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I caffè degli altri: Guatemala Chimaltenango

L’espresso italiano è il nostro grande amore, ma da questa settimana vogliamo offrirvi anche una finestra sul mondo, una finestra sui caffè degli altri: cosa bevono fuori dai nostri confini e come? Una finestra aperta con l’aiuto di Andrea Gersi, un torrefattore americano di chiare origini italiane che miscela in qualche modo il nostro gusto per l’espresso con le nuove tendenze made in Usa. Sono note rapide e veloci, nate dal piacere di condividere la propria idea con i nostri lettori.

San Jose Ocana Red Bourbon – Guatemala Chimaltenango
Caffè lavato tostato da Cuvée Coffee (Austin, Texas). Fantastiche note di lavanda e di frutti neri. Corpo setoso con una piacevole e leggera amarezza finale. Preparazione 19 g in 27 secondi a 92.5°C.

Caffè, utile per ridurre il rischio di comparsa di una malattia autoimmune del fegato

Nel corso della “Settimana delle malattie digestive”, svoltasi a Orlando in Florida dal 18 al 21 maggio 2013, gli esperti presenti si sono confrontati sulle nuove scoperte in merito alle patologie del fegato.

Particolare attenzione è stata riservata a un nuovo studio, che evidenzia il ruolo benefico del caffè nella prevenzione di alcune malattie. I ricercatori statunitensi della Mayo Clinic di Rochester (MN) hanno stabilito, mediante una ricerca che ha coinvolto un ampio numero di pazienti, un legame tra il consumo di caffè e la riduzione del rischio di sviluppare la colangite sclerosante primitiva, cioè una patologia seria che colpisce i dotti biliari.

Le prime evidenze sono confortanti, ma saranno necessarie ulteriori sperimentazioni per delineare con più precisione il ruolo del caffè nella patogenesi della malattia.  

Più americani bevono caffè secondo la NCA

Cresce il consumo di caffè negli Stati Uniti. Secondo la National Coffee Association, l’83% degli americani adulti beve caffè. Stabile al 63% la quota di chi lo consuma quotidianamente, mentre coloro che lo bevono almeno una volta alla settimana si attesta ora al 75%.

Calano i consumatori delle fasce più giovani, mentre aumentano in quelle un po’ più anziane. La ricerca National Coffee Drinking Trends è svolta annualmente, la prima nel 1950.

Maggiori informazioni a www.ncausa.org.

Stati Uniti: consumatori convinti del monodose

 Una recente ricerca condotta dalla National Coffee Association americana nel campo dei trend nazionali di consumo di caffè ha indagato le attitudini e i comportamenti dei consumatori rispetto al caffè in cialde. Lo studio ha svelato un’inversione di marcia dal 2005 a oggi nell’accettazione e adozione dei consumatori per questa tipologia di prodotto.

In sostanza, la percezione che i consumatori hanno dei sistemi monodose sta diventando migliore. I consumatori che valutano questi sistemi eccellenti o molto buoni sono infatti passati dal 26% registrato nel 2007 al 45%.

I risultati della ricerca mostrano inoltre come la conoscenza dei sistemi monodose è cresciuta dal 55% registrato nel 2007 al 73% nel 2011. I possessori di una macchina per monodose sono ora il 7% dei consumatori, rispetto all’1% del 2005. Il numero di coloro che hanno comprato una macchina monodose negli ultimi sei mese è inoltre cresciuto del 35% quest’anno rispetto al 29% del 2007.

 

Stati Uniti: consumo caffè al 58%

Il consumo di caffè negli Stati Uniti cresce forte e costante: è quanto rivela la ricerca annuale sui trend di consumo nazionale di caffè effettuata dalla National Coffee Association, con delle tendenze che suggeriscono una crescita solida per il futuro. Nel 2011 si è alzato il numero dei giovanissimi che bevono caffè: il consumo medio dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è balzato dal 31% al 40%, mentre per i consumatori tra i 25 e 39 anni è cresciuto dal 44% al 54%. Più del 75% degli adulti negli Stati Uniti beve caffè di cui il 58% dichiara di berlo quotidianamente.

Il report di quest’anno rivela anche che circa il 25% di coloro che bevono caffè afferma di aver consumato entro il giorno prima almeno un caffè di qualità. Complessivamente il consumo del caffè di qualità rimane saldo al 37%, dunque in linea con l’anno precedente. Questi livelli dimostrano come sia costante la forza di questo segmento all’interno della categoria.

Tra gli adulti intervistati, la maggioranza ha dichiarato di aver cominciato a consumare caffè da adolescente. Il 54% dei consumatori afferma infatti di aver iniziato a bere caffè tra i 13 e i 19 anni, mentre il 22% tra i 20 e i 24 anni. La reputazione del caffè monodose si dimostra in netto miglioramento. Infatti coloro che considerano il monodose un prodotto di qualità sono oggi il 45% rispetto al 26% registrato nel 2007.

Il ritorno della miscela: per soldi o per amore?

di Carlo Odello *

La miscela sembra riprendere quota anche in alcuni paesi in cui per molti anni l’espresso è stato inteso come monorigine. Riceviamo infatti dagli Stati Uniti segnali di interesse per il blend. Lo stesso dicasi per il Giappone.

Questo il dato di fatto, che si presta comunque a una duplice interpretazione. Alcuni gioiscono: questa riscoperta della miscela è un chiaro segno della ricerca di maggiore complessità aromatica, così dicono.

Altri invece, forse più maligni, la vedono sotto un’altra luce: le tanto selezionate monorigini, soprattutto alcuni lavati centroamericani, sono diventate carissime da proporre in purezza. Leggi: il margine è drasticamente calato rispetto al passato.

Fatto sta, che per soldi o per amore, la miscela sembra riprendere piede. Non male per l’espresso italiano, che da sempre coltiva il blend.

 * Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

Stati Uniti: senza caffè meno produttivi

Una recente ricerca effettuata negli Stati Uniti ha dimostrato che la maggior parte dei consumatori di caffè lo beve soprattutto per essere più efficiente sul lavoro. Dal sondaggio, condotto da Dunkin’ Donuts in collaborazione con CareerBuilder, è emerso infatti che il 32% dei lavoratori ha bisogno di una tazza di caffè per affrontare la giornata lavorativa. Tra questi intervistati, il 43% dichiara di sentirsi meno produttivo al lavoro se non ha consumato del caffè.
La ricerca inoltre evidenzia come siano soprattutto i più giovani ad avere una “dipendenza da caffè” per affrontare gli impegni quotidiani: il 40% degli americani tra i 18 e i 24 anni ammettono di non riuscire a concentrarsi bene senza caffè, mentre il 43% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni dichiarano di sentirsi meno energici.
Ma quanto caffè realmente beve un lavoratore americano durante la sua giornata? Il sondaggio svela che il 37% degli intervistati ne beve due o più tazze ogni giorno e per acquistarlo non percorre più di 500 metri. Il 22% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, inoltre, vede il caffè come un mezzo di appagamento, una ricompensa per un lavoro ben svolto.

(Mila Scardigno)

 

Caffè Italia: bere un espresso italiano a New York

Si apre a New York il 27 giugno la 56a edizione del Fancy Food Show. Per tutta la durata della manifestazione, che chiuderà il 29 giugno, i visitatori potranno godere di Caffè Italia. L’Istituto Nazionale Espresso Italiano, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE) e il patrocinio dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, metterà in assaggio sette miscele di varie regioni d’Italia. Hanno aderito infatti alla manifestazione Torrefazione Saturno, La Genovese, Filicori e Zecchini, Mokarico, Caffen, Zicaffè e Torrefazione Paranà. Macchine e macinadosatori saranno forniti da La Marzocco. Il Fancy Food Show è una delle fiere nordamericane più importanti nel settore agroalimentare. La passata edizione ha fatto registrare 24mila visitatori che hanno potuto valutare ben 180mila prodotti di ogni genere alimentare portati da oltre 2.500 espositori di ben 81 paesi.

Espresso italiano all’estero: la formazione ci salverà

di Carlo Odello *

Qualcuno crede ancora che solo per il fatto di essere italiani siamo titolati a parlare di caffè espresso con maggiore autorevolezza di altri. E’ un pensiero confortante in cui molti si cullano. Eppure non è la realtà, almeno su alcuni mercati tanto ambiti proprio da noi italiani.

Prendiamo il Giappone. Paese che adora l’Italia e i suoi prodotti: il cibo, il vino, la moda, la sua storia (perché anche la storia è un prodotto da vendere con un marketing adeguato, chissà che prima o poi qualcuno dei nostri politici se ne accorga). L’espresso italiano parte quindi in vantaggio rispetto ad altri prodotti. Eppure nessuno creda che essere italiani sia condizione sufficiente per vendere caffè nel paese del sol levante. I giapponesi sono compratori attenti: la selezione dei prodotti è accuratissima, lunga e macchinosa. Però una volta effettuata la selezione, la fedeltà è totale, a meno che il fornitore stesso non si dimostri inaffidabile.

Prendiamo gli Stati Uniti, che hanno ormai un mercato interno molto forte con migliaia di torrefattori. Lo specialty coffee e la cosiddetta Third Wave la fanno da padroni. E la West Coast, da Portland a Vancouver passando per la mitica Seattle, è una roccaforte dell’espresso made in USA (ma per fortuna non mancano le eccezioni come Caffè Umbria che ostinatamente e con successo continua a proporre la tradizione dell’espresso all’italiana). Diciamocelo francamente: agli americani l’espresso italiano interessa relativamente.

Qual è la via per approcciare tanto il mercato giapponese che quello americano? La formazione. I giapponesi vogliono certezze non mezze verità. Vogliono gli strumenti per valutare la qualità. Per questo apprezzano i corsi di assaggio dell’espresso italiano. Agli americani l’espresso va venduto: per questo sono importanti i momenti di formazione, per spiegare loro il senso dei nostri sette grammi per tazza, della nostra estrazione a 25 millilitri, la centralità della miscela e via dicendo.

Recentemente un mio allievo, un celebrity barista, mi ha detto in California: il corso di assaggio del caffè mi ha aperto gli occhi su come voi italiani intendete l’espresso. Dobbiamo aprirne ancora tanti di occhi. E solo la formazione è reale passaggio di cultura e di esperienza. Il resto, lasciatevelo dire da un uomo di comunicazione, è importante ma non ha la stessa potenza.

P.S. A proposito di formazione: dal 18 al 20 maggio a Brescia ci sono i corsi avanzati dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè