Archivi tag: tostatura

Come raffreddare il caffè dopo la tostatura?

Quando il caffè giunge al livello di cottura desiderato si scarica dalla tostatrice e, per evitare che il processo continui con il calore residuo interno ai chicchi, si deve procedere con un raffreddamento rapido e rispettoso della delicatezza del prodotto in questo particolare punto della lavorazione.
Il raffreddamento può essere eseguito con due modalità: ad aria forzata o ad acqua nebulizzata.

Raffreddamento ad aria forzata
Si esegue insufflando grandi quantità di aria fredda nel caffè in uscita dalla tostatrice, nella cosiddetta padella di raffreddamento dove i chicchi sono mantenuti in movimento proprio per consentire il contatto uniforme tra essi e l’aria. È il processo più rispettoso dell’integrità e della futura vita del prodotto: complessivamente lo strippaggio degli aromi è molto contenuto e l’assunzione di umidità rimane inferiore all’1%. È la tecnica impiegata per la produzione di espresso italiano.

Raffreddamento ad acqua nebulizzata
Si esegue investendo la massa di caffè con acqua finemente nebulizzata che in parte si trasforma in vapore attraverso l’energia assorbita dai chicchi roventi. Nonostante questo, l’umidità del caffè aumenta, con l’unico vantaggio che si riducono le perdite in peso causate dalla tostatura. Il raffreddamento ad acqua innesca infatti il processo di ossidazione degli aromi e dei grassi, cominciando da quelli posti sulla superficie del chicco. L’apertura dei pori causata dal violento scambio termico porta a un veloce degasaggio lasciando i composti sensibili all’ossigeno senza la protezione dell’anidride carbonica. E come tecnica non è buona neppure per il barista, perché porta a una riduzione della resa del caffè.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Le curve di tostatura

Se su un piano cartesiano poniamo il tempo sull’asse delle ascisse e la temperatura sull’asse delle ordinate, abbiamo la possibilità di disegnare le curve di tostatura, teoricamente elementi grafici che ci indicano il grado di calore della massa di caffè in un determinato momento durante l’operazione di tostatura in una macchina discontinua.
Anche se costituiscono oggi il mezzo più diffuso per il controllo del processo, dobbiamo dire che, per diversi motivi, non rispondono pienamente all’esigenza prioritaria del tecnologo: portare tutti i chicchi di caffè di una massa in cottura a un livello di energia termica da lui determinata in un preciso momento. Come abbiamo già avuto modo di dire, per sviluppare pienamente il potenziale di ogni caffè, e quindi ottenere il massimo di quello che può dare, non è sufficiente erogare una certa quantità di energia complessiva, ma identificare con precisione quanta energia e in quale momento va erogata.
Le difficoltà che si oppongono a questa necessità tecnologica sono molte:

  • la massa di caffè non è liquida, ma è composta da tanti piccoli solidi che ricevono più o meno energia a seconda del punto in cui sono in un determinato momento;
  • la massa genera un volano termico tanto più elevato quanto maggiore è la sua dimensione: è questo uno dei motivi fondamentali per cui la tostatura con una macchina da 10 chili è enormemente differente rispetto a quella da 500 chili, ma lo è anche tra una 60 e una 120, tra una 120 e una 240, tra una 240 e una 360;
  • il volano termico si esprime in modo particolare in due momenti: durante il passaggio tra la fase endotermica e quella esotermica e, al termine della tostatura, al momento dello scarico. Bastano infatti i 20-30 secondi necessari allo scarico per rendere differenti i chicchi che escono per primi dagli ultimi, per fare formare sostanze in una serie di grani che, successivamente miscelati, possono cambiare il volto sensoriale di una partita di caffè. E se pensate che sia sufficiente interrompere la cottura con l’iniezione di acqua confidando che questa venga vaporizzata all’istante, con ogni probabilità invece di un errore ne commettete due: non raggiungete l’obiettivo che vi siete posti e aumentate l’umidità del caffè;
  • il posizionamento delle sonde termiche all’interno di una tostatrice non è mai in grado di fornire l’esatta temperatura della massa in ogni suo punto;
  • l’erogazione di calore attraverso aria calda difficilmente può essere controllata con la precisione che sarebbe richiesta. Ciò detto, visto che per ora le curve, controllate elettronicamente o meno, sono il mezzo utilizzato dai più per tostare e che non sono riportabili bibliograficamente i dati rilevati dai mastri tostatori attraverso la vista, l’udito (per sentire i crepitii) e l’olfatto, parliamo di questi elementi grafi ci di controllo.

