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Papua Nuova Guinea: Sigri Plantation, un caffè che fa bene alla sua comunità

Grazie a Best Coffe scopriamo la piantagione Sigri di Papua Nuova Guinea e il suo Arabica. Situata nella parte occidentale del paese, l’azienda opera dal 1950 e mostra come si possibile verificare la qualità dei propri prodotti e garantire agli agricoltori attenzioni.

I lavoratori hanno cure mediche gratuite e spese scolastiche pagate. La piantagione Sigri è anche attiva nel supporto delle comunità locali, gestisce una scuola elementare e assiste gruppi di donne grazie a progetti di formazione specifici. Anche l’ambiente viene protetto attraverso una politica di sostenibilità agricola a lungo termine che valorizza le specie locali di flora e fauna, come “La paradisea di Raggi”, simbolo nazionale della Papua Nuova Guinea rappresentata sui sacchi del caffè Sigri.
 
Il caffè nasce nella Valle Waghi a 1.600 metri slm con estensione di 1.123 ettari. Qui il clima è freddo e la stagione delle piogge è abbondante. Il più importante periodo di raccolta va da aprile a settembre e viene fatta a mano. I chicchi subiscono un processo di lavorazione lavato: il caffè viene fatto fermentare per tre giorni e tolto dal lavaggio ogni 24 ore, per essere immerso infine totalmente in acqua per un altro giorno. Lentamente asciugati al sole, i chicchi vengono controllati, classificati e scelti a mano prima di essere posti nei sacchi di juta da 60 kg per il trasporto.
 
Giornalmente i gestori della piantagione svolgono test in tazza per verificare la qualità del prodotto. Il risultato è un chicco di crivello 17+, di grado premium, colore bluastro/verde, pronto nel nuovo raccolto ogni maggio/giugno per essere lavorato a tostature medie.
 
Importatore per l’Italia
Best Coffee
 
 

I caffè degli altri: Guatemala Chimaltenango

L’espresso italiano è il nostro grande amore, ma da questa settimana vogliamo offrirvi anche una finestra sul mondo, una finestra sui caffè degli altri: cosa bevono fuori dai nostri confini e come? Una finestra aperta con l’aiuto di Andrea Gersi, un torrefattore americano di chiare origini italiane che miscela in qualche modo il nostro gusto per l’espresso con le nuove tendenze made in Usa. Sono note rapide e veloci, nate dal piacere di condividere la propria idea con i nostri lettori.

San Jose Ocana Red Bourbon – Guatemala Chimaltenango
Caffè lavato tostato da Cuvée Coffee (Austin, Texas). Fantastiche note di lavanda e di frutti neri. Corpo setoso con una piacevole e leggera amarezza finale. Preparazione 19 g in 27 secondi a 92.5°C.

Mal di testa sensoriali

di Carlo Odello

Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè 

Immaginate di andare a comprare un tavolo, di domandarne la lunghezza al commesso e che lui vi risponda: "1,50 metri, si tratta di un tavolo di discrete dimensioni". Poi ve ne fa vedere un altro e vi ragguaglia: "Questo invece è 1,55 metri, direi una buona lunghezza". E infine, arrivato al terzo tavolo, vi guarda con attenzione e vi dice: "Bene, questo è 1,60 metri, direi una dimensione importante". Comprereste da un commesso che definisce in modo tanto diverso la  lunghezza dei tre tavoli, quando la differenza tra il primo e l’ultimo è di 10 centimetri?
 
Ora immaginate di essere a una degustazione di caffè e che la persona che la conduce vi faccia provare tre monorigini diverse. E che questa persona si sia presa la briga di profilare i tre prodotti utilizzando scale di intensità a intervalli di 0.1. (in altre parole valutando alcune caratteristiche del prodotto in tazza con scarti di un decimo di punto). Immaginate che al corpo del primo caffè assegni un punteggio di 7.7 e lo definisca come "discreto", al secondo 8.0 e lo riporti come "buono" e all’ultimo 8.2 e ne riferisca come "importante". Non avvertireste un minimo di mal di testa cercando di capire come in un mezzo punto si passi da un corpo discreto a uno importante?
 
Non sto valutando la scheda in senso stretto. Mi sembra soltanto che non vi sia coerenza tra la valutazione sulla scala e la fase descrittivo-semantica. Però ammetto che questa è una mia carenza poiché negli anni mi sono abituato a ragione secondo profili sensoriali costruiti su descrittori quantitativi) e validati statisticamente per verificare se la differenza è realmente significativa). Mi aiutano davvero a evitare dei gran mal di testa.

Il ritorno della miscela: per soldi o per amore?

di Carlo Odello *

La miscela sembra riprendere quota anche in alcuni paesi in cui per molti anni l’espresso è stato inteso come monorigine. Riceviamo infatti dagli Stati Uniti segnali di interesse per il blend. Lo stesso dicasi per il Giappone.

Questo il dato di fatto, che si presta comunque a una duplice interpretazione. Alcuni gioiscono: questa riscoperta della miscela è un chiaro segno della ricerca di maggiore complessità aromatica, così dicono.

Altri invece, forse più maligni, la vedono sotto un’altra luce: le tanto selezionate monorigini, soprattutto alcuni lavati centroamericani, sono diventate carissime da proporre in purezza. Leggi: il margine è drasticamente calato rispetto al passato.

Fatto sta, che per soldi o per amore, la miscela sembra riprendere piede. Non male per l’espresso italiano, che da sempre coltiva il blend.

 * Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè