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Origini del caffè: Ethiopia Yirgacheffe

Lo Yirgacheffe è uno dei caffè più prestigiosi e riconoscibili al mondo. Proviene dalla zona di Gedeo, intorno alla città di Yirgacheffe, a un’altitudine che può raggiungere i 2500 metri. Le piantagioni di Arabica crescono su suoli vulcanici di straordinaria ricchezza minerale, ben drenanti, in un clima mitigato dall’altitudine.

Le drupe vengono lavorate con il metodo a umido: dopo la spolpatura seguono una fermentazione controllata e l’essiccazione al sole. Questa preparazione esalta la componente aromatica e la brillantezza sensoriale.

In tazza, lo Yirgacheffe si distingue per il corpo leggero e un’acidità squillante, che sostiene un profilo aromatico di incredibile complessità. Frutta tropicale e agrumi dominano la scena, con cocco e mandarino in primo piano, seguiti da pan tostato, biscotto, cioccolato e, talvolta, nocciola. È un caffè che privilegia la verticalità e la finezza, capace di sorprendere anche i palati più esperti.

Luigi Odello
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Arriva la gente del mattino

Interessante il comunicato di Omar Porro dal quale abbiamo tratto i punti salienti: il caffè sta cambiando ruolo e, con lui, il momento in cui lo viviamo. Oggi la colazione supera l’aperitivo come occasione di socialità per 1 italiano su 2, e il caffè si afferma sempre più come esperienza relazionale oltre che funzionale. Se il 65% continua a cercare energia, il 52% lo associa a un momento di socialità autentica e il 45% a una vera esperienza sensoriale, segno di una trasformazione già in atto.

Parallelamente cresce il desiderio di un mattino meno frenetico e più consapevole: il 62% degli italiani vorrebbe una routine più umana e il 48% sarebbe disposto a svegliarsi prima per vivere meglio la colazione, che diventa così un tempo intenzionale e non più residuale. In questo scenario il caffè assume un valore nuovo, diventando quasi un linguaggio personale capace di orientare la giornata.

Il fenomeno è globale. Negli Stati Uniti gli eventi di coffee clubbing crescono del +478% e aumentano le attività legate a brunch e breakfast (+23%), a conferma di uno spostamento della socialità verso il mattino. Il caffè non è più solo una pausa, ma sempre più spesso l’inizio della relazione.

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Origini del caffè: Costarica SHB Tarrazú

Il caffè giunse in Costarica nel XVIII secolo e trovò in questo Paese una delle sue terre d’elezione. La regione di Tarrazú, suddivisa nelle sottozone di San Marcos, San Lorenzo e San Carlos, è considerata una delle aree più vocate per la produzione di Arabica di alta qualità.

Il clima è scandito da due stagioni nette: una piovosa, da maggio a novembre, e una secca, da dicembre ad aprile. Le piantagioni si estendono tra i 1200 e i 1900 metri di altitudine su terreni vulcanici ricchi di humus e minerali. La Costarica ha vietato per legge la coltivazione della Robusta, rendendo l’Arabica l’unica specie ammessa.

Le varietà più diffuse, Caturra e Catuai, sono coltivate all’ombra di alberi ad alto fusto. Le drupe, raccolte nel periodo secco, vengono lavorate con il metodo a umido e poi essiccate all’aperto su aie o stuoie. Il risultato sono chicchi ad alta densità, lucidi e di colore verdastro con riflessi blu.

In tazza, il Tarrazú si esprime con eleganza: corpo asciutto, amaro contenuto e una buona acidità che sostiene un profilo aromatico complesso, fatto di frutta fresca, frutta essiccata e secca, con occasionali accenti balsamici o speziati. È un caffè raffinato, mai eccessivo, che privilegia la precisione.

Luigi Odello
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Origini del caffè: Colombia Medellín Supremo

La Colombia deve la sua introduzione al caffè all’Ottocento, quando le prime piante arrivarono dal Venezuela, a loro volta provenienti dalle Antille francesi. Nel corso del Novecento, il Paese è diventato il primo produttore mondiale di Arabica lavati. Tra le sue regioni più prestigiose spicca Medellín, addossata alle Ande, dove le piantagioni si collocano intorno ai 1600 metri di altitudine.

Il clima è subtropicale, umido ma ventilato, con una piovosità media significativa e temperature che oscillano in modo ampio durante l’anno. I terreni, prevalentemente di origine vulcanica, ospitano una grande varietà di cultivar, sia antiche sia moderne. Le raccolte sono due: una minore in primavera e una principale tra ottobre e dicembre, effettuate rigorosamente a mano quando le drupe raggiungono la piena maturazione.

Il metodo di lavorazione è quello a umido: spolpatura, fermentazione controllata ed essiccazione dei semi. Nonostante questa preparazione, il Medellín Supremo sorprende per il buon corpo, accompagnato da un’acidità moderata e ben integrata.

Il profilo aromatico è ampio e articolato: frutta fresca, cioccolato, noce – talvolta dominante – pan tostato e biscotti si susseguono con equilibrio. È un caffè che unisce eleganza e concretezza, capace di soddisfare sia chi cerca finezza sia chi desidera struttura.

Luigi Odello
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Origini del caffè: Camerun Robusta GG Superior

Il Camerun Robusta GG Superior nasce nell’Africa occidentale, prevalentemente nella provincia di Ebolowa, un’area caratterizzata da un clima relativamente fresco per la fascia geografica, con una stagione piovosa che si estende da luglio a novembre. Le piantagioni si collocano intorno ai 700 metri sul livello del mare, su suoli strettamente imparentati con quelli di origine vulcanica, ricchi di minerali e ben drenanti.

Le varietà coltivate sono Robusta originarie dell’area dello Zaire, raccolte con il metodo del picking, a una a una, tra novembre e febbraio. Dopo la raccolta, le drupe vengono trattate con il metodo a secco, una scelta che preserva l’identità varietale e rafforza la struttura del caffè.

In tostatura e in tazza, questo Robusta si distingue per una fedeltà quasi didattica alla specie: grande corpo, acidità molto contenuta e un amaro pronunciato ma leggibile. Il profilo aromatico è netto e coerente, con note di pan tostato, cacao, cioccolato e la classica traccia di cenere che rappresenta una firma sensoriale del Robusta. Tuttavia, rispetto ad altri caffè della stessa specie, il Camerun GG Superior si colloca tra i più puliti, con una minore aggressività e una maggiore compostezza aromatica.

Luigi Odello
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IIAC: Rinnova ora la tua adesione per un 2026 insieme

Essere soci IIAC significa sostenere un progetto che da oltre trent’anni promuove un approccio scientifico, rigoroso e condiviso riguardo la valutazione sensoriale del caffè. Un impegno che continua a guidare ogni nostra attività: dalla formazione professionale allo sviluppo di International Coffee Tasting, passando per la divulgazione tecnica e la presenza in contesti istituzionali e internazionali.

Nel corso del 2025 abbiamo continuato a investire nella crescita della rete dei formatori, cercato di essere sempre più presenti con la nostra voce, e lavorato per mantenere alta la qualità e l’autorevolezza che da sempre ci contraddistinguono.

Nel 2026 abbiamo intenzione di continuare su questa strada, con nuove opportunità di formazione, momenti di confronto e ulteriore sviluppo della nostra attività sia in Italia che all’estero.

Rilevante per il nostro lavoro è supporto costante dai nostri media partner Coffee Taster e L’Assaggio, che raccontano le nostre attività e condividono diversi contenuti tecnici di rilievo.

International Coffee Tasting 2025

International Coffee Tasting è un momento per premiare la qualità del caffè in tutte le sue sfaccettature; e partecipare come giudice sensoriale è un’occasione per perfezionare le proprie capacità sensoriali, confrontarsi con professionisti da diversi background, e misurare il metodo con ciò che il mercato ha da offrire.

