Storie di sostenibilità dell’espresso italiano: Caffè Haiti Roma

La sostenibilità è alla base dell’evoluzione del settore del caffè. Dal risparmio energetico, alla plastic free, passando per il bilancio sociale e l’etica della filiera. L’Istituto Espresso Italiano ha raccolto le buone pratiche delle aziende socie. Caffè Haiti Roma racconta così la sua storia di sostenibilità.

Sono tante le innovazioni possibili nell’ambito della torrefazione, per rispondere a esigenze sempre più forti di sostenibilità sia ambientale che sociale. La Caffè Haiti Roma negli anni ha preso molto sul serio questo punto, sviluppando progetti di vario genere, per rendersi un’azienda sempre più sensibile a queste tematiche, e di seguito ne elenchiamo alcuni esempi. Con l’intenzione di rafforzare ulteriormente la presenza già storica nel mondo del biologico, verrà lanciata a breve una nuova linea di caffè 100% biologico, ma questa per ora è una sorpresa! Dal punto della produzione, da un paio di anni, con lo scopo di eliminare il post-combustore a metano per l’abbattimento dei fumi, lo abbiamo sostituito con un sistema di abbattimento ad acqua che ci sta dando davvero ottimi risultati nei valori delle analisi dei fumi. A breve è prevista l’installazione di un impianto fotovoltaico: l’aspettativa iniziale è di ridurre tra il 60% ed il 70% le emissioni di CO2.

Ginevra Geracitano, responsabile marketing di Caffè Haiti Roma: “Il mio desiderio è che il mercato del caffè, che rappresenta forse una delle filiere più lunghe al mondo, possa diventare un esempio di sostenibilità creando delle soluzioni creative ai problemi ambientali e sociali che stiamo vivendo al momento. Come azienda vogliamo prendere molto sul serio questo impegno. Ad esempio, uno dei nostri scopi per il futuro è di avere uno stabilimento interamente green e a zero emissioni, prediligere l’utilizzo di materiali riciclabili, e avere mezzi di trasporto elettrici. Allo stesso tempo, per sostenere la parte più vulnerabile della filiera di cui facciamo parte, vogliamo avviare al più presto dei progetti di sviluppo sociale nei luoghi di coltivazione legati alle nostre miscele, progetti che già sosteniamo indirettamente tramite il circuito Fairtrade.”

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