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Scusate per lo scherzo, ma volevamo parlarvi di chimica del caffè

di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Carlo Odello

Come molti lettori hanno notato, anche noi ci siamo permessi ieri di onorare la gloriosa giornata dell’1 aprile dedicata agli scherzi. Vi abbiamo quindi riferito di come gli acidi influiscano sugli aromi del caffè (ne potete leggere qui). Ora, si è trattato di un gioco, sebbene alcuni dei personaggi che citiamo esistano davvero e si siano fatti promotori di alcune teorie bizzarre di cui parliamo nel pezzo.

Va da sè che la chimica del caffè è complessa, il suo studio laborioso. Ma è avvincente: capire l’espresso da un punto di vista chimico significa andare al cuore del prodotto. Cercare le correlazioni sensoriali significa andare al cuore dell’uomo: la chimica del caffè e solide nozioni di psicofisiologia ci permettono di cogliere i dettagli della tazzina di espresso.

Chiunque ambisca ad arrivare a una conoscenza più specifica e scientifica del tema è caldamente invitato a frequentare il 28 aprile prossimo il nostro corso Espresso Italiano Roasting dedicato proprio alla scienza della tostatura e all’arte della miscela. Di sicuro interesse anche i corsi dei giorni precedenti in cui parleremo di psicofisiologia, di monorigini e di test di analisi sensoriale. Qui trovate tutti i dettagli.

 

L’influenza degli acidi sul profilo aromatico dell’espresso

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

(NdR: Questo articolo è stato pubblicato l’1 aprile 2015 per onorare la gloriosa tradizione di questa giornata dedicata agli scherzi. Esiste ovviamente un corso dedicato alla chimica dell’espresso italiano e ne potete leggere qui)

Analizzando gli acidi del caffè siamo in grado di tracciare il profilo sensoriale dell’espresso. E’ certamente una notizia che segna un punto di svolta nella storia dell’analisi sensoriale del caffè, ma questo è quanto emerge con chiarezza da una ricerca che ha coinvolto decine di campioni di espresso.
 
In realtà, grazie a studi approfonditi di alcuni esperti del settore, già sapevamo che se l’acidità del caffè è citrica si percepiscono gli agrumi, se malica le mele (l’intervento completo è disponibile su YouTube). Ma ora siamo in grado di correlare molti altri acidi a caratteristiche aromatiche e di farlo con certezza quasi assoluta.
 
Dalla nostra ricerca emerge per esempio che quando l’acido malico subisce la fermentazione malolattica, venendo quindi trasformato in lattico, diventa palese in tazza un sentore di cappuccino. Un effetto analogo si avrebbe con la presenza di acido butirrico nel caffè, ma qui avremmo un’influenza anche sulla percezione tattile, grazie al fatto che il caffè assumerebbe un corpo talmente rotondo da diventare quasi spalmabile (proprio come il burro).
 
L’acido acetico, in sinergia con gli zuccheri e con l’immancabile caramello, porterebbe invece a una percezione di aceto balsamico nell’espresso. Non siamo stati in grado invece di confermare una correlazione diretta tra la presenza di acido capronico, caprilico e caprico con il sentore di animale.
 
Interessante quanto emerso in merito all’acido fosforico, abbondante laddove si ricorra alle nuovissime tecniche di concimazione a base di nitrogeno di cui hanno recentemente relazionato esperti italiani in visita nei paesi di produzione. Questo acido donerebbe infatti al caffè una vivace e vibrante intelligenza, portando a tazze cosiddette da riflessione. Rimane invece da verificare quanto affermato da altre fonti in merito all’acido tartarico: più che un aroma vinoso questo pare contribuire all’aroma finale con aromi di terra (in particolare di altopiano asiatico).

 

Il momento giusto per il caffè

 Ogni momento può essere quello buono per gustare una tazzina di caffè? Forse, ma non per sfruttare tutti gli effetti della caffeina. Infatti, secondo le teorie di crono-farmacologia, cioè lo studio dell’interazione fra ritmi biologici e azione dei farmaci, esistono momenti più o meno opportuni per bere il caffè durante la giornata.

Per trovare "l’ora x" del caffè, meglio tenere d’occhio, in particolare, il ritmo circadiano della produzione di cortisolo (noto come l’ormone dello stress). Quando è alle stelle, garantendo un elevato standard di vigilanza e allerta, il caffè potrebbe non garantire l’effetto desiderato. Tra le 8.00 e le 9.00 di mattina per esempio, quando a tenere alto il livello di allerta ci pensa già il cortisolo, un caffè può essere inutile. Meglio quindi sorseggiarlo tra le 9.30 e le 11.00, invece, quando il cortisolo è in calo in vista del successivo picco (12.00-13.00).

Più caffè, meno rischio di cancro all’utero

Il caffè potrebbe essere un vero alleato della prevenzione del tumore all’utero e, in particolare, della forma di cancro che colpisce l’endometrio, la mucosa di rivestimento interno dell’organo femminile. Ai primi posti, in termini di incidenza, il tumore uterino colpisce una buona fetta della popolazione femminile mondiale. Secondo i dati diffusi dai ricercatori del World Cancer Research Fund, il caffè, per ogni tazza consumata, sarebbe in grado di ridurre il rischio di cancro all’utero del 7%.

Notizie incoraggianti, ma dai contorni non ancora definiti: gli stessi esperti hanno sottolineato come, se è vero che queste evidenze sono interessanti, non è ancora chiaro come la bevanda possa essere sfruttata al meglio a scopi preventivi. Saranno necessari ulteriori studi per verificare tutti gli effetti protettivi del caffè.

Il caffè riduce il rischio di malattie croniche

Il caffè potrebbe conquistare un posto d’onore tra i cibi potenzialmente benefici per la salute, in grado di diminuire il rischio di comparsa di numerose malattie croniche. Il ruolo positivo del caffè è emerso nel corso dello studio Epic-Potsdam, condotto dagli esperti del German Institute of Human Nutrition Potsdam-Rehbruecke. La ricerca, un’analisi prospettica durata otto anni e presentata sull’European Journal of Clinical Nutrition, ha coinvolto più di 23.500 persone.

 

Caffè, biocarburante del futuro

 Dal caffè o, meglio, dai fondi di caffè, si potrebbe ricavare il biocarburante del futuro, assolutamente eco-friendly ed economico. Buone notizie in questa direzione arrivano da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cincinnati, negli Stati Uniti, che hanno presentato la loro ricerca nel corso dell’American Chemical Society & Exposition di Indianpolis.

Il segreto del successo del binomio caffè-biocarburante sarebbe da attribuire all’elevato contenuto di olio degli scarti della bevanda. In particolare, secondo gli scienziati statunitensi, che hanno condotto lo studio utilizzando gli scarti della caffetteria del campus, si potrebbero sfruttare i fondi di caffè per estrarre l’olio da cui ricavare biodiesel (economico ed eco-compatibile) e glicerina.

Caffè per tenere sotto controllo la pressione arteriosa

I risultati di un recente studio, condotto dai ricercatori francesi del "Preventive and Clinical Investigations Centre" di Parigi, suggeriscono che il caffè sia l’alleato ideale per tenere sotto controllo la pressione arteriosa. Infatti, osservando un gruppo di pazienti per dieci anni, gli esperti d’oltralpe hanno evidenziato che nei forti bevitori di caffè (quattro o più tazze al giorno) i valori della pressione arteriosa sono più bassi rispetto alla media. Il merito potrebbe essere del potere vasodilatatorio della bevanda.

Caffè e buon umore: binomio vincente

Il caffè, grazie al contenuto di caffeina, secondo i risultati di un recente studio statunitense, sarebbe un vero toccasana per l’umore. Infatti, dalla ricerca apparsa sulle pagine di "The Journal World of Biological Psychiatry" e condotta dagli esperti della Harvard School of Public Health, è emerso che il caffè ha un effetto antidepressivo, in grado di dimezzare il rischio di suicidio. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori a stelle e strisce hanno condotto la revisione di tre grandi studi Usa, che hanno coinvolto più di 200 mila persone.  

Caffè, toccasana per prevenire un tumore della pelle

Il caffè potrebbe essere un valido alleato per prevenire la comparsa di una delle forme più frequenti di tumore della pelle, il carcinoma delle cellule basali. A scoprire gli effetti positivi inaspettati della bevanda, un team di ricercatori statunitensi, della Harvard Medical School di Boston, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica Cancer Research.

In particolare, è stata evidenziata, analizzando i dati di due vasti studi epidemiologici precedenti, la presenza di una relazione inversamente proporzionale tra il consumo di caffè e il rischio di sviluppare questo tipo di cancro della pelle. Un risultato incoraggiante, che, però, come sottolineano gli autori della ricerca, deve essere supportato da ulteriori sperimentazioni.

Il caffè, alleato per potenziare i muscoli

Un team di ricercatori dell’Università di Coventry, nel Regno Unito, attraverso una serie di esperimenti di laboratorio (effettuati sui topi), ha evidenziato la capacità della caffeina di stimolare positivamente, potenziandoli, i muscoli. I risultati più incoraggianti, in particolare, sono stati riscontrati nei muscoli più anziani.

Un’evidenza importante, che suggerisce come il caffè sia un supporto benefico per migliorare la forza muscolare nella terza età, riducendo, in questo modo, l’incidenza delle cadute e dei traumi, molto diffusi tra gli over 65.