Continua a supportarci tramite il rinnovo della tua quota sociale, che tra l’altro rimane invariata e che include l’abbonamento a L’Assaggio.

Confidando di poterti avere ancora al nostro fianco, ti ringrazio sin d’ora per il tuo sostegno.

Carlo Odello

Origini del caffè: Brasile Mogiana

La Mogiana rappresenta una delle espressioni più classiche e riconoscibili del caffè brasiliano, tanto da essere spesso ricondotta alla storica denominazione “Santos”, dal porto da cui per secoli sono partite le esportazioni verso l’Europa. Situata nello Stato di São Paulo, al confine con il Minas Gerais, la Mogiana si distingue in alta, media e bassa: sono le prime due a detenere la fama più consolidata, grazie a condizioni pedoclimatiche ideali per la coltivazione dell’Arabica naturale.

Il clima mite, con temperature che si attestano intorno ai 20 °C e precipitazioni concentrate nei mesi primaverili e autunnali, offre un vantaggio decisivo: il periodo della raccolta, da maggio a settembre, coincide con la stagione secca. Questo consente un’essiccazione naturale delle drupe particolarmente efficace, riducendo il rischio di fermentazioni anomale. I suoli, di colore rosso per l’elevata presenza di ferro, sono sabbiosi e ben drenanti, collocati tra i 750 e i 1200 metri di altitudine.

Le varietà più diffuse, Catuai e Mundo Novo, vengono oggi raccolte sempre più spesso con mezzi meccanici, favoriti dalla dolce pendenza dei terreni e dalla disposizione geometrica delle piantagioni. Le drupe vengono poi essiccate a terra secondo il metodo a secco, rivoltate più volte al giorno per garantire uniformità e pulizia aromatica.

In tazza, la Mogiana è sinonimo di affidabilità sensoriale: corpo pieno, acidità equilibrata e un profilo aromatico dominato da cacao e cioccolato. È un caffè che non cerca l’effetto sorpresa, ma costruisce la sua forza sulla coerenza e sulla solidità, diventando una colonna portante per molte miscele e un riferimento imprescindibile per comprendere lo stile brasiliano.

Luigi Odello
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Espresso e giovani: il problema non è il gusto, ma il racconto

“Ai giovani l’Espresso non piace più.”
È una frase che circola spesso, ma che raramente viene messa alla prova dei fatti. Un recente lavoro di analisi sensoriale condotto su un gruppo di ventenni racconta invece una storia diversa, più articolata e decisamente più interessante.

Quando ai giovani viene chiesto di valutare l’Espresso con strumenti strutturati ma aperti alla libera espressione, il piacere emerge chiaramente. Non come adesione acritica, ma come risultato di equilibrio, struttura e identità. L’amaro non spaventa, la tostatura non respinge, le note intense non vengono evitate. A patto che il prodotto abbia un senso.

Il dato forse più sorprendente riguarda il linguaggio. Lasciati liberi di descrivere ciò che percepiscono, i ventenni utilizzano un lessico ricco e concreto: cacao, nocciola, pane tostato, caramello, ma anche fiori, agrumi, spezie. Compaiono immagini scure e profonde – fumo, carbone, incenso – che non vengono demonizzate, bensì riconosciute come elementi caratterizzanti. Non c’è banalizzazione, non c’è povertà descrittiva.

L’Espresso attiva anche una dimensione emotiva complessa. Gioia, curiosità, tranquillità convivono con tensione, esitazione, talvolta rifiuto. È la dimostrazione che il prodotto non lascia indifferenti. E l’indifferenza, per una generazione abituata a stimoli continui, è il vero nemico.

Interessante anche il modo in cui i giovani immaginano chi beve Espresso. Non solo adulti o tradizionalisti, ma persone attente, curiose, capaci di soffermarsi. Il prodotto viene percepito come serio, deciso, talvolta esigente; il produttore come colto e creativo. L’Espresso non è “facile”, e questo non è un limite: è un tratto identitario.