Molti, quando si parla di tostatura di caffè per espresso italiano, intendono una tostatura piena e immediatamente il loro pensiero ricorre al colore del caffè in uscita dalla tostatrice.
Se le curve di tostatura possono ingannare, l’indice colorimetrico preso da solo lo fa di certo, in primo luogo perché le diverse provenienze hanno in questo senso un comportamento molto differente e, secondariamente, perché il colore, dati i metodi di lettura, si riferisce a una media della colorazione raggiunta dalle singole cellule del chicco di caffè. Ma non tutte hanno goduto dello stesso sole: quelle esterne hanno potuto abbronzarsi molto di più. Almeno con certe tecniche.
Partendo dal presupposto che l’espresso italiano si basa sulla miscela, e che si devono avere a disposizione ottime partite di caffè da tostare singolarmente, vediamo come impostare le curve.
Calcolando come momento zero quello in cui il caffè è introdotto nelle tostatrice calda, una cottura per espresso italiano si sviluppa in un arco temporale che oscilla tra 15 e 19 minuti, anche se esistono tostature a 9-11. All’ingresso del caffè abbiamo logicamente una caduta della temperatura e quindi al tempo 1 minuto possiamo avere una situazione molto differente a seconda di come è stata impostata la macchina. Qui sta la prima grande differenza: la temperatura può oscillare tra 90 e 160°C. Nel corso del tempo rimanente si può notare dal grafico l’andamento che si può avere.
Come abbiamo avuto modo di dire, pensare di impostare curve fisse basandosi sull’origine significa sbagliare nella maggior parte dei casi, quindi il lettore è pregato di prendere il grafico come esempio ricavato nella realtà, ma di non seguirlo pedissequamente.

Grafico – Esempi di curve di tostatura degli ingredienti di una miscela per espresso italiano. La stessa curva non va necessariamente bene per tutti i caffè della stessa origine

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Il processo di tostatura

Ci sono diversi modi di vedere una tostatrice, ma nel nostro caso il più opportuno è quello di considerarla un grande reattore chimico nel quale si assiste a:

  • generazione di nuove molecole;
  • combinazione delle molecole di neogenesi tra loro e con quelle preesistenti;
  • distruzione delle molecole di neogenesi e preesistenti.

Tutto il processo è di una delicatezza estrema: piccole variazioni di temperatura nel tempo considerato o di tempo a una data temperatura possono produrre risultati completamente differenti.

LE FASI DEL PROCESSO
La tostatura dell’espresso italiano è eseguita, secondo tradizione e nella stragrande maggioranza dei casi, con tostatrici discontinue a tamburo. Immaginiamo quindi di caricare il caffè verde in una tostatrice calda calda e vediamo cosa succede.

Prima fase: 120-130°C
In una tostatrice discontinua il caffè raggiunge questa temperatura nei primi 5-7 minuti. È la fase endotermica in cui il chicco è un accettore di calore, perde acqua e inizia il cambiamento di colore passando dal verde al giallo pallido, mentre l’odore passa dal vegetale a quello del pane. Inizia infatti l’idrolisi degli zuccheri e prende l’avvio la reazione di Maillard, la più importante della tostatura.

Seconda fase: 130-140°C
In un minuto, poco più, poco meno, il caffè raggiunge il suo primo massimo endotermico. Il colore si fa più intenso ancora, i chicchi cominciano a gonfi are per la formazione interna di gas.

