Alla ricerca del barista perfetto: arriva Espresso Italiano Champion

L’Aibes (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori) e l’Istituto Nazionale Espresso Italiano lavoreranno insieme nel canale professionale caffè con l’obiettivo di accrescere la professionalità del settore. E’ questo l’obiettivo della convenzione siglata tra le due associazioni che prevede l’intervento dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano nelle competizioni e nella formazione targata Aibes. In particolare nell’ambito dei campionati regionali Aibes e di quello nazionale, sarà creata la sezione Espresso Italiano Champion. Nel 2010, attraverso i campionati regionali e la succesiva competizione nazionale, sarà quindi individuato il miglior barista d’Italia.

"L’accordo siglato con l’Istituto Nazionale Espresso Italiano – afferma Giorgio Fadda, presidente dell’Aibes – consente all’Associazione Italiana Barmen e Sostenitori di implementare le competenze dei nostri associati in un’area, quella della caffetteria, che riteniamo di fondamentale importanza. Il supporto qualificato dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano verrà quindi utilizzato nell’ambito dei nostri programmi di formazione professionale. Poiché riteniamo che le nostre competizioni siano un importante momento di confronto fra i professionisti, abbiamo inserito nel programma dei concorsi 2010 la sezione Espresso Italiano Champion: una nuova appassionante sfida per gli operatori del settore".

"La convenzione tra l’Istituto Nazionale Espresso Italiano e l’Aibes è un passo storico per il settore bar in Italia – ha dichiarato Gianluigi Sora, presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano – Espresso Italiano Champion sarà uno stimolo per la crescita  del settore perché premierà la professionalità. Ad ogni modo la collaborazione non si limiterà alla competizione: l’Istituto Nazionale Espresso Italiano supporterà infatti Aibes nella formazione del settore caffetteria tramite i propri soci. E la partnership con Aibes permetterà ai nostri baristi professionisti, gli Espresso Italiano Specialist, di accrescere  la propria cultura nel bere miscelato e nell’ospitalità di alto livello".

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7 Commenti a “Alla ricerca del barista perfetto: arriva Espresso Italiano Champion”

  1. Carlo Grenci scrive:

    Questa mi sembra finalmente una buona notizia .
    In un Paese in cui non si fa altro che dividersi e frammentarsi in centomila “parrocchie” e partiti, ecco due associazioni in qualche modo “contigue” per interessi , che si mettono insieme per un fine comune.
    Questa tendenza andrebbe incoraggiata in ogni luogo ed in ogni modo ma, a mio parere, sarebbe desiderabile fare un ulteriore, piccolo sforzo per dare a questa unione di forze anche uno sbocco internazionale.
    In questo senso mi chiedo, chiedo a Voi e, pubblicamente, (l’ho già fatto di persona l’anno scorso) ancora una volta anche al Prof. Odello, : piuttosto che proclamare un “ESPRESSO ITALIANO CHAMPION” che però resterà poi isolato nel proprio Titolo nazionale non sarebbe più stimolante per tutti inquadrare il lavoro di questa bella associazione INEI-AIBES (o vice-versa) nel più generale contesto delle regole SCAE-WBC (in continua evoluzione ormai già da ben DIECI anni) in modo da consentire al Campione Italiano di rappresentarci degnamente in occasione della splendida competizione del CAMPIONATO MONDIALE BARISTI creata e gestita insieme dalla SCAE e dalla americana SCAA ?
    (WBC-World Barista Championship http://www.worldbaristachampionship.com ),
    SCAE (Speciality Coffee Association of Europe)
    SCAA (Speciality Coffee Association of America)

    Chi non ha mai assistito a un WBC non sa cosa si sta perdendo; non sa quale entusiasmo, tensione agonistica, preparazione maniacale, cura dei dettagli, studio, esercizio e ripetizione sono richiesti ai concorrenti.
    Il livello tecnico ed il numero dei Paesi concorrenti cresce tangibilmente di anno in anno.

