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Iiac arriva in Bulgaria con il suo corso di patente

 La formazione Iiac arriva in Bulgaria grazie a Baristo University. La scuola voluta da Enco Vending, azienda di rilievo nel settore del caffè in Bulgaria e importatore di Rancilio, ha infatti voluto inaugurare la propria aula di formazione con il corso Espresso Italiano Tasting che si è tenuto a Sofia il 16 febbraio scorso.

L’analisi sensoriale dell’espresso italiano quindi al centro della scena della capitale bulgara. “La Bulgaria è un paese amante dell’espresso, che viene bevuto in un modo molto simile al nostro – ha raccontato Carlo Odello, consigliere e docente dello Iiac – In questo senso si prediligono miscele con tostature piene, caratterizzate dalle note del tostato e del pane, sicuramente più vicine alla tradizione del caffè alla turca così forte in Bulgaria”.

 

Da Coffee Experience le tendenze del caffè

Dall’isola sensoriale di Vinitaly-Agrifood emergono le prime tendenze per caffè, grappe e vini.

Riuniti per la prima volta sotto lo stesso tetto i banchi di assaggio hanno presentato ai visitatori ben 100 tra acqueviti e liquori (in cui ha primeggiato la grappa) e 35 caffè, con il patrocinio dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. E non sono mancati gli ospiti speciali: 50 vini da dessert in assaggio, un’iniziativa in collaborazione con i Narratori del Gusto.

E dall’isola sensoriale arrivano segnali positivi per il settore. Infatti tra i caffè emergenti ci sono delle vere eccellenze che si staccano verso l’alto rispetto alla media del mercato e che fanno quindi ben sperare per il futuro. Miscele quindi che potranno originare un verso Rinascimento dell’espresso, soprattutto quello del bar .

Attenzione però: queste miscele sono però più difficili da preparare, per cui il settore avrà necessità di avere baristi più bravi, dotati di grande motivazione e di grande passione. E naturalmente di adeguata formazione. 

Dove va il caffè?

di Luigi Odello

Presidente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Non c’è convegno in cui non si parli di qualità, ma pochi pensano a definirla, quasi nessuno a misurarla. Così tutti possono dire di fare qualità, ma tale affermazione perde sostanzialmente di valore per quelli che la vogliono fare e per quelli che la fanno veramente. Ecco perché noi cerchiamo di non perdere occasione per misurare la qualità nel modo più realistico: con test sui consumatori e operatori del settore.

Quest’anno durante Coffee Experience, seguendo il metodo Stratus Tasting ormai consolidato in decine di manifestazioni che hanno totalizzato oltre 150.000 test, abbiamo realizzato ben 8.309 valutazioni effettuate da 1.758 persone. Non è solo stata una grande operazione promozionale per le 31 miscele presenti, ma un momento importante per scoprire cosa sta cambiando nel mondo del consumo del caffè.

Tra le cose che emergono da un report di 33 pagine fitto di elaborazioni statistiche possiamo rilevare il sensibile aumento dei giovani che si avvicinano al caffè (+4%), cresce la fiducia nelle certificazioni (+1,2%), cresce la notorietà del marchio Inei (che ha superato il 41%) e dello Iiac (che fa un passo avanti del 3%) nonché il consumo dell’espresso casa (cialde e capsule). Su questo punto, che dimostra una crescita progressiva sui tre anni di Coffee Experience, ci sarebbe da fare una grande riflessione: tra le altre motivazioni, non è che ci sia una delusione del caffè del bar?

Cresce anche la tendenza a non usare lo zucchero (+3% rispetto al 2009). Forse anche per questo c’è una maggiore attenzione al profilo sensoriale, premiando caffè privi di aromi negativi, setosi al palato (e quindi che non manifestano la minima astringenza), magari un pochino più tostati di quelli classici del Nord e un po’ meno rispetto a quelli del Sud.

Una buona notizia c’è anche per tutti i torrefattori e gli operatori del settore che hanno impegnato risorse per la formazione e per rendere il loro stabilimento accogliente: quasi il 30% dei partecipanti a Coffee Experience ha dichiarato che vorrebbe visitare torrefazioni, incontrare produttori e frequentare corsi di assaggio. Questo conferma anche che l’Istituto Nazionale Espresso Italiano sta andando nella giusta direzione con le decine di corsi che organizzano i suoi aderenti e con manifestazioni come "Io bevo espresso" che si svolgerà anche quest’anno a novembre.

