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Io Bevo Espresso al MuMac

Una domenica al museo dove il caffè è protagonista. L’1 dicembre è in programma la seconda giornata Io Bevo Espresso al MuMac, il Museo della Macchina per Caffè sito a Binasco (Milano).

Un’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano, che prevede l’apertura del museo dalle 10.30 alle 17.00 per due incontri a tema "Degustazione di un caffè espresso".

L’evento, dedicato sia al mondo professionale che agli appassionati di caffè, è gratuita e a numero chiuso su prenotazione (massimo 20 persone per sessione).

Per prenotazioni e ulteriori informazioni: visite_mumac@gruppocimbali.com.

Caffettiera inedita negli archivi Cimbali

Scoperta un’inedita caffettiera per uso domestico disegnata dai fratelli più famosi del design italiano, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, tra i modelli dell’archivio storico Cimbali. La caffettiera, unica nel suo genere, può essere ammirata ora al MUMAC, il Museo della Macchina per Caffè.

Si tratta una caffettiera dal design davvero originale. Realizzata in pressofusione di alluminio con manopole in bachelite, funziona in base al principio della "pressione del vapore", che con la sua forza costringe l’acqua bollente a risalire dalla caldaia al filtro del macinato e, con una pressione prossima a un’atmosfera, versa direttamente il caffè in tazza.  

Astoria e l’espresso bar mobile

La Plus4You di Astoria è diventata una vera e propria macchina per il caffè espresso mobile. Nel senso più letterale del termine. Infatti, la torrefazione Caffè San Giusto di Kötschach-Mauthen, in Carinzia, ha montato il modello di casa Astoria a bordo di due Fiat 500, per dar vita all’espresso bar mobile. Le due piccole Fiat si trasformano, in piazze e parcheggi dei centri commerciali, in postazioni da bar, dove degustare un buon caffè. Due versioni, ma un solo modello di macchina per il caffè espresso Astoria: la 500 azzurra è di proprietà di Helmut e Christian Thurner, padre e figlio, mentre quella nera è la postazione da del barista Graziano Chessa.

Sabato 19 gennaio porte aperte da Caffè Cagliari a Modena

Sabato 19 gennaio gli spazi della torrefazione modenese si apriranno per accogliere un evento interamente dedicato alla diffusione della cultura del caffè con appuntamenti dedicati alla conoscenza del mondo che si cela dietro un espresso.
Il programma prevede dalle 9:30 alle 10:30 il seminario “Alla scoperta del caffè” in cui si farà un viaggio alle origini del caffè e si imparerà a riconoscere l’espresso e il cappuccino perfetti. A seguire, fino alle 12:30 con visite guidate ogni mezz’ora, si spalancherà l’ingresso del museo “Le Macchine da Caffè” in cui sarà possibile ammirare la collezione di Caffè Cagliari che raccoglie oltre 100 esemplari di macchine professionali con modelli italiani dagli inizi del ‘900: un vero viaggio nell’evoluzione della preparazione dell’espresso. Maggior informazioni: tel. 059 376838 o 335 6917635, formazione@caffecagliari.it

 

Caffè e Barolo libre

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e del Centro Studi Assaggiatori, segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

 Un giorno un produttore di Barolo volle visitare un grande cliente, perché non riusciva a capire come un locale notturno potesse consumare un paio di casse la settimana del celebre vino. Vero è che non prendeva i cru e nemmeno le annate famose, ma comunque il consumo era consistente. Così, da solo e in incognito, si avventurò in quell’ambito a lui così poco noto. Era dai tempi della scuola che non metteva più piede in un locale di quel tipo. Ne uscì dopo neppure mezz’ora, barcollando senza avere bevuto. Costeggiava il fiume che c’era lì vicino con decisi intenti suicidi, ai quali rinunciò solo perchè non aveva avuto modo di scrivere un commiato ai suoi famigliari. Il motivo di tanta disperazione era dovuto al fatto di avere constatato con i propri occhi che il suo Barolo finiva con la cola per long drink che venivano venduti come Barolo libre, versione light del celebre cocktail, e tracannati senza neppure chiedersi di chi fosse il vino.

Ma era un produttore di Barolo. Se fosse stato un torrefattore probabilmente si sarebbe complimentato con il gestore del locale e lo avrebbe invitato gratuitamente a frequentare l’ultimo corso di caffetteria della propria scuola aziendale. Questo nuovo percorso formativo si chiama “mischia mischia”. Lo sa anche il torrefattore, il nome è sbagliato, perchè qualcuno l’ha inteso male e ora taglia il suo caffè con quello comprato a 3,99 euro al supermercato. Ma sta diventando un successo, i baristi lo amano: in mezza giornata imparano a incorporare un espresso in 173 ingredienti diversi. Soprattutto vanno via con una certezza: quello che conta per il successo è la fantasia. Con questa dote e qualche ingrediente non è più importante sapere tarare il macinadosatore, né guardare che in tazza ci siano 25 millilitri, né imparare a valutare i 130 parametri che riporta l’ultima mappa sensoriale dell’espresso. Un po’ è contento anche il torrefattore, che non ha più contestazioni se il caffè viene bene o meno. Tutti soldi di assistenza risparmiati.

E’ a questo che dobbiamo preparaci in Italia? Pare di sì. Il “liceo del caffè”, dove si impara attraverso i propri organi di senso a riconoscere le buone caratteristiche di una miscela, a gestire correttamente un macinadosatore e una macchina si può tranquillamente saltare. Si passa subito ai corsi superiori.

Se digitate su un browser “scuole di caffè” Google vi restituisce circa tre milioni di risultati, tanti sono i corsi. Quasi tutti uguali, quasi tutti con l’enfasi per la latte art e il bere miscelato. Argomenti dei quali siamo profondi estimatori, ma che costituiscono un perfezionamento e non la base per l’operatore dell’ospitalità. Se i programmi sono per lo più simili, i docenti sono per la maggior parte ignoti, quando va bene viene citato il nome, in rasi casi è riportato un breve curriculum.

L’attività formativa è quanto di più importante per il settore del bar per affrontare con successo l’attuale momento, ma i torrefattori devono avere le idee chiare, altrimenti rischiano. E con loro rischia il made in Italy e rischia l’Espresso Italiano.
Per fortuna non tutto è così. Ci sono aziende che tengono alta la nostra cultura senza fare sconti per le mode, che non diventeranno mai tradizione perché innovazione non sono.