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L’espresso italiano nel mondo guarda lontano

Chi la dura la vince… l’espresso italiano si afferma nel mondo con intelligenza e rispetto, vittorioso quando viene accompagnato con strategia e pazienza: lo spiega a Mixer Giulio Trombetta presidente di Costadoro, azienda socia dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei) e suo amministratore delegato insieme a Stefano Abbo.

Leggi qui l’articolo pubblicato sul numero di febbraio di Mixer.

Nuovo consiglio di amministrazione dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano per il triennio 2019-2021

Il CdA elegge Luigi Morello alla presidenza e nomina Barbara Chiassai amministratore delegato e Carlo Odello direttore generale. Obiettivi rafforzare il posizionamento del brand Espresso Italiano e accrescere l’impostazione benefit della società.

Si è riunito il giorno 2 maggio a Brescia il nuovo consiglio di amministrazione di Istituto Nazionale Espresso Italiano S.r.l. Benefit eletto nell’assemblea generale del 17 aprile scorso presso NCTM Studio Legale.

Luigi Morello è stato eletto presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano per il triennio 2019-2021, Barbara Chiassai è stata nominata amministratore delegato, Carlo Odello ha assunto il ruolo di direttore generale.

“Ringrazio il past president Paolo Nadalet e il precedente consiglio di amministrazione per il grande lavoro svolto in questi anni – ha dichiarato Luigi Morello, nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – Proseguiremo nel segno della continuità della tutela e della promozione dell’espresso italiano, la direzione futura sarà quella dell’inclusività e del fare sistema con i diversi operatori dell’espresso italiano in Italia e all’estero”.

“Esprimo gratitudine all’AD uscente Luigi Odello per avere accresciuto negli anni il prestigio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – ha dichiara Barbara Chiassai, nuovo AD dell’Inei – Continueremo il percorso di rinnovamento per dare ancor maggior valore alle partecipazioni dei nostri azionisti e all’attività dei licenziatari”.

Il nuovo cda avrà il compito di rafforzare il posizionamento del brand Espresso Italiano e di accrescere l’impostazione benefit della società. Proseguirà inoltre l’attività di ricerca e sviluppo tramite la costituzione di un comitato scientifico alla cui guida è stato delegato Luigi Odello.

Di seguito l’elenco completo dei consiglieri di amministrazione di Inei per il triennio 2019-2021:
• Stefano Abbo (Costadoro S.p.a.)
• Alessandro Borea (La Genovese S.a.s.)
• Renato Bossi (Milani S.p.a.)
• Mario Burattino (Rancilio Group S.p.a.)
• Barbara Chiassai (Essse Caffè S.p.a.)
• Fausto Devoto (Torrefazione Saturno S.r.l.)
• Maurizio Fiorani (Eureka – Conti Valerio S.r.l.)
• Emilio Giannelli (Torrefazione Paranà S.r.l.)
• Luigi Morello (Gruppo Cimbali S.p.a.)
• Paolo Nadalet (Wega Macchine per Caffè S.r.l.)
• Luigi Odello (Centro Studi Assaggiatori Soc. Coop.)
• Assunta Percuoco (Caffen S.r.l.)
• Luigi Zecchini (G.I.FI.ZE S.p.a.)

 

L’intervista – La torrefazione va all’estero: apre Costadoro UK

Costadoro Spa, socio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei), apre una branch in Gran Bretagna: Costadoro UK Ltd. Il 5 aprile è stata inaugurata infatti a Rochester (a 40 km da Londra) la nuova attività estera della torrefazione torinese, che va ad aggiungersi alle filiali già consolidate di Monaco e Barcellona. 

L’esperienza dell’espresso italiano nel mondo viene raccontata da Giulio Trombetta, Amministratore Delegato dell’azienda, che insieme all’Amministratore Delegato Stefano Abbo e Michele Manzin (responsabile estero per la Gran Bretagna), ha dato vita a questo nuovo polo di diffusione della cultura e del gusto dell’espresso italiano.

 
Perché guardare all’estero oggi?
Una buona e sana impresa deve crescere nel tempo. Il mercato del caffè in Italia è saturo. Le torrefazioni di maggior successo hanno portata regionale e si trovano a giocare posizioni con altre pari più radicate nel loro territorio (anche attraverso il servizio di manutenzione delle macchine).
All’estero vi sono importanti opportunità e un grande fermento. Enorme è l’interesse verso il caffè di baristi e di consumatori; i torrefattori lavorano ad altissimi livelli di qualità e hanno una cura incredibile del prodotto. Quando ho visto la portata del fenomeno, me ne sono stupito.
 
Perché Londra?
Insieme a New York è oggi la città più importante del mondo per visibilità. Locali d’avanguardia funzionano 24 ore su 24, sette giorni su sette. I clienti e il pubblico sono abituati a spendere: un espresso costa 2 o 3 pound. È quindi possibile proporre la qualità e offrire a questi prezzi un ottimo caffè. Il caffè viene servito low, gustato e spiegato con calma. Baristi e torrefattori sono attivi e numerosi gli eventi, le fiere, le competizioni e i festival. Giovani motivati che si istruiscono e che credono nel loro mestiere,  investono e danno vita a nuove aziende che godono di una redditività elevata. Qui la qualità è apprezzata e pagata.
 