Terza fase: 140-160°C
Vi si giunge in otto/nove minuti. Inizia la reazione esotermica, si assiste a un forte aumento di volume, con formazione di micropori e microfessurazioni superfi ciali. Aumenta la fragilità e si fa potente la formazione degli aromi.

Quarta fase: 160-190°C
Altri due minuti. Il processo è esotermico, le reazioni pirolitiche sono molto forti e il chicco inizia a rilasciare grandi quantità di gas.

Quinta fase: 190-220°C
È una fase che può durare dai due ai cinque minuti. Le microfessurazioni volgono verso l’interno, continua la produzione di anidride carbonica accompagnata dalla formazione di fumi. Il caffè acquisisce i caratteri finali.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Pensare alla tostatura in modo olistico

Più componenti per la miscela dalla medesima materia prima
Variando le modalità di tostatura è possibile ottenere diverse componenti della miscela. Innumerevoli sono i vantaggi che ne derivano: economie di scala negli acquisti, ottimizzazione del magazzino, facilità di gestione della materia prima. Anche qui, il motivo per cui questa via è scarsamente praticata è fortemente dipendente dalla difficoltà che ha il torrefattore di avere mezzi che gli consentono un adeguato e rapido monitoraggio sulle caratteristiche del verde e dalla non conoscenza di quanto avviene durante la cottura dei chicchi.

Se una cosa non c’è, non può originarne un’altra
In mancanza di precursori di aromi nel verde, nel tostato certi caratteri non si formeranno: si osservino nuovamente i profili nel grafico e si noterà che i fiori e la frutta fresca nel Santos non si spostano qualunque sia il livello di tostatura, quindi è una caratteristica che non potremo richiedere a questo tipo di caffè verde. Però in altri Santos possono essere presenti, anche se non enfatizzati come nei lavati, e a tostature un po’ più chiare possono essere enfatizzati sinestesicamente dall’acidità e risultare evidenti.

TC: tostatura chiara
TML: tostatura media
TS: tostatura scura

Fuoco giusto al momento giusto
Non è solo importante la quantità di calore che si somministra, ma anche il momento nel quale si somministra. Il chicco di caffè è una struttura complessa ad alto livello organizzativo in cui i diversi componenti sono a volte protetti da altri che devono evolvere con il calore per rendere disponibili i primi. Ma soprattutto, per fare una buona tostatura, occorre abbandonare l’idea di una semplice evoluzione delle molecole di partenza, bensì cominciare a immaginare il chicco come un grande reattore chimico. In pratica, con il calore si ha la trasformazione di una moltitudine di molecole in un’altra moltitudine. Le molecole di seconda generazione possono reagire tra loro formandone di nuove, ma possono dare il medesimo risultato anche reagendo con le prime. E, ovviamente, ogni nuova generazione può reagire con molecole delle generazioni precedenti. Il torrefattore può solo governare il processo mediante il dosaggio del calore nell’unità di tempo.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Che cosa finisce nella tostatrice?

Indipendentemente dal fatto che si lavori caffè per creare una miscela o sia destinato a essere consumato come monorigine, la selezione del verde ha un’importanza fondamentale sul risultato finale. In sintesi la qualità del caffè è correlata positivamente a:

  • omogeneità della dimensione dei chicchi;
  • omogeneità del colore dei chicchi sia paragonati tra loro, sia per quanto riguarda la superficie dello stesso chicco;
  • tenore in carboidrati e soprattutto in arabinosio, che indica il livello di maturità;
  • tenore in grassi;
  • tenore di certi acidi alifatici.

È invece correlata negativamente a:

  • tenore in acidi clorogenici;
  • tenore in caffeina;
  • composti che identificano anomalie nel ciclo di produzione (tricloroanisolo, geosmina ecc.).

I difetti più comuni

Alcuni difetti sono visibili a occhio, altri no, ma una cosa è certa: a volte sono sufficienti pochi chicchi difettosi per rovinare una intera partita di buon caffè. Ecco perché la selezione è importante e gli investimenti che vengono fatti, in attrezzature o comunque nell’eseguirla, sono in genere ben ricompensati sul piano della qualità.

