Caffè Cagliari festeggia i 100 anni con tre concorsi

28 giugno 2009

Caffè Cagliari compie cent’anni e propone ai suoi baristi e ai suoi consumatori una serie di iniziative ed eventi che culmineranno nelle celebrazioni di settembre 2009. Si parte con i due concorsi dedicati ai baristi e gestori di locali serviti da Caffè Cagliari: "Facce da Bar" e "Cocktail dei Cent’anni".

“Facce da Bar” è il concorso fotografico che premierà le tre migliori foto incentrate sulla vita del bar, sul caffè come abitudine e sui volti dei gestori dei locali.  Il concorso “Cocktail dei Cent’anni” è invece dedicato al miglior cocktail a base di caffè con l’obiettivo di ideare la bevanda ufficiale del centenario.

Parte a settembre anche il concorso "100 anni insieme - 100 premi per te” ideato per premiare i consumatori finali insieme ai gestori dei locali serviti da Caffè Cagliari. Tra settembre 2009 a gennaio 2010 acquistando una confezione di caffè Cagliari presso i bar o i negozi di alimentari, il consumatore finale potrà vincere immediatamente una macchina espresso a capsule. Inoltre parteciperà all’estrazione finale di un viaggio in Brasile. Anche il barista che ha venduto al cliente la confezione di caffè vincente vincerà a sua volta un kit di oggettistica personalizzata per il locale e il viaggio in Brasile.

Sempre a settembre l’azienda organizzerà eventi a tema direttamente nella sua sede di Modena.

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Brasile: continua la protesta dei coltivatori

23 giugno 2009

dal corrispondente Antonello Monardo *

Proseguono in Brasile le rivendicazioni da parte dei produttori del caffè. Dopo la “Marcia del caffè” promossa a marzo nella città di Varginha (Stato di Minas Gerais) dal movimento “S.O.S Cafeicultura” che riunisce 25.000 aderenti, la protesta si farà sentire oggi nel cuore del Paese con una grande manifestazione a Brasilia.

A essere messa sotto accusa dai sindacati e dalle associazioni di categoria dei vari stati brasiliani è la mancanza da parte del governo di una politica di tutela nei confronti dei produttori brasiliani che vedono il loro caffè venduto a un prezzo di gran lunga inferiore rispetto ai loro concorrenti colombiani.

* Antonello Monardo vive dal 1992 a Brasília ed è delegato della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria. Torrefattore di caffé gourmet e speciali e vincitore della medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2008. Organizza e conduce corsi per baristi, partecipa a conferenze e eventi in istituzioni e università, divulgando la cultura del caffè di qualità.

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Scuola di caffetteria, possibile cortocircuito

15 giugno 2009

di Luigi Odello

Segretario generale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, è professore di Analisi sensoriale alle Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza. E’ inoltre presidente del Centro Studi Assaggiatori e segretario generale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. 

Digitando “scuole di caffetteria” su Google si ha la felice sorpresa di trovarsi con oltre 850.000 pagine da consultare. E questo riempie il cuore di gioia, perché significa che qualsiasi barista di buona volontà può trovare un’ampia offerta formativa per aggiornarsi.
Andando un poco più a fondo nella questione si scopre che la maggior parte di queste scuole puntano dritte sull’impiego di caffè in un’ampia gamma di cockatils e di preparazioni decorate, meglio note con il nome di Latte Art. Il caffè è sparito anche dal nome, ma poco male: ci sono momenti della giornata in cui è meglio un preparato a base di caffè rispetto all’espresso tout court. Quindi ben venga che i baristi siano preparati a soddisfare il cliente in ogni sua attesa.
Sul filone si sono buttati anche torrefattori grandi e piccoli che, trovando baristi ingolositi dalla proposta, sono felici di escogitare un modo elegante per portare i baristi in azienda. Ottimo anche questo, ma nessuno ha pensato che molte volte si rivela un cavallo di Troia.
Un conto è infatti ampliare la conoscenza di un barista che è un professionista dell’espresso, che sa scegliere, apprezzare e fare rendere una miscela di alta qualità (gestendo al meglio macinadosatore e macchina, ma anche illustrandola ai clienti). Cosa ben diversa è insegnare a miscelare a qualcuno che maestro dell’espresso non è. In questo caso la miscelazione non serve soltanto a coprire gli errori, ma induce anche al consumo di miscele di sempre minore qualità, che sono anche quelle che hanno la minore redditività, e quindi arreca un danno all’azienda. Ecco il giro vizioso della qualità indotto da un fatto molto semplice: mandare la gente all’università senza che sia passati per il liceo.
E, per quanto ci riguarda, il liceo, quello che dà le basi a un barista, può solo essere la capacità di valutare con i mezzi che gli ha fornito la natura (sensi e cervello) la preparazione dell’espresso e del cappuccino, per scoprire se il suo fornitore lo sta trattando bene, per comprendere se le attrezzature funzionano in modo ottimale, per essere sicuro che la sua manualità sia all’altezza della situazione. All’estero, dove la tradizione è ben inferiore alla nostra, fare capire questo discorso non presenta difficoltà alcuna, in Italia pare invece che siano proprio i torrefattori a volersi fare del male.
E, credo non vi sia necessità di dimostrazione, l’ultima cosa di cui hanno oggi bisogno il settore dei bar e quello dei torrefattori, è di abbassare il livello di qualità. Se il caffè al bar è meno buono di quello dell’ufficio, perché andarci?

