la frutta secca, soprattutto la mandorla, creando una sensazione di dolcezza aromatica che non deriva dallo zucchero, ma dalla qualità della materia prima. È un caffè che comunica calore e rotondità, ideale per chi cerca armonia più che tensione.

Luigi Odello
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Sensorium – Dizionario dell’analisi sensoriale: corpo

Sensorium, lo spazio in cui il dato sensoriale si fa parola, il luogo in cui la percezione prende forma attraverso il lessico, la memoria, la cultura e la relazione con l’altro. Oltre 700 termini relativi alle scienze sensoriali: www.scienzesensoriali.com/sensorium. Di seguito una delle parole più utilizzate nel mondo del caffè

CORPO

Termine utilizzato per descrivere la pienezza, la consistenza e la struttura di alimenti e bevande.
Il valore attribuito al corpo ha una correlazione diretta con la viscosità e, in certi casi, con la densità e con il residuo secco.
Nelle bevande, il “corpo” si riferisce alla consistenza e alla sensazione di peso percepite al palato. Ad esempio, nel caso del caffè o del vino, il “corpo” indica la struttura della bevanda e corrisponde a una determinata consistenza avvertita al palato.
Negli alimenti, il “corpo” può riferirsi alla densità e alla struttura percepite durante la masticazione.

MECCANISMO DI PERCEZIONE

La percezione del corpo di un alimento o di una bevanda si sviluppa attraverso un processo complesso che coinvolge sia componenti fisiologiche sia cognitive. Tutto ha inizio con la stimolazione dei recettori presenti nella cavità orale, in particolare quelli localizzati sulla lingua, sul palato e sulle pareti interne della bocca. I meccanocettori rilevano caratteristiche fisiche come viscosità, densità e resistenza, attivando le terminazioni nervose che inviano segnali al sistema nervoso centrale, principalmente attraverso il nervo trigemino. Questi segnali vengono elaborati nella corteccia somatosensoriale, dove le informazioni tattili si trasformano in percezione. Un ruolo centrale è svolto anche dall’insula e dalla corteccia orbitofrontale, aree cerebrali deputate all’integrazione multisensoriale, in cui le componenti tattili si fondono con quelle gustative e olfattive, contribuendo alla costruzione percettiva dell’esperienza. Il risultato è una rappresentazione mentale del corpo del prodotto, che viene poi interpretata e definita secondo parametri culturali, linguistici ed esperienziali. Termini come “pieno”, “setoso”, “oleoso” o “leggero” non sono solo descrittori sensoriali, ma sintesi cognitive che riflettono una valutazione soggettiva strutturata dalla memoria, dal confronto e dall’aspettativa.
Le papille filiformi svolgono un ruolo rilevante nella percezione del corpo degli alimenti attraverso la loro funzione tattile. Distribuite numerose sulla superficie dorsale della lingua, sono ricche di terminazioni nervose sensibili alla pressione, al contatto e alla frizione, e permettono di cogliere elementi come la viscosità, la densità e la texture dei cibi e delle bevande. La loro struttura sottile e spesso cheratinizzata le rende particolarmente adatte a rilevare variazioni di superficie e consistenza, contribuendo in modo diretto alla sensazione di pienezza o leggerezza percepita durante la masticazione o la deglutizione. Le informazioni raccolte da queste papille vengono trasmesse al cervello e integrate con altri segnali sensoriali per dare origine a un’esperienza complessa e unificata.

L’ACCEZIONE E L’AGGETTIVAZIONE DEL DESCRITTORE

Il fatto che il “corpo” abbia, in un’alta frequenza di casi, una correlazione diretta con il valore edonico del prodotto in analisi, spinge molte volte i giudici sensoriali a interpretarlo come descrittore soggettivo inducendoli in errore.
La conferma si trova facilmente negli aggettivi che vengono utilizzati per definirlo:

  • quando elevato, si impiegano aggettivi come pieno, corposo, strutturato, denso ricco, rotondo, potente, vellutato, avvolgente, materico, ampio e, in certi casi, cremoso, soprattutto se la componente grassa è considerata positivamente;
  • quando medio: equilibrato, morbido, rotondeggiante, armonico, levigato, sufficientemente strutturato, scorrevole, coerente, misurato e lineare;
  • quando basso: leggero, debole, scarico, diluito, piatti, sottile, evanescente, fugace, inconsistente e acquoso.
ALTRE DEFINIZIONI

Caffè

È il livello di percezione sferica, di rotondità, di sciropposità e di struttura percepibile nel cavo orale. E’ direttamente correlato con la viscosità della preparazione.
Bibliografia: definizioni per il caffè dello IIAC (monografie)


Come vorreste perfezionare la definizione del descrittore “corpo”? A voi la parola in “Lascia un commento”.

Origini del caffè: Guatemala Antigua Pastores

Le piantagioni dell’Antigua Pastores affondano le radici nel XVIII secolo, quando furono avviate dai gesuiti sui pendii vulcanici che circondano Antigua, antica capitale del Guatemala. Situate tra i 1500 e i 1800 metri di altitudine, queste coltivazioni beneficiano di terreni di origine vulcanica estremamente fertili, arricchiti dalla presenza di grandi alberi che ombreggiano le piante di caffè.

Le varietà coltivate includono Bourbon e Typica, affiancate dalla più recente Catuai. Le drupe maturano tra agosto e settembre e vengono spesso raccolte con il metodo del picking, che consente una selezione accurata. La lavorazione è quella classica a umido: spolpatura, fermentazione e asciugatura al sole.

