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A lezione sotto l’albero verde

di Carlo Odello

Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

Il mondo delle caffetterie è afflitto in Italia da una diffusa mancanza di progettualità. A un esiguo numero di titolari di locali che hanno visione del proprio business e capacità di pianificazione si affiancano orde di operatori che campano alla giornata. Fuori dai nostri confini la situazione non è certo sempre delle migliori, dipende molto dal paese che si prende in considerazione, ma generalmente si incontrano operatori più avveduti e che ragionano in reali termini di marketing.

GREENTREECaffè è un caso di questi. Vittorio Ventura e Dana Hruba hanno creato una catena di caffetterie in quel di Bratislava. Cinque caffetterie, e solo in due anni e mezzo. Cinque caffetterie, e in un mercato molto competitivo come quello di Bratislava. Perché la capitale slovacca ha solo mezzo milione di abitanti ma è a un crocevia turistico di notevolissimo interesse circondata da Vienna, Praga e Budapest. E così esistono almeno altre due catene oltre a GREENTREECaffè che si giocano tutti i giorni la battaglia del caffè nella città. E, inutile dirlo, i ragazzi di GREENTREECaffè se la giocano sull’espresso italiano e prodotti correlati.

GREENTREECaffè è ora anche il primo Punto di Formazione Permanente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè nella Mitteleuropa. La caffetteria sita in Venturska, in una splendida sala dalla volte centenarie, è entrata negli scorsi giorni nel network dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, portando così a 28 il numero dei Punti di Formazione Permamente (di cui ora quattro fuori dai confini italiani: Stoccarda, Dneperpetrovsk, Tokyo e ora, per l’appunto, Bratislava). E per inaugurare la nuova ambasciata dell’Istituto, sabato 5 novembre si è tenuto un corso di patente per assaggiatori di caffè, che ha seguito il corso già tenuto l’anno scorso, sempre ospitato da GREENTREECaffè.

Vittorio Ventura riceve la targa per il nuovo Punto di Formazione Permanente di GREENTREECaffè a Bratislava. Le fotografie del nuovo PFP sono disponibili sulla nostra pagina Facebook.

Due Americhe, due Italie

di Carlo Odello *

Consumer Reports, che negli Stati Uniti si occupa dal 1936 di test di prodotti destinati al consumo di massa, ha appena testato 37 differenti miscele di caffè di grandi marche presenti sul mercato americano. Nella loro comunicazione si legge:

“Nessuno dei 37 caffè, decaffeinati e no, testati dagli esperti di Consumer Reports ha raggiunto un giudizio di Eccellente o Molto Buono”.

E fin qua tutto a posto, sappiamo che sul mercato americano di massa gira un po’ di tutto, con una spiccata tendenza per la mediocrità (e pure noi, d’altronde, certo non ci facciamo mancare nulla in tal senso). Meno convincente l’affermazione che segue:

“Ad ogni modo, gli amanti del caffè ne possono trovare ancora qualche buona tazza. La Starbucks House Blend e la Green Mountain Signature Nantucket Blend Medium Roast sono in testa al gruppo delle 14 miscele non decaffeinate che hanno ottenuto un giudizio Buono da Consumer Reports. Rispettivamente Al 26% e al 23% , entrambe offrono una buona combinazione di gusto e prezzo. Tutte e due hanno un sapore terroso e legnoso, ma Starbucks è stato valutata come una tostatura più scura da moderatamente amara a molto amara, mentre Green Mountain ha un aroma verde e pulito” (ndr: corsivo mio).

In altre parole, ecco quanto emerge: Starbucks e Green Mountain sanno di terra e legno, ma sono in testa ai caffè testati. Il che ci potrebbe anche stare: potremmo pensare che, nella mediocrità del caffè di massa americano, le due miscele sono comunque le meno peggio. La sorpresa sta nel leggere che il giudizio dato da Consumer Reports è comunque positivo. In altre parole, due difetti imperdonabili come la terra e il legno, sono in fin dei conti tollerati.

E’ questa davvero un’America molto diversa da quella della Third Wave (o siamo già alla Fourth Wave?) e dello specialty coffee che, con qualche stortura, ricercano la qualità totale. E sicuramente distante anni luce dai quegli italiani che, esportando dall’Italia o producendo come figli dell’Italia negli Stati Uniti, continuano a proporre prodotti di alto livello.

Se però ci specchiamo negli Stati Uniti, come amiamo fare, scopriremo che in fin dei conti anche in Italia molti si danno da fare nella mediocrità. E si danno da fare molto attivamente, educando le masse, passatemi l’accezione un po’ retrò del termine, a caffè difettati e deludenti. Una volta tanto non siamo certo secondi agli Stati Uniti.

* Docente e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè