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Profumo di caffè

Non è che la sacralità e la profondità che diamo noi tecnici alla trattazione del caffè lo renda meno simpatico e in qualche modo riduca il livello edonico della bevanda? Ecco, Gianlidia Tonoli è riuscita a generare un’opera che rende il caffè un’esperienza di vita. Il libro è un viaggio sensoriale e autobiografico nel mondo del caffè che integra ricordi personali, tecniche e ricette innovative. L’autrice unisce la sua formazione da stylist e interior designer con il ruolo di sommelier dell’espresso, offrendo un approccio intimo e visivo fatto di fotografie evocative e composizioni curate. Si esplorano origini, coltivazione, lavorazione, differenze tra Arabica e Robusta, suggerimenti per moka, aeropress e cemex, il tutto con un linguaggio mai troppo tecnico ma comunque informativo. Il volume include 50 ricette creative che spaziano da piatti insoliti come sashimi di orata con polvere di caffè fino a dolci classici come gelato alla nocciola affogato al caffè. La lettura scorrevole mescola emozione, nutrimento culturale e valorizzazione del caffè come ingrediente versatile nella cucina quotidiana. Il tono caldo e accogliente lo rende adatto a chi cerca ispirazione più che formazione tecnica, con livelli di approfondimento tecnici moderati ma efficaci.

Autore: Gianlidia Tonoli
Editore: Guido Tommasi Editore
Formato: 19,5 x 24,5
Pagine: 211

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI

Espresso Italiano Tasting

Espresso Italiano Tasting è il manuale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), l’associazione che dal 1993 si dedica in modo scientifico e indipendente all’analisi sensoriale dell’espresso italiano. La nuova edizione di questo manuale trova le sue radici in quella precedente, un best seller nel suo campo tradotto in svariate lingue e con decine di migliaia di copie vendute in tutto il mondo.

Espresso Italiano Tasting presenta una spiegazione esaustiva e puntuale del metodo di assaggio messo a punto per la valutazione dell’espresso italiano. Lo fa trattando il tema dal punto di vista della psicofisiologia sensoriale e indagando la percezione attraverso l’azione dei sensi e l’attribuzione di significato operata a livello cerebrale. Le fasi di assaggio dell’espresso italiano sono quindi riportate con specifici riferimenti scientifici. Inoltre è analizzata l’intera filiera del caffè: dalla coltivazione alla lavorazione, dalla tostatura e miscelazione al servizio al bar con macchine e macinadosatori professionali.

Autori: Luigi Odello, Carlo Odello
Editore: Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè
Formato: 12 x 21
Pagine: 106

Per averlo: shop.assaggiatori.com

Espresso Italiano Tasting

Espresso Italiano Tasting è il manuale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), l’associazione che dal 1993 si dedica in modo scientifico e indipendente all’analisi sensoriale dell’espresso italiano. La nuova edizione di questo manuale trova le sue radici in quella precedente, un best seller nel suo campo tradotto in svariate lingue e con decine di migliaia di copie vendute in tutto il mondo.

Espresso Italiano Tasting presenta una spiegazione esaustiva e puntuale del metodo di assaggio messo a punto per la valutazione dell’espresso italiano. Lo fa trattando il tema dal punto di vista della psicofisiologia sensoriale e indagando la percezione attraverso l’azione dei sensi e l’attribuzione di significato operata a livello cerebrale. Le fasi di assaggio dell’espresso italiano sono quindi riportate con specifici riferimenti scientifici. Inoltre è analizzata l’intera filiera del caffè: dalla coltivazione alla lavorazione, dalla tostatura e miscelazione al servizio al bar con macchine e macinadosatori professionali.

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) è un’associazione no profit che vive delle sole quote sociali versate dai suoi membri. Dalla sua fondazione nel 1993 ha svolto centinaia di seminari, corsi di patente per assaggiatore di caffè e corsi avanzati diretti a migliaia di professionisti nel mondo. E’ partner tecnico dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei) per l’Espresso Italiano Certificato e organizza ogni anno International Coffee Tasting, il concorso tra caffè di tutto il mondo.