Chicco nero (preto)

  • Evidenze fisiche: chicco totalmente o parzialmente nero.
  • Punto di filiera: in campo, per attacco di funghi come il Colletotrichum coffeanum o semi immaturi attaccati da lieviti o, ancora, semi immaturi non lavorati bene.
  • Evidenze chimiche: le proteine e i lipidi delle cellule superficiali risultano degradati.
  • Evidenze sensoriali: astringenti al tatto, di odore vegetale e/o selvatico.

Chicco immaturo (quaker)

  • Evidenze fisiche: superficie raggrinzita di colore grigioverde, in certi casi tendente al nero.
  • Punto di filiera: raccolta.
  • Evidenze chimiche: il saccarosio è assente o quasi, mentre l’arabinosio, segno di immaturità, è ancora presente. Gli acidi clorogenici possono superare il 15%, mentre è basso il contenuto in lipidi.
  • Evidenze sensoriali: astringenza elevata accompagnata da un’acidità dura, odore vegetale con ricordi di pisello e cicoria.

Chicco fermentato (ardido)

  • Evidenze fisiche: chicco esternamente chiaro, marrone scuro all’interno.
  • Punto di filiera: lavorazione del verde.
  • Evidenze chimiche: attacco da parte di muffe Aspergillus ed Eurotia in semi ancora nella ciliegia secca.
  • Evidenze sensoriali: odore di fermentato.

Chicco stinker

  • Evidenze fisiche: seme di colore marrone, da chiaro a bruno.
  • Punto di filiera: lavorazione del verde.
  • Evidenze chimiche: fermentazioni anomale con formazione di acido lattico, propionico e loro esteri, disolfuro e dimetilsolfuro che possono raggiungere rispettivamente valori di 2 e 3 volte rispetto ai normali.
  • Evidenze sensoriali: odore di marcio e di fetido.

Chicco ammuffito

  • Evidenze fisiche: comparsa di muffe.
  • Punto di filiera: lavorazioni del verde.
  • Evidenze chimiche: formazione di composti tipici dell’attacco micotico, quali la geosmina.
  • Evidenze sensoriali: odore di muffa.

Chicco terroso

  • Evidenze fisiche: colore da marroncino a nero.
  • Punto di filiera: lavorazioni del verde con essiccamento su terreno umido.
  • Evidenze chimiche: presenza elevata di metilisoborneolo.
  • Evidenze sensoriali: odore di terra.

Chicco ceroso

  • Evidenze fisiche: superficie traslucida di colore giallo-verde o rossastra.
  • Punto di filiera: lavorazioni del verde con attacco da parte di microrganismi.
  • Evidenze chimiche: composti solforati.
  • Evidenze sensoriali: odore di marcio.

Luigi Odello

Da Espresso Italiano Roasting (Centro Studi Assaggiatori)
shop.assaggiatori.com

Tostiamo meno?