Due Americhe, due Italie

di Carlo Odello *

Consumer Reports, che negli Stati Uniti si occupa dal 1936 di test di prodotti destinati al consumo di massa, ha appena testato 37 differenti miscele di caffè di grandi marche presenti sul mercato americano. Nella loro comunicazione si legge:

“Nessuno dei 37 caffè, decaffeinati e no, testati dagli esperti di Consumer Reports ha raggiunto un giudizio di Eccellente o Molto Buono”.

E fin qua tutto a posto, sappiamo che sul mercato americano di massa gira un po’ di tutto, con una spiccata tendenza per la mediocrità (e pure noi, d’altronde, certo non ci facciamo mancare nulla in tal senso). Meno convincente l’affermazione che segue:

“Ad ogni modo, gli amanti del caffè ne possono trovare ancora qualche buona tazza. La Starbucks House Blend e la Green Mountain Signature Nantucket Blend Medium Roast sono in testa al gruppo delle 14 miscele non decaffeinate che hanno ottenuto un giudizio Buono da Consumer Reports. Rispettivamente Al 26% e al 23% , entrambe offrono una buona combinazione di gusto e prezzo. Tutte e due hanno un sapore terroso e legnoso, ma Starbucks è stato valutata come una tostatura più scura da moderatamente amara a molto amara, mentre Green Mountain ha un aroma verde e pulito” (ndr: corsivo mio).

In altre parole, ecco quanto emerge: Starbucks e Green Mountain sanno di terra e legno, ma sono in testa ai caffè testati. Il che ci potrebbe anche stare: potremmo pensare che, nella mediocrità del caffè di massa americano, le due miscele sono comunque le meno peggio. La sorpresa sta nel leggere che il giudizio dato da Consumer Reports è comunque positivo. In altre parole, due difetti imperdonabili come la terra e il legno, sono in fin dei conti tollerati.

E’ questa davvero un’America molto diversa da quella della Third Wave (o siamo già alla Fourth Wave?) e dello specialty coffee che, con qualche stortura, ricercano la qualità totale. E sicuramente distante anni luce dai quegli italiani che, esportando dall’Italia o producendo come figli dell’Italia negli Stati Uniti, continuano a proporre prodotti di alto livello.

Se però ci specchiamo negli Stati Uniti, come amiamo fare, scopriremo che in fin dei conti anche in Italia molti si danno da fare nella mediocrità. E si danno da fare molto attivamente, educando le masse, passatemi l’accezione un po’ retrò del termine, a caffè difettati e deludenti. Una volta tanto non siamo certo secondi agli Stati Uniti.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

A Coffee Experience più di 7.000 assaggi in cinque giorni

Si è chiusa con più di 7.000 assaggi la prima edizione di Coffee Experience, il banco di assaggio del caffè svoltosi nell’ambito di Agrifood Club, il salone delle eccellenze agroalimentari italiane organizzato da Veronafiere a Vinitaly con il supporto del Centro Studi Assaggiatori.

I visitatori della più grande fiera al mondo del vino e dei distillati hanno potuto assaggiare 35 caffè tra espresso bar, capsule, cialde e moka nel più grande banco di assaggio del caffè sinora realizzato, un’iniziativa che ha ottenuto anche il patrocinio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano e dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Tutti gli assaggi sono stati raccolti su scheda con profilazione socio-demografica dei visitatori. I dati, una volta elaborati, permetteranno di ricavare le nuove tendenze sensoriali.

Per Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di analisi sensoriale in università italiane, emerge comunque sin d’ora un dato certo. “Si riscontra una maggiore attenzione da parte del mondo professionale dell’ospitalità a selezionare prodotti di qualità. Una tendenza non percepita ancora completamente dal mondo dei produttori di caffè – ha dichiarato Odello – Coffee Experience alla sua prima edizione è stata una scommessa vinta: Vinitaly non solo ha permesso all’operatore professionale di selezionare vini e distillati, ma gli ha offerto la stessa possibilità per il caffè”.