Autori: Luigi Odello, Carlo Odello
Editore: Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè
Formato: 12 x 21
Pagine: 106

Per averlo: shop.assaggiatori.com

Comunicazione sensoriale: fare sentire l’odore dove non c’è

In una società in cui è in costante ascesa la comunicazione attraverso i canali mediatici (vista e udito), come è possibile fare percepire le caratteristiche aromatiche, somestesiche e di gusto di un qualsiasi prodotto? È questa la domanda che si è posta Noemi Emidi durante il percorso che ha compiuto per raggiungere la sua laurea magistrale in design all’Università degli studi di Firenze. Guidata dalla relatrice, la professoressa Susanna Cerri, per la parte tecnica e progettuale, Noemi si è avventurata in un mondo in genere ignoto ai designer, quello delle scienze sensoriali. Ne è scaturito un lavoro davvero pregevole in cui il bello interpreta il buono per ricongiungerli allo stato originario. Così l’aroma, non percepibile attraverso il web e neppure, in genere, mediante i cataloghi, le etichette e i mezzi cartacei si palesa attraverso la grafica producendo comunque emozione e quindi raggiungendo l’obiettivo di una comunicazione immediata, intrigante, coinvolgente. In poche parole adatta ai tempi moderni in cui la vista la fa da padrona nel metterci in contatto con il mondo.

Dice Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori, editore del volume: “Per questo abbiamo voluto trasformare la tesi di Noemi in un libro, nella convinzione di rendere un servizio alle migliaia di professionisti che ogni giorno devono spiegare a qualcuno qualcosa senza che questo sia tangibile. Ma c’è di più: unendo le scienze sensoriali alla grafica tutto può diventare gioco e quindi essere di utilità per avvicinare i clienti in un modo nuovo, coinvolgente e arricchente, sia durante gli eventi, sia nelle trattative che sempre più sono condotte a distanza, oggi attraverso due schermi, domani utilizzando la realtà immersiva.”

Il lavoro di Noemi apre di fatto un nuovo capitolo nella comunicazione che si contestualizza nell’Officina della comunicazione sensoriale. E nei prossimi anni, con il contributo di tanti professionisti (grafici, sensorialisti e umanisti), si andrà a rafforzare questa nuova onda a beneficio soprattutto dei prodotti alimentari che costituiscono una delle più importanti risorse del made in Italy.

Autore: Noemi Emidi
Introduzione: Luigi Odello
Pagine: 164
Formato: 19 x 27 cm

Per averlo: shop.assaggiatori.com

Tasting Coffee: ciò che non avreste mai pensato dell’assaggio del caffè

Non fatevi cattive idee, ma rendetevi conto che il professor Liberman non è uno dei nostri, vale a dire che non è un arido tecnico come chi sta scrivendo. Oggi professore emerito dell’Università dell’Oregon, è un umanista esperto in etnometodologia, comunicazione interculturale, relazioni razziali e fenomenologia sociale che ha vissuto un paio d’anni tra gli aborigeni dell’Australia e quattro anni in monasteri tibetani. Non contate quindi di trovare sul suo libro nozioni di sensomica, grafici dell’analisi delle corrispondenze e roba simile, ma apprezzate la sottile disamina che corre lungo i suoi discorsi per trattare dell’oggettività della scienza sensoriale del caffè. Per essere più esaustivi riprendiamo i titoli dei 14 capitoli che compongono quest’opera unica nel suo genere:

Parte I: La storia della fornitura del caffè
Una breve storia del caffè
La catena di produzione del caffè

Parte II: L’oggettività e le sue fatiche
Basi storiche ed epistemologiche dell’oggettività
Entrare in contatto con l’oggetto
La natura dinamica del caffè

Parte III: La degustazione e le sue fatiche
Pratiche comuni di degustazione
Sulle Fincas e con gli esportatori: raccolta, lavorazione, miscelazione
Una tavolozza per il palato: utilizzare i descrittori del gusto per trovare il sapore
Degustazione professionale
Degustazione per Eccellenza
Importatori, torrefattori, miti e marketer
Alcune pratiche scoperte dei bevitori di caffè laici (con Giolo Fele)

Parte IV: La scienza e le sue fatiche
Scienza e pratiche oggettive
Una critica scientifica delle pratiche scientifiche

Appendice: Esempi di programmi di degustazione

Autori: Kenneth Liberman
Editore: SUNY Press
Lingua: inglese
Formato: 15,5 x 23,5 cm
Pagine: 502

Alla scoperta dei grandi caffè: Ethiopian Lake Tana Zege

di Manuel Terzi *

Ci sono perle che pochi occhi hanno visto fino ad ora. Secondo me lo Zege è una di quelle perle. Nella penisola di Zege, nel lago Tana, gli stessi monaci dei monasteri di quella regione raccolgono e lavorano nella maniera tradizionale a secco i loro pregiati grani.

Il risultato è estremamente affascinante ed emozionante. L’estrazione dichiara un espresso di buon corpo, buona setosità e buona trama. La crema ha un bel colore tonaca di frate, leggermente più scuro rispetto gli Arabica lavati, nonostante la tostatura non sia spinta, ma vivo, vivace e vitale. La tessitura è buona, ma non da gridare al miracolo.

Il naso già preannuncia un prodotto vivo e assolutamente particolare. Chi voleva aspettarsi scorze di agrumi e fiori esotici, ne resterà con un palmo (di naso). L’intensità è pari soltanto ad alcuni monsonati o alcuni Robusta, ma anche ad alcuni riato, juta o stinker che penetrano fino nel cervello. La struttura olfattiva, pur di non enorme ampiezza è fragorosa, imponente. Se fosse un vino sarebbe un grande Bourgogne lungamente invecchiato in legno e ricco di terziari. I sentori animali, i sentori derivanti dalla tostatura, le note caratteristiche di un grande caffè naturale sono prepotenti, intensissimi e potentissimi, quasi stordiscono. Quasi parrebbero celare difetti. Quasi l’imponenza olfattiva rasenta la disarmonia, la ineleganza. Se fosse un cantante sarebbe Percy Sledge, o forse Paolo Conte ne La giarrettiera rosa prima maniera.

Il naso induce grandi e chiaramente orientate aspettative circa l’assaggio. Mi è stata necessaria una lunga olfazione a tratti lieve e a tratti intensa e profonda per capirne un poco le caratteristiche, il carattere. Come descrittori per una non facile analisi olfattiva, essendo – forse in quanto naturale – poco “aperto”, mi sovvengono il Cacao Criollo, il burro di arachidi, gli anacardi, il pan tostato, il cioccolato fondente, le spezie dolci, le erbe aromatiche, ma anche un bel po’ di “terziari evoluti” come il cuoio, il legno di cedro, il legno di conifere, il foxy, la pelliccia bagnata, il cavallo sudato, il tabacco. Sembra un infuso di Latakia turco o un Toscano extravecchio… Il naso mi ricorda quei grandi, forti, potenti cavalli da tiro della Frisia. Vanno per la loro strada, sicuri ed imperturbabili, e non si fermano nemmeno davanti ad un muro.

L’assaggio mi ha lasciato invece completamente spiazzato. Mi aspettavo dopo l’olfazione qualcosa tipo un brasiliano naturale, o tipo una Robusta, e invece… L’assaggio è letteralmente emozionante. Un’eleganza, una complessità paragonabili… a un maglione di lana! Elegante alla vista, ma tutto intrecciato che se cerchi di seguire la sua trama ti ci perdi e quasi imperscrutabile il suo interno. Un insospettabile tenore di acidità gli conferisce una freschezza ed una gradevolezza alla beva incredibile. Un equilibrio acidi-tannini mirabile, la bevanda fluisce in bocca naturale e setosa. Il corpo c’è: c’è tutto quello che serve, non si sente la mancanza di una maggiore sciropposità.

La sensazione amara è estremamente ridotta, la complessità alla beva è incredibile: la frutta secca, il cioccolato fondente, ma quello buono, quello acido ed aromatico. La frutta cotta, la frutta sciroppata e la frutta sotto spirito; e ancora una sensazione liquorosa e vinosa che sembra un grande Vermouth, un grande Vino Passito di Pantelleria o un grande Sauternes D’Yqem, per chiudere con una sensazione di erbe aromatiche che ricorda moltissimo il timo, la melissa e la menta marocchina. Dopo la deglutizione la persistenza è lunga, ma lieve; complessa ma elegante, affascinante, ma evanescente…

E’ stata come una visione: l’apparizione intensissima, finchè perdura ti rapisce, e quando svanisce ti affascina, ti ammalia e ti emoziona il ricordo lieve ma netto di ciò che hai appena visto (e assaggiato). La bocca rimane pulitissima e perfettamente bilanciata.

Parametri tecnici per l’estrazione: 14,5 g/coppia, 8 bar alla pompa, 1 bar in caldaia, 25 ml in 24”, macchina con preinfusore e filtro da 57mm.

* Barista di lungo corso e produttore di caffè torrefatto da quasi una decina d’anni, si occupa a tempo pieno di consulenza e di formazione, anche per Aibes, per istituti alberghieri e per l’Ascom di Bologna. Alla continua ricerca del caffè che emozioni, ha vinto con la sua Miscela Terzi n.1 la medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2008.

Mal di bar

Ripubblichiamo con interesse questo articolo di Sebastiano Garbellini, giornalista  e consulente horeca, apparso sul magazine on line Bartender.it

E’ un peccato che molto spesso le mie riflessioni nascano da esperienze quotidiane vissute tra i tavoli di qualche bar. Ma questo è anche il mio lavoro.

Mi spiace che la coniugazione del verbo accogliere si sia fermata alla seconda persona singolare con un bel punto di domanda, affiancato anche da un punto esclamativo. Non voglio essere saccente, perché di cose da imparare ne ho tante da riempire numerosi tomi.