Il bar resta il luogo simbolico del consumo, mentre gli abbinamenti spaziano dalla pasticceria al cioccolato, fino al consumo senza accompagnamenti. Le metafore, infine, trasformano il caffè in persone, città, paesaggi, momenti di vita quotidiana o straordinaria. Un segnale chiaro di coinvolgimento immaginativo.

Forse, allora, la domanda giusta non è se l’Espresso piaccia ai giovani.
La domanda è: siamo ancora capaci di raccontarlo per quello che è?

Luigi Odello
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Le variabili fisiche dell’estrazione e il loro controllo – Parte 2

Permeabilità del pannello
La permeabilità del pannello deriva un insieme di fattori che la rendono molto complessa, tanto da essere praticamente impossibile determinarla a priori con un algoritmo. Se su di essa giocano un ruolo la temperatura e la pressione, di fatto sono la tipologia e la granulometria del caffè a farla da padroni. Avere un granulometro al bar potrebbe essere utile, ma questo è uno strumento troppo costoso e troppo complicato per pensare di installarlo in un pubblico esercizio. Il barista esperto utilizza il tatto, che è di ottimo aiuto soprattutto quando deve tarare il macinadosatore partendo da zero. Ma può avere un riscontro molto più oggettivo attraverso la misura indiretta di cui abbiamo parlato prima: il flusso.

Residuo secco
Il residuo secco è una misura molto importante per l’espresso in quanto fortemente discriminante rispetto alle altre preparazioni. In pratica è quanto rimane di una tazzina, valutato in peso, dopo che è stata fatta evaporare l’acqua a 103/105°C. Si indica in percentuale e in un espresso eccellente supera il 9%, raggiungendo anche l’11% in certi casi. La valutazione del residuo secco si esegue agevolmente attraverso una bilancia termica, facile da usare e di costo non proibitivo. Dal mercato vengono anche proposti diversi rifrattometri che, attraverso la misurazione dei composti polarizzanti, restituiscono il valore denominato TDS (totale solidi disciolti). Non solo è già sbagliata la denominazione perché in un espresso, bevanda polifasica dove grassi e colloidi la fanno da padroni, non si può parlare di soluzione, ma la misura risulta ingannevole con una frequenza decisamente alta, perché non evidenzia una correlazione diretta con il residuo secco e nemmeno con il corpo percepito sensorialmente.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Specialist (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Profumo di caffè

Non è che la sacralità e la profondità che diamo noi tecnici alla trattazione del caffè lo renda meno simpatico e in qualche modo riduca il livello edonico della bevanda? Ecco, Gianlidia Tonoli è riuscita a generare un’opera che rende il caffè un’esperienza di vita. Il libro è un viaggio sensoriale e autobiografico nel mondo del caffè che integra ricordi personali, tecniche e ricette innovative. L’autrice unisce la sua formazione da stylist e interior designer con il ruolo di sommelier dell’espresso, offrendo un approccio intimo e visivo fatto di fotografie evocative e composizioni curate. Si esplorano origini, coltivazione, lavorazione, differenze tra Arabica e Robusta, suggerimenti per moka, aeropress e cemex, il tutto con un linguaggio mai troppo tecnico ma comunque informativo. Il volume include 50 ricette creative che spaziano da piatti insoliti come sashimi di orata con polvere di caffè fino a dolci classici come gelato alla nocciola affogato al caffè. La lettura scorrevole mescola emozione, nutrimento culturale e valorizzazione del caffè come ingrediente versatile nella cucina quotidiana. Il tono caldo e accogliente lo rende adatto a chi cerca ispirazione più che formazione tecnica, con livelli di approfondimento tecnici moderati ma efficaci.

Autore: Gianlidia Tonoli
Editore: Guido Tommasi Editore
Formato: 19,5 x 24,5
Pagine: 211

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI