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Maurizio Cimbali è Cavaliere del Lavoro

Maurizio Cimbali, presidente di Gruppo Cimbali, azienda socia dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei), ha ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Alla guida dell’azienda dal 1972, Maurizio Cimbali guida il gruppo che con i suoi due brand principali (LaCimbali e Faema), opera attraverso 3 stabilimenti produttivi e 2 filiali in Italia e 7 filiali all’estero, impiegando complessivamente circa 700 addetti e vantando oltre 50 brevetti all’attivo.

La prestigiosa onorificenza conseguita da Maurizio Cimbali premia la sua capacità di fare business, cultura, impresa nel mondo, restando fortemente radicato in Italia. “Mi piace dire che, sempre, si può e si deve fare meglio”: questa è la filosofia che muove il neo nominato Cavaliere del Lavoro.
Con questi principi nel 2012, in occasione dei 100 anni dell’azienda, prende vita Mumac, il museo della macchina per caffè espresso, la più grande collezione al mondo che racconta la storia delle macchine, simbolo di italianità nel mondo, dal 1901 ai giorni nostri. Insieme a questa nascono una Library e una Academy rivolte ai professionisti del settore e ai coffee lovers che con mostre, conferenze, workshop, appuntamenti per i dipendenti, incontri professionali e momenti dedicati al territorio, diffondono la cultura del caffè e dell’espresso in Italia e nel mondo.
 

Maurizio Cimbali, presidente di Gruppo Cimbali, nominato Cavaliere del Lavoro

Maurizio Cimbali è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un riconoscimento importante per il presidente di Gruppo Cimbali, azienda socio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei) che raccoglie quattro brand (LaCimbali, Faema, Casadio e Hemerson).

Una grande realtà produttiva che porta l’espresso italiano nel mondo. Con tre stabilimenti produttivi in Italia e sette esteri, ha fatturato nel 2015 159 milioni di euro pari a circa 46 mila unità vendute nel mondo.

Un impegno per la diffusione della cultura del caffè che si concretizza con la fondazione nel 2012 di Mumac – Museo della Macchina per Caffè e di Mumac Academy, polo nevralgico internazionale di formazione e di condivisione della cultura del caffè.

MuMac: il monumento che mancava all’Espresso Italiano

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e del Centro Studi Assaggiatori, segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

 Lo storico dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina all’Espresso Italiano non è applicabile: di certo è nata prima la macchina e la miscela si è adeguata di conseguenza.

Se si vuole fare un caffè così in fretta che ci si può permettere di farne uno alla volta senza che il cliente si stufi dell’attesa basta dare pressione all’acqua e non affidarsi semplicemente alla forza di gravità come avveniva nell’800. Una soluzione che, tanto per continuare con le uova, sembra l’uovo di Colombo.

Non è stato così facile e della complessità della questione ci si rende ben conto facendo un giro tra le decine di splendide macchine esposte al Museo Cimbali a Binasco (MI) – inaugurato l’11 ottobre – che segnano l’evoluzione dell’Espresso Italiano nell’ultimo secolo. In pratica sono le testimoni più attendibili della storia del prodotto perché, anche se la macchina presentata a Brescia nel 1857, all’esposizione voluta dall’allora presidente del consiglio Zanardelli, fosse da ritenere la prima macchina per espresso, è altrettanto vero che lo sviluppo del prodotto è avvenuto nel secolo scorso, più o meno coincidente con quello de La Cimbali che quest’anno festeggia un secolo di onorata attività.

Un gruppo che lo scorso anno ha chiuso il bilancio con 132 milioni di fatturato (+14% rispetto al 2010) dei quali l’80% viene realizzato all’estero. C’è di che riflettere: quando si parla di caffè noi all’estero siamo forti con l’Espresso Italiano, che per quanto sia una nicchia nei consumi mondiali, è in ascesa ed è il vero ambasciatore del made in Italy. Per questo sulla sua tutela e promozione non si possono fare sconti: occorre rispettarlo nella sua originalità e autenticità condensata nella triade aurea costituita dalle miscele, dalle attrezzature e dal barista. Il Gruppo Cimbali è sicuramente portatore di questa filosofia, tant’è che nel 1988 fu tra i fondatori dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Nella triade abbiamo contemplato l’elemento umano: ed ecco che MuMac non è solamente un museo, ma anche un centro di formazione all’avanguardia in cui si terranno corsi per baristi e operatori del settore di tutto il mondo, da quelli pratici a quelli dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè sull’analisi sensoriale.

Se al percorso museale verrà lasciato il compito di trasmettere ai visitatori la cultura e l’ingegno che sta dietro una tazzina di espresso, nelle aule di formazione tutti potranno imparare come si esegue un espresso eccellente. Ma c’è di più: al percorso – davvero eccellente per la capacità di narrazione che racchiude – si aggiunge un archivio di oltre 15.000 documenti dove studiosi dei cinque continenti potranno svolgere ricerche di spessore che sicuramente origineranno pubblicazioni in grado di elevare il mito dell’Espresso Italiano.

Maurizio Cimbali, presidente del gruppo, e Massimo Faravelli, amministratore delegato, si sono rivolti alla stampa con la semplicità e il pragmatismo di chi ha semplicemente compiuto il proprio dovere, senza l’enfasi di avere fatto all’intero comparto e all’Italia un regalo prezioso. Ma così è.