Mi piaceva giocare su questo aspetto grammaticale per introdurre l’ennesimo mio pensiero raccolto in un momento di relax che ho voluto concedermi in un comodo divanetto di una nota caffetteria e pasticceria della mia città, decretata, tra l’altro, tra i migliori bar d’Italia con il premio bar dell’anno 2010 da una notissima torrefazione in un altrettanto nota guida gastronomica. Tre chicchi e tre tazzine. Quindi vado sul sicuro!…

Entriamo (anche in questa occasione non ero solo) e davanti mi trovo subito il bel bancone animato da diverse bariste, quattro se non ricordo male. Nessuna alza gli occhi o si volta per accoglierci, non tanto perché indaffarate nel loro mestiere quanto per una piacevole chiacchierata. Parentesi: ci sta, anzi, ma quando entra un cliente, che per me è sempre un gradito ospite, andrebbe per lo meno salutato. Educatamente, attendiamo un attimo tra l’uscio e il bancone, con la vana prospettiva di essere accolti e, se non accompagnati, almeno invitati ad accomodarci.

Il che prendo l’iniziativa e ci dirigiamo a un tavolo libero posto nella saletta a fianco. Ovviamente né le bariste né le cameriere ci hanno visto e quindi ignorano la nostra presenza. Attendiamo che qualcuno si accorga di noi.

Finalmente, una ragazza arrivata in sala per controllare gli altri ospiti ci nota e si dirige al nostro tavolo e ci saluta con un ‘bel’ e freddo: «Ditemi!» Al che, abbastanza stupito (chissà perché mi aspetto sempre un po’ di accoglienza ed educazione, soprattutto in locali che si fregiano di titoli riconosciuti) chiedo ‘umilmente’ la lista. Risposta altrettanto bella e fredda quanto la precedente: «Non l’abbiamo!» Senza dimenticare lo sguardo e l’espressione che si leggeva negli occhi. Questa volta spiazzato, ordino così la prima cosa che mi è venuta in mente: un caffè. La mia compagna una cioccolata calda con panna.

«Altro?», ci sentiamo chiedere. E cosa se non so che avete e che fate! Ecco una riflessione: se per scelta aziendale non esiste una lista, che almeno il personale sia in grado di dare delle indicazioni agli ospiti. Ammetto che potrebbe essere una buona operazione di marketing per ‘veicolare’ le consumazioni o per promuovere alcuni prodotti, ma visti i fatti non credo che sia per questo. Certo, ci siamo presentati in una caffetteria e pasticceria, possiamo immaginare cosa si può consumare, ma le varianti in tema caffè e dolci delicatezze sono pressoché infinite. Vabbè.

Arrivano il caffè e la cioccolata calda con panna: un espresso ‘corretto’ e una cioccolata ‘standard’. Niente di speciale, quindi, e se consideriamo i tre chicchi e le tre tazzine tutto perde drasticamente di valore: ‘i chicchi si riferiscono alla qualità del caffè inteso come bevanda e le tazzine sintetizzano il giudizio complessivo sul locale che tiene conto dell’offerta, del servizio, dell’ambiente e dell’igiene’. Di alto livello ci sono, però, i prezzi (un espresso e una cioccolata calda con panna 6,50 €).

Attenzione: il ‘giudizio’ personale è riferito allo specifico caso di questo rapporto prezzo e qualità in cui confluiscono anche l’accoglienza, l’offerta e il servizio. Appunto. A questo punto si è balenata una serie ripetuta di riflessioni e dubbi che elencarli tutti diverrebbe noioso e magari poco professionale.

Si parla tanto di accoglienza, vantando tra i pregi del Belpaese la grande ospitalità, ma questa, sempre più, viene meno. Sono i piccoli dettagli che fanno la differenza. È logico che quando mi accomodo ad un tavolo di un ristorante di alto livello, stellato o no, sono servito e riverito: con quello che si paga. È nelle situazioni quotidiane, in un locale anche comune, che si nota e si fa la differenza.

Anche con quel famoso caffè. Da tre chicchi. E tre tazzine. L’accoglienza e la cordialità con cui si ospitano i clienti è sempre più merce rara e non perché è a caro prezzo. Più semplicemente perché mancano i rapporti interpersonali da una parte e delle precise direttive dalla direzione del locale dall’altra che innanzitutto dovrebbero pretendere dai propri collaboratori l’attitudine a servire la gente, senza disinteresse e senza forzatura alcuna. Ci sarebbe da capire che l’accoglienza e l’ospitalità rappresentano un importante insieme di fattori e valori. In primis la più elementare educazione. Io accolgo. E tu?!