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Nespresso, nuovo stabilimento da cinque miliardi di capsule

9 giugno 2009

Quasi cinque miliardi di capsule Nespresso all’anno, per la precisione 4,8. E’ questa la stima  della produzione prevista da Nestlé per il nuovo stabilimento di Avenches, nel cantone di Vaud. Nel nuovo complesso, che si estende su una superficie di 400.000 metri quadrati, saranno occupati a tempo pieno 340 addetti nella produzione e nella distribuzione di capsule..

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Regno Unito: cresce il mercato del bar nonostante la recessione, i consumatori cercano i bar indipendenti

6 maggio 2009

Il nuovo rapporto di Allegra Strategies indica che nel Regno Unito il numero dei bar delle catene raggiungerà le 4.000 unità quest’anno, con un incremento quindi del 5% negli ultimi 12 mesi. Questo sebbene il paese sia in piena recessione economica: mentre molti settori dell’economia affrontano il peggior periodo degli ultimi 60 anni, i bar delle catene potrebbero registrare perfomance positive per il quindicesimo anno consecutivo.

Le interviste svolte nell’aprile scorso con più di 130 operatori del mondo del caffè britannico rivelano che ci sono state difficoltà negli ultimi sei mesi, ma le catene hanno resistito e si dimostrato ottimiste per il futuro. Circa due terzi degli operatori hanno rilevato una crescita delle vendite zero o comunque modesta, ma il settore rimane comunque in linea con l’obiettivo di raggiungere un fatturato di 2,26 miliardi di euro entro il 2012.

La ricerca di Allega Strategies rileva anche la tendenza crescente verso i bar indipendenti che servono propri caffè di qualità. Una tendenza quindi verso prodotti migliori per un’esperienza all’insegna del localismo. Le grandi catene di coffee shops infatti non riuscirebbero spesso a soddisfare appieno i bisogni dei consumatori più evoluti.

I risultati completi della ricerca saranno presentati durante l’Allegra’s UK Coffee Leader Summit al Waldorf Hotel di Londra il 19 maggio prossimo. Il summit sarà l’occasione di incontro per più di 250 dirigenti del settore del caffè britannico.

(Carlo Odello)

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Polonia: arriva il sogno americano di Starbucks

5 maggio 2009

dalla corrispondente Elisabetta Wierzchowska *

L’8 aprile è stato inaugurato in una via principale di Varsavia il primo locale della catena Starbucks in Polonia e subito dopo, il 17 aprile, è stata la volta del secondo locale questa volta a Wroclaw, una città di 640.000 abitanti nella Polonia sud-occidentale. Da subito entrambi sono stati presi d’assalto dai giovani, sopratutto allievi delle scuole superiori, che vedono nell’immagine di Starbucks la realizzazione del loro American dream.

Come risulta chiaro dalle interviste i ragazzi considerano questa catena di Seattle un segno positivo della globalizzazione. Molti di loro si accalcano nel locale perché, dichiarano, hanno già conosciuto  Starbucks in viaggi all’estero in Spagna o in Gran Bretagna. L’immagine di tutti questi giovani in fila davanti ai locali sembra ricordare i tempi del comunismo quando nei negozi mancava tutto, anche dei beni di prima importanza. Oggi invece i ragazzi attendono pazientemente il loro turno per potersi accaparrare una tazza con il famoso logo Starbucks.