    Lavorando nel quadro delle regole del WBC e nella SCAE (alla quale già aderisce d’altronde anche lo IIAC) l’Associazione INEI-AIBES finirebbe per avere un “peso” notevolissimo sia dal punto di vista “politico”, potendo contare su un numero di iscritti molto elevato, che da quello tecnico, grazie all’esperienza dei baristi Aibes ed al grande apporto scientifico dell’INEI (e dello IIAC) .

    Altre, nuove iniziative che stanno nascendo in queste settimane, sempre per proclamare un “Campione Italiano” dei baristi di caffetteria (leggi: ALTOGA) mi danno la sensazione che si stiano sprecando valide e preziose energie che, se venissero invece incanalate in uno sforzo comune, potrebbero portare a grandissimi risultati sia nel senso della promozione della QUALITA’ all’interno della filiera italiana dell’Espresso Italiano , sia per la promozione dell’intera Industria italiana dell’Espresso nel resto del Mondo.

    Riportare saldamente in Italia il “focus” sull’Espresso in ambito SCAE -SCAA non farebbe che valorizzare l’immagine della ns. Industria nazionale a tutto beneficio della nostra Economia.

    L’Espresso, con le sue mille fascinazioni , non sarebbe più una “espressione” vaga (perdonate il gioco di parole) e variabile a seconda degli usi e delle approssimazioni locali, ma rappresenterebbe in tutto il Mondo qualcosa di buono, desiderabile ed INEQUIVOCABILMENTE italiano.

    Ben vengano dunque nuove associazioni, concentrazioni ed ogni forma di stimolo verso la Formazione e la promozione della Qualità , però pensiamo anche a fare “Sistema” quando è il momento di farlo !

    Unire le nostre forze potrà soltanto giovarci. Giovare a TUTTI noi.

    Per dirla con metafora calcistica: In Campionato ognuno si giochi le proprie carte secondo le regole (accettate e CONDIVISE da TUTTE le squadre) della competizione e dell’agonismo.

    Quando gioca la Nazionale dobbiamo però diventare una sola squadra formata soltanto dai più bravi. …e che vinca il Migliore !

    Finchè ciascuno continuerà a “tirare” nella direzione che gli sembra giusta , senza un coordinamento e senza regole condivise , la “macchina” Italia non potrà sviluppare la enorme potenza di cui è capace.

    Grazie per l’attenzione

  2. Luigi Odello scrive:

    Caro Grenci,
    anche la mia posizione è stata più volte espressa pubblicamente: quando si parla di concorsi occorrono regole condivise che siano in grado di generare gerarchie coerenti con l’obiettivo che si vuole raggiungere. A nessuno – spero – verrebbe in mente di misurare gli atleti in corsa con il metro e quelli che fanno salto in alto con il cronometro. Noi vogliamo misurare quanto il barista, dotato di una macchina e di un macinadosatore, sa preparare un espresso italiano e un cappuccino italiano eccellenti. Non andremo oltre, per quanto apprezziamo molto i concorsi citati, perché comunque stimolano la professionalità di chi lavora al bar. Ma, si sa, più aumentano le variabili nella determinazione del risultato finale e maggiori sono le probabilità di non riuscire più a rilevare la bravura in alcuni passaggi. E per noi è fondamentale spingere i baristi ad avere una preparazione di base eccellente, poi ben venga che diventino dei campioni di latte art e di bere miscelato. Perché è comunque con una solida preparazione di base che possono mettere in risalto la competenza e le risorse che un torrefattore ha impegnato per produrre una grande miscela. Io sfido anche l’assaggiatore più capace di riuscire a discriminare la qualità di una miscela quando questa entra in un cocktail.

  3. Carlo Grenci scrive:

    Grazie per la Sua risposta, Prof.

