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Due tesi e tre riflessioni sul prezzo e sul mondo del caffè

Valentina Formenti e Denise Pedroni il giorno 26 ottobre hanno conseguito la laurea magistrale a Brescia presso la facoltà di Economia. Quello che fa del loro traguardo una notizia di rilievo per il nostro mondo è che le tesi di laurea riguardano il commercio internazionale del caffè e prendono in considerazione le due filiere più importanti: l’Arabica brasiliana e la Robusta vietnamita.

La prima riflessione – considerando il fenomeno degli ultimi tre anni, anche se ora si sta per fortuna un poco attenuando – riguarda il prezzo. Il comparto ha vissuto l’evento come un agricoltore vive la grandine che gli falcidia il raccolto: ineluttabile. Ma se si considera la catena del valore si scopre che il segmento fazendero-torrefattore ha una marginalità enorme che se fosse ripartita tra i due citati attori non potrebbe che fare bene a entrambi. Già da tempo i voli per il Brasile (tanto per parlare del paese dove si trova la specie più costosa) sono quotidiani: che aspettano i nostri torrefattori a incontrare i coltivatori di caffè? D’accordo, qualcuno l’ha già fatto con ottimi profitti, ma gli altri?

La seconda riflessione non scaturisce dalla tesi, ma dal fatto di averla vissuta per la ricerca che ha comportato: le due ragazze hanno fatto un lavoro immane, inviando centinaia di mail e recandosi da molti torrefattori per interviste di persona. Con una frequenza inimmaginabile le loro azioni non venivano coronate da successo: il mondo del caffè non parla! Soprattutto gli importatori non parlano. Possiamo comprendere la riservatezza, ma ci è difficile pensare a un evoluzione che determini un reale passo avanti nel commercio del caffè se c’è così poca trasparenza. La cosa buffa è che non parlano neppure i fazendero, che avrebbero invece tutto l’interesse a dire quanto realizzano ora con il loro caffè. Non parlano nell’illusione di poter fare una speculazione, si nascondono mostrando la convinzione che il prezzo è destinato a salire ancora perché i consumi interni aumentano, quando in realtà vivono con la paura di non riuscire a vendere il raccolto nel momento giusto o lo vendono sotto la necessità di avere denaro per pagare i salari e le altre spese.

La terza riflessione riguarda la qualità del caffè: se fazendero e torrefattori non cominciano a parlarsi la cosa si fa davvero grigia. Un coltivatore di caffè non ha la minima coscienza di come debba essere un caffè per Espresso Italiano. Per noi invece sarebbe importantissimo, perché nella stessa classe della classificazione ufficiale, esistono caffè vocati (grande corpo senza astringenza, elevati contenuti in terpeni, forti quantità di proteine, di grassi e di glucidi) e caffè che non hanno vocazione, sono semplicemente senza difetti.

Per un mondo del caffè migliore in cui i traumi siano limitati occorre quindi un cambio di visione: maggiore trasparenza, abbandono di logiche ormai obsolete e desiderio di collaborazione.

Da sinistra: Eugenio Brentari, relatore delle tesi, Denise Pedroni, Valentina Formenti e Luigi Odello, correlatore.

Maggiore trasparenza al bar: l’Istituto Nazionale Espresso Italiano pronto a classificare 20.000 locali

Da una a tre tazze: questo è il nuovo sistema di classificazione scelto dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano per garantire maggiore trasparenza ai clienti dei bar italiani. Per la prima volta infatti chi entrerà in uno dei bar aderenti all’iniziativa troverà un’indicazione oggettiva relativa alla qualità del caffè e delle attrezzature e alla professionalità del barista stesso. Una targa con una tazza infatti  indicherà che si è in presenza di un bar che offre una miscela di caffè qualificata dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano, due tazze che oltre al caffè si è in presenza anche di una macchina o di un macinadosatori certificati. Le tre tazze saranno riservate ai quei locali che oltre che avere caffè e attrezzature certificati possono contare anche su un barista abilitato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano.

"Per la prima volta nel nostro paese il cliente avrà la possibilità di comprendere con un colpo d’occhio il livello del locale – ha raccontato Gianluigi Sora, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – I bar che aderiranno all’iniziativa, potenzialmente circa 20.000, esporranno infatti la  targa con il numero di tazzine che gli sono state riconosciute".

"Si tratta in definitiva di un’operazione volta a portare una trasparenza certificata anche al bar – ha confermato Luigi Odello, segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – Infatti le tazzine assegnate indicheranno in modo chiaro se il locale presenta  prodotti qualificati dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano e in quale misura".

Un nuovo passo quindi verso il cliente finale che paga ogni giorno il suo caffè e che tra breve potrà sapere a che livello si pone il locale che frequenta quotidianamente. "Un’altra iniziativa che speriamo possa essere di stimolo per l’intero settore e premiante per quei bar, e sono tanti, che lavorano in qualità – ha aggiunto Sora – Un’operazione nel segno di una maggiore comunicazione, che è d’altronde l’obiettivo perseguito dall’Istituto con altre iniziative come Espresso Italiano Day, in programma tra l’altro il prossimo 15 aprile, e Io Bevo Espresso, l’open-day che ripeteremo a novembre".