Molto interessante la valutazione dal  punto di vista sensoriale che i giovani danno dei prodotti di Starbucks messi a confronto con quelli di Coffee Heaven, la catena polacca numero uno nel paese che, lanciata nel 2000, conta oggi in tutto 86 locali localizzati sia in Polonia che in altri paesi dell’Europa Centrale.

I ragazzi intervistati dichiarano di preferire Starbucks rispetto a Coffee Heaven perché è “migliore, meno adulterato, più genuino, si sente più caffè nel caffè”. E’ inoltre molto apprezzato dai giovani il fatto di poter prendere il caffe in una tazza di porcellana e  non di carta, come succede in molti locali di Coffee Heaven, perché ciò fa sentire i consumatori più a loro agio, più a casa loro.

Un aspetto fondamentale da tener presente per capire la preferenza verso Starbucks da parte dei giovani riguarda la loro abitudine ad accompagnare il caffè con 30 o addirittura 40 cl di latte. Starbuks dà la possibilità di scegliersi il tipo di latte da aggiungere: a partire da quello scremato per finire con quello di soia. Questa offerta così ampia è valutata molto positivamente dei ragazzi che amano accompagnare la loro bevanda preferita oltre che col latte anche con lo sciroppo, sopratutto quello di caramello.

E l’espresso? Dichiarano di berlo soltanto quando c’e tanto bisogno di non addormentarsi, solo nei momenti speciali… Molto più volentieri prendono il caffè con il gelato e specialmente il caffè lungo, americano. Insomma ai giovani polacchi piace il caffè con tanto latte e sciroppo, un caffè lanciato da Coffee Heaven negli ultimi anni, ma che ora potrebbe risentire della concorrenza di Starbucks.

* Elisabetta Wierzchowska è biologa, grande appassionata dell’Italia e del suo stile di vita. Nel 1996 con il marito apre  un locale. Nel 2006 inizia a importare e a distribuire caffè italiano, con l’obiettivo di divulgare la cultura del nostro paese in Polonia. E’ inoltre assaggiatrice dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, Espresso Italiano Specialist e panel leader di analisi sensoriale.

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Brasile: aumenta export di caffè tostato, consumo interno in lieve aumento

29 aprile 2009

dal corrispondente Antonello Monardo *

L’Associazione Brasiliana delle Industrie di Caffè ha diffuso il bilancio 2008 sull’andamento del mercato del caffè e ha reso note le stime per i prossimi anni. L’export di caffè tostato e macinato ha fatto registrare una crescita del 37% rispetto al 2007 con un introito pari a circa 36 milioni di dollari contro i 26 dell’anno precedente. Complessivamente nel 2008 sono stati esportati 135 mila sacchi.

Anche il consumo interno di caffè è aumentato: + 3,2% rispetto al 2007 che, tradotto in sacchi, vuol dire 550 mila sacchi in più. Si è passati dai 17,11 milioni di sacchi ai 17,66 milioni con un consumo pro-capite pari a 4,5 kg per persona. Il prezzo del prodotto al dettaglio per i consumatori è rimasto stabile a circa 10 dollari al kg.

* Antonello Monardo vive dal 1992 a Brasília ed è delegato della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria. Torrefattore di caffé gourmet e speciali e vincitore della medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2008. Organizza e conduce corsi per baristi, partecipa a conferenze e eventi in istituzioni e università, divulgando la cultura del caffè di qualità.

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Polonia: nuovi corsi del Master Professional in Analisi sensoriale e Scienze del Caffè

17 aprile 2009

Dopo il successo dei corsi organizzati a marzo, l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè organizza tre nuovi corsi in Polonia nell’ambito del Master Professional in Analisi sensoriale e Scienze del Caffè:

- 2 giugno: corso di patente;
- 3 giugno: psicofisiologia della percezione;
- 4 giugno: struttura dell’analisi sensoriale e test descrittivi.

I corsi saranno tenuti in italiano da Luigi Odello, segretario generale dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Sarà disponibile la traduzione in polacco.