    Il cocktail analcolico a base di espresso è soltanto una delle tre bevande da servire al WBC, e quattro giudici sensoriali certificati la valutano esclusivamente sulla base dei propri gusti , sull’aspetto estetico e la gradevolezza ed agevolezza della consumazione; le altre due bevande sono Espresso e Cappuccino.
    Anche per il Cappuccino non è richiesta necessariamente la “Latte Art”; va benissimo anche un Cappuccino all’Italiana, purchè eseguito alla perfezione (centro bianco e corona nocciola-crema con confini contrastati e definiti).
    Per l’Espresso valgono sia aspetti squisitamente tecnici (tempo di estrazione, costanza nel metodo di dosaggio e pressatura etc..) che aspetti sensoriali (colore, spessore e resistenza della crema, corpo, astringenza, gusto..) .
    A ciascuna performance è associato un proprio specifico metro.
    Le regole si possono sempre modificare, e proprio per questo sarebbe importante poter esercitare, come Chapter italiano della SCAE , un adeguato peso “politico” all’interno del WBC anche avvalendosi delle notevolissime competenze tecnico-scientifiche acquisite in 15 anni di vita dello IIAC.

    54 Paesi del mondo guardano al WBC ed alla SCAA-SCAE come a un “faro” nel mondo dell’Espresso; assumere un maggiore controllo su queste dinamiche è semplicemente una grande OPPORTUNITA’ che si apre davanti a noi.
    La visibilità internazionale garantita da un palco come quello del WBC non ha eguali nel nostro settore.
    Bisogna vedere per credere.

    Occorre soltanto coordinamento ed unità di intenti e di regole poi, in casa e nel mondo, ciascuno si gioca la sua partita come meglio crede.

    Su questa strada ci possono essere ostacoli legati a convinzioni e precedenti esperienze negative, ma non saranno mai tali da non poter essere superati, nel comune interesse, con un minimo di buona volontà e con la mente aperta.

  4. marcello vitellone scrive:

    Mi presento,
    Marcello Vitellone barman AIBES dal 1998, campione mondiale nel 2000 International Bartender Competition Bacardi Martini Grand-Prix nonche’ Trainer certificato ed autorizzato dalla SCAE (speciality coffee association of Europe)e attualmente istruttore e docente preswso la Compagnia del Caffè “Universal” in Abruzzo.
    Mi è giunta mail informativa sulla simpatica e lodevole organizzazione del “Gran Premio della Caffetteria italiana 2009” in occasione della fiera HOST in Milano, dove verra’ proclamato il miglior barista italiano.
    Mi chiedo come si possa arrivare ad una finale italiana senza nessuna preselezione e solo sotto selezione di una commissione.
    Esiste già in Italia un Campionato Nazionale Baristi da 10 anni diretto dall’ ACIB (associazione campionato italiano baristi) associazione riconosciuta dalla SCAE in maniera assoluta.
    Il mio dubbio è perche’ in Italia continuiamo a disgregarci invece di perseguire un unico obiettivo comune cioè quello di valorizzare la professionalita’ e l’abilita’ del barista italiano nel mondo?
    Mi chiedo: dopo aver proclamato il miglior barista italiano in Milano in occasione del suddetto gran premio, quale sara’ il proseguio del vincitore in ambito internazionale, visto che non potra’ rappresentarci nelle competizioni mondiali?
    E mi sorprende inoltre la scelta del presidende Fadda che per anni si è battuto come altri soci AIBES per il riconoscimento di un unica associazione baristi in Italia.
    Certo di un Suo riscontro, la saluto cordialmente.

  5. Luigi Odello scrive:

    Caro Vitellone,
    ringraziarla per l’intervento non è piaggeria: è un sentimento autentico. Sul piano filosofico ha la mia comprensione per quanto espresso, dal punto di vista pratico il discorso che ha portato l’Inei alla collaborazione con Aibes anziché con altre organizzazioni si farebbe molto lungo, e sarò felicissimo farlo di persona alla prima occasione.
    Una sola precisazione: nel gran premio di caffeteria al quale lei accenna noi non abbiamo alcuna partecipazione, e a quanto mi risulta neppure l’Aibes. Lungi da noi voler fare una nuova associazione di baristi, siamo davvero felici di collaborare con Aibes che riteniamo la più prestigiosa.