Come portare una torrefazione italiana all’estero?
Abbiamo comprato una piccola torrefazione locale che già da anni opera nell’area. Procedere attraverso acquisizioni è impegnativo e oneroso sotto il profilo finanziario, ma è sicuramente il metodo più veloce ed efficace per aumentare velocemente le quote di mercato. Abbiamo una solida base di 200-300 clienti per sviluppare il nostro business nel territorio.  Per mantenerla il cambiamento deve essere graduale. A Londra per ora continuiamo a tostare secondo il vecchio stile, proponendo ai clienti anche le miscele italiane. Anche il management aziendale è garantito per almeno due anni.
 
Quali prerogative bisogna avere?
  • Visione lungimirante del business: ogni anno bisogna acquisire quote di mercato (perché è sintomatico perderne alcune) con innovazioni nel prodotto o acquisizione di nuove aree. Mai dire: “Va bene così”. Bisogna avere coraggio, fantasia, follia, sana consapevolezza di prendersi dei rischi e motivazione per affrontare difficoltà burocratiche.
  • Serenità finanziaria: non bisogna fare gli avventurieri, ma fare investimenti quando si sa di poterli affrontare. Questa situazione che si eredita grazie a una politica conservativa dell’azienda (dividi meno e investi di più) da parte delle generazioni precendenti.
  • Prodotto: col marchio torinese vendiamo lo stesso caffè in tutto il mondo, non ci adattiamo ai gusti locali. È una questione di educazione. Vendere una miscela buona e cara è un lavoro di evangelizzazione. Quando il consumatore straniero capisce che quello che sta gustando è buono “hai fatto bingo”, non lo perderai mai più e venderai a prezzi adeguati. Un po’ come è avvenuto per il sushi in Italia. C’è chi ha fatto conoscere il vero sushi, così ora abbiamo imparato ad apprezzarlo e siamo disposti a pagare per averlo. Non rivolgersi agli italiani all’estero, ma fare capire ai baristi locali la qualità del prodotto anche rispetto agli altri caffè italiani. Non scendere a compromessi qualitativi è un percorso più lento, ma è anche l’unico reale per il successo duraturo.
Qual è il ritorno in Italia delle operazioni svolte all’estero?
Per i baristi italiani il fatto di usare un caffè internazionale venduto nelle piazze più importanti del mondo è importante e aumenta il valore e il prestigio del bar agli occhi del consumatore. Quando scoprono che esportiamo quello stesso caffè in 40 paesi nelle città del mondo più importanti e che quasi la metà della nostra produzione va all’estero, restano ammaliati e capiscono che la nostra è una realtà strutturata.
 
Il futuro del caffè italiano nel mondo è espresso o Third Wave?
Gli italiani hanno una specialità: l’espresso miscelato e torrefatto all’italiana e bisogna farla valere. I nuovi metodi di estrazione sono un utile strumento per fare parlare di caffè anche in quei paesi in cui il consumo non è radicato; è un ponte per raggiungere i giovani e portarli a conoscere l’espresso italiano e le sue caratteristiche sensoriali. Il made in Italy è nel mondo un lusso e aiuta a posizionare i nostri prodotti subito a un livello superiore. Siamo stimati e siamo visti come poliedrici dirigenti. Per promuovere l’espresso italiano bisogna essere presenti nel mondo, fare conoscere le persone e fare assaggiare il prodotto durante fiere ed eventi.
 
Quale valore porta l’Inei a un prodotto e un’azienda italiana all’estero?
L’istituto Nazionale Espresso Italino (Inei) è percepito molto positivamente. È un ente super partes in grado di garantire, certificare e affiancare le aziende che lavorano in qualità e attuano un percorso ben preciso condiviso da tutta la filiera dell’espresso: il mantenimento di un profilo sensoriale riconosciuto e verificato, la garanzia di standard qualitativi di produzione, una formazione standardizzata e la diffusione dalla cultura dell’espresso.
 
In foto: Il team di Costadoro Italia a Londra per la firma dell’accordo: da sx seduti, il Franchising Manager Antonio Cesarano e Giulio Trombetta, Chairman; da sx in piedi, il General Director Stefano Abbo e Michele Manzin, Export Manager.
 

Inei racconta a Mixer cosa si aspetta il mondo dall’Espresso Italiano

Come viene sognato, percepito e raccontato l’Espresso Italiano fuori dall’Italia? Lo spiegano a Mixer Stefano Abbo, amministratore delegato di Costadoro Spa e consigliere dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei), e Michele Manzin, responsabile ufficio estero della medesima azienda.

Per leggere l’intervista pubblicata sul numero di novembre 2016 di Mixer clicca qui.

Cristhian Herrera vince la gara preliminare di Espresso Italiano Champion 2016 ospitata da Costadoro

E’ Cristhian Herrera a vincere presso Costadoro, torrefazione torinese, la gara preliminare di Espresso Italiano Champion 2016, il campionato baristi dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei).