Tra i caffè guatemaltechi, l’Antigua Pastores occupa una posizione di assoluta nobiltà. È un caffè estremamente plasmabile in tostatura, capace di adattarsi a interpretazioni diverse senza perdere identità. In tazza presenta una buona acidità che accompagna un aroma complesso e stratificato: note floreali e di frutta fresca dialogano con sentori profondi di tostato, pasticceria e cacao, che possono evolvere verso la liquirizia e l’anice. È un caffè che unisce eleganza e profondità, pensato per chi ama la complessità.

Luigi Odello
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Nuovo consiglio di amministrazione IIAC – International Institute of Coffee Tasters

IIAC – International Institute of Coffee Tasters ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2029. Carlo Odello, riconfermato presidente e CEO dell’associazione: “Il metodo scientifico è il nostro punto di forza, lavoriamo per renderlo ancora più accessibile ma anche per impiegarlo in formazione ancora più avanzata”.

IIAC – International Institute of Coffee Tasters ha rinnovato il proprio consiglio di amministrazione. L’assemblea dei soci ha infatti eletto il gruppo dei consiglieri che con competenze e prospettive diverse contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi dell’associazione.

Nel nuovo consiglio di amministrazione siedono:

  • Carlo Odello, presidente e CEO (Good Senses)
  • Luigi Odello, presidente onorario (Centro Studi Assaggiatori)
  • Alessandro Cocco, vicepresidente (Lavazza)
  • Carles Gonzàlez Antequera, vicepresidente (Rancilio Group)
  • Gian Paolo Braceschi (Good Senses)
  • Antonio Biscotti (Torrefazione Il Griso)
  • Carlo Alberto Baudille (Nestlé Italiana)
  • Filippo Mazzoni (Cimbali Group)
  • Roberto Conter (Autogrill Italia)
  • Enrico Metti (Brita Italia)

Si riconferma anche Assunta Percuoco (Torrefazione Caffen) come controllo contabile. Manuela Violoni (Good Senses), Luigi Morello (M25 Consulting) e Carlo Barbi (Club House) sono invece stati indicati come probiviri. Alla presidenza del comitato scientifico è stato nominato Guido Bosticco, professore di Scrittura creativa e Professioni dell’Editoria all’Università di Pavia.

“Il nuovo consiglio rappresenta molte delle anime del mondo del caffè e grazie ai professionisti che ne fanno parte sarà in grado di guidare IIAC in un ulteriore sviluppo che coinvolgerà vari livelli – ha affermato Carlo Odello, presidente e CEO – IIAC fonda la propria credibilità sulla scientificità del metodo di valutazione sensoriale, insegnato nei corsi e utilizzato nel concorso International Coffee Tasting. L’obiettivo ora è duplice: da un lato rendere questo metodo ancora più accessibile a chiunque lavori nel mondo del caffè, dall’altro ampliare la proposta formativa andando a includere contenuti sempre più specifici. Due punti che possono apparire estremi ma che in realtà servono allo stesso scopo: fornire reale conoscenza sensoriale per il bene del caffè”.

Origini del caffè: Etiopia Sidamo

Il Sidamo nasce nel cuore dell’Etiopia, a breve distanza da Kaffa, la regione universalmente riconosciuta come culla del caffè. Qui, sugli altopiani abitati dal gruppo etnico dei Sidama, l’Arabica trova condizioni ideali per esprimere un profilo sensoriale di grande finezza. Le piantagioni si collocano intorno ai 1800 metri sul livello del mare, su terreni fertili di origine vulcanica, in un contesto climatico caratterizzato da temperature miti e da precipitazioni concentrate soprattutto tra febbraio e aprile.

Le drupe maturano lentamente, in un arco temporale ampio che va da agosto a dicembre, e vengono generalmente raccolte una a una, selezionando solo i frutti giunti a perfetta maturazione. La lavorazione segue il metodo a umido, che consente di ottenere chicchi piccoli, compatti e di colore grigio, particolarmente apprezzati per la loro eleganza sensoriale.

In tazza, il Sidamo si distingue per un corpo esile e un’amarezza praticamente assente. La buona acidità funge da struttura portante per un aroma di grande complessità: fiori, miele e agrumi aprono il profilo, seguiti da frutta tropicale e frutta secca, che progressivamente lasciano spazio a spezie delicate. In alcuni casi emerge una nota animale o selvatica, mai invadente, che aggiunge profondità e carattere. È un caffè che racconta l’origine del gusto, più che la sua potenza.

Luigi Odello
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Origini del caffè: Ethiopia Yirgacheffe

Lo Yirgacheffe è uno dei caffè più prestigiosi e riconoscibili al mondo. Proviene dalla zona di Gedeo, intorno alla città di Yirgacheffe, a un’altitudine che può raggiungere i 2500 metri. Le piantagioni di Arabica crescono su suoli vulcanici di straordinaria ricchezza minerale, ben drenanti, in un clima mitigato dall’altitudine.

Le drupe vengono lavorate con il metodo a umido: dopo la spolpatura seguono una fermentazione controllata e l’essiccazione al sole. Questa preparazione esalta la componente aromatica e la brillantezza sensoriale.

In tazza, lo Yirgacheffe si distingue per il corpo leggero e un’acidità squillante, che sostiene un profilo aromatico di incredibile complessità. Frutta tropicale e agrumi dominano la scena, con cocco e mandarino in primo piano, seguiti da pan tostato, biscotto, cioccolato e, talvolta, nocciola. È un caffè che privilegia la verticalità e la finezza, capace di sorprendere anche i palati più esperti.

Luigi Odello
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