Sembra essere diventato un imperativo, in realtà può trasformarsi in un effetto boomerang incredibile. E tutto può succedere senza che i torrefattori se ne accorgano, perché nel caffè i test sui consumatori sono ancora molto rari e quindi ci si affida alle mode create da chi ne ha la possibilità e recitate come fossero mantra da chi non ha proprie capacità di espressione.
Tostare meno ha sicuramente il vantaggio di ridurre la percezione dell’amaro che, con l’aumento di quanti non dolcificano più il caffè, rende il prodotto più accettabile. Ha anche il vantaggio di mantenere maggiori livelli di acidità, di buon aiuto sia per chi non sa estrarre correttamente un espresso, sia per l’elaborazione di caffè filtro in cui il basso residuo secco in qualche modo viene compensato da un sapore che, quando non strabordante, è gradito ai più.
Ma i rischi di una riduzione della tostatura indiscriminata per essere alla moda sono comunque alti. Sostanzialmente con il trattamento termico, partendo da cinque famiglie chimiche, ne originiamo una settantina popolate da qualche migliaio di molecole. Una parte la conosciamo, altre le conosceremo man mano gli strumenti utilizzati per le analisi chimiche progrediranno e si faranno via via più sensibili. Ma i nostri organi di senso sono già in grado di percepirle e di inviare segnali al cervello. Questo non le legge come singole molecole, ma come ideogrammi. Non solo: non le legge per nome e cognome, ma in modo diverso a seconda delle quantità e dei rapporti in cui sono tra loro. Un bel problema quindi, perché quando riduciamo la tostatura rischiamo di trovarci di fronte a una drastica diminuzione della complessità del caffè in tazza con una parallela eliminazione di parte del piacere.
E non finisce qui: le tostature chiare lasciano nel caffè residui più o meno importanti di ammine biogene (putrescina, cadaverina, spermina e spermidina) che per le persone di buon gusto sono sentori orribili. Ma anche qui non manca chi, attraverso la narrazione, li veste come pregi, preziose particolarità di una determinata origine.

Luigi Odello

Scott Rao alla Mumac Academy: “Cerco la dolcezza nel caffè”

 di Carlo Odello (Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

carlo-odello(1)La vita professionale di Scott Rao si muove tra due estremi: l’underdevelopment e il baked. Due punti critici nella tostatura del caffè che per Rao, e naturalmente per chiunque faccia della qualità la sua missione, suonano come campane a morto. In piena antitesi al leopardiano “il naufragar m’è dolce in questo mare”, e al di là di ogni romantiscimo, l’esperto canadese ha ben chiaro come in tostatura il timone debba essere tenuto saldamente in mano e manovrato con sapienza. Altrimenti il rischio è quello di avere in tazza caffè ancora vegetali, fastidiosamente acidi e astringenti (i cosiddetti underdeveloped) oppure al contrario caffè piatti e scarsamente aromatici (i baked).

Molta della recente lezione di Rao si è sviluppata intorno a questi due concetti, con l’obiettivo dichiarato di ottenere la tazza perfetta, da lui indicata come quella in cui viene esaltata la dolcezza (non ben definita dall’esperto canadese, ma che possiamo immaginare come piena fragranza aromatica). La cifra stilistica di Scott Rao è senza dubbio l’estrema chiarezza e un’indiscutibile onestà intellettuale, già riscontrata nella lettura dei suoi libri. Una lunga esperienza in tostatura, messa al servizio di diverse aziende nel mondo, gli ha fornito molte certezze. Ma Rao non esita a qualificare alcuni suoi punti di vista come intuizioni, in questo senso ponendosi al di fuori di ogni cieco e improduttivo assolutismo.

Il merito di avere portato il professionista canadese in Italia, che oltre che la lezione dedicata alla tostatura ne ha tenuta anche una sul brewing, è di Mumac Academy che si è avvalsa della collaborazione di Ditta Artigianale. Mumac Academy conferma così nuovamente la sua vocazione a essere istituzione al servizio della cultura tecnica e non solo. Una casa comune per i professionisti che trova nella mano del suo direttore Luigi Morello una guida sicura e nel suo staff, a cominciare da Filippo Mazzoni, esecutori precisi e attenti a quelle che sono oggi le esigenze di maggiore formazione del comparto italiano del caffè.

Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy
Scott Rao e Francesco Sanapo preparano una sessione di assaggio durante le lezioni tenute dal professionista canadese presso la Mumac Academy

Scusate per lo scherzo, ma volevamo parlarvi di chimica del caffè

di Carlo Odello
(Consigliere e docente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè)

Carlo Odello

Come molti lettori hanno notato, anche noi ci siamo permessi ieri di onorare la gloriosa giornata dell’1 aprile dedicata agli scherzi. Vi abbiamo quindi riferito di come gli acidi influiscano sugli aromi del caffè (ne potete leggere qui). Ora, si è trattato di un gioco, sebbene alcuni dei personaggi che citiamo esistano davvero e si siano fatti promotori di alcune teorie bizzarre di cui parliamo nel pezzo.