Herrera, che ha 22 anni e lavora da tre e mezzo al Costadoro Coffee Lab Diamante, flagship-store di Costadoro a Torino, ha dichiarato: “Avevo partecipato alla gara già nelle scorse edizioni, in tutta onestà quest’anno sono arrivato con più grinta e decisione, volevo certamente fare una bella prova ma non mi aspettavo di vincere”.

Herrera accede ora alle semifinali del campionato che si terranno a Trieste presso la fiera Triestespresso il 20 ottobre (finalissima il 21 ottobre). Dopo questa tappa, il calendario delle gare preliminari ne prevede altre in tutta Italia e all’estero (Cina, Taiwan, Corea, Giappone, Grecia, Thailandia): nel 2015 hanno gareggiato più di 200 baristi.

Espresso Italiano Champion non è una gara facile: i concorrenti devono trovare la giusta macinatura del caffè e preparare quattro espressi e quattro cappuccini, il tutto in undici minuti e sotto gli occhi dei giudici tecnici e il controllo di un gruppo di assaggiatori dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) che operano alla cieca.

“Notevole professionalità, massima serietà e grande impegno, sia in preparazione che in gara: queste sono le note principali della manifestazione di quest’anno – ha dichiarato Stefano Abbo, amministratore delegato di Costadoro – Bello inoltre assistere alla sfida tra gli staff di tre differenti locali, indice che Espresso Italiano Champion è una gara sì competitiva ma dallo spirito soprattutto costruttivo”.

Nella foto: Stefano Abbo e Cristhian Herrera.

Caffè al bar: un italiano su quattro lo pagherebbe di più

Un quarto degli italiani sarebbe disposto ad andare oltre il classico euro del caffè al bar, prezzo considerato medio, pur di avere una qualità maggiore nella tazzina. Questo quanto emerge dalla ricerca di Apertamente presentata al Forum Scientifico sul Caffè organizzato a Brescia il 13 marzo dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac) e patrocinato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei).

Il convegno, organizzato presso l’Izsler, sfata quindi parzialmente il mito dell’italiano che beve un qualunque caffè purché a buon mercato. “Un segnale indubbiamente interessante e da non sottovalutare – ha commentato Luigi Odello, presidente Iiac e professore di Analisi sensoriale in varie università italiane e straniere – Una parte del mercato chiede di più e potrà essere accontentata solo da chi, torrefattore o barista, vorrà lavorare in qualità”.

Un consumo forse meno disattento che fa sperare bene per Espresso Italiano Day 2014, la giornata celebrativa della tazzina al bar organizzata dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano l’11 aprile in 2.000 bar in tutta Italia.

Nella stessa giornata è stato eletto il nuovo consiglio dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè: Fausto Devoto, Stefano Abbo, Cristiano Osnato, Manuela Violoni, Carlo Odello, Leonardo Gessi, Silvano Bontempo, Paolo Scimone, Gian Paolo Braceschi, Roberto Sala, Marcos Sana Palacio (Spagna), Lee Dong Woo (Corea), Yumiko Momoi (Giappone), Yen Jing Yuan (Taiwan). Membri di diritto: Lino Stoppani e Luigi Odello. Controllo contabile: Assunta Percuoco. Probiviri effettivi: Boris Pianaccioli, Vittorio Ventura, Gianluigi Sora. Probiviri supplenti: Federica Parenti e Modestino Tozzi.

fsc2014 - Copia

Istituto Nazionale Espresso Italiano: rinnovato consiglio, Gianluigi Sora nuovo presidente


L’assemblea dei soci dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, riunitasi a Susegana (TV) il 26 marzo scorso, ha rinnovato il consiglio di amministrazione per il triennio 2009-2011. Il nuovo presidente è Gianluigi Sora (Wega), che sarà affiancato dai vicepresidenti Marco Paladini (Mokarico), presidente uscente, e Stefano Abbo (Costadoro). Nel consiglio siederanno: Barbara Chiassai (Essse Caffè),  Ambrogio Bernasconi (Milani), Renato Bossi (Rancilio Macchine per Caffè), Fausto Devoto (Torrefazione Saturno), Roberto Mazzochel (C.M.A.), Luigi Zecchini (G.I.Fi.Ze), Gerlando Maggiordomo (Jolly Caffè), Mauro Baroni (Torrefazione Caffè Krifi) e Luigi Odello, riconfermato segretario generale.
Gianluigi Sora, 52 anni, ricopre la carica di area manager in Wega, costruttore di macchine per caffè espresso, e opera  in questo settore dal 1976. E’ il quarto presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano dopo Gerlando Maggiordomo, Sergio Guarneri e Marco Paladini.
"Il numero delle aziende aderenti all’Istituto Nazionale Espresso Italiano è cresciuto del 25% nel triennio 2006-2008 – ha dichiarato Sora – La nostra strategia deve puntare ad allargare ulteriormente la base sociale per tutelare ancora con maggiore forza il caffè espresso e il cappuccino, simboli del made in Italy nel mondo. E dobbiamo puntare a coinvolgere maggiormente il pubblico: un consumatore che sa scegliere un caffè di qualità spinge l’intera filiera a produrre meglio ogni giorno".