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Nuovi corsi avanzati per Espresso Italiano Trainer, ambasciatori del vero espresso italiano

 

http://www.assaggiatoricaffe.org/site/?q=node/451Sono riuniti in un albo che ne conta 149 in diversi paesi nel mondo. Non si tratta di un’élite esclusiva, bensì di professionisti che hanno iniziato un percorso per la diffusione della cultura dell’espresso italiano. Si chiamano Espresso Italiano Trainer, figure abilitate allo svolgimento del seminario Espresso Italiano Experience, incontri dedicati a operatori e consumatori attenti in cui si forniscono le informazioni e la tecnica di assaggio di base per valutare quello che si trova in tazza.
 
 
Si diventa Espresso Italiano Trainer frequentando lo specifico corso di abilitazione successivamente alla frequenza dei corsi di patente per Assaggiatore di Caffè, di Espresso Italiano Specialist e di psicofisiologia sensoriale. Per chi ha frequentato già i primi due corsi, è quindi sufficiente la frequenza al corso di psicofisiologia sensoriale del 29 aprile 2015 e all’abilitazione a Espresso Italiano Trainer il 30 aprile (entrambe le giornate si terranno a Brescia).
 
 
Chi desiderasse approfondire ulteriormente l’analisi sensoriale del caffè potrà inoltre frequentare il 27 aprile il corso Caratterizzazione Sensoriale delle Monorigini e delle Miscele e il 28 aprile il corso Espresso Italiano Roasting.
 
Tutte le informazioni sul sito assaggiatoricaffe.org

Alto gradimento per i corsi avanzati, a Brescia la settimana prossima

Sono in programma la settimana prossima, dal 18 al 20 maggio, a Brescia i moduli avanzati del Master Professional in Analisi Sensoriale e Scienze del Caffè. Si tratta della quarta edizione di questo tipo di corsi.

Nell’ultima edizione di settembre 2009 dai test di gradimento è emersa ampia soddisfazione da parte dei partecipanti per le conoscenze acquisite (voto 8,3 su scala 1-10) e per l’utilità delle esercitazioni svolte (voto 9). I corsi in definitiva si sono dimostrati ampiamente rispondenti alle attese dei partecipanti (voto 8,9).

Il Master Professional ha per obiettivo fornire, attraverso l’analisi sensoriale, dei criteri e degli strumenti di applicazione pratica per orientare la produzione, lungo tutta la filiera, verso l’ottenimento di un prodotto che dà massimo piacere al consumatore. Queste le prossime date:

  • Modulo 3 – Sensi, cervello, analisi sensoriale: 18 maggio 2010;
  • Modulo 4 – Caratterizzazione sensoriale monorigini e miscele: 19 maggio 2010;
  • Modulo 5 – La scienza della tostatura, l’arte della miscela: 20 maggio 2010.

Durante i corsi sono spiegati e illustrati con esercitazioni pratiche:

  • gli strumenti per riconoscere attraverso i sensi pregi e difetti in tazza;
  • i modi per ottenere il massimo potenziale sensoriale nell’estrazione al bar;
  • i test di analisi sensoriale per controllare qualità e stabilità del risultato nella produzione;
  • i dati di analisi sensoriale e i relativi test per scegliere rapidamente e con sicurezza scientifica il caffè verde, le modalità di tostatura e di miscelazione.

La locandina dei corsi è scaricabile qui. Per maggiori informazioni: Michela Beltrami, michela.beltrami@assaggiatori.com, tel. +39 030 397308.

Perché se il vino sa di tappo lo posso rifiutare mentre il caffè lo devo pagare?

di Luigi Odello

Segretario generale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

C’è una strana combinazione nella chimica degli alimenti, che ci può essere molto utile per comprendere quanto il comparto del caffè sia decisamente meno maturo di quello del vino.

Entrambe le bevande possono contenere il tricloroanisolo (e relativi compagni), già percepibile a livello di una parte per trilione (soglia di percezione in aria, nel caffè e nel vino è un po’ più alta), che viene considerato dal nostro sistema sensoriale una minaccia e quindi rifiutato nel modo più categorico.

In effetti neppure l’osteria di periferia si rifiuta di sostituire una bottiglia di vino a un cliente se sa di tappo, mentre nel caffè la gente si tappa il naso e lo beve. Eppure da uno storico che andiamo da anni costituendo si evince che una notevole quantità di caffè in commercio ha concentrazioni di tricloroanisolo ben al di sopra della soglia di percezione, persino di 500 volte. Eppure continuano a circolare impuniti.

Ma, se vogliamo parlare di difetti possiamo sbizzarrirci con la geosmina dal sentore di terra e legno marcio, con la pirazina che sa di vegetale (pisello, cicoria, dipende da cosa l’accompagna e dai livelli di presenza), con dimetilsulfide e dimetildisulfide, entrambi donatori di sentori fetidi, o con il più pacato vinilguaiacolo che a livelli elevati sa di fumo e di bruciato.

Sono solo alcuni esempi, perché nel corso sui difetti del caffè, che sta mettendo a punto lo Iiac, gli assaggiatori potranno cimentarsi con una ventina di questi, rendendo sicuramente la loro giornata indimenticabile. E’ necessario fare questo passo, per creare un argine al prodotto di cattiva qualità che circola impunito sul mercato, per identificarlo con precisione e dire al barista che se lo beva lui.

Proprio per questo molti argomenti correlati ai vizi e alle virtù sensoriali del caffè, come si originano e da quali composti vengono dati, si parlerà già durante i moduli del Master professional in Analisi Sensoriale e Scienza del Caffè che si svolgeranno dal 22 al 24 settembre prossimi.