Maggiori informazioni:
Elzbieta Wierzchowska
coffeetaster.poland@coffeetasters.org
tel. +48 660 748 024

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A Coffee Experience più di 7.000 assaggi in cinque giorni

7 aprile 2009

Si è chiusa con più di 7.000 assaggi la prima edizione di Coffee Experience, il banco di assaggio del caffè svoltosi nell’ambito di Agrifood Club, il salone delle eccellenze agroalimentari italiane organizzato da Veronafiere a Vinitaly con il supporto del Centro Studi Assaggiatori.

I visitatori della più grande fiera al mondo del vino e dei distillati hanno potuto assaggiare 35 caffè tra espresso bar, capsule, cialde e moka nel più grande banco di assaggio del caffè sinora realizzato, un’iniziativa che ha ottenuto anche il patrocinio dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano e dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Tutti gli assaggi sono stati raccolti su scheda con profilazione socio-demografica dei visitatori. I dati, una volta elaborati, permetteranno di ricavare le nuove tendenze sensoriali.

Per Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di analisi sensoriale in università italiane, emerge comunque sin d’ora un dato certo. “Si riscontra una maggiore attenzione da parte del mondo professionale dell’ospitalità a selezionare prodotti di qualità. Una tendenza non percepita ancora completamente dal mondo dei produttori di caffè – ha dichiarato Odello - Coffee Experience alla sua prima edizione è stata una scommessa vinta: Vinitaly non solo ha permesso all’operatore professionale di selezionare vini e distillati, ma gli ha offerto la stessa possibilità per il caffè”.

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Un barista ci scrive: “Torrefattori, spiegateci di più”

1 aprile 2009

In risposta all’articolo "Il consumatore al bar non sa cosa beve", ci ha scritto Massimo Limardi, titolare di un bar a Formigine in provincia di Modena. Le considerazioni che esprime ci sembrano uno spunto di riflessione interessante.

Buongiorno, mi chiamo Massimo Limardi e lavoro al Bar 2000 di formigine in provincia di Modena. Faccio questo mestiere da quasi 15 anni, ho 34 anni, e anche mio padre aveva un bar.

Credo che il problema per quanto riguarda il consumatore finale sia importante, ma prima bisogna passare dal barista, che spesso e volentieri viene tenuto all’oscuro dalla composizione della miscela che gli viene venduta. Il rappresentante di qualsiasi ditta di torrefazione è solitamente un buon venditore, ma molto raramente, e voglio essere buono, mi è capitato un rappresentante che utilizzasse un’argomentazione tecnica per cercare di entrare nel mio locale vendendomi il suo prodotto, la maggior parte delle volte centrano il loro discorso sul prezzo.

Nelle migliori delle ipotesi sanno dire, un tanto alla mano, quali sono le percentuali di arabica e robusta, ma se provi a chiedere se si tratta di arabica lavata o naturale non sanno più rispondere, figuriamoci se gli chiedi la provenienza o dati tecnici sulla tostatura. Se proprio ci vogliamo rapportare al mondo del vino almeno i rappresentanti sanno di quali vitigni e fatto quel tipo di vino, quali tecniche vengono utilizzate in cantina, e spesso e volentieri i produttori sono propensi per dare le varie schede tecniche di ogni etichetta da loro prodotta, appunto per sottolineare il loro lavoro, senza nessuna paura.

Io e mio fratello, nel nostro locale, proponiamo una miscela e due monorigine che periodicamente facciamo girare, con una diversificazione del prezzo della tazza a seconda del caffè, spiegando le varie caratteristiche che ci si possono aspettare in tazza a seconda del prodotto di partenza, della provenienza e via dicendo e cercando nel nostro piccolo di fare cultura. Una cultura che prima di tutto deve essere immagazzinata e filtrata da noi, che ci richiede sforzi economici, tutti gli anni investiamo una piccola percentuale dell’utile in corsi mirati, e fisici, visto che il tempo è sempre poco.

Ovviamente tutti questi sforzi non sono supportati dai torrefattori i quali propongono i loro prodotti senza nessuna scheda tecnica o nozioni capaci di stuzzicare la curiosità della clientela, tanto meno la nostra, l’unica cosa a cui sono interessati è mettere sull’insegna del locale il loro nome. Credo che il lavoro da fare sia ancora tanto, e la strada molto lunga se realmente siamo tutti interessati a tutelare il consumatore finale, e ancor di più se vogliamo fare un parallelismo con il mondo del vino.

Nel ringraziarvi per il vostro lavoro, e le opportunità che mi avete dato, e spero ancora mi darete, con i vostri corsi, porgo i più cordiali saluti.

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