Va da sè che la chimica del caffè è complessa, il suo studio laborioso. Ma è avvincente: capire l’espresso da un punto di vista chimico significa andare al cuore del prodotto. Cercare le correlazioni sensoriali significa andare al cuore dell’uomo: la chimica del caffè e solide nozioni di psicofisiologia ci permettono di cogliere i dettagli della tazzina di espresso.

Chiunque ambisca ad arrivare a una conoscenza più specifica e scientifica del tema è caldamente invitato a frequentare il 28 aprile prossimo il nostro corso Espresso Italiano Roasting dedicato proprio alla scienza della tostatura e all’arte della miscela. Di sicuro interesse anche i corsi dei giorni precedenti in cui parleremo di psicofisiologia, di monorigini e di test di analisi sensoriale. Qui trovate tutti i dettagli.

 

Innovazione nell’espresso italiano: sette idee per pensarci seriamente

Il Forum Scientifico sul Caffè, a Brescia il 13 marzo prossimo, riporta l’attenzione sui temi reali dai quali dipenderà il futuro dell’amata tazzina di caffè. Iscrizione gratuita on-line.

L’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac), che da più di vent’anni si dedica all’assaggio dell’espresso italiano collaborando attivamente alla sua tutela con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano, organizza un nuovo Forum Scientifico sul Caffè per discutere del futuro dell’espresso italiano in modo concreto e scientifico.

Sette idee per pensarci seriamente: questo il filo conduttore degli interventi degli esperti chiamati sul podio a indicare la via per il successo dell’amata tazzina di caffè. Relazioni che spazieranno dai temi più antropologici del tipico, passando per le innovazioni tecniche che rendono possibile una valutazione più precisa della qualità sino a nuove idee di marketing per coinvolgere il consumatore nella difesa di questo patrimonio italiano.

Il meeting sarà ospitato il 13 marzo dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, polo di ricerca che ha condotto nell’ultimo anno analisi innovative sul caffè in collaborazione con Iiac e il Centro Studi Assaggiatori. "Ma al di là delle ultime ricerche ad altissimo tasso di innovazione, il convegno darà moltissima attenzione al lato del cliente del bar – sottolinea Luigi Odello, presidente Iiac – Avremo quindi dati estremamente interessanti sulla percezione del caffè da parte dei consumatori e, prima volta al mondo, un’app smartphone per valutare i bar stessi e i loro caffè, Coffee Shop Lovers, che sarà presentata proprio quel giorno".

Potere quindi al consumatore, quindi. "Dare al cliente strumenti come una semplice eppure potente app per valutare e condividere ciò che beve al bar sarà un ulteriore stimolo a fare meglio per tutti gli operatori del settore", ha aggiunto Luigi Zecchini, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano.

Come iscriversi

Scarica il programma.

L’iscrizione è gratuita. Le iscrizioni verranno accettate fino al raggiungimento dei posti disponibili. Per motivi di sicurezza e organizzativi, l’iscrizione è obbligatoria tramite il modulo, da compilarsi a cura di ogni singolo partecipante entro il 7 marzo 2014, a http://goo.gl/2VM3Z3.

Ultimi posti disponibili per il Master Professional Iiac

Sono disponibili gli ultimi posti per il Master Professional in Analisi Sensoriale e Scienze del Caffè in programma a Brescia dal 19 al 21 marzo.

 

Il Master Professional dello Iiac è l’unico al mondo completamente focalizzato sull’espresso italiano in chiave sensoriale. Questi i corsi in programma:

  • 19 marzo: Monorigini e Miscele (M4);
  • 20 marzo: Espresso Italiano Roasting (M5, tostatura e miscelazione)
  • 21 marzo: Sensi, cervello, analisi sensoriale (M3, psicofisiologia sensoriale)

Tutte le informazioni e la scheda di iscrizione su www.assaggiatoricaffe.org