  6. francesco sanapo scrive:

    Sono passati ormai 13 anni da quando decisi che da grande avrei fatto il barista. Amo il caffè e soprattutto l’espresso e l’intenso amore per questo prodotto ha acceso in me la voglia “matta e disperata” di voler conoscere ogni segreto racchiuso in un semplice chicco di caffè.
    Volevo rispondere agli argomenti trattati da Scae, Inei, aicaf, con il parere di uno che a queste competizioni ci partecipa.
    Io penso che queste servono ad alimentare gli stimoli delle nuove generazioni, ad affrontare questo lavoro con passione e studio, e non, come invece succede spesso, in maniera improvvisata e provvisoria,( proponendo corsi di professionalizzazione, il più delle volte mi sento dire da giovani baristi, che questo non è quel lavoro che sperano di poter fare tutta la vita).
    Aiutato e sostenuto dalla mia azienda, sto portando avanti un progetto che ha come unico obiettivo quello di creare una squadra, un gruppo di giovani baristi, amanti del loro mestiere e convinti che una buona preparazione e informazione sul prodotto caffè possa aprire loro nuove strade;ed è con questo gruppo che la Corsini Caffè cercherà anche di gareggiare nella competizione del campionato baristi caffetteria. Ma alla presenza di varie competizioni di caffetteria, la domanda sorge spontanea e immediata: a quale partecipare?
    Di fronte a questa situazione ambigua, perché persone che io ritengo dei guru nel mondo del caffè non provano a trovare un accordo, come succedeva alla fine di ogni grande battaglia, sedendosi a tavolino e stilando un programma che abbia come scopo quello di realizzare una sola e unica competizione nazionale? L’espediente non è difficile trovarlo: si potrebbe organizzare un piccolo incontro nella prossima fiera a Host- Milano.
    Ritengo di aver conosciuto, durante il mio percorso di formazione, persone che, chi un modo chi in un altro, si sono interessate al mondo del caffè, con l’unico obiettivo di dare maggior credito a questa semplice bevanda tanto amata nel mondo e soprattutto alla figura de Barista; per questo motivo, facendomi portavoce di questa categoria, posso chiedere un po’ di chiarezza?
    Organizzare tre competizioni, che hanno il medesimo obiettivo (decretare il campione italiano di caffetteria) non credo porti a qualcosa di utile e costruttivo, come potrebbe invece risultare la creazione di una sola gara, aggiungendo all’obiettivo finale quello di stimolare nuove e vecchie generazioni a realizzare ottimi espressi e a decretarli come i più buoni del mondo.
    Mi farebbe realmente piacere poter con questa mia risposta invogliare tutte gli enti esistenti ad unirsi per una sola causa. L’ ESPRESSO ITALIANO.

  7. martino marini scrive:

    mi congratulo con chi ha avuto l idea di creare dei concorsi per quanto riguarda il caffe,ma devo dire che c e poca informazione sul tema a meno che non si faccia parte di una certa elite e questo mi dispiace.anche perche in giro ci sono dei ragazzi che vorrebbero imparare e conoscere di piu il mondo dell espresso ma sono rilegati al sapere del loro superiore che molto spesso non puo dar loro quella conoscenza adatta a far nascere in loro la passione per questo lavoro.io faccio il barista da tanti anni e non ho mai avuto persone accanto che avevano conoscenza e passione/(nel vero senso della parola)per questa professione e me ne dispiace. sono venuto a sapere dei corsi tramite un nostro fornitore che ho rivisto a distanza di anni e sono curioso di partecipare a questi corsi in quanto penso che la formazione sia basilare per un barista. conta anche l esperienza,senza dubbio,ma con una solida base di informazione e di tecnica unita alla passione si possa avere un ottimo risultato finale che continua a crescere nel tempo ,perche ogni giorno si impara qualcosa di nuovo e si accettano nuove sfide dal mercato che e sempre in continua evoluzione.cordiali saluti martino marini

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